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La canonizzazione del medico venezuelano José Gregorio Hernández, occasione di speranza per un Paese segnato dalla crisi e dalla dittatura
Domenica 19 ottobre sono stati proclamati due santi provenienti dal Venezuela: il “medico dei poveri” José Gregorio Hernández Cisneros (1864-1919) e la fondatrice della congregazione delle Serve di Gesù suor María Carmen Rendiles Martínez (1903-1977). Come deciso da Leone XIV nel suo primo Concistoro del 13 giugno due santi “in un colpo solo”, i primi del Paese oppresso da oltre 25 anni dalla dittatura militare/comunista prima di Hugo Chávez (1954-2013) e poi di Nicolás Maduro, quest’ultimo recentemente accusato anche di essere coinvolto in un traffico internazionale di stupefacenti.
Ogni canonizzazione è, in sé, un atto di pace. Nel caso del Venezuela, però, la Chiesa di Papa Prevost non solo ha proposto nuovi modelli di vita cristiana, ma ha offerto alla società latino-americana «ponti di comunione là dove la politica o il dialogo falliscono», come affermato dall’arcivescovo Edgar Peña Parra, sostituto della Segreteria di Stato, nel suo intervento al simposio “Testimonianze per un processo di pace: la sfida dei nuovi santi venezuelani” (Pontificia Università Lateranense, 17 ottobre 2025).
Nel suo intervento monsignor Peña Parra ha anche ricordato esempi di santi che hanno segnato la storia dei loro popoli: san Óscar Romero, santa Teresa di Calcutta, san Martín de Porres e san Tommaso Moro: figure che mostrano come la santità possa ispirare trasformazioni sociali. «Non si tratta di negoziare interessi, ma di rendere possibile l’incontro tra coloro che sembrano inconciliabili», ha aggiunto.
L’arcivescovo ha quindi presentato il nuovo santo José Gregorio come un esempio concreto di “diplomazia dell’incontro”: «Medico, credente, cittadino, uomo di scienza e di preghiera, seppe unire l’umano e il divino, la scienza e la fede, il servizio e la contemplazione».
Nella sua riflessione teologica e pastorale, Peña Parra ha proposto di intendere la canonizzazione del “medico dei poveri” come «un segno di Dio e un’opportunità per gli uomini, poiché invita a riconoscerci come fratelli, a sanare la sfiducia e a ricostruire la convivenza sulla verità e la giustizia». Per questo secondo il sostituto della Segreteria di Stato l’evento della canonizzazione dei primi due santi venezuelani costituisce «un momento di unità nazionale in cui tutti i venezuelani – credenti o meno – potranno riconoscersi in un simbolo condiviso».
A conclusione del suo discorso, il presule ha rimarcato il fatto che l’elevazione del “medico dei poveri” all’onore degli Altari è un messaggio universale, poiché la Chiesa sta ricordando al mondo che il Venezuela è molto più di ciò che i media mostrano: «È una terra capace di produrre frutti di santità, e annuncerà che la pace è possibile quando uomini e donne trasformano la loro vita in dono».
La vita del dottor Hernández Cisneros fu dono non solo perché nell’esercizio della sua professione privilegiò i tanti poveri che vivevano in Venezuela, dai quali non prendeva alcun compenso e anzi dava spesso i soldi per le medicine, ma essenzialmente perché alla sua azione profondamente umana unì un qualcosa che trascendeva l’attività professionale: non prescriveva solo farmaci ma, prima, indicava la preghiera e l’accettazione della volontà di Dio come parte della cura.
José Gregorio ha svolto la sua professione di medico come un sacerdozio, arrivando persino a offrire la propria vita per la pace in Europa, continente nel quale ha conseguito la specializzazione (a Parigi, per la precisione). Come detto, però, la sua intercessione è offerta principalmente al Paese sudamericano che gli ha dato i natali e che, dal 1999, sta attraversando una stagione storica difficilissima, fatta di mancanza di libertà e democrazia, crisi economiche, emigrazione di massa.
In Venezuela Hernández Cisneros si mobilitò nel più grave periodo di emergenza del secolo scorso, ovvero la diffusione dell’epidemia di “spagnola” del 1918. Per curare i malati fondò un laboratorio e fu anche insegnante, guadagnandosi la stima anche di molti colleghi non credenti (fu ad esempio componente dell’Accademia Nazionale di medicina, su invito del fondatore, Luis Razetti).
Per la Conferenza episcopale venezuelana, presente, con molti vescovi, al rito di canonizzazione, in piazza san Pietro, l’inserimento nel calendario universale dei primi santi venezuelani è un onore per l’intera nazione: «Per questo motivo, la loro canonizzazione non può ridursi a gesti esteriori di gioia e a omaggi artistici e culturali che vengono loro resi pubblicamente, ma deve favorire una profonda riflessione sul presente e sul futuro della nostra patria, alla luce delle virtù che questi santi hanno vissuto in profondità. È un forte stimolo affinché tutti i venezuelani si incontrino e si apprezzino come figli della stessa Patria e fratelli tra loro».
L’unica biografia del nuovo santo uscita in Italia è stata appena pubblicata dalla giornalista (vaticanista dell’ANSA) Manuela Tulli per le Edizioni Ares. S’intitola José Gregorio Hernández. Il primo santo del Venezuela (Milano 2025, pp. 144, euro 14) ed evidenzia come, a motivo del suo servizio per i poveri e tra i poveri, il dottor Hernández Cisneros fu conosciuto e amato al punto che alla sua morte si fermò l’intero Paese.
Morì il 29 giugno 1919 in un incidente, il giorno dopo aver detto: «Offro la mia vita per la pace nel mondo». In quelle stesse ore veniva resa pubblica l’avvenuta firma del Trattato di Versailles, che pose fine alla Prima guerra mondiale, mentre la notizia della sua morte sortì un duraturo effetto di distensione nel Venezuela del generale Juan Vicente Gómez (1857-1935), che fu presidente della Repubblica (nel suo secondo mandato) dal 1922 al 1929.




























