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A L’Aquila la Perdonanza è frutto dell’amore
“La celebrazione della ‘grande Perdonanza’, come la definì Papa Francesco, è un momento solenne per la comunità aquilana. Quest’anno è la 732^ volta che il dono dell’indulgenza, istituita da Papa San Celestino V nel 1294, si rinnova come evento di grazia. L’intuizione profetica di Pietro del Morrone ha inciso profondamente nella storia del nostro territorio e, nell’anno in cui L’Aquila è stata riconosciuta ‘Capitale italiana della cultura’, la Perdonanza acquisisce un significato ancora più profondo”: sabato scorso è stata chiusa dall’arcivescovo de L’Aquila, mons. Antonio D’Angelo, la Porta Santa della basilica di Santa Maria di Collemaggio.
Nell’omelia l’arcivescovo ha sottolineato che il perdono è frutto dell’amore: “Spesso leghiamo la Perdonanza al tema della pace. Questo è vero, il perdono genera la pace, e la pace non è un atto di volontà ma d’amore, infatti solo chi ama costruisce la pace che è frutto di quell’equilibrio interiore che il cuore umano trova solo se si sente amato e così riesce a donare amore. La Perdonanza ha inciso fortemente nella storia e cultura aquilana, sia una lampada sempre accesa, affinché, come Comunità, possiamo risplendere ed essere capaci di illuminare anche gli altri e costruire la pace vera fondata sull’amore che viene da Dio”.
Mentre aprendo la Porta Santa della basilica il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, aveva evidenziato in cosa consista il perdono: “Esiste un filo esplicito che lega ogni civiltà degna di questo nome: la capacità di trasformare il conflitto in riconciliazione, la colpa in redenzione, la frattura in comunità ricostruita.
Non è un caso che tutte le grandi epoche umane (anche la nostra) abbiano dovuto misurarsi, prima o poi, con la domanda più difficile: che cosa facciamo del male che ci siamo fatti gli uni gli altri? La risposta a questa domanda è, in fondo, la misura stessa di una cultura. Una civiltà che non sa perdonare è una civiltà condannata a ripetere all’infinito le proprie ferite; una civiltà che sa perdonare è una civiltà che sa continuare a esistere insieme, e a far ripartire la speranza”.
Quindi il ‘gesto’ di papa Celestino è stato ‘rivoluzionario’: “Quello di papa Celestino V fu un gesto rivoluzionario per il suo tempo e per tutti i tempi: il perdono non riservato a pochi, ma offerto universalmente, a chiunque varcasse la soglia della misericordia di Dio con cuore sincero. Non stupisce che questo evento sia riconosciuto come precursore del Giubileo universale della Chiesa cattolica…
E questa è una tradizione cultuale e culturale che ha attraversato guerre, terremoti, epidemie e mutamenti, sempre riproponendo la stessa feconda verità: il perdono è possibile, la speranza della ripartenza è necessaria e questo tesoro va celebrato pubblicamente perché la comunità possa rigenerarsi”.
Per questo è un patrimonio dell’umanità: “Ciò che rende la Perdonanza un patrimonio di rilevanza universale (e non solo un’eredità aquilana o abruzzese) è proprio questa dimensione pubblica e collettiva del perdono. Nelle culture umane, il perdono privato è già un atto di grande valore morale; ma il perdono rappresentato, celebrato, ritualizzato davanti a un’intera comunità ha una funzione ulteriore: educa, tramanda, costruisce identità condivisa. Insegna alle generazioni che si succedono che la riconciliazione non è debolezza, ma la forma più alta di forza civile…
E dopo il terremoto del 2009, che ferì L’Aquila nel corpo e nell’anima, la Perdonanza ha assunto un significato ulteriore: quello della rinascita. Una città che si rialza celebrando il perdono è una città che sceglie – anche se con tante fatiche – di non restare prigioniera del proprio dolore”.
Però la Perdonanza riguarda il presente: “La Perdonanza è una proposta culturale rivolta al presente. Dice che la riconciliazione può ancora essere una categoria collettiva, non solo un affare delle coscienze; che le comunità ferite possono scegliere di raccontarsi attraverso il perdono anziché attraverso il rancore o la stanchezza; che una porta, aperta una volta all’anno, può continuare a rappresentare simbolicamente ciò che ogni civiltà dovrebbe custodire: la possibilità di ricominciare insieme. Di ricominciare sempre”.
Il perdono è un ‘varco’: “Il perdono, nella Sacra Scrittura, ha la forma di un varco: è sterilità che si spacca per lasciar passare il fiume della misericordia di Dio; è ostacolo che diventa soglia per azione della Grazia; è ciò che eravamo che si affaccia su ciò che possiamo ancora diventare, com’è accaduto per esempio al figliol prodigo. Il Vangelo di Giovanni lo afferma oggi con un’immagine che disarma ogni fatalismo: ‘Io sono la porta’. Allora, per ogni essere umano c’è una porta, che è Cristo, non soltanto una infinità di ostacoli e di muri”.
Quindi la porta crea ‘movimento’: “Dettaglio decisivo: la porta è un movimento di nuova creazione. Il perdono autentico non incatena il perdonato a un debito perenne: lo restituisce alla libertà di camminare, di ‘uscire e trovare pascolo’. E, infine, il perdono non si esaurisce nell’istante dell’assoluzione. Cristo, la vera porta, non promette solo ‘vita’, promette vita ‘in abbondanza’. Genera più vita di prima, relazioni più mature, comunità più larghe, cuori civili più dilatati”.
Ed ecco il riferimento a papa Leone XIV: “Nella sua prima parola da Pontefice, Leone XIV ha scelto di ripetere per tre volte l’annuncio pasquale… Non un augurio di circostanza, ma una pace che trae la sua forza proprio dalla mitezza di chi rinuncia a minacciare. Gesù ci insegna ad amare fino in fondo”.
Quindi è una ‘chiamata’ all’azione: “Ecco allora la parola conclusiva: in relazione alla pace che dobbiamo abbracciare e costruire, questo è ‘il momento favorevole’, questo è ‘il giorno della salvezza’. Non domani. Non quando ci sentiremo forti. Oggi. Così come siamo, feriti, fragili, divisi. Oggi la Porta Santa è aperta, e nessuno, può richiuderla. Non stiamo solo ripetendo un rito antico. Stiamo rinnovando un patto. Chi ha orecchi, varchi la soglia”.
(Foto: Arcidiocesi de L’Aquila)





























