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Papa Leone XIV: la liturgia è ‘culmine’ dell’azione della Chiesa
“Sono molto lieto di dare il benvenuto a Sua Santità Aram I, Catholicos di Cilicia della Chiesa Apostolica Armena, insieme all’illustre delegazione che lo accompagna. Questa visita fraterna rappresenta un’importante occasione per rafforzare i legami di unità che già esistono tra noi, mentre ci avviciniamo alla piena comunione tra le nostre Chiese”: prima di iniziare la catechesi dell’udienza generale papa Leone XIV ha accolto il capo della Chiesa Apostolica Armena, sede di Cilicia, Aram I, che lunedì scorso era stato ricevuto per un incontro, seguito da un momento di preghiera nella Cappella Urbano VIII del Palazzo Apostolico, esprimendo gratitudine per il suo impegno a favore dell’ecumenismo e della pace in Libano.
Nell’udienza generale il papa ha continuato la catechesi sulla Costituzione conciliare ‘Sacrosanctum Concilium, ribadendo la centralità della Pasqua: “Elaborando questa Costituzione, i Padri conciliari hanno voluto non solo intraprendere una riforma dei riti, ma condurre la Chiesa a contemplare e ad approfondire quel legame vivo che la costituisce ed unisce: il mistero di Cristo. La liturgia, in effetti, tocca il cuore stesso di questo mistero: essa è insieme lo spazio, il tempo e il contesto in cui la Chiesa riceve da Cristo la propria stessa vita. Nella liturgia infatti, ‘si attua l’opera della nostra redenzione’, che fa di noi una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo che Dio si è acquistato”.
Per questo ha sottolineato che il ‘Mistero’ è il ‘disegno’ di Dio: “Come ha manifestato il triplice rinnovamento (biblico, patristico e liturgico) che ha attraversato la Chiesa nel corso del XX secolo, il Mistero in questione non designa una realtà oscura, ma il disegno salvifico di Dio, nascosto dall’eternità e rivelato in Cristo, secondo l’affermazione di san Paolo. Ecco, dunque, il Mistero cristiano: l’evento pasquale, vale a dire la passione, la morte, la risurrezione e la glorificazione di Cristo, che proprio nella liturgia ci è reso sacramentalmente presente, così che ogni volta che partecipiamo all’assemblea riunita ‘nel suo nome’ siamo immersi in questo Mistero”.
Ed il ‘Mistero’ è Gesù: “Cristo stesso è il principio interiore del mistero della Chiesa, popolo santo di Dio, nato dal suo fianco trafitto sulla croce. Nella santa liturgia, con la potenza del suo Spirito, Egli continua ad agire. Santifica e associa la Chiesa, sua sposa, alla sua offerta al Padre. Esercita il suo sacerdozio assolutamente unico, Lui che è presente nella Parola proclamata, nei Sacramenti, nei ministri che celebrano, nella comunità radunata e, in sommo grado, nell’Eucaristia. E’ così che, secondo sant’Agostino, celebrando l’Eucaristia la Chiesa ‘riceve il Corpo del Signore e diventa ciò che riceve’: diventa il Corpo di Cristo, ‘dimora di Dio per mezzo dello Spirito’. Questa è ‘l’opera della nostra redenzione’, che ci configura a Cristo e ci edifica nella comunione”.
Per questo la liturgia è il ‘culmine’ dell’azione della Chiesa: “Se la liturgia è al servizio del mistero di Cristo, si comprende perché sia stata definita ‘il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia’. E’ vero che l’azione della Chiesa non si limita alla sola liturgia, tuttavia ogni sua attività (la predicazione, il servizio dei poveri, l’accompagnamento delle realtà umane) converge verso questo ‘culmine’.
Nel senso inverso, la liturgia sostiene i fedeli immergendoli sempre e di nuovo nella Pasqua del Signore e, perciò, attraverso la proclamazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la preghiera comune, essi sono ristorati, incoraggiati e rinnovati nel loro impegno di fede e nella loro missione. In altre parole, la partecipazione dei fedeli all’azione liturgica è al tempo stesso ‘interiore’ ed ‘esteriore’.
Ciò significa pure che essa è chiamata a dispiegarsi concretamente lungo tutta la vita quotidiana, in una dinamica etica e spirituale, cosicché la liturgia celebrata si traduce in vita e domanda un’esistenza fedele, capace di rendere concreto ciò che è stato vissuto nella celebrazione”.
La conclusione è stato un invito ad essere ‘comunità’ aperta allo Spirito Santo: “In questo modo, ‘la liturgia edifica ogni giorno coloro che sono nella Chiesa come tempio santo nel Signore’, e forma una comunità aperta e accogliente verso tutti. Essa è infatti abitata dallo Spirito Santo, ci introduce nella vita del Cristo, ci rende suo Corpo e, in tutte le sue dimensioni, rappresenta un segno dell’unità di tutto il genere umano in Cristo… Carissimi, lasciamoci plasmare interiormente dai riti, dai simboli, dai gesti e soprattutto dalla viva presenza di Cristo nella liturgia, che avremo ancora modo di approfondire nelle prossime Catechesi”.
(Foto: Santa Sede)


























