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L’ostensione delle spoglie di san Francesco come evento teologico. Maimone (RMTR): Una svolta nel risveglio della spiritualità francescana
Nel quadro delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, l’ostensione delle sue spoglie presso la Basilica papale di San Francesco in Assisi si configura come evento di alta densità teologica. Non semplice memoria storica, ma gesto ecclesiale che rende visibile la radicalità della sequela Christi vissuta dal Poverello: spogliazione, minorità, fraternità universale.
In questa prospettiva si colloca la riflessione di Biagio Maimone, corrispondente per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso (RMTR), la cui formazione negli studi francescani ha inciso profondamente sulla sua visione culturale e spirituale. Il suo percorso accademico e formativo nell’ambito della spiritualità francescana ha radicato in lui una concezione della povertà non come privazione, ma come categoria teologica di libertà e solidarietà.
Per Maimone, l’ostensione rappresenta un passaggio decisivo: ‘una svolta nel risveglio della spiritualità francescana’, poiché richiama la coscienza contemporanea alla necessità di una conversione interiore. La corporeità del Santo esposta alla venerazione diviene segno eloquente di un itinerario esistenziale: spogliarsi dell’effimero per rivestirsi dell’essenziale, secondo la logica evangelica della kenosi.
Sotto la sua guida in Italia, la Rete Mondiale del Turismo Religioso si ispira a quella che egli definisce un ‘turismo dell’anima’: non mero spostamento geografico, ma percorso interiore. Un turismo sostenibile nel senso più profondo, radicato nella visione francescana della custodia del creato e della dignità umana. La sostenibilità, in questa chiave, non è solo ambientale, ma spirituale: implica la trasformazione della persona, chiamata a intraprendere un cammino di spogliazione e rivestimento, di conversione e responsabilità.
Proprio a questo principio si collega l’enciclica ‘Laudato sì’, che rinnova la prospettiva francescana della cura del creato come vocazione universale, intrecciando la tutela ambientale con la giustizia sociale e la fraternità. L’esperienza del pellegrinaggio e del turismo spirituale si colloca così all’interno di una visione integrale della sostenibilità, che abbraccia la dimensione ecologica, culturale e interiore della vita umana.
Assisi diviene così paradigma di una esperienza che unisce contemplazione e impegno. Il pellegrinaggio si trasforma in itinerarium vitae, attraversamento della propria interiorità alla luce del Vangelo. La povertà francescana diventa criterio di giustizia sociale e solidarietà verso i più deboli, dimensione che segna profondamente l’azione culturale e comunicativa di Maimone.
In tale orizzonte si inserisce anche il suo impegno come direttore della comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo, voluta da papa Francesco per tradurre la carità in azioni concrete a favore dei bambini e delle famiglie più fragili. La Fondazione, presieduta da mons. Yoannis Lazhi Gaid, rappresenta un esempio tangibile di quella ‘Chiesa del dialogo’ che si fa prossimità operosa e costruzione di ponti tra culture e popoli.
L’ostensione delle spoglie del Santo, dunque, non resta confinata alla dimensione liturgica, ma si apre a un significato più ampio: richiama la necessità di un umanesimo rinnovato, fondato sulla povertà evangelica, sulla sostenibilità integrale secondo lo spirito di Laudato sì e sulla solidarietà concreta. A ottocento anni dalla morte del Poverello, la sua testimonianza continua a indicare un cammino che attraversa la storia e interpella la coscienza dell’uomo contemporaneo, invitandolo a spogliarsi del superfluo per rivestirsi di fraternità.


























