Anno A Maria SS Madre di Dio

Madonna con bambino di Kiko Arguello
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“Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

Circoncisione di Gesù e presentazione al tempio

Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo”.

I pastori sono i primi ad accorrere nel luogo dove Gesù viene al mondo. Non hanno una casa i pastori; vivono in alloggi precari e si spostano di continuo; sono quasi dei senza fissa dimora. Ma quando il Salvatore del mondo viene sulla terra loro sono i primi ad essere chiamati.

Nei nostri presepi troviamo sempre uno o più pastori nelle vicinanze di Gesù. Alcuni portano una pecorella sulle spalle, altri sono distesi sull’erba e guardano il loro gregge. Sono figure pacifiche, rassicuranti, premurose e attente alle loro pecore e non ne lasciano scappare nemmeno una perché è il compito che si sono assunti di fare e sanno che da come lo fanno dipende la vita e il benessere del loro gregge. Questa è una immagine forte che richiama alla mente il ministero dei vescovi chiamati a pascere le pecore affidate dal Padre. Dal loro impegno, dalla loro attenzione e dalle indicazioni che danno al loro gregge dipende la gran parte della loro salvezza. Hanno, quindi, una gran bella responsabilità che debbono cercare di assolvere con la cura del buon padre di famiglia.

Quando i pastori trovano la Santa Famiglia riferiscono loro quanto avevano ascoltato dagli angeli che in un cielo stellato aveva loro annunciato la più bella notizia che l’uomo poteva aspettarsi di sentire. Le loro parole generano stupore come anche il nostro cuore percepisce in questo momento. Le corde dell’emozione ci sollevano perché siamo consapevoli dello straordinario evento che ci viene raccontato. Un evento che è capace di cambiare il senso della nostra vita. Se non ci avevamo mai pensato possiamo farlo adesso cercando di immaginare la scena. Il presepe tradizionale ci aiuta a ricostruire lo scenario e i sensi del cuore sono scossi per la clamorosa novità. Stiamo per diventare persone nuove e anche se non ci impegniamo in gesti eclatanti, siamo chiamati, come Maria, a custodire “tutte queste cose, meditandole” nel cuore.

Ora, carichi di meraviglia e con gli occhi stupefatti per la visione di gloria della quale, in fondo, anche noi siamo stati partecipi possiamo far ritorno nel nostro presente consapevoli che, fin da subito è nostro compito glorificare e lodare Dio con la nostra vita.

Da oggi in poi, sappiamo che il Figlio di Dio è veramente venuto su questa terra, sappiamo che ha poggiato i piedi sullo stesso suolo calpestando le strade polverose della Galilea, della Giudea e della Samaria e che il suo Santo Spirito aleggia sopra di noi abitando il nostro cuore. Si, Gesù, ha preso dimora nel nostro cuore scegliendo la stanza più bella e più personale che è il luogo nel quale maturano e prendono forma le nostre decisioni e facciamo le nostre scelte.

In questo scrigno intimo e personale, Gesù è il nostro re, l’unico vero arbitro della nostra vita, l’unico punto di riferimento certo, l’unica ancora di salvezza che offre gratuitamente consigli e invita a percorrere le strade della vita con coraggio incontro al nostro futuro di eternità.

Tutto si è compiuto allora così come lo abbiamo ascoltato dalle parole di Luca e tutto si compie continuamente dentro di noi, perché la nostra vita possa essere, per davvero, un inno di lode al creatore, Padre della vita e guida della storia. E perché, tutto fosse, così come i profeti avevano annunciato e come gli usi e i costumi del popolo eletto prescriveva, “compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo”.

Tutto avveniva secondo l’eterno disegno prestabilito dal Padre per offrirci quella salvezza per la quale l’uomo è stato creato e per la quale, senza dubbio alcuno, siamo chiamati a vivere.

 

 

Francesca Maria Forgetta e Vincenzo Testa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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