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Papa Leone XIV: il cammino sinodale è una sfida

Oggi pomeriggio nell’aula Paolo VI, papa Leone XIV ha dialogato con i partecipanti al Giubileo delle équipe sinodali e degli organismi di partecipazione, rispondendo a sette domande dei delegati di tutti i continenti, mettendo in evidenza la vocazione missionaria della Chiesa, che deve ‘ascoltare il grido della terra’, e adoperarsi perché siano rispettati i carismi di ciascuno.

Si è iniziato con una domanda del rappresentante dell’Africa, a cui il papa ha risposto con una visione dell’Africa propizia per la Chiesa perché ‘ha tanto da offrirci’, anche se sottolinea che ci sono ‘tante sfide che possono diventare tante occasioni’.

Nel cammino sinodale, è importante l’ascolto per affrontare le ‘sfide’: “Soprattutto nelle culture in cui noi cristiani non siamo la maggioranza, spesso con membri di altre religioni, sia regionali che mondiali come l’Islam, le sfide che ci sono allo stesso tempo sono anche grandi opportunità. E penso che ciò che la maggior parte di noi ha sperimentato negli ultimi anni in preparazione al Sinodo e all’inizio di questo nuovo processo di attuazione, è proprio che la sinodalità, per usare le tue parole, non è una campagna”.

Questa è l’azione della Chiesa: “E’ un modo di essere e un modo di essere Chiesa. E’ un modo di promuovere un atteggiamento che inizia con l’imparare ad ascoltarsi l’un l’altro. E il dono dell’ascolto è qualcosa che penso tutti noi riconosciamo, ma che spesso è andato perduto in alcuni settori della Chiesa, e qualcosa di cui credo dobbiamo continuare a scoprire il valore, a partire dall’ascolto della Parola di Dio, dall’ascolto reciproco, dall’ascolto della saggezza che troviamo negli uomini e nelle donne, nei membri della Chiesa e in coloro che sono alla ricerca ma che forse non sono ancora e forse non saranno mai membri della Chiesa, ma che stanno davvero cercando la verità”.

Mentre al rappresentante dell’Oceania il papa ha fatto presente la situazione climatica, a cui ‘è necessaria una risposta urgente’: “Ci stiamo godendo il lusso di stare seduti in spazi molto confortevoli e riflettere su cose che a volte possono sembrare molto teoriche. Ma quando sentiamo il grido urgente delle persone in diverse parti del mondo, sia a causa della povertà che dell’ingiustizia, o a causa dei cambiamenti climatici, o forse per una serie di altre cause, ci rendiamo conto che non stiamo solo riflettendo su questioni teoriche e che è necessaria una risposta urgente.

E questo è un caso specifico in cui spero che tutti noi prendiamo molto sul serio l’appello che papa Francesco ha rivolto a tutta la Chiesa e al mondo dieci anni fa nella ‘Laudato Sì’, dicendo che anche questo fa parte della nostra risposta di fede a ciò che sta accadendo nel nostro mondo. Non possiamo essere passivi. Pertanto, spero vivamente che attraverso le conferenze episcopali, le Province ecclesiastiche, le Conferenze continentali, possiamo affrontare alcune di queste questioni molto specifiche e fare la differenza. Penso che la Chiesa abbia una voce e che dobbiamo avere il coraggio di alzare la voce per cambiare il mondo, per renderlo un posto migliore”.

Al rappresentante dell’America del Nord che ha chiesto sulla paura della sinodalità da parte dei sacerdoti il papa ha risposto che non tutti possono ‘correre alla stessa velocità’: “Dobbiamo capire che non tutti corriamo alla stessa velocità e che a volte dobbiamo essere pazienti gli uni con gli altri. E piuttosto che avere poche persone che corrono avanti e lasciano indietro molte altre, il che potrebbe causare persino una frattura nell’esperienza ecclesiale; dobbiamo cercare modi, a volte molto concreti, per comprendere cosa sta succedendo in ogni luogo, quali sono le resistenze o da dove provengono, e cosa possiamo fare per incoraggiare sempre più l’esperienza di comunione in questa Chiesa, che è sinodale”.

Inoltre ha sottolineato che occorre trovare modi che possano essere ‘inclusivi’: “Quindi, penso che la realtà concreta, compresa all’interno della cultura americana, degli Stati Uniti, dove in realtà molte strutture già esistenti hanno un grande potenziale per essere sinodali e per trovare modi per continuare a trasformarle in esperienze più inclusive, sia nei consigli pastorali, sia in altre strutture diocesane o incontri, l’inclusione di persone, uomini e donne, laici e clero, donne e uomini, religiosi…  possano tutti partecipare e provare un forte senso di appartenenza, di leadership e di responsabilità nella vita della Chiesa”.

A rappresentare il Consiglio dei Patriarchi Cattolici d’Oriente (CPCO) è stato mons. Mounir Khairallah, vescovo di Batrum, presidente del Comitato Patriarcale Maronita per il Seguito del Sinodo, a cui il papa ha invitato ad essere promotori della riconciliazione: “Come Chiesa, dobbiamo essere uniti e riunirci per essere quel segno autentico di speranza, ma anche un’espressione molto reale della carità cristiana, dell’amore fraterno e della cura reciproca, specialmente verso quelle persone che hanno perso tutto a causa della distruzione della guerra, a causa dell’esistenza dell’odio tra di noi”.

Ma al contempo ha invitato il mondo occidentale a rispettare le differenze delle Chiese orientali: “Penso che le sfide che le Chiese orientali hanno continuato ad affrontare e a portare avanti in Medio Oriente siano qualcosa che noi occidentali dobbiamo comprendere meglio, se così si può dire, e che, guardando ai processi sinodali, dobbiamo capire che esistono anche differenze significative tra la Chiesa latina e le Chiese orientali. E dobbiamo rispettare queste differenze. Penso che questo sia il primo passo in qualsiasi comunità, in qualsiasi organizzazione umana: se non ci rispettiamo l’un l’altro, non potremo mai iniziare a conoscerci e ad avvicinarci gli uni agli altri”.  

La seconda parte degli interventi è iniziato con uno sguardo sull’America Latina e Caraibi, aggiungendo una nota di carattere personale: “Io poche volte sono stato ispirato da un processo, io mi sento ispirato dalle persone che vivono con entusiasmo la fede. E vivere questo spirito (e parliamo di spiritualità) di sinodalità, ma è la spiritualità del Vangelo, della comunione, del voler essere Chiesa. Questi sono aspetti che possono davvero ispirarci a continuare ad essere Chiesa e a costruire percorsi di inclusione, invitando molti altri, tutti, ad accompagnarci, a camminare con noi”.

E’ c’è stato ‘spazio’ anche per le donne con l’intervento di Klára Antonia Csiszár, componente dell’équipe sinodale del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE), docente di teologia pastorale all’Università cattolica di Linz, in Austria, che si è soffermata sull’interazione tra il patrimonio delle Chiese ortodosse orientali, fonte di arricchimento, e quello d’Occidente, sia sulla questione delle donne, risvegliando nel papa due ricordi:

“C’è una sfida per la Chiesa e per tutti noi a vedere come possiamo promuovere insieme il rispetto per i diritti di tutti e tutte; come possiamo promuovere noi una cultura dove queste cose diventino non solo possibili ma realtà in una co-partecipazione di tutti, ciascuno secondo la propria vocazione, dove possono esercitare (diciamo) un ruolo di responsabilità nella Chiesa. Abbiamo visto tanti esempi nei fatti. Però la realtà è che culturalmente non tutti i Paesi, che non sono nello stesso posto di Europa o degli Stati Uniti e noi non possiamo semplicemente pensare che nominando qui o là una donna per questo o quell’altro sarà rispettata, perché ci sono forti differenze culturali che fanno dei problemi”.

E’ stato un invito a dare forma alle differenze: “Ed allora bisogna parlare di come la Chiesa possa essere una forza per conversione, trasformazione delle culture secondo i valori del Vangelo. Purtroppo molte volte la forma in cui viviamo la fede è più determinata dalla nostra cultura e meno dai nostri valori evangelici. E’ lì che noi tutti possiamo essere una forza, una ispirazione, un invito per le nostre nazioni, le nostre comunità, le nostre culture a riflettere sulle differenze che esistono e non solo fra uomo e donna”.

Infine, la testimonianza asiatica di don Clarence Sandanaraj Devadassan, membro dell’équipe sinodale della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche, che ha evidenziato che il cammino sinodale ha incoraggiato un maggiore impegno nella promozione dell’armonia tra i popoli e le fedi, delle donne e dei fedeli laici nei processi decisionali, a cui papa Leone XIV ha risposto che si deve ‘rispettare il suolo sacro che rappresenta l’Asia’: “Ci sono, ovviamente, grandi sfide. Le realtà strutturali ed economiche con cui avete a che fare e la difficoltà di promuovere anche solo la comunicazione su larga scala a causa dei limiti delle Chiese locali sono realtà che credo anche noi dobbiamo condividere”.

Ciò comporta la sfida della condivisione: “Penso che questo tipo di esperienza di una Chiesa sinodale che costruisce comunione debba ispirare in tutti noi, se volete, una maggiore generosità nella condivisione delle risorse, in modo da poter avere forse una maggiore uguaglianza, una maggiore giustizia, anche in termini di condivisione con gli altri dei beni e delle benedizioni materiali di cui dispongono tante chiese. Ovviamente, farlo comporta grandi sfide. Naturalmente, sono già stati compiuti grandi sforzi in tal senso, che vanno riconosciuti. E’ un processo in corso”.

(Foto: Santa Sede)

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