Tag Archives: sacerdozo
Morte di don Matteo Balzano: riflessioni sulla solitudine dei sacerdoti
“Al riguardo, questa Istituzione della Santa Sede, in questo momento di dolore e sgomento, desidera esprimere a Lei, alla comunità diocesana, al presbiterio e alla famiglia del sacerdote, la più sincera vicinanza e partecipazione al cor doglio. Infatti, la morte improvvisa di un chierico, specialmente nelle circostanze dolorose in cui essa è avvenuta, interpella l’intero corpo ecclesiale, richiamando alla responsabilità comune della custodia vicendevole nella carità, nella fraternità e nell’orazione”: nei giorni scorsi il segretario del dicastero del Clero, mons. Andrès Gabriel Ferrada Moreira, ha inviato un messaggio di condoglianze al vescovo di Novara, mons. Franco Giulio Brambilla, per don Matteo Balzano, morto suicida.
Nell’omelia funebre il vescovo di Novara si è interrogato sul suicidio del sacerdote: “Cerchiamo una risposta nelle Letture che il rito ambrosiano propone, facendo rivivere la Passione del Signore. Nel brano del Vangelo che abbiamo ascoltato Gesù dice ai discepoli di seguire un ‘uomo con la brocca’, per trovare la stanza dove consumeranno l’ultima cena. Il luogo dove vivranno la Pasqua”.
Però occorre interrogarsi su come vivere la Pasqua: “Ecco, vivere la Pasqua del Signore è il senso profondo del ministero del prete. Pasqua significa ‘passaggio’. Nei momenti più bui e difficili che sperimentiamo, ricordiamoci che questo ‘passaggio’ lo viviamo sempre accanto al Signore. Per farlo dobbiamo imparare a non nasconderci di fronte alle nostre paure e fatiche. Dobbiamo imparare ad ascoltarci. Ed a trovare, nei nostri rapporti fraterni, linguaggi e parole di accoglienza e comunione”.
Ed ha raccontato anche la reazione dei giovani davanti a questa morte: “Domenica scorsa ho incontrato il gruppo di ragazze e ragazzi dell’oratorio di Cannobio, affranti dal dolore. Anche le parole che mi hanno rivolto echeggiavano in qualche modo le parole di Gesù in croce: ‘Dio mio, perché mi hai abbandonato?’ Li incontrerò ancora per parlare con loro. Ma intanto ho chiesto di scrivere quello che stanno vivendo, di raccontare il loro rapporto con don Matteo”.
Davanti alla domanda ‘Cosa dice a voi questo dramma?’, ecco la risposta di Alessia: “Caro don Matteo sei stato più del nostro ‘don’, più del nostro confessore e più della nostra guida. Sei stato un nostro amico sincero. Non dimenticheremo mai il tempo speso insieme, durante i gruppi in oratorio. Affrontando temi seri e importanti per le nostre vite. Ma anche quelli più leggeri. Il nostro rapporto con te non è finito. Si è solo trasformato. Perché sappiamo che tu sarai sempre con noi”.
Riprendendo la parola per continuare l’omelia mons. Brambilla ha rivolto un pensiero alla città: “Dice dell’importanza e dell’urgenza di rimettere al centro la cura dell’anima. Perché nelle nostre vite siamo troppo spesso distratti da altre priorità, da cose superficiali che ci distraggono da quelle importanti. L’affetto e il dolore per don Matteo, che così in tanti hanno manifestato in questi giorni e che oggi ci unisce, potrà forse indicarci la strada per rispondere a queste domande”.
Nel Quaderno 4152 di Civiltà Cattolica p. Giovanni Ciucci ha posto la riflessione sulla solitudine del sacerdote, che non può essere disgiunta dalla solitudine della famiglia, evidenziando alcune cause: “Tra esse emerge soprattutto il burnout, anche se gran parte di loro non ha usato questo termine e spesso neppure lo conosce; si rilevano piuttosto delle precise cause esterne (molteplicità degli impegni, complessità delle problematiche, la sensazione di essere dei «funzionari del sacro», che erogano servizi asettici a fedeli indifferenti).
Altri lamentano la scarsa cura della vita interiore e un conseguente vuoto affettivo, che porta a considerare il celibato come un peso. La formazione ricevuta è un’altra causa di burnout: si è insistito in modo esasperato sull’aiuto ad altri e sul dono di sé, a scapito della cura personale e del creare un clima di comunione e amicizia nel seminario e in seguito con i presbiteri”.
Per questo il gesuita raccomanda l’accompagnamento spirituale: “Un altro aiuto da sempre raccomandato nella storia della Chiesa è l’accompagnamento spirituale, la rilettura della propria vita di fede compiuta con l’aiuto di una persona saggia e degna di fiducia. Nel momento della crisi questa figura è particolarmente preziosa: in tale occasione è infatti forte il rischio di identificare sé stessi e il ministero con il proprio problema, non riuscendo a notare altri aspetti, ugualmente presenti, che possono dare un peso differente e più realistico a quanto sta capitando.
Senza spiritualizzare il problema, ma anche senza caricarlo di significati più grandi che attingono alla propria storia personale. Rimane comunque indispensabile, alla luce di quanto detto sinora, che il tema della fragilità venga trattato in sede di formazione, e di formazione permanente, servendosi anche dell’apporto delle scienze umane, la cui importanza è stata più volte ribadita dal magistero, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II”.
(Foto: Diocesi di Novara)



























