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Kantiere Kairos: la musica diventa adorazione eucaristica

Domenica 8 dicembre è uscito il nuovo album di ‘Kantiere Kairos’, ‘Il sale’: “Non è solo musica, ma il racconto vivo dei nostri ultimi sei anni. Prima della pandemia, immaginavamo il nuovo lavoro come una naturale continuazione di ‘Il Soffio’ ed ‘Il Seme’: Dio, che ispira, semina nel cuore e trasforma chi lo accoglie in sale per il mondo. Era questo il messaggio che volevamo condividere… 

Poi è arrivato il 2020, cambiando tutto, tranne il nostro intento. Anzi, la visione si è rafforzata, grazie agli amici e colleghi che hanno camminato con noi in quei mesi difficili. Con loro abbiamo potuto raccontare di quel seme divenuto frutto; anzi, quelle vite trasformate in capolavori”.

Da queste storie i componenti della band cristiana (Antonello Armieri, voce e chitarra acustica, Davide Capitano, al basso, Gabriele Di Nardo alla batteria e percussioni, Jo Di Nardo alle chitarre) hanno creato un album: “Così, abbiamo intrecciato queste storie, vecchie e nuove, in un unico mosaico. Perché i veri protagonisti di questo album sono coloro che, con la loro testimonianza, sono diventati ‘sale della terra’.

Alcuni sono diventati esempi di vita quotidiana, altri ci hanno ispirati direttamente, lasciando ognuno segni indelebili con la loro luce, la loro scelta di accogliere Dio pienamente e vivere la Sua volontà. Storie che ci ricordano una verità profonda: la santità non è irraggiungibile. Anche nella loro umanità, mostrano che Dio ama ciascuno di noi in modo unico e speciale, vive in ciascuno di noi, e ci dona la grazia di diventare sale della terra e luce del mondo”.

Qualche settimana prima di questo ‘lancio’ li abbiamo incontrati a Tolentino, nelle Marche, invitati dagli agostiniani per un concerto concluso con l’adorazione eucaristica, a cui hanno partecipato molti giovani e da Antonello Armieri, autore dei testi, ci facciamo raccontare il motivo per cui il recente singolo, ‘Miracolosamente’, si può considerare una scommessa musicale:

“Miracolosamente è una scommessa musicale, perché volevamo creare, insieme alla musica, un invito ad entrare nella preghiera in modo tale che fosse qualcosa di graduale. Siccome avevamo in mente di realizzarla nella maniera in cui è stata fatta e non avevamo criteri di provarla, per cui tutto il processo di realizzazione di ‘Miracolosamente’ è stato quello di mettere insieme la preghiera con il cammino che facciamo quotidianamente per arrivare alla ‘risoluzione’ finale, che è il senso del brano: quello di sentirci sale della terra. In questo modo abbiamo cercato di metterlo in atto nel realizzare la musica. Infatti è un brano che dura più di sei minuti; quindi non è di immediato ascolto. Abbiamo provato a scommetterci, accompagnando l’ascoltatore in questo cammino, che abbiamo vissuto per primi noi. Per  questo è una scommessa”. 

Da dove nascono le vostre canzoni?

“Innanzitutto nascono dal Vangelo, poi dagli incontri con le persone e dall’ascolto di storie di santi, beati o servi di Dio, che hanno accolto l’amore di Dio. Nascono anche da incontri con persone che ci raccontano le loro storie; eppoi nascono dalla nostra esperienza di fede e di ‘caduta’ nella fede. Quindi cercare di rialzarci nel chiedere aiuto al Signore”.

‘Parlami ancora’: cosa significa ascoltare la Parola di Dio?

“Per me ascoltare la Parola di Dio significa ascoltare la Parola della Verità, perché il Signore si trova spesso nel silenzio quando ci prendiamo un po’ di tempo per Lui, con Lui per ascoltare anche un po’ la voce della nostra coscienza. Ascoltare la Sua voce vuol dire sentirci chiamati in causa quando è proclamato il Vangelo o quando si vive il Vangelo nella comunione e negli incontri con le persone. Il Signore si manifesta in tutto, perché la Sua voce è presente in tutto: siamo disposti ad accoglierLa? Noi ci proviamo; questo è il nostro invito costante”.

Cosa significa comporre musica cristiana?

“Per chi si ritiene cristiano, comporre musica cristiana  dovrebbe essere ovvio. Si parla sempre di molte cose, ma se al centro del cuore poniamo il Signore diventa una scelta da parte nostra: quello di parlare di Lui e quello di incontrare gli altri in Lui attraverso la musica. Il Signore dovrebbe essere al centro di tutto, per cui sembra paradossalmente strano fare musica cristiana oggi, perché si parla di tutto tranne che di Dio. Sembra una cosa straordinaria, invece dovrebbe essere la più naturale per ogni musicista credente”.

Allora come è possibile coniugare i concerti con l’Adorazione eucaristica?

“Il concerto in chiesa è un cammino verso l’incontro con Gesù. Noi non siamo i protagonisti del concerto; il nostro è un modo per invitare le persone a fare questo cammino insieme a noi per incontrare Gesù. Noi viviamo alcune storie durante il concerto per poi presentarle sull’altare: nelle canzoni affrontiamo alcuni argomenti: quello dell’esame di coscienza; quello di riscoprirsi speciali agli occhi di Dio; quello di guardare gli altri, in quanto stanno scrivendo una storia di amore con Dio, come Chiara Corbella Petrillo. Carlo Acutis, come la nostra calabrese Natuzza. Tutto questo per consegnare la nostra esperienza sull’altare tra le braccia di Gesù, che è Eucarestia: è Lui che vogliamo incontrare; è Lui il fine del concerto. Non è coniugare concerto ed Adorazione eucaristica, ma è un cammino verso Lui. E’ un nostro tentativo”.

Come si diventa ‘cercatori di Dio’ con la musica?

“Non siamo cercatori di Dio, ci sentiamo Suoi figli che lo esprimono attraverso quello che ci riesce di più. Se fossimo calzolai, metteremmo lo stesso amore nel confezionare un paio di scarpe così come facciamo con la musica: il vantaggio è che le canzoni sono fatte anche di parole. Dio è stupore, bellezza, Qualcuno che ti raggiunge e ti tocca attraverso quello che ti circonda nella quotidianità. E sei consapevole che, più del diamante nel carbone, Dio non aspetta altro che mostrarsi per quello che è: la perla in ognuno di noi. Se una canzone può ricordarcelo, siamo un po’ seminatori anche noi”.

Chi è Kantiere Kairos?

“Kantiere Kairos, innanzitutto, è una famiglia, perché fare musica cristiana significa fare scelte audaci che coinvolgono le nostre famiglie. Vivere in comunione con lo stesso scopo significa appartenere a Cristo. Quindi una famiglia, che si allarga a tutte le persone che accolgono la nostra musica facendo parte del nostro cantiere, perché gli operai sono pochi. Noi facciamo musica, e vogliamo continuare a farla: essere operai di musica. C’è chi ascolta e c’è chi suona; Kantiere Kairos è questo, sempre aperto con operai disposti. Kairos, perché il momento è sempre giusto per tornare da Gesù”. 

(Foto: Aci Stampa)

Da Trento parte la ‘scommessa’ della Chiesa

Una ricorrenza del patrono San Vigilio particolarmente solenne, celebrata a Trento mercoledì 26 giugno a Trento, presieduta dall’arcivescovo emerito, mons. Luigi Bressan, in occasione del 60° di ordinazione presbiterale e 35° di episcopato: “Grazie per la passione per il Vangelo e la carica umana con cui hai guidato questa Chiesa, aprendola al mondo. Grazie per la discrezione, l’entusiasmo, la vitalità, e la disponibilità con cui continui ad accompagnarla e servirla”.

Nell’omelia il vescovo emerito ha ricordato i tratti essenziali dell’episcopato del patrono san Vigilio, terzo vescovo di Trento: “Non era uno spiritualista che trascurasse la dimensione sociale della fede cristiana; fondò un asylum, luogo di accoglienza e cura; anzi affermò che scopo della missione cristiana era portare la pace in una dimensione superiore alla semplice convivenza”.

Ed ha ricordato la ‘passione’ di san Vigilio per Gesù: “Nelle Lettere di Vigilio, si sente l’ammirazione per Cristo. Infatti, per lui Cristo è Maestro e Signore, colui che ha portato l’acqua viva agli uomini e sa piantare in essi un’energia nuova. E’ come una pietra angolare sulla quale si può costruire una casa solida ed è garante per chi gli rende testimonianza, durante tutta la nostra esistenza. Il messaggio cristologico ritorna spesso, per cui non è possibile ridurre le feste a scenografie esterne (che, se ben orientate sono un contributo) o il cristianesimo stesso a religione civile, parola politica o pura etica sociale, sradicandolo da Cristo. Oggi nel nostro mondo occidentale troppi pensano che non sia necessario ricorrere a lui”.

San Viglio evangelizzava: “Sapeva che l’evangelizzazione domandava ascolto, dialogo, proposta, preghiera… ma desiderava che a tutti giungesse la linfa vitale che ci trasforma da produttori di risultati limitati in costruttori di pace e di pienezza di vita, nel senso più vasto di tali parole, con frutti duraturi nella vita quotidiana e oltre lo stesso percorso terreno”.

Al termine della liturgia, il vescovo di Trento, mons. Lauro Tisi, come accade dall’inizio del suo episcopato in occasione del patrono, ha fatto dono della sua nuova Lettera alla comunità, intitolato ‘La scommessa’: “Parto da una domanda chiaramente provocatoria: su chi o che cosa scommettiamo nella nostra vita? Preferiamo tirare a sorte, sfidando la fortuna come capita a sempre più persone, anche nel nostro Trentino, alle prese con la piaga del gioco d’azzardo?

La proposta che vi faccio, a chi crede e a chi non crede è: scommettiamo sulla mitezza, come l’ha declinata Gesù. Non la virtù di chi rinuncia alla responsabilità o si nasconde, ma la virtù di chi dice: voglio che esista il tuo pensiero e la tua vita. Se oseremo la mitezza potremmo dare speranza e futuro a un mondo che è travolto da tanta violenza”. 

La lettera è un invito a vivere la ‘mitezza’ di Gesù: “La mitezza di Gesù, fino al fare spazio alla condanna, alla passione e alla morte nell’abbraccio della croce, vede protagonista lo Spirito Santo. Egli fa sì che Gesù sia Uomo mite, perché consente agli occhi del Figlio di far suo lo sguardo mite del Padre. La mitezza è dunque straordinario dono dello Spirito Santo. E’ il trionfo della Comunione trinitaria. Un Dio (per dirla con Elmar Salmann) libero e liberante, Madre ma senza essere asfissiante, Padre ma non paternalista, spazio di comunione”.

Da qui la richiesta alla comunità cristiana di vivere la mitezza: “Invito ogni comunità cristiana trentina a chiedere il dono dello Spirito Santo per coltivare la mitezza. Una Chiesa capace di rilanciare la vita, abitata dallo Spirito, come trionfo della mitezza. Ci è chiesto di abbandonare un modello di Chiesa tendenzialmente triste e immusonita per abbracciare una Chiesa che guarda al mondo e al tempo in cui vive non con risentimento o con ostilità, ma con gli occhi dell’amore inclusivo di Gesù.

Anziché attardarci a lamentare l’assenza di partecipazione alle nostre liturgie, perché non provare piuttosto a immaginare e spenderci per dar vita a un’Eucarestia che sia festa per la possibilità di attingere alla stessa mitezza di Dio? La realtà sembrerebbe impedire un simile desiderio: la guerra alle porte di casa, la crisi ambientale, diffuse difficoltà relazionali che spesso sfociano in feroce aggressività, l’insicurezza lavorativa, la disaffezione alla partecipazione a più livelli, dalla politica alla vita associativa, a quella ecclesiale”.

Due gli esempi di mitezza ricordati nella lettera pastorale: il compianto prete trentino don Renzo Caserotti da poco scomparso e un giovane trentino, Alfredo Dall’Oglio, emigrato da Borgo alla Francia, attivo nella gioventù operaia cattolica e morto in un campo di concentramento a Berlino nel 1944, a soli 23 anni.

(Foto: diocesi di Trento)

Le Marche ‘giocano’ d’azzardo

Nell’ultima settimana di luglio il consiglio regionale delle Marche ha modificato la legge regionale 3 del 2017 relativa alla prevenzione ed il trattamento del gioco d’azzardo patologico e della dipendenza da nuove tecnologie e social network: secondo le nuove disposizioni l’esercizio delle attività legate al gioco e la possibilità di installare nuovi apparecchi sono vietati se ubicati a meno di 200 metri dai luoghi sensibili nei comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti ed inferiore a 300 metri nei comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti.

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