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Matteo Munari: la questione sinottica non è un problema

Nello studio sulle relazioni di dipendenza tra i vangeli di Matteo, Marco e Luca, alcuni autori preferiscono definire l’oggetto della ricerca ‘questione sinottica’, altri invece ‘problema sinottico’. In teoria, non c’è una sostanziale differenza tra le due diciture. In pratica, tuttavia, coloro che preferiscono la definizione ‘problema sinottico’ sono spesso convinti di non poter trovare una soluzione o che quanto si poteva dire è già stato detto. Nonostante le difficoltà, in ogni caso, la teoria tuttora più insegnata è quella basata sulla dipendenza dei vangeli di Matteo e Luca da quello di Marco e dalla una fonte di detti, chiamata comunemente ‘Q’. L’autore, da giovane studente di Scrittura, riteneva che ciò fosse un dato acquisito.

Matteo Munari, frate minore, ha emesso la prima professione nel 1997 e la professione solenne nel 2001 nella Provincia di S. Francesco dei Frati Minori dell’Umbria. E’ stato ordinato sacerdote nel 2005. Ha conseguito il Baccalaureato in Teologia nel 2003 presso l’Istituto Teologico di Assisi. Ha conseguito poi la Licenza (2008) e il Dottorato (2012) in Scienze Bibliche e Archeologia presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, dove attualmente insegna Esegesi del Nuovo Testamento e Aramaico Targumico.

Con la qualificata casa editrice TS Terra Santa Edizioni pubblica questo testo di studio, ‘La questione sinottica non è un problema’, nella collana Analecta n. 96 dello Studium Biblicum Franciscanum, come scrive nella premessa: “Il titolo di questo libro è volutamente provocatorio. Nello studio sulle relazioni di dipendenza tra i vangeli di Matteo, Marco e Luca, alcuni autori preferiscono definire l’oggetto della ricerca ‘questione sinottica’, altri invece ‘problema sinottico’. In teoria, non c’è una sostanziale differenza tra le due diciture. In pratica, tuttavia, coloro che preferiscono la definizione ‘problema sinottico’ sono spesso convinti di non poter trovare una soluzione o che quanto si poteva dire è già stato detto”.

Gli anni vissuti a contatto con l’ambiente biblico in Terra Santa e più ancora le molte ore passate davanti a una sinossi lo hanno profondamente convinto, tuttavia, del diverso periodo di composizione dei due vangeli e della conoscenza di Matteo da parte di Luca.

Se in passato tale ipotesi era per lui un ‘problema’, ora è semplicemente la soluzione; la questione sinottica trova infatti la sua risposta nell’ordine Marco – Matteo – Luca: Matteo ha utilizzato Marco come fonte e Luca ha utilizzato Marco e Matteo. Una volta eliminato il dogma di Q, la questione sinottica non è più un problema.

Gli anni vissuti a contatto con l’ambiente biblico in Terra Santa e più ancora le molte ore passate davanti a una sinossi lo hanno profondamente convinto, tuttavia, del diverso periodo di composizione dei vangeli e della conoscenza di Matteo da parte di Luca. Se in passato tale ipotesi era per lui un ‘problema’, ora è semplicemente la soluzione; la questione sinottica trova infatti la sua risposta nell’ordine Marco – Matteo – Luca: Matteo ha utilizzato Marco come fonte e Luca ha utilizzato Marco e Matteo. Una volta eliminato il ‘dogma’ di Q, la questione sinottica non è più un problema:

Personalmente, al di là di ogni tipo di ideologia, non credo si possa ricostruire un Gesù storico molto diverso da quello dei vangeli canonici. Le fonti extra-canoniche su Gesù sono infatti generalmente frammentarie o troppo distanti nel tempo e nello spazio e di conseguenza non aggiungono niente a quanto di lui già conosciamo dai vangeli canonici.

Il tentativo di ricostruire un Gesù storico diverso da quello dei vangeli è spesso generato da un pesante pregiudizio sull’affidabilità di tutto ciò che è espressione di fede. E’ pensiero diffuso infatti che soltanto un’opera ‘laica’ possa raccontare la verità storica: tutto ciò che è teologico, tutto ciò che parla di Dio, non può che essere inventato. Per questo motivo, se si riscontra una divergenza tra un vangelo e quanto racconta Flavio Giuseppe, sarà quest’ultimo ad essere considerato come più ‘storico’.

Il ricercatore serio tuttavia sa che non può considerare più “storica” la menzione da parte di Flavio Giuseppe della stella a forma di spada fermatasi su Gerusalemme (Bell 6,288) di quella della stella che attirò i magi dall’oriente affinché venissero ad adorare il Messia (Mt 2,2). Credo dunque che si possa conoscere molto di Gesù di Nazaret dal racconto che Mc ha scritto attingendo dalla predicazione di Pietro.

Credo che il racconto di Matteo, destinato a una comunità di giudeo-cristiani perseguitati, aggiunga significativa conoscenza a quella già fornita da Mc. Credo infine che il racconto di Lc sia una traduzione culturale della storia e del messaggio di Gesù di Nazaret, magistralmente preparata per una chiesa universale nella quale la componente etnico-cristiana aveva già raggiunto una notevole importanza e che per questo motivo rischiava di perdere o di disprezzare le origini giudaiche della propria fede”.

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