Tag Archives: Occasione
10 anni di ‘Corridoi Umanitari’ Mario Marazziti racconta l’accoglienza in Europa
Sono arrivati nello scorso maggio all’aeroporto di Roma Fiumicino 130 rifugiati evacuati dalla Libia grazie ai corridoi umanitari promossi da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Arci, insieme a UNHCR ed ai Ministeri dell’Interno e degli Esteri; tale arrivo coincide con il decimo anniversario dei corridoi umanitari, nati nel 2016 dopo i grandi naufragi nel Mediterraneo per offrire una via legale e sicura a chi fugge da guerre, persecuzioni e violenze.
I rifugiati, provenienti da diversi Paesi africani segnati da conflitti e instabilità, ma anche dalla Palestina, hanno trovato al loro arrivo i ‘Giovani per la Pace’ della Comunità di Sant’Egidio, che, insieme a migranti ormai integrati in Italia, hanno organizzato una festa di accoglienza, con canti, fiori, e un calore umano volto a lenire il tanto dolore che ha accompagnato gli anni più recenti della loro vita, accolti da Giulia Gori della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Filippo Miraglia dell’ARCI, Filippo Ungaro di UNHCR, dal prefetto Rosanna Rabuano per il Ministero dell’Interno, dall’ambasciatore Pierfrancesco Sacco per il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, che ha rivolto loro parole di benvenuto: “Oggi è un giorno di rinascita. Roma e l’Italia diventano casa vostra. Una casa di pace, una casa dei diritti e della democrazia e futuro, insieme, italiani e nuovi italiani.
I corridoi umanitari hanno già permesso a oltre 10.000 persone di raggiungere l’Europa in sicurezza. Dopo il pianto abbiamo voluto trovare una soluzione, una via legale per evitare le tragedie nel Mediterraneo e lo sfruttamento delle persone da parte dei trafficanti di esseri umani… Molte di queste donne hanno subito abusi, alcuni bambini portano i segni della malattia e della fuga. Ma oggi trovano persone che le accolgono e che lavoreranno per la loro integrazione in Italia”.
Per questo decennale, grazie al Ser.Mi.T. di Tolentino, abbiamo contattato il giornalista Mario Marazziti, tra gli iniziatori della Comunità di Sant’Egidio e co-fondatore della ‘Coalizione Mondiale contro la Pena di Morte’, che nel libro ‘La grande occasione: viaggio nell’Europa che non ha paura’ ha scritto: “C’è una grande necessità di Europa. E in Europa ci sono giacimenti di umanità e bellezza, arte e vita che diventano beni ancora più preziosi in periodi di incertezza… Se si resiste alla paura, se si lasciano aperte le porte della casa e della mente, la scoperta è il contrario di quello che si teme: si ritrovano le radici, la propria storia e quella dei luoghi; si valorizzano la cultura e le risorse umane esistenti ma inutilizzate; rinasce, non appassisce, l’umanesimo europeo”.
Per quale motivo l’accoglienza è una ‘grande occasione’?
“Nel libro provo a raccontare una realtà. E’ una contro narrazione rispetto alla tentazione della paura, che ci fa pensare che tutti quelli che vengono da ‘fuori’ sono nostri concorrenti, che ci vengono a togliere qualcosa. In realtà ho raccontato come, mettendosi insieme, ‘pezzi’ della comunità civile, aiutati dalla Comunità di Sant’Egidio, da Trento a Scilli (città del commissario Montalbano), da Castelfidardo o da Barcellona alle campagne francesi, non solo non perdono la propria identità, ma al contrario ritrovano le proprie radici umaniste e cristiane. E’ una grande occasione per cui tutta la nostra società non solo non implode per vecchiaia, ma può rinascere”.
Da dove nasce questo libro-viaggio?
“Nasce dalla preoccupazione di vedere che rischiamo di perdere pezzi di umanità. Papa Francesco ha parlato di ‘pandemia’ dell’indifferenza. Sono stato a Lampedusa due giorni dopo il naufragio del 2013 ed è lì che ho ritenuto necessario la nascita dei ‘corridoi umanitari’, perchè ho visto la sofferenza dei sopravvissuti, ma ho sempre sentito coloro che dicevano ‘sbaglia chi li fa arrivare lì’. E’ un discorso che non regge. Allora, sono andato a cercare in Europa luoghi di rinascita umanista; ed ho trovato che dove si mettono insieme due o tre persone, come nel Vangelo, tutto rinasce. L’accoglienza diventa accompagnamento personalizzato ed integrazione e la gente scopre belle persone: questo ridà vita ad un intero quartiere o città”.
Allora in quale modo può rinascere l’umanesimo europeo?
“Dobbiamo, innanzitutto, resistere all’individualismo, perché siamo in una società totalmente frammentata. L’individualismo toglie ciò che siamo, cioè persone: io non sono io senza te! Se sono solo io, perdo la mia vita. Il Vangelo contiene la guarigione di tutto questo, in quanto sprona ad essere comunità: il povero è parte della mia famiglia e non un avversario. In quest’ottica proviamo a rileggere il brano evangelico del ‘buon Samaritano’o quello di Marta e Maria, che sarebbe il primato della contemplazione sull’azione.
In realtà tale brano è connesso a quello del ‘buon Samaritano’, in quanto si ferma perché è stato commosso da un uomo mezzo morto in strada, e ci mette del suo nell’albergo. Non c’è nessuno che può essere almeno un albergatore: ognuno può partecipare alla guarigione dell’umanità. In questo modo si scopre che l’azione è anche contemplazione; è anche preghiera: non c’è contrapposizione. Nel Vangelo c’è il segreto della vita: è guarigione dall’individualismo. Questo aiuta a scoprire le nostre radici”.
Cosa sono i ‘corridoi umanitari’?
“I corridoi umanitari sono un’idea intelligente, nata nella Comunità di Sant’Egidio, che non ha accettato che si deve morire per poter vivere. Quindi prima che cambi il regolamento di Dublino, che impone che quando arrivano gli immigrati in un porto di approdo di qualsiasi Paese europeo, essi non possono andare in altro Stato per cinque anni. All’epoca era giusto, perché i profughi arrivavano per treno od in aereo dove volevano andare, perché c’era già chi li aspettava e li avrebbe aiutati. Ora è tutto cambiato, perché tanti (114.000.000) fuggono da guerre, persecuzioni e carestie.
Allora la Comunità di Sant’Egidio non ha accettato ciò come normalità ed ha trovato nel regolamento di Schengen un articolo che dice che i Paesi europei possono dare permessi di soggiorno umanitario per motivi speciali a categorie particolarmente vulnerabili. Ha fatto un accordo con il governo italiano eppoi con alcuni governi europei, trovando partner come la Federazione delle Chiese evangeliche e la Cei.
Questo ha permesso il fatto che oggi è possibile arrivare in Europa in modo sicuro senza spesa per lo Stato. Quindi è possibile essere accolti: basta che alcuni si mettano a disposizione e, insieme alla Comunità di Sant’Egidio, si potrà costruire un accompagnamento ‘personalizzato’ per l’inserimento e l’integrazione. Dentro questo modello di accoglienza e accompagnamento, ritrovano dignità, vita e cominciano a ‘restituire’ molto alla società che li ha accolti, anche senza chiederglielo”.
(Foto: Comunità di Sant’Egidio)
Papa Leone XIV invita i giovani a lavorare nella vigna di Dio
Anche nell’udienza generale odierna papa Leone XIV è partito da una parabola evangelica per spiegare l’invito che Gesù rivolge a tutti: “Anche in questo caso si tratta di un racconto che nutre la nostra speranza. A volte infatti abbiamo l’impressione di non riuscire a trovare un senso per la nostra vita: ci sentiamo inutili, inadeguati, proprio come degli operai che aspettano sulla piazza del mercato, in attesa che qualcuno li prenda a lavorare. Ma a volte il tempo passa, la vita scorre e non ci sentiamo riconosciuti o apprezzati. Forse non siamo arrivati in tempo, altri si sono presentati prima di noi, oppure le preoccupazioni ci hanno trattenuto altrove”.
E lo fa utilizzando un ‘linguaggio’ economico: “La metafora della piazza del mercato è molto adatta anche per i nostri tempi, perché il mercato è il luogo degli affari, dove purtroppo si compra e si vende anche l’affetto e la dignità, cercando di guadagnarci qualcosa. E quando non ci si sente apprezzati, riconosciuti, si rischia persino di svendersi al primo offerente. Il Signore ci ricorda invece che la nostra vita vale, e il suo desiderio è di aiutarci a scoprirlo”.
Perciò il papa ha sottolineato il comportamento ‘strano’ del padrone della vigna: “Come dicevo, si tratta di una parabola che dà speranza, perché ci dice che questo padrone esce più volte per andare a cercare chi aspetta di dare un senso alla sua vita. Il padrone esce subito all’alba e poi, ogni tre ore, torna a cercare operai da mandare nella sua vigna. Seguendo questa scansione, dopo essere uscito alle tre del pomeriggio, non ci sarebbe più ragione di uscire ancora, perché la giornata lavorativa terminava alle sei”.
E’ un padrone che non si stanca di offrire speranza a chi è rimasto deluso, perché non ha trovato lavoro: “Questo padrone instancabile, che vuole a tutti i costi dare valore alla vita di ciascuno di noi, esce invece anche alle cinque. Gli operai che erano rimasti sulla piazza del mercato avevano probabilmente perso ogni speranza. Quella giornata era andata a vuoto.
Ed invece qualcuno ha creduto ancora in loro. Che senso ha prendere degli operai solo per l’ultima ora della giornata di lavoro? Che senso ha andare a lavorare solo per un’ora? Eppure, anche quando ci sembra di poter fare poco nella vita, ne vale sempre la pena. C’è sempre la possibilità di trovare un senso, perché Dio ama la nostra vita”.
Ma la ‘stranezza’ del padrone è offerta nel momento della retribuzione: “Ed ecco che l’originalità di questo padrone si vede anche alla fine della giornata, al momento della paga. Con i primi operai, quelli che vanno nella vigna all’alba, il padrone si era accordato per un denaro, che era il costo tipico di una giornata di lavoro. Agli altri dice che darà loro quello che è giusto. Ed è proprio qui che la parabola torna a provocarci: che cosa è giusto?”
A tale domanda il papa ha sottolineato che la ‘giustizia’ consiste nel sostentamento della vita: “Per il padrone della vigna, cioè per Dio, è giusto che ognuno abbia ciò che è necessario per vivere. Lui ha chiamato i lavoratori personalmente, conosce la loro dignità e in base ad essa vuole pagarli. E dà a tutti un denaro”.
La giustizia per Dio consiste in un’elargizione del ‘surplus’ di vita: “Il racconto dice che gli operai della prima ora rimangono delusi: non riescono a vedere la bellezza del gesto del padrone, che non è stato ingiusto, ma semplicemente generoso, non ha guardato solo al merito, ma anche al bisogno. Dio vuole dare a tutti il suo Regno, cioè la vita piena, eterna e felice. E così fa Gesù con noi: non fa graduatorie, a chi gli apre il cuore dona tutto Sé stesso”.
E citando sant’Agostino il papa ha chiesto ai giovani di trovare ogni occasione per rispondere all’invito del Signore: “Vorrei dire, specialmente ai giovani, di non aspettare, ma di rispondere con entusiasmo al Signore che ci chiama a lavorare nella sua vigna. Non rimandare, rimboccati le maniche, perché il Signore è generoso e non sarai deluso! Lavorando nella sua vigna, troverai una risposta a quella domanda profonda che porti dentro di te: che senso ha la mia vita?”
In conclusione è stato un invito a non scoraggiarsi: “Cari fratelli e sorelle, non scoraggiamoci! Anche nei momenti bui della vita, quando il tempo passa senza darci le risposte che cerchiamo, chiediamo al Signore che esca ancora e che ci raggiunga là dove lo stiamo aspettando. Il Signore è generoso e verrà presto!”
Prima dell’udienza generale il papa aveva accolto i delegati del Consiglio di Amministrazione della ‘The National Italian American Foundation’, in occasione del 50^ anniversario dalla sua fondazione: “Il vostro impegno nel continuare a educare i giovani alla cultura e alla storia italiana, oltre a fornire borse di studio e altre forme di assistenza caritatevole in entrambi i Paesi, contribuisce a mantenere un legame concreto e reciprocamente vantaggioso tra le due nazioni”.
Ed ha ricordato che tale impegno ha radici cattoliche: “Un segno distintivo di molti di coloro che emigrarono negli Stati Uniti dall’Italia era la loro fede cattolica, con le sue ricche tradizioni di pietà popolare e devozione che continuarono a praticare nella loro nuova nazione. Questa fede li sostenne nei momenti difficili, anche quando arrivarono con un senso di speranza per un futuro prospero nel loro nuovo Paese… In un’epoca attraversata da numerose sfide, possa il vostro tempo qui, in una città segnata dalle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo, nonché da molti santi che hanno rafforzato la Chiesa in periodi difficili della storia, rinnovare il vostro senso di speranza e fiducia nel futuro”.
(Foto: Santa Sede)
Al sinodo con ‘L’opposizione polare’ di Romano Guardini
“Tutti, tutti, tutti, senza alcuna esclusione” è stato uno dei leitmotiv nei discorsi papali alla Giornata Mondiale della Gioventù in Lisbona. Tale concetto è non solo uno dei riferimenti del suo magistero ma anche dell’Istrumentum laboris del sinodo d’ottobre 2023 in cui si sollecita a superare logiche d’esclusione per vivere appunto l’inclusione.





























