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Papa Leone XIV invita ad un sì libero
Al termine della recita dell’Angelus a Castel Gandolfo per la solennità dell’Assunzione in cielo di Maria papa Leone XIV ha invitato a pregare per la pace: “Oggi vogliamo affidare all’intercessione della Vergine Maria Assunta in cielo la nostra preghiera per la pace. Ella come madre soffre per i mali che affliggono i suoi figli, specialmente i piccoli e i deboli e tante volte nei secoli lo ha confermato con messaggi e apparizioni”.
Ed ha ricordato che il dogma dell’Assunzione era stato proclamato da papa Pio XII per ricordare che la vita è sacra: “Nel proclamare il dogma della Assunzione, mentre ancora era bruciante la tragica esperienza della Seconda Guerra Mondiale, Pio XII scriveva: tutti coloro che mediteranno i gloriosi esempi di Maria abbiano a persuadersi sempre meglio del valore della vita umana, e auspicava che mai più si facesse scempio di vite umane suscitando guerre”.
Parole ancora molto attuali: “Quanto sono attuali queste parole, ancora oggi purtroppo ci sentiamo impotenti di fronte al dilagare del mondo di una violenza sempre più sorda e insensibile a ogni moto di umanità. Eppure non dobbiamo smettere di sperare: Dio è più grande del peccato degli uomini, non dobbiamo rassegnarci al prevalere della logica del conflitto e delle armi. Con Maria crediamo che il Signore continua a soccorrere i suoi figli ricordandosi della sua misericordia ,solo in essa è possibile ritrovare la via della pace”.
Prima della recita dell’Angelus papa Leone XIV ha citato un pensiero del Concilio Vaticano II e Dante Alighieri, per il quale Maria è “sorgente viva, zampillante di speranza. Questa verità della nostra fede è perfettamente intonata al tema del Giubileo che stiamo vivendo: pellegrini di speranza. Il pellegrino ha bisogno della meta che orienti il suo viaggio.
Nel cammino dell’esistenza questa meta è Dio, Amore infinito ed eterno, pienezza di vita, di pace, di gioia, di ogni bene. Il cuore umano è attratto da tale bellezza e non è felice finché non la trova; e in effetti rischia di non trovarla se si perde in mezzo alla selva oscura del male e del peccato”.
Per questo il pellegrino ha bisogno di una meta: “Il pellegrino ha bisogno della meta che orienti il suo viaggio: una meta bella, attraente, che guidi i suoi passi e lo rianimi quando è stanco, che ravvivi sempre nel suo cuore il desiderio e la speranza. Nel cammino dell’esistenza questa meta è Dio, Amore infinito ed eterno, pienezza di vita, di pace, di gioia, di ogni bene. Il cuore umano è attratto da tale bellezza e non è felice finché non la trova; e in effetti rischia di non trovarla se si perde in mezzo alla ‘selva oscura’ del male e del peccato”.
Precedentemente presiedendo la messa nella parrocchia pontificia di san Tommaso da Villanova, a Castel Gandolfo aveva sottolineato la libertà di un’adesione a Dio da parte di Maria: “Sorelle e fratelli carissimi, oggi non è domenica, ma in modo diverso celebriamo la Pasqua di Gesù che cambia la storia. In Maria di Nazaret c’è la nostra storia, la storia della Chiesa immersa nella comune umanità. Incarnandosi in essa il Dio della vita, il Dio della libertà ha vinto la morte. Sì, oggi contempliamo come Dio vince la morte, mai senza di noi. Suo è il regno, ma nostro è il ‘sì’ al suo amore che tutto può cambiare”.
Una libertà fino alla morte: “Sulla croce Gesù liberamente ha pronunciato il ‘sì’ che doveva svuotare di potere la morte, quella morte che ancora dilaga quando le nostre mani crocifiggono e i nostri cuori sono prigionieri della paura, della diffidenza. Sulla croce la fiducia ha vinto, ha vinto l’amore che vede ciò che ancora non c’è, ha vinto il perdono”.
Quindi la presenza di Maria è sprone per una scelta, che molti hanno compiuto: “E Maria c’era: era là, unita al Figlio. Possiamo oggi intuire che Maria siamo noi quando non fuggiamo, siamo noi quando rispondiamo col nostro ‘sì’ al suo ‘sì’. Nei martiri del nostro tempo, nei testimoni di fede e di giustizia, di mitezza e di pace, quel ‘sì’ vive ancora e ancora contrasta la morte. Così questo giorno di gioia è un giorno che ci impegna a scegliere come e per chi vivere”.
Ed il brano evangelico della Visitazione propone la fecondità di un’adesione: “E’ bello ritornare a quel momento nel giorno in cui celebriamo il traguardo della sua esistenza. Ogni storia, anche quella della Madre di Dio, sulla terra è breve e finisce. Nulla però va disperso. Così, quando una vita si chiude, la sua unicità brilla più chiara. Il Magnificat, che il Vangelo pone sulle labbra della giovane Maria, ora sprigiona la luce di tutti i suoi giorni. Un singolo giorno, quello dell’incontro con la cugina Elisabetta, contiene il segreto di ogni altro giorno, di ogni altra stagione”.
Ma l’adesione cambia il mondo: “E le parole non bastano: occorre un canto, che nella Chiesa continua a essere cantato, ‘di generazione in generazione’, al tramonto di ogni giornata. La fecondità sorprendente della sterile Elisabetta confermò Maria nella sua fiducia: le anticipò la fecondità del suo ‘sì’, che si prolunga nella fecondità della Chiesa e dell’intera umanità, quando è accolta la Parola rinnovatrice di Dio. Quel giorno due donne si incontrarono nella fede, poi rimasero tre mesi insieme a sostenersi, non solo nelle cose pratiche, ma in un nuovo modo di leggere la storia”.
Solamente attraverso l’adesione è potuta avvenire la Resurrezione: “Le parole e le scelte di morte sembrano prevalere, ma la vita di Dio interrompe la disperazione attraverso concrete esperienze di fraternità, attraverso nuovi gesti di solidarietà. Prima di essere il nostro destino ultimo, infatti, la Risurrezione modifica (anima e corpo) il nostro abitare la terra”.
In tale modo può avvenire un sovvertimento ‘impossibile’: “Il canto di Maria, il suo Magnificat, rafforza nella speranza gli umili, gli affamati, i servi operosi di Dio. Sono le donne e gli uomini delle Beatitudini, che ancora nella tribolazione già vedono l’invisibile: i potenti rovesciati dai troni, i ricchi a mani vuote, le promesse di Dio realizzate. Si tratta di esperienze che, in ogni comunità cristiana, dobbiamo tutti poter dire di aver vissuto. Sembrano impossibili, ma la Parola di Dio ancora viene alla luce. Quando nascono i legami con cui opponiamo al male il bene, alla morte la vita, allora vediamo che nulla è impossibile con Dio”.
Ecco l’appello del papa a cambiare le abitudini: “A volte, purtroppo, dove prevalgono le sicurezze umane, un certo benessere materiale e quella rilassatezza che addormenta le coscienze, questa fede può invecchiare. Allora subentra la morte, nelle forme della rassegnazione e del lamento, della nostalgia e dell’insicurezza. Invece di vedere il mondo vecchio finire, se ne cerca ancora il soccorso: il soccorso dei ricchi, dei potenti, che in genere si accompagna al disprezzo dei poveri e degli umili”.
E si cambiano abitudini solo se si riesce a ‘testimoniare’ il magnificat mariano: “La Chiesa, però, vive nelle sue fragili membra, ringiovanisce grazie al loro Magnificat. Anche oggi le comunità cristiane povere e perseguitate, i testimoni della tenerezza e del perdono nei luoghi di conflitto, gli operatori di pace e i costruttori di ponti in un mondo a pezzi sono la gioia della Chiesa, sono la sua permanente fecondità, le primizie del Regno che viene. Molti di loro sono donne, come l’anziana Elisabetta e la giovane Maria: donne pasquali, apostole della Risurrezione. Lasciamoci convertire dalla loro testimonianza!”
Infine papa Leone XIV ha invitato a rivolgere lo sguardo alla Madre di Dio: “Tutti, in Cristo, possiamo inghiottire la morte. Certo, è un’opera di Dio, non nostra. Tuttavia, Maria è quell’intreccio di grazia e libertà che sospinge ognuno di noi alla fiducia, al coraggio, al coinvolgimento nella vita di un popolo. ‘Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente’: possa ognuno di noi sperimentare questa gioia e testimoniarla con un canto nuovo. Non abbiamo paura di scegliere la vita! Può sembrare in genere pericoloso, imprudente… Noi invece siamo discepoli di Cristo. E’ il suo amore che ci spinge, anima e corpo, nel nostro tempo. Come singoli e come Chiesa noi non viviamo più per noi stessi. E’ proprio questo (è solo questo) a diffondere la vita e a far prevalere la vita. La nostra vittoria sulla morte inizia fin da ora”.
(Foto: Santa Sede)



























