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Cosa resta dell’ultimo anno di pontificato di papa Francesco: l’intenzione di preghiera per i leader politici
Il prossimo 21 e 22 giugno 2025 si terrà in Vaticano il Giubileo dei Governanti, un appuntamento promosso dal Dicastero per l’Evangelizzazione rivolto a tutti i governanti dei Paesi del mondo che hanno relazioni diplomatiche con la Santa Sede oltre che ai Sindaci ed Amministratori locali.
L’invito ufficiale a questo evento giubilare, trasmesso da monsignor Rino Fisichella in qualità di Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, si inserisce nel cammino in corso del Giubileo 2025, dall’8 maggio guidato dal nuovo Papa Leone XIV. Fra le altre cose il Giubileo dei Governanti costituisce un’occasione preziosa per ricordare e riaffermare pubblicamente il valore dell’impegno politico quale vocazione civile e cristiana.
Il programma della due giorni prevede momenti di riflessione, preghiera e partecipazione comunitaria, culminando nella serata del 21 giugno con il concerto “Armonie di speranza” (piazza Pio XI, ore 20.30), che vedrà l’esibizione di 7 musicisti internazionali, fra i quali tre prestigiosi pianisti come il jazzista statunitense Brad Mehldau, la giovane salentina Beatrice Rana, inserita nella classifica 30 under 30 della rivista “International Piano” e lo svizzero Francesco Piemontesi, Direttore artistico delle Settimane Musicali di Ascona, nel Canton Ticino.
Il Giubileo dei Governanti avrà inizio sabato prossimo, 21 giugno, con l’Udienza concessa dal Santo Padre ai partecipanti alla “Conferenza Interparlamentare sul dialogo tra religioni” (ore 10, Aula delle Benedizioni), udienza che terminerà con il momento forte – dal punto di vista spirituale – del Pellegrinaggio alla Porta Santa di San Pietro (ore 11, ingresso della Basilica). Per quanto riguarda il programma di Domenica 22 giugno, si parte a mezzogiorno con l’Angelus a piazza San Pietro, in settore riservato per i Governanti convenuti, chiudendosi con la Santa Messa celebrata dal Santo Padre nella ‘sua’ Basilica – quale Vescovo di Roma – di San Giovanni in Laterano (ore 17).
Sarebbe prezioso riproporre in queste circostanze propizie a governanti e amministratori pubblici lo straordinario esempio e la testimonianza della vita di politici-Santi come sant’Enrico II, san Luigi IX, san Tommaso Moro e tanti altri. In particolare la figura di san Tommaso Moro (1478-1535) si presta per la sua esemplarità non solo dal punto di vista del “martirio per la verità” ma anche per la sua grandezza di statista. Padre di famiglia, avvocato, umanista e scrittore, Thomas More giunse infatti alle più alte cariche politico-amministrative del Regno d’Inghilterra ma, contro tutto e tutti, seppe sacrificare la sua carriera e poi la vita personale per rimanere fedele alla verità, naturale e cristiana, della politica.
La Chiesa, dopo averlo proclamato Patrono dei politici e degli uomini di governo durante il Grande Giubileo del 2000, lo ricorda nel calendario liturgico proprio il 22 giugno, rimandando alla mente le sue ultime parole prima dell’esecuzione: ‘Muoio come buon servo del Re, ma anzitutto come servo di Dio’. Il suo luminoso esempio sarà rievocato durante il Giubileo dei Governanti?
Per rispondere a questa domanda vista è interessare notare come nell’ultima intervista rilasciata da cardinale ai media vaticani all’indomani della morte di Papa Francesco, l’attuale Pontefice Leone XIV abbia ricordato come nelle udienze settimanali del sabato mattina come prefetto del Dicastero per i Vescovi Bergoglio gli ha raccomandato più volte di ‘non perdere il senso dell’umorismo’, richiamando la nota ‘Preghiera del buonumore’ di san Tommaso Moro.
Allo stesso tempo Papa Francescoin una delle sue ultime intenzioni mensili di preghiera (agosto 2024) ha raccomandato di pregare per i leader politici affinché «siano al servizio della propria gente, lavorando per lo sviluppo umano integrale, lavorando per il bene comune, prendendosi cura di chi ha perso il lavoro e privilegiando i più poveri». È l’immagine della “buona Politica”, quella «con la P maiuscola» aggiungeva il Santo Padre, quella per intenderci che «ascolta la realtà», non la «roba da politicanti», rinchiusa «in grandi edifici con lunghi corridoi».
Bergoglio evocava tale prospettiva nel relativo video promosso dalla Rete mondiale di preghiera, opera pontificia istituita da papa Francesco nel 2018. Tale iniziativa, resa possibile grazie alla collaborazione del Dicastero per la comunicazione, ha prodotto negli ultimi anni del pontificato di Bergoglio testi tradotti in 23 lingue con una copertura stampa in 114 Paesi.
Il direttore internazionale – fino al dicembre 2014 – della Rete mondiale di preghiera, il gesuita Frédéric Fornos, commentando il video di accompagnamento dell’intenzione dell’agosto 2014 ha spiegato il perché pregare per i politici. Anzitutto perché invece di screditarli, è più utile aiutarli «a essere gli uomini e le donne che vorremmo fossero. Perché ci vuole un grande coraggio per essere dove sono e per cercare di vivere in modo integro! Mettono in gioco tutto: il loro tempo, la loro vita familiare, le loro capacità, la loro forza fisica, la loro reputazione» (cit. in Alessandro Di Bussolo, I politici siano al servizio del bene comune attenti a disoccupati e poveri, L’Osservatore Romano, 31 luglio 2024, p. 8).
N.B.: Sullo stesso argomento e dello stesso autore si segnala l’articolo Cosa resta dell’ultimo anno di pontificato di Papa Francesco: la preghiera davanti alla tomba di Re Baldovino del Belgio, pubblicato su Korazym il 24 maggio 2025 (https://www.korazym.org/112776/cosa-resta-dellultimo-anno-di-pontificato-di-papa-francesco-la-preghiera-davanti-alla-tomba-di-re-baldovino-del-belgio/).



























