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Cosa resta dell’ultimo anno di pontificato di Papa Francesco: l’appello alla 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia

Il discorso pronunciato da Papa Francesco (1936-2025) a conclusione della 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia (3-7 luglio 2024), sia per il tema scelto per tale edizione dai Vescovi e dal laicato nazionale, “Al cuore della democrazia. Partecipare tra storia e futuro”, sia per gli sviluppi che tale Magistero ha determinato (la Rete di Trieste), rimane un seme prezioso per tutti coloro che sono impegnati in politica e in generale in attività e associazioni al servizio del bene comune.

All’ultima edizione della Settimana sociale (la 51ª non è stata infatti ancora programmata) hanno preso parte 1200 delegati giunti da ogni parte dell’Italia, incontrati dal Pontefice prima della chiusura dei lavori nel “Generali Convention Center” di Trieste nella mattina di domenica 7 luglio. In tale circostanza Papa Bergoglio, dopo aver salutato il presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) card. Matteo Maria Zuppi e il presidente della Commissione CEI “per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace” arcivescovo Luigi Renna, ha rivolto ai partecipanti un discorso appassionato, che ha preso spunto dalle origini e dall’ispirazione originaria delle Settimane sociali dei cattolici in Italia, promosse come notonel 1907 dal sociologo ed economista Giuseppe Toniolo (1845-1918), beatificato da Benedetto XVI il 29 aprile 2012.

«La storia delle “Settimane” – ha esordito il Pontefice – si intreccia con la storia dell’Italia, e questo dice già molto: dice di una Chiesa sensibile alle trasformazioni della società e protesa a contribuire al bene comune. […] Il Beato Giuseppe Toniolo, che ha dato avvio a questa iniziativa nel 1907, affermava che la democrazia si può definire quell’ordinamento civile nel quale tutte le forze sociali, giuridiche ed economiche, nella pienezza del loro sviluppo gerarchico, cooperano proporzionalmente al bene comune, rifluendo nell’ultimo risultato a prevalente vantaggio delle classi inferiori” (Giuseppe Toniolo, Democrazia cristiana. Concetti e indirizzi, I, Città del Vaticano 1949, p. 29). Così diceva Toniolo. Alla luce di questa definizione, è evidente che nel mondo di oggi la democrazia, diciamo la verità, non gode di buona salute» (Papa Francesco, Partecipazione e passione civile per risanare il cuore della democrazia, L’Osservatore Romano, 8 luglio 2024, pp. 2-3).

L’attuale crisi della democrazia, determinata dal connubio perverso tra frammentazione sociale e predominio dei giganti Big Tech, ovvero di quel gruppo di grandi aziende tecnologiche che dominano il settore dell’informatica, dei media e della tecnologia, «ci interessa e ci preoccupa», afferma Papa Francesco, «perché è in gioco il bene dell’uomo, e niente di ciò che è umano può esserci estraneo».

«In Italia – continua il Santo Padre – è maturato l’ordinamento democratico dopo la seconda guerra mondiale, grazie anche al contributo determinante dei cattolici. Si può essere fieri di questa storia, sulla quale ha inciso pure l’esperienza delle Settimane Sociali; e, senza mitizzare il passato, bisogna trarne insegnamento per assumere la responsabilità di costruire qualcosa di buono nel nostro tempo».

A questo punto il Pontefice arriva al “cuore” dell’appello ai laici italiani, che si articola in «due riflessioni per alimentare il per corso futuro».

Nella prima raccomanda di contribuire a combattere e invertire ogni fattore o circostanza «che limita la partecipazione» dei cittadini e delle famiglie alla vita civica e politica della propria comunità. Questo perché «l’indifferenza è un cancro della democrazia, un non partecipare».

La seconda riflessione tocca un argomento piuttosto inedito nel Magistero sociale di Papa Francesco, ovvero l’assistenzialismo, considerato in tale contesto un «nemico della democrazia» perché, in generale, «nemico dell’amore al prossimo». Certe forme di assistenzialismo, infatti, «non riconoscono la dignità delle persone [e] sono ipocrisia sociale».

In definitiva, conclude il Santo Padre, «il cuore della politica è fare partecipe. E queste sono le cose che fa la partecipazione, un prendersi cura del tutto; non solo la beneficenza, prendersi cura di questo [o quello]…, no: del tutto!».

A raccogliere questo appello di Bergoglio vi è stata una iniziativa concreta, la Rete di Trieste, un’esperienza di confronto tra amministratori locali, partita spontaneamente appunto a seguito della 50° Settimana Sociale dei Cattolici di Trieste.

Un “non partito” che punta a essere (perfino) più di un partito. La Rete di Trieste, infatti, è divenuta ormai un nutrito network di amministratori pubblici di ispirazione cattolica che punta a riproporre il contributo della Dottrina Sociale della Chiesa «alla vita del Paese». Per questo si definisce «più di un partito, partito dal basso e dal di dentro», fondato su cinque punti di confronto, che sono stati presentati e verranno presentati ancora in tutta Italia questa estate.

Dalla partecipazione democratica dei cittadini alle politiche giovanili, dal welfare territoriale alla necessità di rilanciare la tutela del territorio e lo sviluppo delle aree interne. Costituita nel febbraio 2025, la Rete di Trieste conta più di mille fra amministratori e operatori sociali che hanno in comune l’ambizione, come precisa il portavoce nazionale Francesco Russo, vicepresidente del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia di «provare a rilanciare la partecipazione, cambiando il modo stesso di far politica». In poche parole: «Una politica che ascolta e non urla, che dialoga e non polarizza».

Ad un anno dalla visita di Papa Francesco, come vediamo, le sue parole continuano ad illuminare la strada di chi prova a tracciare un nuovo modo di vivere e animare la nostra democrazia.

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Della stessa serie “Cosa resta dell’ultimo anno di pontificato di Papa Francesco” e dello stesso autore segnaliamo nel trigesimo della morte di Bergoglio i precedenti articoli:

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