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Dall’Azione Cattolica Italiana un invito a tenere ‘alta’ l’attenzione sul Venezuela

‘Avvoltoi vestiti da prete’: così il ministro dell’Interno venezuelano Diosdado Cabello alcuni mesi aveva attaccato i vescovi del Venezuela, colpevoli di aver chiesto la liberazione dei detenuti politici in vista delle canonizzazioni di madre Carmen Rendiles e il dottor José Gregorio Hernández. Ma dietro l’insulto si nasconde una verità scomoda: in Venezuela, la Chiesa cattolica è diventata l’ultimo baluardo di resistenza contro un regime che non tollera più neppure la preghiera. Infatti, mentre il mondo celebra María Corina Machado, premio Nobel per la Pace 2025, i vescovi venezuelani pagano il prezzo della loro scelta di campo: stare dalla parte degli ultimi, dei perseguitati, di chi chiede giustizia.

In Venezuela, la Conferenza episcopale non ha mai nascosto la sua posizione: il Paese è in mano a un’autocrazia che getta i cittadini nella paura, tra arresti arbitrari, crisi economica e declino democratico. I vescovi, da anni, denunciano le violazioni dei diritti umani, le elezioni truccate, la persecuzione dei dissidenti. La Chiesa cattolica venezuelana non è nuova a questo ruolo. Già sotto Hugo Chávez, i vescovi avevano denunciato la deriva autoritaria.

Nel frattempo al card. Baltazar Enrique Porras Cardozo, arcivescovo emerito di Caracas e presidente della ‘Fondazione Azione Cattolica Scuola di Santità Pio XI’, in viaggio dall’aeroporto internazionale di Maiquetía verso Madrid per adempiere ad alcuni impegni ecclesiastici, è stato ritirato il documento di viaggio ed è stato costretto a tornare a Caracas. I vescovi venezuelani, ribadendo al cardinale la solidarietà di tutta la Chiesa locale, hanno chiesto alle autorità di aprire un’indagine approfondita per far luce sull’accaduto.

In una lettera aperta indirizzata proprio a tutto l’episcopato venezuelano con la quale è stata raccontata la vicenda, il cardinale ha voluto esprimere il suo dolore ed il suo rincrescimento ma anche ricordare la speranza del Natale: “La forza risiede nella vulnerabilità del presepe, nella fragilità della verità che si costruisce nella pace, senza violenza e senza soprusi. La speranza nasce dal lavoro continuo per il bene di tutti, soprattutto degli esclusi”.

Ed in Italia è stata l’Azione Cattolica Italiana ad  esprimere solidarietà al card. Baltazar Enrique Porras Cardozo, per quanto accaduto nei giorni scorsi in Venezuela; al porporato è stato infatti impedito dalle autorità del governo Maduro di lasciare il Paese per recarsi in Spagna e partecipare ad alcuni impegni ecclesiali già programmati, con rientro previsto per il 21 dicembre. Un viaggio ordinario, legato al suo servizio pastorale e alle responsabilità che svolge da anni nella Chiesa venezuelana e universale:

“Il fermo del passaporto, avvenuto senza una motivazione giuridicamente chiara, è stato giustificato con presunti ‘problemi’ nel documento. Una spiegazione di carattere burocratico che, nei fatti, si traduce in una limitazione della libertà di movimento e in una violazione di diritti fondamentali riconosciuti dal diritto internazionale.

‘Qualcosa che fa male – ha dichiarato lo stesso cardinale Porras – perché viola i diritti che abbiamo come cittadini’. Un fatto avvenuto peraltro il 10 dicembre, Giornata internazionale dei diritti umani. In una lettera aperta ai vescovi del Venezuela, il cardinale ha ricordato come senza uguaglianza di diritti e senza accesso all’informazione non possano esistere giustizia ed equità. Parole misurate ma nette, che richiamano l’attenzione sulle difficoltà di chi vive in contesti in cui la legalità è spesso negata e il dissenso viene vietato”.

Per questo la presidenza nazionale dell’Azione Cattolica Italiana ha ritenuto il fermo del passaporto al card. Porras Cardozo un fatto grave “quanto accaduto a un pastore stimato e riconosciuto per il suo impegno nel dialogo e nella riconciliazione. Un episodio che colpisce non solo una persona, ma l’intera comunità ecclesiale venezuelana e quanti operano a favore della giustizia, della pace e della promozione umana”.

Inoltre la presidenza ha evidenziato anche la situazione in cui si trova Alberto Trentini: “Non possiamo inoltre non richiamare la situazione dolorosa di Alberto Trentini, nostro connazionale detenuto ingiustamente in Venezuela. La sua vicenda rappresenta una ferita aperta, un’altra testimonianza della drammatica condizione di un paese in cui il potere politico sembra aver smarrito ogni briciolo di senso del diritto, del limite e della responsabilità. Ricordare Alberto e chiedere che la sua situazione venga finalmente chiarita e risolta è un dovere di coscienza, oltre che un impegno di umanità”.

Dopo questi evento l’Azione Cattolica Italiana ha invitato la comunità internazionale “a mantenere alta l’attenzione su quanto accade in Venezuela. Ogni atto di prevaricazione, ogni violazione della libertà personale o religiosa, ogni intimidazione nei confronti di cittadini, pastori o operatori sociali rappresenta un passo ulteriore verso l’isolamento e l’ingiustizia, e allontana la possibilità di un futuro di pace e democrazia per milioni di venezuelani costretti a vivere in condizioni sempre più difficili. Nel rinnovare al cardinale Porras la nostra vicinanza e il nostro sostegno, ci uniamo alla Chiesa del Venezuela e a tutti coloro che continuano ad essere testimoni di speranza verità e libertà”.

(Foto: Instagram)

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