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A Vigevano la sartoria solidale della San Vincenzo De Paoli tesse ‘Fili di comunione’ e crea abiti speciali
“…C’è bisogno di gente in grado di tessere fili di comunione che contrastino i troppi fili spinati delle divisioni…”. Recita così un estratto dell’omelia di Papa Francesco in occasione della LV Giornata della Pace. Parole chiare da cui trae il nome la sartoria solidale “Fili di comunione”. Una realtà nata grazie alla Società di San Vincenzo De Paoli Consiglio Centrale di Vigevano ODV.
Era il 2019 quando un gruppetto di volontari e inizia a riunirsi per condividere le proprie esperienze lavorative. “Sferruzzavano, ricamavano o cucivano in un clima sereno, accogliente e amicale”, affermala Presidente della Società di San Vincenzo De Paoli Consiglio Centrale di Vigevano ODV, Elisabetta Borghi. Si riunivano nella sede della Conferenza di San Francesco della Società di San Vincenzo De Paoli.
Negli anni è sorta la decisione di creare piccoli manufatti da vendere ai banchetti natalizi: il ricavato è stato destinato alle persone indigenti. La sede della Conferenza di San Francesco ha iniziato così a tessere fili di comunione che hanno raggiunto luoghi segnati dalla povertà e superato le divisioni generate dall’indifferenza e dalle avversità, proprio come esortava Papa Francesco.
Sono iniziati i corsi di uncinetto per principianti, tutto rigorosamente gratuito, e il 29 settembre 2024 è nata la sartoria. Il piccolo laboratorio oggi conta 10 sarte e si sono alternate una quindicina di donne esperte in lavori sartoriali, ricamatrici, magliaie, alcune delle quali sono sarte in pensione che: “Si sentono più forti perché sanno di poter contare le une sulle altre. Sono un gruppo ben consolidato”, confidala Presidente Borghi.
Le porte della sartoria si sono aperte anche per donne sole con figli a carico che hanno potuto imparare il mestiere sartoriale e ricevere uno strumento che garantisca loro una maggiore autonomia. “La gioia negli occhi delle donne e di quanti frequentano la sartoria è la nostra piccola vittoria”, aggiunge Elisabetta Borghi. Una ‘vittoria’ da assaporare giorno dopo giorno grazie a un’opera di carità che è diventata sempre più fruttuosa.
Il numero copioso di sostenitori e la partecipazione del Consiglio Centrale al Bando della Fondazione Piacenza e Vigevano con il progetto della Sartoria Solidale hanno permesso di creare un ambiente professionale con l’inserimento di macchinari all’avanguardia, protocolli di sicurezza idonei, un ricambio di tessuti e filati e una serie di utensili necessari per il lavoro sartoriale.
Con le nuove attrezzature sono stati progettati, prototipati e poi creati capi di abbigliamento su richiesta. E non sono mancati i progressi: “Siamo riusciti a rinnovare i tempi e occuparci di Upcycling: recuperiamo dei capi dismessi e li riconfiguriamo secondo i dettami della moda del momento o su richiesta del committente. Il proposito è avere un occhio di riguardo al tema dell’ambiente e dell’inquinamento”, evidenzia la Borghi.
Un’attenzione e una cura che cerca di rispondere anche alle numerose emergenze che investono la società. A febbraio la squadra della sartoria ha partecipato alla campagna radiofonica ‘M’illumino di meno’ nata per la sostenibilità ambientale e il risparmio delle risorse e lanciata dal programma Caterpillar di Rai Radio2. Per l’evento è stato lavorato e rinnovato un cappotto che aveva i suoi 70 anni.
La realtà ha aperto le porte anche alle nuove generazioni coinvolgendo le scuole Secondarie di Primo e di Secondo grado alle quali è stata offerta una nuova visione di volontariato, nella speranza che qualche ragazzo contribuisca ad accrescere l’opera di bene.
Intanto l’11 maggio è stata inaugurata la nuova sede della Sartoria solidale e per l’occasione è stata organizzata la sfilata “Passato-Presente” in collaborazione con due Istituti scolastici di Vigevano, la scuola Secondaria di Primo Grado G. Robecchi e l’Istituto Tecnico Statale Luigi Casale. Durante la giornata è stata lanciata la raccolta fondi “Adotta il fiore della speranza”: sono state create 13 spille e apposte sugli abiti. Il costo di una spilla è stato di 13 euro, come 13 sono le persone a cui sarà destinato il devoluto. “Si tratta di uomini e donne della nostra comunità che versano in condizioni di grave marginalità”, spiega Elisabetta Borghi.
Il nuovo spazio ha permesso di aprire anche a nuove prospettive con gli incontri di “hobby sartoriale” che prevedono la creazione di borse a fronte di un contributo commisurato al costo dei materiali. Sarà dedicato a persone che sono sole e che hanno bisogno di un momento di convivialità e amicizia. La sartoria solidale tende la mano verso ogni uomo, nelle sue molteplici fragilità.
Nel corso dell’anno sono stati organizzati diversi eventi a scopo benefico: “Solo per citarne uno: a maggio dello scorso anno abbiamo organizzato una sfilata benefica di borse di paglia ri-create in occasione della mostra ‘Il rumore del tempo’ che è stata allestita nel Castello Sforzesco di Vigevano”, racconta la Presidente Borghi.
Le azioni intraprese consentono di aiutare le Conferenze del Consiglio Centrale di Vigevano ODV quotidianamente impegnate a sostenere le persone in difficoltà. “Solo nel 2024 è stato chiuso il bilancio con una cifra di aiutati che ha sfiorato la quota mille”, specifica Elisabetta Borghi.
Rispetto al futuro i progetti all’orizzonte sono diversi. “Alcuni si possono anticipare – afferma la Presidente Borghi e aggiunge -: “Tra i mesi di settembre e ottobre parteciperemo a un nuovo bando che ci consentirà di inserire una maestra d’opera in stato di difficoltà. Se saremo vincitori potremmo retribuirla con un contratto di prestazione d’opera occasionale”. Rispetto agli altri progetti afferma: “Non posso svelare nulla – sorride e anticipa qualcosa -: “Per il mese di novembre vorremmo organizzare un evento speciale. Stiamo ancora contattando i partners. Al momento è tutto top secret! – esclama e conclude: “Possiamo dire che sarà un evento memorabile…!” E allora non ci resta che attendere e raccontarlo al tempo opportuno.
(Foto: Società di san Vincenzo de’ Paoli)
Don Simone Unere racconta l’Atelier Nardos, un luogo dove si crea bellezza, grazie all’8×1000
Si chiama Atelier Nardos ed è il laboratorio di sartoria liturgica nato nei locali di pertinenza del Santuario della Madonna del Portone nella diocesi di Asti, che nasce da un’idea che risale a molti anni fa, ma ha preso concretamente vita in occasione della visita di papa Francesco ad Asti nel 2022, quando la sarta del laboratorio, Marina Bergantin, realizzò il piviale che il papa indossò in cattedrale.
Il paramento piacque e l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del papa ne ‘commissionò’ un altro, così la sartoria spiccò il volo e da questa singolare opportunità l’idea di sartoria liturgica diventa progetto di atelier che si dedica alla confezione di vesti liturgiche esclusive come casule, piviali, camici, stole, ma anche insegne episcopali e suppellettili liturgiche sempre ricercando la propria identità nel gesto nobile e semplice della sorella di Lazzaro che profumò i piedi di Gesù con olio di puro nardo.
Oltre all’esclusività della confezione delle vesti per la liturgia, uniche e interamente fatte a mano, c’è un’altra caratteristica importante dell’Atelier Nardos: utilizza solo tessuti naturali, innovativi e di alta qualità, scelti con particolare attenzione da filiere che ne garantiscono la tracciabilità, la trasparenza e l’eticità, ispirando le modalità operative alle lettere encicliche ‘Fratelli Tutti’ e ‘Laudato sì’.
Su questa strada, Atelier Nardos è anche luogo di promozione di legami comunitari; infatti accanto all’atelier sono nati i laboratori complementari: le diverse attività manuali che sono svolte convergono nell’obiettivo concreto della confezione del prodotto finito, ma il vero scopo è far incontrare volontari e soggetti con diverse fragilità, creare un punto di incontro, confronto, di tessitura di legami, che diventi sempre più per i partecipanti un punto di riferimento e di coesione sociale. L’Atelier Nardos è sorto grazie all’8×1000 della Chiesa Cattolica ed alla Fondazione CrTorino.
Da don Simone Unere, rettore del Santuario ‘Beata Vergine del Portone’ e direttore dell’Ufficio Liturgico della diocesi di Asti, ci facciamo raccontare la nascita dell’atelier: “Atelier Nardos nasce dalla partecipazione ad un bando della Fondazione della Cassa di Risparmio di Torino. Questo prevedeva un progetto di ristrutturazione, grazie al quale abbiamo rimodernato i locali di competenza del Santuario e un progetto sociale. Quest’ultimo, che consiste appunto nella sartoria liturgica, è stato pensato in collaborazione con la Caritas diocesana.
Tuttavia, la fase di studio e sperimentazione era già stata avviata da tempo e una prima ‘uscita’ vi è stata con la visita di papa Francesco ad Asti nel novembre 2022: in quanto direttore dell’ufficio liturgico diocesano, sono stato incaricato dell’organizzazione della celebrazione presieduta dal papa in Cattedrale. Così ho proposto che il Pontefice indossasse, per la liturgia, un piviale cucito dal futuro atelier, come poi è avvenuto.
Più a monte ancora, possiamo dire che Atelier Nardos nasce almeno 10 anni fa, dall’incontro di due passioni: quella mia, liturgica (ho concluso gli studi all’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova), in particolare sui linguaggi non verbali della celebrazione, e quella sartoriale di Marina Bergantin, la sarta di Atelier Nardos. In quegli anni sono stati studiati i tessuti e sperimentati i modelli che oggi vengono utilizzati”.
Per quale motivo il richiamo al nardo?
“Atelier Nardos riconosce la propria identità nel gesto nobile e semplice della sorella di Lazzaro: Maria prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: ‘Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?’
L’olio di nardo, da cui il nome dell’Atelier, vuole essere un richiamo a quest’episodio. Quel gesto assolutamente nobile e semplice insieme, espressione di un amore squisito per il Signore, sarà ricordato per sempre. Nobile perché quell’olio non comune è diventato espressione del cuore di Maria; a Gesù vanno le cose più preziose, quel ‘di più’ non necessario, un sovrappiù straordinario, che un animo gretto ritiene uno spreco. Semplice, perché in quel gesto non vi è spazio per la vanità, o per la richiesta di un contraccambio, ma è tutto dono”.
Cosa è una sartoria ‘solidale’?
“Non so se possiamo definirci una sartoria solidale. Atelier Nardos ispira le sue modalità operative al magistero di papa Francesco, in particolare alle lettere encicliche ‘Fratelli Tutti’ e ‘Laudato Si’. Uno dei mali del nostro mondo è il ritenere sia le persone sia l’ambiente beni di consumo che vanno utilizzati finché servono a fare profitto e che poi possano essere buttati via: ‘Le persone non sono più sentite come un valore primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili, se non servono ancora’ (come i nascituri), o ‘non servono più’ (come gli anziani). Oggetto di scarto non sono solo il cibo o i beni superflui, ma spesso gli stessi esseri umani’, aveva scritto papa Francesco nell’enciclica ‘Fratelli tutti’.
Atelier Nardos predilige un ambiente di lavoro che sia non soltanto un luogo dove si fa qualcosa in cambio di qualcos’altro, ma che contribuisca alla realizzazione della persona, dove lavorare sia un lavorare con gli altri e un lavorare per gli altri, offrendo occasione di scambi, di relazioni e d’incontro.
Per questo, in particolar modo nei Laboratori di Nardos le persone che si trovano insieme per crescere, acquisire capacità e autonomia. I laboratori di Nardos sono luoghi di promozione di legami comunitari, si costruisce la fraternità. Le diverse attività manuali che vengono svolte convergono in un obiettivo concreto da raggiungere insieme ma il vero scopo è far incontrare volontari e soggetti con diverse fragilità, creare un punto di incontro, confronto, di tessitura di legami che diventi sempre più per i partecipanti un punto di riferimento.
I laboratori di Nardos sono finalizzati alla realizzazione di percorsi di crescita personale, al potenziamento del livello di autonomia e allo sviluppo di capacità trasversali e pratico-manuali. Per questo motivo si svolgono in un contesto protetto che permette di rispondere in modo differenziato alle diverse esigenze e potenzialità dei partecipanti, costruendo per ognuno un possibile itinerario evolutivo, secondo tempi e modalità adeguate. Per ora è attivo soltanto un laboratorio, il ‘Telaio di Ouaffa’ (tessitura), ma ben presto partiranno i laboratori di piccola sartoria e ricamo”.
Come si fa a creare qualcosa di bello?
“L’argomento della bellezza trova immediatamente adesione e consenso. Tutti sono d’accordo nel desiderare, volere qualcosa di bello, e magari crearlo: ma a ben vedere questo argomento non è affatto tra i più semplici. Infatti: che cosa è bello? E dunque subito ci si potrebbe dividere in varie opinioni. La complessità aumenta se si tenta di articolare la bellezza in rapporto alla liturgia: in che modo la bellezza è costitutiva della celebrazione? Perché le è connaturale? Ancor di più se volessimo mettere a tema della bellezza della liturgia in chiave evangelizzante: ‘la Chiesa evangelizza con la bellezza della liturgia’, ha scritto papa Francesco nell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’. Non è questo il luogo per affrontare questo tema.
Per Atelier Nardos è importante ritornare sempre all’icona del gesto di Maria, la sorella di Lazzaro: quel gesto assolutamente nobile e semplice insieme, e per questo assolutamente bello. ‘Nobile semplicità’ è la strada che il Concilio Vaticano II ha implicitamente indicato per ricercare la bellezza. In quella sede conciliare si diceva: ‘i riti splendano per nobile semplicità’. Due termini che paiono agli antipodi, ma che i padri conciliari hanno sapientemente cucito assieme anche per indicare due estremizzazioni errate: lo sfarzo e la banalità sciatta”.
Cosa significa confezionare abiti liturgici?
“Confezionare abiti liturgici significa anzitutto un lavoro meticoloso fatto di attenzione e cura, a partire dall’elaborazione di un’idea che diventa progetto, disegno, poi ricerca dei materiali più consoni alla sua realizzazione. Una veste liturgica, infatti, è nella sua radice un abito. Un abito arcaico, se vogliamo, ormai destinato solo all’uso rituale, ma pur sempre un abito. Pertanto, quello richiesto è un lavoro di abilità artigianale, creatività e conoscenza delle forme. Atelier Nardos progetta e confeziona vesti liturgiche esclusive, uniche ed interamente fatte a mano, utilizzando tessuti esclusivamente naturali e innovativi, provenienti da una filiera trasparente e sostenibile.
A proposito dei tessuti utilizzati, anche in questo campo ci si ispira al magistero di papa Francesco: ‘Esistono forme di inquinamento che colpiscono quotidianamente le persone. L’esposizione agli inquinanti atmosferici produce un ampio spettro di effetti sulla salute, in particolare dei più poveri.
Fra i poveri sono frequenti le malattie legate all’acqua, incluse quelle causate da microorganismi e da sostanze chimiche’, come ha scritto nell’enciclica ‘Laudato sì’. L’industria del tessile è tra le più inquinanti al mondo.
Per questo Atelier Nardos sceglie di utilizzare tessuti di alta qualità scelti con particolare attenzione da filiere che ne garantiscano la tracciabilità, trasparenti e certificate. Canapa, ortica, bamboo, lino, cotone biologico, seta certificata e burette, lana di yak, lane di pecora, e loto: sono al momento le fibre naturali e innovative che Atelier Nardos utilizza per confezionare le vesti liturgiche e suppellettili d’altare”.
Atelier Nardos ha luogo nel Santuario della Madonna del Portone: perché è stato nominato ‘Porta Paradisi’?
“Il nome Madonna del Portone è quello usato popolarmente da secoli. Si riferisce ad una delle porte della città, esistenti nelle mura di cui Asti medievale era cinta. Sull’architrave di una di queste venne affrescata l’immagine ad oggi ancora venerata. Da qui Madonna ‘del portone’. Posso poi segnalare che nel 1946 papa Pio XII costituiva compatrona di Asti la beata Vergine Maria con titolo Porta Paradisi”.
(Tratto da Aci Stampa)





























