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Suor Chiara Augusta Lainati: una vita nella complessità della storia 

Si sono svolti ieri nella chiesa della beata Mattia, a Matelica, i funerali  di suor Chiara Augusta Lainati, clarissa del monastero di Matelica, morta sabato 2 marzo a 85 anni. Nata a Saronno (Varese) nel 1939, ha studiato filologia classica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano) dove ha conseguito il dottorato nel 1962 con la tesi ‘Studi su santa Chiara d’Assisi’ di cui fu relatore il professor Ezio Franceschini, preside della facoltà e importante medievalista.

Quindici giorni dopo la difesa del dottorato è entrata nel Protomonastero S. Chiara d’Assisi, una comunità di clarisse che vantava un legame con l’Università Cattolica del Sacro Cuore già dalla fondazione ai tempi di p. Agostino Gemelli. Veste l’abito delle Sorelle Povere di s. Chiara il 21 gennaio 1963, emette la prima professione il 19 aprile 1964 e la professione solenne il 20 aprile 1967.

Molto ricercata in convegni e pubblicazioni con collaborazioni scientifiche sulla spiritualità francescano-clariana, ha operato con notevoli frutti anche nel campo della trasmissione del carisma francescano nonché nella formazione delle giovani clarisse in diversi monasteri, tra cui S. Erminio e S. Agnese in Perugia, S. Lucia in Città della Pieve, Buon Gesù in Orvieto.

Gli ultimi anni – caratterizzati da varie infermità – li ha trascorsi nel monastero di Matelica (Marche) dove è giunta il 3 marzo 2001 e ha compiuto il suo transito significativamente sabato 2 marzo, festa di sant’Agnese di Boemia, figlia del re di Boemia e corrispondete di santa Chiara. Assieme al francescano p. Giovanni Boccali nel 1977 scoprì ‘Audite poverelle’ ossia lo scritto in lingua volgare che Francesco d’Assisi morente inviò alla comunità di San Damiano e che nel 2000 il cantautore Angelo Branduardi musicò nel suo album ‘L’infinitamente piccolo’. Tra i suoi numerosi studi e pubblicazioni, i ‘Temi spirituali dagli scritti del secondo ordine francescani’, due poderosi volumi per un totale di 1648 pagine, e una vita di santa Chiara continuamente ristampata e tradotta in molte lingue.

Maternità di claustrale di Chiara Augusta Lainati, clarissa

Nel silenzio, il giorno nasce dietro i vetri istoriati

stendendo ampie lame di colore nel “coro” monastico.

L’una accanto all’altra, nel silenzio della meditazione,

le monache sono sagome brune di solitudine.

Dio, che vuoto di cose umane,

che povertà immensa è mai questo silenzio

che scava nel cuore l’attesa e la sete di te, bene infinito,

in cui perdersi come un raggio nella sua sorgente…

Tu mi hai dato un cuore di donna, Signore,

un cuore caldo e trepido,

fatto per amare ed essere amato:

un cuore che suggerisce il tepore di una casa

e il ridere gioioso di bimbi

e sguardi bruni e profondi che si posano teneramente sui figli.

E hai separato per te questo mio cuore,

come un terreno vergine per la tua Parola.

L’hai cinto di una solitudine vasta e silente,

la solitudine gelosa del tuo Amore,

Dio dagli occhi immensi come l’infinito.

“Oracolo del Signore: la attirerò a me,

la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore…

Ti farò mia sposa per sempre… e tu conoscerai il Signore” (Os 2,14. 20).

E mentre tu “parli al mio cuore”

nel silenzio umile e orante di questo giorno che nasce,

il mondo intero è in me come un bimbo che si desta e che chiama

e si volge a te, o Signore, col nome di “Padre”.

È una folla immensa di gente che in me ti tende le braccia,

un’umanità che si ridesta nel primo mattino:

voci inquietanti d’angoscia e di pena,

voci gioiose di bimbi che vanno alla scuola,

voci rabbiose di operai che hanno perso il lavoro,

di gente sfruttata che piange:

tutto è in questo povero cuore “separato”,

tutto è assunto e presentato a te in un’offerta

che ha le dimensioni del mondo.

Signore che mi ami e che mi hai innamorato,

la mia giornata, anche oggi, sarà solitaria, oscura,

nascosta agli occhi di tutti, gonfia forse di fatica e di pena.

Ma il mio cuore è caldo e trepido,

è un cuore di donna fatto per amare ed essere amato.

E nel silenzio in cui lo possiedi, tu lo rendi una culla

dove ogni uomo rinasce al tuo Amore.