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Papa Leone XIV invita i giovani ad essere umani come Gesù
La prima giornata papale in Spagna si è chiusa con una veglia a Plaza de Lima a Madrid insieme a circa 600.000 fedeli, rispondendo a domande poste da ragazze e ragazzi, proprio sull’importanza di sant’Agostino e sul suo periodo missionario in Perù, a cui ha risposto chiedendo la testimonianza di una fede piena di speranza: “Grazie per essere qui e grazie per aver condiviso la fede con tutta Madrid e con tutta la Spagna. Per quanto riguarda la prima domanda sui santi che sono stati per me modelli di riferimento durante l’infanzia e la giovinezza, ma anche come vescovo e come Papa”.
Però il papa ha sottolineato l’importanza anche un Padre della Chiesa orientale: “Avete già menzionato Sant’Agostino (e tutti sappiamo che sant’Agostino è una figura molto importante per tutta la Chiesa) ma ho pensato anche a uno dei Padri della Chiesa Orientale, san Giovanni Crisostomo. Il suo nome significa ‘dalla bocca d’oro’, un titolo che questo Padre della Chiesa meritava per la sua straordinaria eloquenza. Prima del suo battesimo, avvenuto nel 368 d.C., studiò filosofia. In seguito, si dedicò all’esegesi delle Sacre Scritture, insieme ad altri giovani di Antiochia, sua città natale. Dopo un periodo da eremita, si dedicò al servizio della Chiesa come sacerdote e poi come vescovo”.
Per questo il papa ha esortato i giovani a non temere la vocazione sacerdotale: “E colgo l’occasione per dirvi: non abbiate mai timore di considerare una vocazione al sacerdozio, alla vita religiosa o ad altri servizi nella Chiesa! Giovanni Crisostomo, che portava nel cuore questo amore per la Parola di Dio, dopo essere stato sacerdote e vescovo, diede una testimonianza potente, soprattutto attraverso la coerenza della sua vita. Se predicava, era perché viveva quel messaggio.
Personalmente sono rimasto particolarmente colpito dalla sua catechesi, dai suoi sermoni, dalle sue omelie e dai suoi scritti, che uniscono l’amore per la verità alla rettitudine della sua vita. Ma possedeva anche un grande coraggio. Non aveva paura di parlare davanti all’imperatore, di dire cose a favore della giustizia e non solo per compiacere gli altri. Era un uomo di parola”.
Dopo questo santo orientale il papa è tornato a ‘giocare in casa’ con un altro santo agostiniano, denominato ‘vescovo dei poveri’: “Un altro santo a cui ho pensato è San Tommaso da Villanova, un frate agostiniano, chiamato anch’egli al ministero pastorale. Era spagnolo. Studiò all’Università di Alcalá e, grazie alla sua saggezza, si guadagnò la stima dell’imperatore Carlo V. Nominato vescovo di Valencia, intraprese un’intensa opera di riforma della Chiesa, in particolare del clero, esortando i suoi confratelli a perseverare nella preghiera, in una vita di castità e nell’obbedienza. Grazie alla sua fervente carità, è ancora oggi conosciuto come ‘il vescovo dei poveri’. Questa carità mi ha incoraggiato nei momenti di prova e nel servizio”.
Un ulteriore santo è stato importante nella sua formazione: “Un altro compagno di viaggio è san Toribio de Mogrovejo, anch’egli spagnolo. Nel XVI secolo fu missionario in Perù, dove si dedicò con grande zelo all’evangelizzazione, studiando le lingue locali. San Toribio unì un’intensa vita di preghiera a un impegno per la giustizia, soprattutto di fronte agli abusi e alla corruzione del suo tempo. Perciò, per me, egli è un modello di dedizione al popolo, specialmente ai più poveri, nel nome di Cristo”.
Riguardo al suo periodo in Perù ha ricordato la fede di quel popolo: “Quanto agli anni trascorsi in Perù, prima come missionario e poi come vescovo, ricordo soprattutto la testimonianza di fede del popolo, segnata da molte difficoltà, ma piena di speranza. E’ stato proprio l’incontro con le ferite e anche con le gioie della gente che mi ha fatto crescere nel cammino di seguire Gesù.
Annunciandolo, anch’io sono stato trasformato dal Vangelo, trasformato dalla vita e dalla fede di queste persone, spesso materialmente molto povere, ma ricche di fede. E sperimentando questa fede nella parola del Signore, ho visto come la Parola di Dio può trasformare il conflitto in pace. Può essere fonte di riconciliazione, pace e giustizia”.
Altre due coppie di domanda vertevano sulla conoscenza di Dio e sulla bellezza della fede: “Per riconoscere la voce di Dio, il silenzio può esserci di aiuto soprattutto. Credo sia molto importante che ognuno di noi cerchi di sviluppare la capacità di stare in silenzio. Molte volte andiamo in giro con le cuffie, con la musica, con distrazioni, e non sappiamo come stare in silenzio. Credo che molte volte sia proprio in questa esperienza di silenzio che Dio può parlarci o dove possiamo discernere la Sua voce”.
E’ stato un invito a non lasciarsi ingabbiare dalle ideologie mondane: “Quando cerchiamo il silenzio, decidiamo cosa non ascoltare e quali rumori non lasciarci distrarre. Liberandoci dal clamore di mille voci, riconosciamo che alcune ingannano i nostri desideri, altre ci comprano senza nutrirci, altre ancora parlano per interesse personale. Nel silenzio comprendiamo che le ideologie svaniscono, mentre la verità rimane. Anche qui, vorrei sottolineare l’importanza di ricercare la verità, perché molte voci e molti contenuti sui social media ci ingannano e ci raccontano menzogne. Cercate sempre la verità! Dio è verità! Se qualcosa vi allontana da Dio, non è verità! Non dimenticatelo!”
Inoltre Dio conosce la nostra voce: “In secondo luogo, siate certi che Dio conosce bene la vostra voce: vi ascolta e vi risponderà. Non abbiate paura di esprimere ciò che sentite nel vostro cuore. C’è un Salmo che dice: ‘Colui che ha fatto l’orecchio, non ode forse?’ Il nostro dialogo interiore diventa preghiera, lode e supplica quando lo affidiamo all’unico che può ascoltarlo. La preghiera è una voce libera proprio perché non parla per rendere conto, per dimostrare di essere preparati o per sentirsi importanti. Quando noi stessi diventiamo preghiera, il Signore ci risponde con la sua Parola, che si è fatto uomo per noi, affermando di amarci con tutto il suo essere”.
Inoltre è importante ascoltare la Parola di Dio: “In terzo luogo, per riconoscere la voce di Dio, è necessario ascoltare la Parola. La Parola di Dio è viva perché è Cristo, la cui voce continua a risuonare nella Chiesa, che è il suo Corpo. Egli adempie tutte le Scritture, quell’Antico e Nuovo Testamento donato all’umanità come promessa di salvezza. L’adorazione eucaristica, che condividiamo questa sera, è proprio il luogo giusto per stare in silenzio, per liberare i nostri cuori ed essere veramente davanti al Signore, dialogando con lui affinché il suo amore, fatto cibo per tutta l’umanità, diventi eloquente”.
Per quanto riguarda la bellezza della fede il papa ha invitato i giovani ad essere coerenti nella vita: “Inoltre, cari giovani, per accompagnare gli altri nella scoperta della bellezza della nostra fede, ricordate che nessuno di noi è nato maestro e che, davanti al Signore, siamo tutti discepoli. Condividete, dunque, il vostro cammino spirituale, testimoniandolo con coerenza di vita: la volontà di seguire Gesù vi rinnoverà continuamente, soprattutto nei momenti di stanchezza. In questo, è importante vedere che nessuno è solo nel credere in Gesù. Guardate quanti siete qui!
E così anche nella comunità, nei gruppi giovanili, in famiglia, possiamo tutti imparare la bellezza della nostra fede. Perché condividendo il vostro cammino spirituale, la volontà di seguire Gesù vi rinnoverà costantemente. Egli cammina al nostro fianco e illumina il nostro cammino. Seguendo l’esempio del Maestro: così vi invito ad agire, come pastori, educatori, amici. Se pregate con amore, i giovani comprenderanno l’importanza della preghiera. Se ardete di fede, trasmetterete il suo fuoco vivo. Cercate questo fuoco dell’amore di Dio nei vostri cuori! Perché lì è la presenza di Gesù, e la presenza vicina di Gesù si sente anche nei momenti di difficoltà, perché Gesù non ci abbandona.
Anche quando diventiamo una mano tesa, un abbraccio fraterno, quando cerchiamo opportunità per servire gli altri e quando cerchiamo modi per toccare la vita degli altri con le loro ferite, la loro tristezza, le loro difficoltà. Lì, la fede in Gesù Cristo si fa viva, ed è lì che Gesù ci aiuterà a sostenerci a vicenda nel cammino”.
Alle ultime due domande, riguardanti lo stare nella società, il papa ha proposto la ‘Lettera a Diogneto’, ribadendo che anche il matrimonio è una vocazione: “Questo è il nostro modo di vivere: i discepoli di Gesù sono sempre contemporanei, ma mai prigionieri del tempo che passa. Siamo liberi in Cristo! E Cristo ci ha liberati con il suo amore. Grazie a questo amore, siamo sempre liberi da ogni coercizione e inganno. Siamo liberi dalle mode passeggere perché siamo discepoli della verità; siamo aperti al futuro perché sappiamo che la morte non ci attende.
Al contrario, il senso della storia culmina nell’eterna comunione di vita che Dio prepara per tutti. In quest’ottica, voi giovani, soprattutto, siete chiamati a dare una nuova direzione alla società, diventando agenti di cambiamento attraverso le vostre relazioni quotidiane: le esperienze che vivete in famiglia, all’università e sul lavoro. Vedervi, cari giovani, pieni di questo entusiasmo motivato dalla fede, mi riempie di speranza nella vostra capacità di testimoniare Cristo nel mondo, anche in quello digitale, di comunicare i valori e la bellezza del Vangelo”.
Ed ecco l’invito ad essere sale della terra e luce del mondo: “Per vivere in questo modo, è necessario innanzitutto interpretare la società odierna, vivendo con saggezza, per poi trasformarla come testimoni del Vangelo. Il giovane cristiano, infatti, risplende sia nella gioia che nella prova, dando sapore alla realtà perché la abita come chi gode della vita dall’interno, senza aspettarsi che quel sapore provenga dalla ricchezza, dal piacere o dal potere.
Questa è la nostra libertà, che ha la sua fonte nella fede, capace di illuminare e dare buon sapore a ogni società, a ogni esperienza umana. Al contrario, quando la vita non ha sapore, è come se ci venisse sottratta: non la sentiamo più nostra. Di fronte al vuoto dell’indifferenza e del conformismo, di fronte alla violenza della guerra e della menzogna, siate voi stessi una scintilla di una nuova umanità”.
Solo così si può essere umani: “E così, voglio affidare a tutti voi una missione: essere umani. Sì, essere umani!: uomini e donne di carne e ossa. Non apparenze, ma volti autentici. Persone che cercano la giustizia perché ne hanno fame, come hanno fame del pane quotidiano. Persone che desiderano una vita onesta e retta perché fanno volentieri per gli altri ciò che vorrebbero che gli altri facessero per loro”.
Umani come Gesù: “Siate umani come Cristo, l’uomo perfetto, il Risorto che condivide la storia con noi in ogni epoca. Coltivando questo impegno, guardate agli Apostoli, i primi cristiani, abitanti di un mondo pagano. Seguendo il loro esempio, siate missionari del Vangelo di fronte alla povertà materiale e spirituale del nostro tempo, ben sapendo che la nostra fede è uno stile di vita che si compie nella carità. Questa, cari giovani, è la virtù che più di ogni altra cambia la storia. Voi potete cambiare la storia! Fatelo con amore!”
(Foto: Santa Sede)


























