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Giornata Mondiale della Pesca: gettare le reti sulla Parola
“L’Opera dell’Apostolato del mare (Opus Apostolatus Maris) provvede alla cura pastorale specifica rivolta alla ‘gente del mare’, cioè ai naviganti, ai marittimi e alle loro famiglie, nonché ad altre persone le cui vite sono esistenzialmente legate alla navigazione e alla pesca sui mari, sui fiumi e sui laghi, è da tempo oggetto di particolare sollecitudine della Chiesa”: nei giorni scorsi con un Chirografo papa Leone XIV ha istituito l’Apostolato del mare, quale organo di Coordinamento dell’Opera dell’Apostolato del mare.
Il Chirografo ha ripercorso la storia di questa Opera di apostolato: “L’Opera dell’Apostolato del mare, nata all’inizio del ventesimo secolo, ha ricevuto la prima approvazione della Sede Apostolica nel 1922. In seguito, nel 1942, papa Pio XII ha deciso che l’allora Sacra Congregazione Concistoriale avesse ‘l’alta direzione dell’Opera’ dell’Apostolato del mare. Tale disposizione è stata confermata dalla sopramenzionata Costituzione Apostolica Exsul Familia.
In data 21 novembre 1957 la Congregazione Concistoriale ha emanato le Leges Operis Apostolatus Maris, disponendo le norme per la cura pastorale dei marittimi e dei naviganti, nonché attribuendo ai Cappellani dell’Apostolato del mare determinate facoltà e privilegi. Con Decreto Apostolatus Maris dell’allora Pontificia commissione per la cura spirituale dei migranti e degli itineranti, del 24 settembre 1977, le norme e le facoltà sono state revisionate alla luce del Concilio Vaticano II.
San Giovanni Paolo II con Motu Proprio Stella Maris, del 31 gennaio 1997, ha aggiornato le norme precedentemente emesse e, infine, papa Francesco ha disposto che la direzione dell’Opera dell’Apostolato del mare spetti al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, il quale nel frattempo ha assunto le competenze relative alla pastorale dei migranti e degli itineranti (cfr. art. 166 § 1, Cost. Ap. Praedicate Evangelium)”.
Mentre domani ricorre la Giornata Mondiale della Pesca che quest’anno risponde al tema ‘non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola getterò le reti’. La Giornata è stata istituita nel 1998 con la volontà di rendere omaggio ai pescatori che, con la loro professione, offrono un servizio utile all’intera società.
Nel messaggio il prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, card. Michael Czerny, ha sottolineato il tema della speranza: “Dal 1998, ogni 21 novembre si celebra la Giornata Mondiale della Pesca. Il suo obiettivo è richiamare l’attenzione sullo stile di vita nel settore ittico. Sostiene inoltre la pesca sostenibile, riconoscendo e rendendo omaggio alle comunità di pescatori di tutto il mondo e sottolineando l’importanza di questa attività per la vita umana e la salute degli ecosistemi. Oltre al Giubileo, quest’anno ricorre il decimo anniversario dell’enciclica ‘Laudato sì’ di papa Francesco, che dedica notevole attenzione alla cura dei mari e degli oceani, considerandoli parte della ‘casa comune’ e dell’equilibrio ecologico globale”.
Quindi il mare è un prezioso ecosistema da tutelare: “Papa Francesco ha anche fatto riferimento ai metodi distruttivi di pesca con le loro conseguenze fatali e ha anche collegato la crisi degli oceani. con le ingiuste condizioni di lavoro nell’industria della pesca, la tratta di esseri umani e l’impatto sulle comunità costiere impoverite. I mari non sono solo una realtà fisica, ma anche uno spazio spirituale di interdipendenza tra l’essere umano e tutto il Creato. In modo speciale, i pescatori possono essere custodi del Creato. Purtroppo, molti pescatori affrontano tempeste ben oltre i mari: basso reddito, precarietà lavorativa, cattive condizioni di lavoro, lontananza dalle loro famiglie. Non dobbiamo dimenticare che dietro ogni pescato c’è una vita, una famiglia, una chiamata allo sviluppo integrale!”
Anche papa Leone XIV ha descritto nell’esortazione apostolica ‘Dilexi te’ le situazioni di ingiustizia sociale, che causano povertà: “Questo vale anche per il mondo della pesca, considerando che nella catena del valore della pesca manca l’assunzione attiva di responsabilità a causa della natura e dell’immensità degli oceani, ed è estremamente difficile controllare le attività umane in quei luoghi. Tuttavia, ‘dobbiamo impegnarci sempre di più per risolvere le cause strutturali della povertà’, anche nel settore della pesca. Questo impegno implica la valorizzazione e la promozione della dignità umana”.
Quindi la cura del mare non può essere disgiunta dalla cura della persona: “E’ evidente che la cura del mare e della pesca è intimamente legata alla cura delle persone. Oltre ai controlli necessari per applicare le leggi e le misure relative alle condizioni di lavoro dei pescatori, in questa Giornata Mondiale della Pesca è importante sottolineare la necessità di vegliare sulla difesa della dignità dei pescatori (compresi quelli impegnati nell’acquacoltura) e delle loro famiglie, ricercandone lo sviluppo integrale.
Bisogna dare voce ai pescatori affinché le politiche e le leggi che li riguardano non siano discusse solo da coloro che ‘vivono e ragionano partendo dalla comoda posizione di un alto livello di sviluppo e di una qualità di vita ben al di là della portata della maggior parte della popolazione mondiale’. Giovanni Paolo II ci ha sempre parlato della corresponsabilità di coloro che si dedicano alla pesca sia a livello locale che locale”.
Infine ha ricordato la ‘vicinanza’ della Chiesa: “La Chiesa, attraverso l’Opera dell’Apostolato del Mare, vuole essere presente laddove pescatori e marinai soffrono di più. Nelle parrocchie costiere e nei porti, i loro cappellani e volontari accompagnano coloro che sopportano lunghe assenze dalle loro famiglie, condizioni di lavoro pericolose e giornate difficili in mare, diventando anche portavoce della loro dignità. Grazie per questo servizio!
Affidiamo tutti i marinai, i pescatori e le loro famiglie alla protezione materna di Maria, Stella Maris. Anche quando sono stanchi, in mezzo alla tempesta, privi di condizioni di vita dignitose, lontani da familiari e amici, senza aver pescato nulla, tuttavia con la fede di san Pietro, ‘al tuo comando getterò le reti’. Possa Maria guidare e proteggere coloro che solcano i mari e, con la sua materna intercessione, sostenere tutti nella speranza, nella giustizia e nell’impegno per la cura dei mari”.
Nelle Marche il 45° Convegno Nazionale ‘Carlo Casini’ del Movimento per la Vita Italiano
Si aprirà venerdì 3 ottobre a Loreto, nella città mariana per eccellenza, il 45° Convegno Nazionale ‘Carlo Casini’, organizzato dal Movimento per la Vita Italiano. Un’occasione unica per celebrare e riflettere su due importanti anniversari: i 50 anni dei Centri di Aiuto alla Vita (CAV) e i 30 anni dell’enciclica ‘Evangelium Vitae’ di San Giovanni Paolo II.
Due anniversari, due pilastri, ma soprattutto una sola grande missione: difendere, accogliere e custodire ogni vita umana, senza condizioni, ‘con franchezza e amore’ e con ‘tenacia operosa’ come ci ha insegnato San Giovanni Paolo II. Ma si parlerà anche di reti, cultura della vita, relazioni di aiuto, perché il bene va costruito insieme, con lungimiranza e concretezza. L’incontro, articolato in più giornate di lavori, vedrà la partecipazione di rappresentanti del volontariato, del mondo medico e giuridico, delle istituzioni e della Chiesa. Un’occasione di sintesi, rilancio e condivisione per tutti coloro che si impegnano quotidianamente in difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale.
Molti gli incontri, i convegni, le conferenze promossi dal MpV a cui il dottor Natale ha offerto il suo ricco contributo. É stato un vero difensore dei bambini non nati e con calore umano e competenza professionale è stato accanto alle loro mamme.
Obiettore convinto, ha compreso fino in fondo che quella era la via non dell’astensione ma della promozione della vita, della maternità, della prossimità che sa farsi carico delle difficoltà e le condivide. Il MpV si stringe attorno alla moglie e ai figli, certo che il Signore della Vita ha abbracciato il suo Nicola, servo buono e fedele.
Così ha sottolineato la presidente del Movimento per la Vita, Marina Casini: “Il 45^ Convegno nazionale aprirà ambiti di riflessione riguardanti le relazioni di aiuto, perché il bene va costruito insieme, con lungimiranza e concretezza. L’incontro, articolato in più giornate di lavori, vedrà la partecipazione di rappresentanti del volontariato, del mondo medico e giuridico, delle istituzioni e della Chiesa. Un’occasione di sintesi, rilancio e condivisione per tutti coloro che si impegnano quotidianamente in difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale.
Un programma ricco e intenso: il tema ‘Da Evangelium vitae a Dignitas infinita: la dignità della vita umana al centro della Chiesa’, che vedrà la partecipazione di mons. Fabio Dal Cin, arcivescovo delegato pontificio per Loreto; un focus sul volontariato come sfida culturale e personale; un panel internazionale che celebrerà il valore dei Cav nel mondo; il tema dell’accoglienza e dell’affidamento; l’opera educativa dei Cav; l’osservatorio Sos Vita; e poi l’inverno demografico, il welfare per la famiglia e la sfida della natalità, il fundraising, le sfide mediche ed etiche legate all’inizio e al fine vita”.
Papa Leone XIV chiede agli influencer cattolici di riparare le reti
“E quanto abbiamo bisogno di pace in questo nostro tempo dilaniato dall’inimicizia e dalle guerre. E quanto ci chiama alla testimonianza, oggi, il saluto del Risorto: ‘Pace a voi!ì’. La pace sia con tutti noi. Nei nostri cuori e nel nostro agire. Questa è la missione della Chiesa: annunciare al mondo la pace! La pace che viene dal Signore, che ha vinto la morte, che ci porta il perdono di Dio, che ci dona la vita del Padre, che ci indica la via dell’Amore!”: al termine della celebrazione eucaristica per il giubileo degli Influencer e dei Missionari digitali celebrata dal card. Luis Antonio Tagle, pro-prefetto della sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari del Dicastero per l’evangelizzazione, nella basilica di San Pietro, papa Leone XIV li ha incontrati.
Questa è la missione affidata a questi nuovi missionari: “E’ la missione che la Chiesa oggi affida anche a voi; che siete qui a Roma per il vostro Giubileo; venuti a rinnovare l’impegno a nutrire di speranza cristiana le reti sociali e gli ambienti digitali. La pace ha bisogno di essere cercata, annunciata, condivisa in ogni luogo; sia nei drammatici luoghi di guerra, sia nei cuori svuotati di chi ha perso il senso dell’esistenza e il gusto dell’interiorità, il gusto della vita spirituale”.
Il compito è quello di portare la buona notizia: “E oggi, forse più che mai, abbiamo bisogno di discepoli missionari che portino nel mondo il dono del Risorto; che diano voce alla speranza che ci dà Gesù Vivo, fino agli estremi confini della terra; che arrivino dovunque ci sia un cuore che aspetta, un cuore che cerca, un cuore che ha bisogno. Sì, fino ai confini della terra, ai confini esistenziali dove non c’è speranza”.
Però tale missione ha insita una seconda sfida: “In questa missione c’è una seconda sfida: negli spazi digitali, cercate sempre la ‘carne sofferente di Cristo’ in ogni fratello e sorella. Oggi ci troviamo in una cultura nuova, profondamente segnata e costruita con e dalla tecnologia. Sta a noi (sta a voi) far sì che questa cultura rimanga umana.
La scienza e la tecnica influenzano il nostro modo di essere e di stare nel mondo, fino a coinvolgere persino la comprensione di noi stessi, il nostro rapporto con gli altri e il nostro rapporto con Dio. Ma niente che viene dall’uomo e dal suo ingegno deve essere piegato sino a mortificare la dignità dell’altro. La nostra, la vostra missione, è nutrire una cultura di umanesimo cristiano, e di farlo insieme. Questa è per tutti noi la bellezza della rete”.
Quindi la sfida è quella di elaborare un pensiero cattolico: “Di fronte ai cambiamenti culturali, nel corso della storia, la Chiesa non è mai rimasta passiva; ha sempre cercato di illuminare ogni tempo con la luce e la speranza di Cristo, di discernere il bene dal male, quanto di buono nasceva da quanto aveva bisogno di essere cambiato, trasformato, purificato.
Oggi, in una cultura dove la dimensione digitale è presente quasi in ogni cosa, in un tempo in cui la nascita dell’intelligenza artificiale segna una nuova geografia nel vissuto delle persone e per l’intera società, questa è la sfida che dobbiamo raccogliere, riflettendo sulla coerenza della nostra testimonianza, sulla capacità di ascoltare e di parlare; di capire e di essere capiti. Abbiamo il dovere di elaborare insieme un pensiero, di elaborare un linguaggio che, nell’essere figli del nostro tempo, diano voce all’Amore”.
Tale pensiero consiste nell’incontro: “Non si tratta semplicemente di generare contenuti, ma di incontrare cuori, di cercare chi soffre e ha bisogno di conoscere il Signore per guarire le proprie ferite, per rialzarsi e trovare un senso, partendo prima di tutto da noi stessi e dalle nostre povertà, lasciando cadere ogni maschera e riconoscendoci per primi bisognosi di Vangelo. E si tratta di farlo insieme”.
Per questo Gesù chiede di ‘riparare le reti’: “Lo chiede anche a noi, anzi ci chiede, oggi, di costruire altre reti: reti di relazioni, reti d’amore, reti di condivisione gratuita, dove l’amicizia sia autentica e profonda. Reti dove si possa ricucire ciò che si è spezzato, dove si possa guarire dalla solitudine, non contando il numero dei follower, ma sperimentando in ogni incontro la grandezza infinita dell’Amore. Reti che danno spazio all’altro più che a sé stessi, dove nessuna ‘bolla’ possa coprire le voci dei più deboli. Reti che liberano, reti che salvano. Reti che ci fanno riscoprire la bellezza di guardarci negli occhi. Reti di verità. Così, ogni storia di bene condiviso sarà il nodo di un’unica, immensa rete: la rete delle reti, la rete di Dio”.
Da qui nasce la comunione: “Siate allora agenti di comunione, capaci di rompere le logiche della divisione e della polarizzazione; dell’individualismo e dell’egocentrismo. Siate centrati su Cristo, per vincere le logiche del mondo, delle fake news, della frivolezza, con la bellezza e la luce della Verità”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV: farsi pescatori di famiglie
“Sono lieto che, all’indomani della celebrazione del Giubileo delle Famiglie, dei Bambini, dei Nonni e degli Anziani, un gruppo di esperti si sia riunito presso il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita a riflettere sul tema: ‘Evangelizzare con le famiglie di oggi e di domani. Sfide ecclesiologiche e pastorali’. Tale tema ben esprime la preoccupazione materna della Chiesa per le famiglie cristiane presenti in tutto il mondo: membra vive del Corpo mistico di Cristo e primo nucleo ecclesiale a cui il Signore affida la trasmissione della fede e del Vangelo, specialmente alle nuove generazioni”.
In un messaggio inviato ad un seminario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, in programma fino a domani, papa Leone XIV ha invitato a farsi ‘pescatori di famiglie’ per offrire loro l’incontro con la tenerezza di Dio attraverso la testimonianza della grazia del matrimonio, riprendendo le ‘Confessioni’ di sant’Agostino: “La domanda profonda d’infinito scritta nel cuore di ogni uomo conferisce ai padri e alle madri il compito di rendere i propri figli consapevoli della paternità di Dio”.
E’ stato un invito ad accogliere le ‘sfide’ del mondo: “Il nostro è un tempo caratterizzato da una crescente ricerca di spiritualità, riscontrabile soprattutto nei giovani, desiderosi di relazioni autentiche e di maestri di vita. Proprio per questo è importante che la comunità cristiana sappia gettare lo sguardo lontano, facendosi custode, davanti alle sfide del mondo, dell’anelito di fede che alberga nel cuore di ognuno”.
Il papa ha invitato a raggiungere le famiglie ‘lontane’: “Ed è particolarmente urgente, in questo sforzo, rivolgere un’attenzione speciale a quelle famiglie che, per vari motivi, sono spiritualmente più lontane: a quelle che non si sentono coinvolte, che si dicono non interessate, oppure che si sentono escluse dai percorsi comuni, ma nondimeno vorrebbero essere in qualche modo parte di una comunità, in cui crescere e con cui camminare. Quante persone, oggi, ignorano l’invito all’incontro con Dio!”
Quindi è un invito a non ‘privatizzare’ la fede: “Così, pur con sani e santi desideri, mentre cercano sinceramente dei punti di appoggio per salire i sentieri belli della vita e della gioia piena, molti finiscono coll’affidarsi a falsi appigli che, non reggendo il peso delle loro istanze più profonde, li lasciano scivolare di nuovo verso il basso, allontanandoli da Dio e rendendoli naufraghi in un mare di sollecitazioni mondane”.
Perciò il papa ha chiesto di gettare comunque le ‘reti’: “Tra loro ci sono papà e mamme, bambini, giovani e adolescenti, a volte alienati da modelli di vita illusori, dove non c’è spazio per la fede, alla cui diffusione contribuisce non poco l’uso distorto di mezzi in sé potenzialmente buoni, come i social, ma dannosi quando fatti veicolo di messaggi ingannevoli.
Ebbene, ciò che muove la Chiesa nel suo sforzo pastorale e missionario, è proprio il desiderio di andare a ‘pescare’ questa umanità, per salvarla dalle acque del male e della morte attraverso l’incontro con Cristo”.
Riprendendo gli insegnamenti di papa san Giovanni Paolo II e di papa Francesco, papa Leone XIV ha sottolineato che la fede è risposta a uno sguardo d’amore, come affermava sant’Agostino: “Quante volte, in un passato forse non molto lontano, ci siamo dimenticati di questa verità e abbiamo presentato la vita cristiana principalmente come un insieme di precetti da rispettare, sostituendo all’esperienza meravigliosa dell’incontro con Gesù, Dio che si dona a noi, una religione moralistica, pesante, poco attraente e, per certi versi, irrealizzabile nella concretezza del quotidiano”.
Ed il compito dei vescovi è gettare le ‘reti’: “In questo contesto tocca prima di tutto ai vescovi, successori degli Apostoli e Pastori del gregge di Cristo, gettare la rete in mare facendosi ‘pescatori di famiglie’. Anche i laici, però, sono chiamati a lasciarsi coinvolgere in tale missione, divenendo, accanto ai Ministri ordinati, ‘pescatori’ di coppie, di giovani, di bambini, di donne e uomini di ogni età e condizione, affinché tutti possano incontrare Colui che solo può salvare”.
Quindi come afferma l’esortazione apostolica ‘Amoris Laetitia’ occorre ‘promuovere l’incontro con la tenerezza di Dio’: “Non si tratta di dare, a domande impegnative, risposte affrettate, quanto piuttosto di farsi vicini alle persone, di ascoltarle, cercando di comprendere con loro come affrontare le difficoltà, pronti anche ad aprirsi, quando necessario, a nuovi criteri di valutazione e a diverse modalità di azione, perché ogni generazione è diversa dall’altra e presenta sfide, sogni e interrogativi propri.
Ma, in mezzo a tanti cambiamenti, Gesù Cristo rimane ‘lo stesso ieri e oggi e per sempre’. Perciò, se vogliamo aiutare le famiglie a vivere cammini gioiosi di comunione e ad essere semi di fede le une per le altre, è necessario che prima di tutto coltiviamo e rinnoviamo la nostra identità di credenti”.
(Foto: Santa Sede)
Notarstefano: ‘Parole di Giustizia e di Speranza’ per prendersi cura della democrazia
L’ultimo anno degli ‘Orientamenti’ 2021-2024 dell’Azione Cattolica Italiana è dedicato alla cura: “Si tratta di linee di lavoro che dovranno guidarci a guardare sempre più la vita associativa come luogo di maturazione umana e cristiana delle persone, sia attraverso la cura delle relazioni, sia attraverso le relazioni di ‘cura’, promuovendo una corresponsabilità diffusa e inclusiva che allena tanto alla cittadinanza, quanto alla piena partecipazione alla vita ecclesiale”.



























