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In Lombardia il museo diffuso del Cantico delle Creature
Nello scorso novembre la Commissione per i centenari francescani in Lombardia e la Fondazione ‘Terra Santa’, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura di Regione Lombardia, hanno presentato il progetto ‘800 anni di san Francesco – Tutto Canta il Creato’, un’iniziativa di Museo diffuso che, per il terzo anno, coinvolge un nutrito numero di musei e gallerie d’arte della Lombardia.
Nell’anno dedicato alla celebrazione del Cantico delle Creature, cuore pulsante del cammino dei centenari francescani verso l’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi, dodici istituzioni museali in Lombardia si uniscono in un progetto corale che intreccia arte e spiritualità. Il ‘Cantico di Frate Sole’, scritto da Francesco tra il 1224 e il 1226, è considerato il primo testo poetico in volgare italiano, ma la sua forza va ben oltre il dato letterario. E’ preghiera che diventa poesia. E’ poesia che si fa visione. E’ visione che si trasforma in gesto di lode.
Il Museo diffuso, attraverso sedi di diverse città della Lombardia, custodisce opere antiche e contemporanee che si lasciano ispirare dal Cantico e dalla spiritualità francescana. Dipinti, sculture, installazioni, manoscritti, opere di arte sacra e arte ambientale dialogano con i temi che san Francesco consegna alla storia: la lode al Creatore attraverso le creature, la fraternità cosmica, la bellezza come via spirituale.
Il ‘Cantico delle Creature’ è intriso di bellezza; una bellezza che è rivelazione, preghiera: “Per Francesco, la bellezza non è un fatto estetico, ma teologico. Ogni creatura è bella perché segno della bontà del Creatore. E proprio nella bellezza si annida la lode. Le opere esposte nei musei che aderiscono all’iniziativa del Museo diffuso raccolgono questa eredità: non illustrano il Cantico, ma lo prolungano.
Non raccontano la natura, ma ne condividono la voce. L’arte diventa allora una forma di spiritualità concreta, una via per abitare il mondo con occhi di stupore e cuore di gratitudine. Visitare le opere esposte nei Musei aderenti significa allora riscoprire la lode come stile di vita, la bellezza come atto spirituale, la cura come responsabilità condivisa. Significa lasciarsi toccare da un testo del XIII secolo che parla con la forza profetica di chi ha saputo vedere lontano”.
Queste le 12 istituzioni museali della Lombardia che mettono in particolare evidenza, e tra loro in rete, opere delle collezioni permanenti e di esposizioni temporanee legate al messaggio di san Francesco d’Assisi: Museo d’arte e cultura sacra di Romano di Lombardia (Bergamo); a Brescia Museo diocesano e Museo Santa Giulia; Museo Don Luigi Guanella di Como; Museo Civico di Crema; a Milano Museo della basilica di Sant’Eustorgio e della cappella Portinari, Museo dei Cappuccini, Museo diocesano Carlo Maria Martini, Museo Popoli e Culture (Pime) e Pinacoteca ambrosiana; Museo diocesano di Pavia; Museo della Collegiata di Castiglione Olona (Varese). Tale progetto di ‘Museo diffuso’ si conclude oggi.
Al giornalista Giuseppe Caffulli, coordinatore della Commissione dei Centenari francescani in Lombardia, chiediamo spiegazione di un museo diffuso su san Francesco di Assisi in Lombardia: “Si tratta prima di tutto della terza edizione di una esperienza che ha preso piede a partire dal 2023, anno dedicato al presepe di Greccio e alla Regola francescana. L’abbiamo riproposta l’anno scorso, dedicandola al tema delle Stimmate, e quest’ano, con il Cantico. Il francescanesimo innerva la cultura italiana, in ogni suo aspetto. Ci sembrava utile rimarcare che in ogni città di Lombardia, in ogni museo (ecclesiastico e non) c’è un’opera che richiama san Francesco e il suo insegnamento. Oggi sono 12 i musei aderenti all’iniziativa. Ci sono grandi istituzioni (come la Pinacoteca ambrosiana di Milano) e realtà più piccole (come il Museo di Romano di Lombardia. Bergamo)”.
Ma in Lombardia san Francesco è stato presente?
“Certamente. San Francesco d’Assisi passò in Lombardia nei primi decenni del XIII secolo, durante i suoi viaggi di predicazione che lo portarono attraverso molte regioni dell’Italia settentrionale. Le fonti non sempre permettono di ricostruire un itinerario preciso, ma la tradizione racconta che egli abbia attraversato città come Milano, Brescia, Bergamo e Como, lasciando ovunque un forte impatto spirituale”.
In quale modo è stata diffusa la presenza dei francescani in Lombardia?
“Ovunque Francesco incontrò persone comuni, predicò il Vangelo con il suo stile semplice e diretto, e incoraggiò piccoli gruppi di seguaci a vivere secondo l’ideale della povertà evangelica. Nacquero fin da subito presenze e comunità di suoi seguaci. Anche senza testimonianze dettagliate, la memoria del suo passaggio è rimasta viva nei secoli, tanto che molte comunità lombarde rivendicano ancora oggi un legame con lui. Il suo viaggio nel Nord non fu soltanto uno spostamento geografico, ma un momento fondamentale di diffusione del messaggio francescano, che proprio in quegli anni iniziò a prendere forma e a radicarsi nelle città più importanti dell’area”.
Quali sono gli ‘obiettivi’ di questa mostra diffusa?
“Attraverso mostre, percorsi tematici, laboratori e eventi, il progetto vuole coinvolgere cittadini di tutte le età, stimolando una partecipazione attiva e creando un legame tra la comunità e i luoghi della cultura. In particolare, nel contesto del Museo Diffuso legato a San Francesco e all’ottavo centenario del ‘Cantico delle Creature’, si cerca di valorizzare il patrimonio francescano, diffondere i suoi valori di fratellanza, cura del creato e spiritualità, e far dialogare opere storiche e creazioni contemporanee.
Un altro obiettivo importante è creare una rete tra musei e territori, dando visibilità anche alle istituzioni culturali minori e promuovendo collaborazioni tra città diverse. In questo modo la cultura diventa uno strumento di rigenerazione e sviluppo locale, capace di attrarre visitatori, rafforzare l’identità dei luoghi e favorire la coesione sociale. In sostanza, il Museo Diffuso non vuole essere solo una serie di mostre, ma un’esperienza complessiva che unisce arte, storia, spiritualità e partecipazione, facendo della Lombardia un territorio dove la cultura è viva, condivisa e accessibile a tutti”.
In quale modo gli artisti hanno rappresentato il Cantico di frate Sole?
“Per secoli il ‘Cantico delle Creature’ di san Francesco è rimasto in gran parte dimenticato o relegato agli ambiti strettamente religiosi e francescani, e solo in epoca moderna ha iniziato a emergere come fonte di ispirazione per artisti e creativi.
Per questo motivo, molte delle opere contemporanee legate al ‘Museo Diffuso’ non riproducono direttamente il testo o scene specifiche del ‘Cantico delle Creature’, ma ne offrono allusioni, suggestioni e interpretazioni simboliche. Gli artisti cercano di catturare lo spirito del ‘Cantico delle Creature’ (la celebrazione della natura, la fraternità tra gli esseri viventi, la lode a Dio attraverso le creature) attraverso materiali, colori, installazioni e linguaggi contemporanei.
In altre parole, il ‘Cantico delle Creature’ non viene ‘illustrato’ in senso tradizionale: è più che altro un filo invisibile che attraversa le opere, un’eco poetica che ispira, provoca riflessione e invita chi osserva a percepire il mondo con lo stesso stupore e rispetto che san Francesco provava di fronte alla creazione. Questo approccio permette di rendere l’opera antica attuale e di farla dialogare con sensibilità artistiche moderne, creando un ponte tra passato e presente”.
Per quale motivo il surrealista Joan Mirò si cimentò nell’illustrare questo Cantico?
“Riprendo le parole della direttrice del Museo dei Cappuccini, la storica dell’arte Rosa Giorgi. Joan Miró si sentiva affine e vicino allo spirito francescano poiché da tempo viveva legame con la terra, un ruralismo che non era solo nazionalismo, ma soprattutto poesia. Vedeva nell’immagine della terra una fonte di rigenerazione della vita: ‘Un’inclinazione che vedeva tutte le creature come manifestazioni di un potere generante illimitato, un attributo divino di una teologia che tendeva al panteismo.
Tale visione, manifestata apertamente da Mirò, nella sua pittura, può essere collegata senza difficoltà al francescanesimo esplicito di Gaudí e agli insegnamenti di Torra si Bages’. Di questo pensiero il ‘Cantic del Sol’, l’opera di Mirò presentata al Museo dei Cappuccini di Milano, conserva ancora tracce profonde. Miró era già in sostanza pronto a dare immagine alla poetica francescana”.
(Tratto da Aci Stampa)
A Milano aperto al pubblico ‘Ambrosius. Il Tesoro della Basilica di Sant’Ambrogio’
Inserendosi nel pieno rispetto della vita liturgica, Ambrosius prevede due interventi principali: il nuovo percorso museale del Tesoro, per valorizzare un patrimonio storico-religioso straordinario, articolato tra l’Aula Ambrosii – l’antica sacrestia dei monaci aperta per la prima volta al pubblico, dove trova definitiva collocazione il letto di Ambrogio – il sacello di San Vittore in Ciel d’oro e il Capitolino, ed una nuova area dedicata all’accoglienza dei visitatori e alla didattica: punto di partenza per le visite guidate, luogo di ascolto del racconto multimediale di Ambrogio, ambienti nei quali si svolgeranno i laboratori creativi ispirati ai Tesori e alle tecniche artistiche presenti in Basilica. Due piccoli orti monastici arricchiscono il percorso culturale ed educativo permettendo la conoscenza delle erbe officinali e tintorie.
Fino al 23 dicembre, mattino e pomeriggio, e il 24 dicembre, solo al mattino: apertura straordinaria gratuita per i fedeli e per la città. Da venerdì 26 dicembre il percorso museale apre ufficialmente al pubblico con orari, modalità e proposte didattiche indicate sul sito www.ambrosiusiltesorodellabasilica.it.
Dopo l’inaugurazione con le autorità che ha preceduto il consueto discorso dell’Arcivescovo di Milano alla Città e i giorni dedicati al Santo Patrono, museo,la Basilica di Sant’Ambrogio offre a tutti i fedeli e i cittadini la possibilità di visitare gratuitamente in anteprima fino al 24 dicembre Ambrosius. Il Tesoro della Basilica, il nuovo percorso di valorizzazione culturale e spirituale del complesso monumentale e del suo straordinario Tesoro, materiale e immateriale.
Un progetto promosso da monsignor Carlo Faccendini, abate-parroco della Basilica di Sant’Ambrogio, con l’Ufficio Beni culturali della Diocesi di Milano e la Soprintendenza, il patrocinio del Ministero della Cultura, di Regione Lombardia e del Comune di Milano, grazie al lavoro di un illustre Comitato Scientifico e al contributo di Fondazione Cariplo.
Dopo le festività natalizie, da venerdì 26 dicembre il percorso museale sarà visitabile in maniera permanente con orari e proposte didattiche consultabili sul sito www.ambrosiusiltesorodellabasilica.it.
La Basilica rimane sempre liberamente accessibile ai fedeli quale luogo di devozione e di preghiera, nel rispetto delle celebrazioni liturgiche. Armonizzandosi con la vita liturgica della comunità parrocchiale presente in Basilica, Ambrosius introduce una modalità inedita di conoscenza e valorizzazione del complesso basilicale, riletto con sguardo contemporaneo nella sua continuità millenaria. Una visione unitaria in cui architettura, arte e fede si intrecciano intorno alla figura di Ambrogio, restituendo alla città di oggi e a quella futura un frammento essenziale della propria identità civile e spirituale.
Il nome Ambrosius richiama la centralità di Ambrogio, pastore e intellettuale, vescovo e uomo di governo, capace di coniugare il pensiero classico con la visione cristiana del mondo. A lui si deve una delle più profonde riflessioni sull’idea di città come spazio di dialogo tra coscienza spirituale e responsabilità civica. Ispirato alla modernità del suo pensiero, il progetto si configura come un atto di cura verso la memoria collettiva di Milano, rivolgendosi a un pubblico nazionale e internazionale.
Anche la scelta di destinare un’aula multimediale, affacciata sullo spazio pubblico adiacente la Basilica, al racconto di Ambrogio, conferma l’intento originario del progetto: rendere il messaggio ambrosiano attuale, accessibile a tutti in maniera trasversale.
Il rinnovamento promosso da Ambrosius si articola in due interventi principali, che ridefiniscono in profondità l’esperienza del complesso: il nuovo racconto museografico del Tesoro della Basilica che, grazie all’ampliamento dello spazio espositivo con l’apertura al pubblico per la prima volta dell’antica sacrestia dei Monaci, l’Aula Ambrosii, si propone di valorizzare l’eccezionale patrimonio storico-religioso legato alla figura di Ambrogio e alla storia millenaria della Basilica e il ridisegno dell’area dedicata all’accoglienza e alla trasmissione didattica, che include anche l’antico Oratorio della Passione.
Ad accompagnare questi interventi anche un nuovo programma di attività educative e visite guidate ispirate ai Tesori, alle tecniche artistiche della Basilica e alle erbe officinali e piante tintorie, presenti nei due nuovi piccoli orti monastici realizzati. Dal 2 dicembre ‘Ambrosius. Il Tesoro della Basilica’ è un museo riconosciuto da Regione Lombardia.
Fondamentale in questo percorso è stato l’apporto del Comitato Scientifico, composto da autorevoli esperti e stimati professionisti con competenze specialistiche di alto livello – Silvia Bruni, Cristina Cattaneo, Mons. Marco Navoni, Marco Petoletti, Davide Porta, Marco Rossi, Sabine Schrenk, Luigi Carlo Schiavi, Silvia Lusuardi Siena, Fabrizio Slavazzi, Francesca Tasso, Don Giuliano Zanchi, Annalisa Zanni – con il coordinamento della dott.ssa Miriam Rita Tessera, responsabile dell’Archivio e della Biblioteca Capitolare della Basilica e curatore scientifico di Ambrosius.
Al centro del racconto museografico si trova la figura di Ambrogio e i manufatti tradizionalmente legati alla sua memoria (fra cui il letto di Sant’Ambrogio e la scodella attribuita al Santo, qui esposti per la prima volta, l’Urna degli Innocenti e altri preziosi oggetti di oreficeria sacra, i cinque Pleurantes, rarissimi frammenti di seta, arredi lignei), che vengono così restituiti alla comunità come patrimonio vivo e fruibile.
L’intervento si propone di dare leggibilità e profondità di significato a un patrimonio liturgico e artistico in parte inedito, intimamente legato alla figura di Ambrogio e alla millenaria devozione di Milano. La scelta del termine Tesoro (non museo) ha infatti un significato profondo e richiama la presenza fisica del corpo di Sant’Ambrogio nella cripta e delle reliquie dei santi, il vero tesoro della Basilica, cuore spirituale e fondamento della comunità ambrosiana.
Cuore del nuovo percorso, l’Aula Ambrosii custodisce un patrimonio prezioso legato alla vita e alla memoria del Santo Patrono. Elemento centrale dell’allestimento è il letto di Sant’Ambrogio, un manufatto ligneo ricomposto dai 17 frammenti originali rinvenuti nell’altare di San Vittore in Ciel d’oro dall’architetto Ferdinando Reggiori, che guidò la ricostruzione successiva ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Secondo la tradizione giaciglio funebre del vescovo, il letto rappresenta una reliquia tanto eccezionale quanto enigmatica. Oggi, dopo un lungo periodo di prestito al Museo Diocesano, si colloca stabilmente nel Tesoro di Sant’Ambrogio, dove per la prima volta è in corso una campagna di studi storico-archeologici e di indagini scientifiche.
Il progetto e la realizzazione dell’allestimento dell’area accoglienza e didattica è invece firmato da Giuseppe Amato, designer, artista ed ebanista, che ha operato in sinergia con l’architetto Giorgio Ripa, incaricato della direzione lavori per il restauro architettonico di questi ambienti.
Il rinnovato modello di fruizione del complesso santambrosiano, articolato su più livelli, presenta anche un’ampia offerta didattica promossa da Ad Artem, partner ufficiale della Basilica di Sant’Ambrogio, che comprende numerose attività pensate per rispondere ad esigenze differenti e per portare il pubblico – adulti, famiglie e bambini, con particolare attenzione alle scuole – alla scoperta della Basilica anche attraverso esperienze di apprendimento attivo. Il programma spazia dalle visite guidate tradizionali alle visite con attività laboratoriale, integrando conoscenza, partecipazione e sperimentazione e offrendo uno sguardo inedito sulla storia, sul patrimonio e sulle tecniche artistiche che caratterizzano il complesso monumentale, dai materiali ai mosaici alle creazioni orafe.
L’offerta didattica promossa da Ambrosius si arricchisce inoltre con una serie di attività legate alla realizzazione di due piccoli orti, ispirati alla tradizione medievale dei giardini monastici, un Hortus simplicium dedicato alle erbe medicinali e officinali e un Hortus holerorum con piante tintorie. Questa proposta, curata da Elisabetta Cavigioli, orticultrice e garden designer, e Angela Ronchi, biologa ed educatrice botanica, è infatti accompagnata da iniziative rivolte alle famiglie e a gruppi di adulti e da un’offerta educativa dedicata, sviluppata in collaborazione con la Rete degli Orti Botanici della Lombardia.
All’interno di Ambrosius, il linguaggio museografico e quello educativo si uniscono quindi in una visione condivisa: offrire ai visitatori di oggi un’inedita esperienza di conoscenza, inclusiva e scientificamente rigorosa della Basilica e del suo Tesoro, capace di rileggere la storia ambrosiana alla luce del presente.
Nelle Marche la mostra diffusa ‘Immagini di Maternità. La bellezza della vita che nasce’
E’ dedicata alle ‘Immagini di Maternità. La bellezza della vita che nasce’ la mostra diffusa nelle 13 diocesi delle Marche che fino al 30 novembre aiuterà i visitatori a scoprire uno straordinario patrimonio d’arte e di fede, per cui il vescovo delegato per i Beni culturali della Conferenza Episcopale Marchigiana, mons. Francesco Massara, arcivescovo dell’arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche e vescovo della diocesi di Fabriano-Matelica, nel presentare l’iniziativa ha affermato: “Nel cammino verso il Giubileo del 2025, alla luce della bolla papale ‘Spes non confundit’, anche le Chiese delle Marche desiderano offrire un segno concreto di speranza e bellezza”.
Per questo, secondo la Chiesa marchigiana, “La maternità di Maria non è solo un tema devozionale, ma un ponte tra arte, fede e storia. Attraverso le tre opere selezionate in ciascun dei tredici musei coinvolti, emergerà la forza evocativa di immagini che parlano di cura, protezione e speranza. Si racconterà come, nella tradizione cristiana, l’incarnazione abbia compiuto la salvezza dell’umanità proprio attraverso il grembo di Maria.
Ospitare una mostra diffusa in una Regione che custodisce a Loreto il Santuario dell’Incarnazione significa moltiplicare il senso del pellegrinaggio: spirituale, perché riafferma il legame profondo con il mistero dell’Incarnazione; culturale, perché valorizza capolavori spesso poco accessibili, aprendoli a un pubblico più vasto”.
Mentre il presidente della Conferenza episcopale marchigiana, mons. Nazzareno Marconi, vescovo della diocesi di Macerata, ha invitato a visitare questi tesori marchigiani: “Percorrere le Marche alla scoperta di questi capolavori d’arte, di fede, di bellezza e di tradizione è un’esperienza unica… La bellezza della maternità divina ci ricorda che la salvezza si è compiuta nel dono di un Figlio. Non lasciamo che questo tesoro resti nascosto, ma viviamo insieme un pellegrinaggio di speranza e di grazia”.
Inoltre l’arcivescovo metropolita di Ancona-Osimo, mons. Angelo Spina, ha valorizzato il museo come un luogo ‘vivo’: “Un Museo non è semplicemente un luogo dove vengono esposti oggetti importanti, ma è uno scrigno di bellezza, di fede, è un luogo vivo che, pur presentando segni ‘antichi’, mai porta i segni della vecchiaia. La bellezza dell’arte che comunica speranza è quanto mai necessaria all’uomo del nostro tempo.
Percorrere le Marche alla ricerca di capolavori d’arte, di fede, di bellezza e di tradizione è oggi un vero pellegrinaggio giubilare alla scoperta della ‘bellezza che ci salva’. La Regione Marche e la Conferenza Episcopale Marchigiana possono così meglio contribuire alla crescita sociale, culturale e turistica della nostra regione”.
Nell’arcidiocesi di Urbino Urbania e Sant’Angelo in Vado mons. Sandro Salvucci ha proposto il poema di Charles Péguy, ‘Il Portico del Mistero della Seconda Virtù’, per descrivere la maternità come una forza che guarda al futuro: “Nella maternità, tra Madre e Figlio si svela altissima la speranza, che si concretizza nella divina ostensione di Cristo, il ‘Dio con noi’. Le donne sono storicamente portatrici di speranza e agiscono in forza della vita e per la vita, danno la vita, accompagnano i bisogni degli altri con generosità e gesti di tenerezza.
Le donne sono coloro che portano il peso, ma anche coloro che permettono alla Chiesa di stare diritta. Anche nei momenti di buio, la visione di Maria con Gesù Bambino, ricorda che Dio non abbandona il suo popolo, ma viene a portare protezione, luce e salvezza”.
Quindi da mons. Francesco Massara ci facciamo spiegare il motivo di una mostra sulla maternità: “La maternità è un tema universale che parla a tutte le culture, i tempi e le generazioni. Scegliere la maternità come filo conduttore per una mostra diffusa in occasione del Giubileo significa mettere al centro il valore della vita, dell’accoglienza, della tenerezza e dell’amore incondizionato.
In particolare, la maternità di Maria è simbolo di speranza, fiducia in Dio e dono totale, e nell’arte sacra ha da sempre rappresentato un’immagine potente di protezione e intercessione. In un tempo segnato da crisi e incertezze, tornare a contemplare queste immagini è un invito a riscoprire ciò che dà origine alla vita e al senso profondo dell’esistenza”.
La bellezza della vita quale segno di speranza è?
“La bellezza della vita, specialmente nella sua origine (la nascita) è un segno forte di speranza perché testimonia che, nonostante le difficoltà, il bene continua a fiorire. La vita che nasce è promessa di futuro, rinnovamento e continuità. L’arte che raffigura la maternità, come la Madonna con Bambino, ci ricorda che ogni nuova vita è preziosa e sacra. In questo senso, la mostra è anche un messaggio sociale e spirituale: valorizzare la vita significa promuovere la pace, l’accoglienza e la solidarietà”.
In quale modo la maternità di Maria è un ponte tra arte, fede e storia?
“Maria, madre di Gesù, è una delle figure più rappresentate nella storia dell’arte. La sua immagine ha attraversato secoli di cultura visiva, divenendo non solo simbolo religioso, ma anche emblema di grazia, umanità e misericordia. La maternità di Maria è un ponte tra arte, perché ha ispirato generazioni di artisti; fede, perché è icona della fiducia nel disegno divino; e storia, perché le sue raffigurazioni raccontano i cambiamenti estetici e culturali delle epoche. Contemplare queste opere ci connette al patrimonio spirituale e artistico delle nostre radici”.
Cosa significa aver dato vita ad una mostra diffusa?
“Una mostra diffusa è un’esposizione articolata in più sedi, in questo caso nei musei delle 13 diocesi marchigiane. E’ un modo innovativo per valorizzare il patrimonio locale, coinvolgere più territori e promuovere una fruizione culturale partecipata. Ogni museo ospita tre opere legate al tema della maternità, ma tutte le mostre condividono un’immagine coordinata: stessi colori, pannelli grafici, strumenti didattici e comunicativi. In questo modo, pur nella diversità dei luoghi, si crea un percorso coerente, armonico e accessibile”.
Quali opere si possono ammirare?
“Nei 13 musei saranno esposte tre tipologie di opere per ciascuna sede: Madonne con Bambino: raffigurazioni della Vergine che tiene in braccio Gesù, espressione di tenerezza, amore materno e sacralità.
Madonne del Latte: immagini della Vergine che allatta il Bambino, simbolo di nutrimento, umanità e dono della vita.
Madonne della Misericordia: opere in cui Maria accoglie sotto il suo manto i fedeli, rappresentando protezione, intercessione e rifugio.Queste opere provengono dal ricco patrimonio ecclesiastico marchigiano e coprono diversi stili e periodi artistici, offrendo un viaggio visivo e spirituale attraverso i secoli”.
Le opere saranno visibili presso i Musei diocesani secondo le modalità e gli orari previsti per ogni museo.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Francesco al Circolo di San Pietro: non musealizzare la storia
“Mi piace sempre incontrarvi perché l’udienza con voi è all’insegna della gratitudine, che è il ‘gusto’ bello della vita. Quando accolgo il Circolo San Pietro, sento gratitudine per il servizio che fate ai poveri di Roma. E so che lo fate a nome del Papa, a nome della santa madre Chiesa. E, per favore, rivolgo un saluto al vostro Presidente che è ammalato. Auguro una pronta guarigione; salutatelo da parte mia”: così questa mattina papa Francesco ha incontrato in udienza nel Palazzo Apostolico Vaticano i soci del Circolo San Pietro, ringraziando per il dono di un libro che raccoglie i documenti dei Papi che si sono susseguiti in 155 anni di storia del Circolo.
Un dono particolarmente gradito: “Questo che voi fate a nome della Chiesa è documentato anche dal volume che avete realizzato e che oggi mi avete donato: la raccolta di tutto il magistero dei Papi al Circolo San Pietro, nei 155 anni della sua storia. E dunque grazie anche per questo lavoro, che è importante per la memoria delle radici. Le radici sono fondamentali: senza radici non c’è vita, non c’è futuro. La floridezza delle foglie è legata alla buona salute delle radici. Perciò, lodo questo lavoro e vi ringrazio”.
Però non è mancato l’ammonimento a non ‘musealizzarsi’: “Ma voglio anche dirvi: state attenti a non “musealizzare” la vostra storia, a non ‘sterilizzare’ le radici! La memoria è organo del futuro, a patto che le radici rimangano vive e vegete. Per questo vi incoraggio a trasmettere il vostro patrimonio di valori e di esperienze ai giovani. Ci vogliono giovani che vadano avanti. Che bello pensare a un nonno del Circolo San Pietro che trasmette la sua esperienza a suo nipote! Ci sono tanti qui, questo è bello. Pensate a quanta ricchezza di fede vissuta, di carità concreta, di amore ai poveri può passare attraverso l’esempio di un anziano. E pensate a quanta energia, a quanta creatività, a quanto slancio può dare un giovane”.
A proposito dei giovani non poteva mancare un riferimento a Piergiorgio Frassati: “Mi viene in mente il beato Pier Giorgio Frassati (presto sarà santo), che a Torino andava nelle case dei poveri a portare aiuto. Pier Giorgio era di famiglia benestante, alta borghesia, ma non è cresciuto ‘nella bambagia’, non si è perso nella ‘bella vita’, perché in lui c’era la linfa dello Spirito Santo, c’era l’amore per Gesù e per i fratelli”.
E Pier Giorgio Frassati rimanda alla carità; il papa collega tutto con l’Anno Santo: “L’anno prossimo sarà l’Anno Santo. Roma è piena di cantieri; bene, ci vogliono anche questi. Ma il ‘cantiere’ che non può mancare è quello della carità! I pellegrini e i turisti che vengono a Roma dovrebbero ‘respirare’ l’aria della carità cristiana, che non è solo assistenza, è cura della dignità, è vicinanza, è condivisione vissuta, senza pubblicità, senza riflettori.
Con la vostra presenza, con la vostra vicinanza, compassione e tenerezza, anche voi preparate la città per il Giubileo, prendendovi cura non delle strade o delle infrastrutture, ma dei cuori e della carne dei poveri, che, come disse San Lorenzo, sono il tesoro della Chiesa”.
(Foto: Santa Sede)
A Pordenone un’ala del museo diocesano dedicata al cardinale Costantini e alla Cina
Nei mesi scorsi al Museo diocesano di arte sacra di Pordenone è stata inaugurata una sezione permanente dedicata al ‘Cardinale Celso Costantini e la Cina’, che si colloca nello spazio interculturale che unisce Oriente e Occidente, un ‘unicum’ per il grande numero di opere artistiche cinesi e per il loro alto livello qualitativo. La sezione ha richiesto oltre 10 anni di lavoro, sotto la guida di mons. Bruno Fabio Pighin, esperto del card. Costantini e delle condizioni della Chiesa cattolica in Cina.


























