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Al Meeting di Rimini si costruisce con ‘mattoni nuove’ attraverso le mostre: parola di Alessandra Vitez

Il titolo dell’edizione del Meeting dell’Amicizia tra i popoli, in programma alla Fiera di Rimini fino a mercoledì 27 agosto,’Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi’, è tratto dai Cori da ‘La Rocca’ di T.S. Eliot: una scelta densa di significato, che intende evocare la possibilità e la speranza di un rinnovamento anche nei momenti di maggiore disorientamento storico e personale. Ed una presenza costante alla kermesse riminese sono le esposizioni, mostre fotografiche, scientifiche, storiche e approfondimenti su questioni urgenti della contemporaneità, tra cui esposizioni artistiche e culturali con la presenza di pezzi di alto valore storico e artistico.

In questa edizione sono state allestite 13 mostre: ‘Chiamati due volte: i martiri di Algeria’; ‘Pietre viventi: l’Europa romanica si veste di bellezza’; ‘Vasilij Grossman: la forza dell’umano nell’uomo’; ‘Profezie per la pace’; ‘…Ma sono vivo: voci dall’Ucraina’; ‘Carlo Acutis: una semplicità straordinaria’; ‘I sentieri del Sacro: gesti e rituali di fede nella fotografia contemporanea’; ‘Luce da Luce: Nicea 1700 anni dopo’; ‘Io, frate Francesco: 800 anni di una grande avventura’; ‘Un tesoro in vasi di creta: Ermanno ‘lo storpio’ chiamato a guardare in alto’; ‘«Ogni uomo al suo lavoro: domande e esperienze a partire dal manifesto del Buon Lavoro’; ‘Non si può morire per un dollaro: la rivoluzione di Amadeo Peter Giannini’; ‘Homo faber: invenzioni e scoperte di nuovi materiali’.

Questi sono i titoli delle mostre visitabili, ma con la responsabile delle mostre del meeting, Alessandra Vitez,  iniziamo un dialogo per presentarne alcune come assaggio, partendo dal titolo: come è possibile costruire nei luoghi deserti con mattoni nuovi attraverso le mostre?

“Nel dare il via al cantiere delle mostre ci siamo affacciati e poi immersi nei deserti dell’oggi. I deserti delle ingiustizie e dell’indifferenza, della paura e della solitudine esistenziale, della tristezza e del vuoto di significato di quello che abbiamo fra le mani, di tutte le situazioni che non si riescono a spiegare e ad accettare. Dentro i deserti che pervadono la cultura contemporanea e che albergano nelle pieghe della nostra esistenza abbiamo desiderato guardare e prendere sul serio la sete e il grido.

Chi si accorge del deserto inizia un lavoro che già non è più deserto. Abbiamo visto l’attivarsi della vita e manifestarsi una bellezza inarrestabile, che diventa ristoro dell’infinita sete (cosciente e non) che viviamo oggi. Guardando la sete di senso e ascoltando persone rinate abbiamo compreso che stiamo costruendo non appena con mattoni ma con pietre vive, in alcuni casi pietre divenute testate d’angolo (ciò che è scartato diventa mattone nuovo) e che proprio per questo ci hanno aperto a una meraviglia”.

Una delle mostre molto interessanti si intitola ‘I sentieri del sacro’: in quale modo la fotografia ‘immortala’ la fede?

“Vedremo sequenze di foto di uomini e donne di ogni età e cultura che decidono di mettersi in una condizione di trasformazione da quello che sarà il contatto, la conoscenza, la contaminazione non solo con il luogo che si vuole raggiungere ma anche lungo il percorso e i sentieri dell’esistenza.

Pellegrini che nei deserti del mondo contemporaneo portano con sé solo ciò che è essenziale, che partono dalla propria casa per iniziare un cammino verso un’altra terra che rappresenta una meta, una conquista e un approdo. E’ la meta che guida e sostiene e fa prendere la decisione di mettersi in cammino verso un luogo non di un singolo, ma di tutti.

Vedremo infatti comunità fatte di gesti e sguardi, oggetti e riti, danze e preghiere, processioni e incontri. E questo prevede che l’altro, chiunque sia l’altro, sia comunque parte di questo processo, possa esserne parte. Non armi, non muri, non barriere, perché chiunque può entrare, può partecipare, può osservare e può ascoltare. I fotografi coinvolti colgono con il loro occhio e lo sguardo questa complessità di aspetti senza rinunciare a narrare qualcosa che attira e che ha a che fare con il sacro. Un sacro che fa parte di noi, abita in noi.

La fotografia ha spesso osservato i tanti aspetti che accompagnano questi cammini fatti di spiritualità e devozione, del rapporto con la terra, con lo spazio che ci circonda, indagando il senso mistico racchiuso in un’esperienza fisica e religiosa, profonda e totale, arcaica e ancestrale, strettamente legata alle radici della storia e della memoria. Al tempo stesso lo sguardo dei fotografi è stato capace di cogliere, attraverso un approccio ora antropologico, ora visionario, ora poetico, l’emozione e la fatica, la speranza e il coraggio, del rapporto intimo e quotidiano con il sacro, i suoi luoghi, le sue testimonianze”.

E’ un percorso che sarà raccontato anche dalla mostra ‘Pietre viventi’: per quale motivo nell’anno 1000 si pensò di costruire l’Europa con mattoni nuovi?

“L’ideale di novità e di bellezza della costruzione della chiesa romanica è immagine profonda dell’edificazione della comunità cristiana attraverso ‘pietre vive’, come testimoniano numerose opere e testi medievali. Chi costruisce in Europa nell’anno 1000 sono uomini e donne che si accorgono della realtà che affiora davanti ai loro occhi, e che desiderano costruire cattedrali in cui tutti possano entrare e sentirsi parte di un abbraccio che li genera. L’impatto con la bellezza, l’architettura e l’arte romanica genera stupore e suscita domande ancora oggi come avveniva allora”.

Quindi è giusto dare spazio alle ‘profezie per la pace’, con una video intervista al card. Pizzaballa: ‘dentro questo mare di odio, di guerre, dolore e paura, serve essere capaci di vedere le realtà belle, di cercare le persone che spendono la propria vita per qualcosa di bello: sono i risorti di oggi che ti dicono che c’è ancora luce’?

“E’ proprio dentro l’inferno dell’esistenza che si possono scorgere uomini e donne che decidono di guardare e ascoltare la vita che sorge in loro. Sono volti e sguardi di persone che si sentono vive e che diventano testimoni di una mitezza che si trasforma in energia di bene. Apparentemente sembra non dare risultati immediati ma in realtà semina percorsi di riconciliazione. Ogni mostra quest’anno porta con se una profezia per la pace perché dietro a storie di paci impossibili, dietro volti di uomini impegnati con la realtà: dal lavoro alle amicizie più sincere, dalle espressioni artistiche alla passione educativa fioriscono pur dentro ai conflitti germogli di speranza”.

(Foto: Meeting dell’Amicizia tra i popoli)

Meeting dell’Amicizia tra i popoli, il presidente Scholz: costruire con mattoni nuovi

‘Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi’: questo è il titolo della 46^ edizione del Meeting dell’Amicizia tra i Popoli in programma alla Fiera di Rimini dal 22 al 27 agosto, tratto dai Cori da ‘La Rocca’ di T.S. Eliot, che esprime la speranza di una novità dentro la drammaticità della storia, il desiderio di costruire insieme luoghi in cui condividere la ricerca e l’esperienza di ciò che è vero, buono e giusto:

“Durante le ultime edizioni del Meeting è stato sorprendente osservare il fiorire di questo slancio vitale in risposta ai molti ‘deserti’ della contemporaneità: la solitudine esistenziale, la disperazione, la rassegnazione, il cinismo, la violenza e l’indifferenza. Uno slancio tangibile e incisivo.

Abbiamo incontrato tante persone che costruiscono relazioni autentiche e si prendono cura dei più bisognosi, che riscoprono il valore del lavoro e promuovono l’innovazione in contesti di apparente stagnazione, che collaborano nella ricerca di nuove prospettive laddove l’individualismo ha limitato la creatività. Sono testimonianze di chi si impegna a rispondere alla ricerca di senso in un’epoca in cui l’esistenza sembra aver smarrito la via verso la pienezza”.

Una manifestazione ricca di convegni, mostre, spettacoli, iniziative culturali, sportive e per ragazzi, trasmessa in diretta su più canali digitali e in più lingue, come ha sottolineato il presidente del Meeting, Bernhard Scholz, durante le presentazioni: “Siamo certi che le testimonianze negli incontri, nelle mostre e nelle numerose proposte di questa nuova edizione possano incoraggiare ad affrontare con fiducia le sfide difficili che ci attendono, per creare relazioni autentiche in un mondo sempre più frammentato e polarizzato”.

Ogni giornata dell’edizione del Meeting sarà arricchita dal contributo di personalità di primo piano dal mondo istituzionale, culturale, accademico e imprenditoriale, nonché esponenti della Chiesa e di fedi e culture diverse. Il primo incontro del Meeting sarà una testimonianza dalla Terra Santa di madri che hanno saputo trasformare in un cammino di riconciliazione il dolore per la perdita di un figlio nel conflitto. La relazione sul tema del Meeting sarà tenuta da mons. Erik Varden, vescovo di Trondheim e presidente della Conferenza episcopale della Scandinavia.

Sarà di grande rilievo la visita del patriarca ecumenico di Costantinopoli Sua Santità Bartolomeo I, che interverrà all’incontro sui 1700 anni del Concilio di Nicea insieme al card. Kurt Koch, prefetto del Dicastero per l’unità dei Cristiani. Sul tema della comunicazione nel contesto delle nuove tecnologie interverrà il prefetto del Dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini.

Parteciperanno al Meeting il presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, card. Matteo Maria Zuppi, l’arcivescovo di Algeri, card. Jean-Paul Vesco, il vescovo cattolico di Kharkiv-Zaporizhia Pavlo Honcharuk, e il vescovo di Aleppo Hanna Jallouf. Interverranno anche due presidenti di movimenti ecclesiali: Margaret Karram del Movimento dei Focolari e Davide Prosperi della Fraternità di Comunione e Liberazione.

Estremamente significativa anche la presenza di scienziati, intellettuali, scrittori tra i quali Javier Cercas, Colum McCann e Katerina Gordeeva, vincitrice del premio Anna Politkovskaja 2022; inoltre ad 80 anni dall’esplosione della bomba atomica a Hiroshima e Nagasaki sarà al Meeting anche Toshiyuki Mimaki della Nihon Hidankyo Organization, premio Nobel per la Pace 2024.

Con il presidente Bernard Scholz siamo partiti dal titolo per farci spiegare in quale modo è possibile costruire nei luoghi deserti con mattoni nuovi: “Si può costruire, e si vuole costruire, quando si ha una speranza. Ci troviamo di fronte a tanti ‘deserti’ che chiedono una nuova o rinnovata costruzione: le guerre e i conflitti sempre più accesi a livello globale, la crescente solitudine esistenziale (anche tra i giovani), la diffusa oscillazione tra rassegnazione e ribellione in un mondo sempre più complesso da decifrare, l’incidenza accelerata e ambigua delle nuove tecnologie. Tutto questo, e tanto altro, ci interpella e ci invita alla riconciliazione, alla creazione di relazioni autentiche, a una comprensione più approfondita del contesto culturale, economico e politico in cui viviamo. Ma senza quella speranza alla quale ci invita il Giubileo di quest’anno, tutto questo non è possibile. Lo sforzo sarebbe troppo grande e le prospettive troppo cupe”.

Ma costruire in luoghi deserti non può sembrare una ‘fatica’ inutile?

“Certamente può essere faticoso superare l’odio quando si è profondamente feriti, entrare nel merito di questioni complesse e ostiche, creare relazioni quando prevalgono rancori e desideri di vendetta. Ma ogni impegno è prima di tutto un bene per chi lo intraprende, perché diventa sempre più libero e maturo, e poi per il bene che genera. Anche se spesso non ci sono riscontri immediati, ogni azione di bene lascia una traccia nel mondo che non scomparirà mai. Abbiamo tanti esempi dalla vita sociale e anche dal mondo economico che dimostrano che questa fatica ‘vale la pena’ e viene ricompensata al centuplo”.

E’ per questo motivo che il Meeting si apre subito con una testimonianza di due madri dalla Terra Santa: è una via per la pace?

“Le vie della pace sono (come ho appena detto) non sempre eclatanti, né visibili con effetti immediati su scala politica. Ma il rapporto fra queste due madri è un germoglio di pace che, con il tempo, darà frutto e coinvolgerà altre persone. Quando le armi taceranno, sarà il momento di incontrarsi, come si sono incontrati i popoli europei dopo la Seconda guerra mondiale. Senza persone che abbiano fatto questa esperienza e che siano esempio per tutti, è quasi impossibile. La riconciliazione rimane un appello astratto se non ci sono testimoni che la vivono”.

In quale modo è possibile realizzare relazioni autentiche?

“Essendo leali con se stessi. Nel profondo del nostro cuore desideriamo relazioni positive, costruttive, solidali, basate sul sostegno reciproco. Bisogna avere il coraggio di essere fedeli a questo desiderio e rompere le corazze della comodità che ci imprigionano nei nostri pregiudizi e nel nostro odio. Chi ama è libero, chi odia è schiavo di se stesso. Accogliere l’altro e accompagnarlo alla conoscenza di sé, del mondo e del proprio destino è la grande relazione educativa, che sarà al centro di tanti incontri del Meeting”.

Quindi si può dire che san Francesco è il ‘filo conduttore’ di questo Meeting?

“San Francesco è sicuramente una figura centrale di questo Meeting. Quando gli fu chiesto di ricostruire la Chiesa, pensò inizialmente alla chiesetta diroccata in cui si trovava, e cercò di farlo con i mattoni e il legno a sua disposizione. Ma poi comprese che si trattava di costruire relazioni alla ricerca del Bene, del Vero e del Bello. Così cominciò a creare una fratellanza fatta di ‘pietre vive’, un’esperienza che segna ancora oggi la storia della Chiesa e del mondo. Siamo particolarmente grati di poter presentare al Meeting la mostra su san Francesco”.

(Tratto da Aci Stampa)

Meeting 2025 in compagnia di Thomas Stearns Eliot

“Il Meeting di quest’anno ci ha sorpreso per l’intensità della partecipazione, la forza delle testimonianze, la profondità delle riflessioni e l’apertura al mondo”: così si è espresso il presidente del Meeting dell’Amicizia fra i popoli, Bernhard Scholz, a conclusione della 45^ edizione della manifestazione dal  titolo ‘Se non siamo alla ricerca dell’essenziale, allora cosa cerchiamo?’, da cui sono emerse esperienze e prospettive per sostenere un’educazione appassionata al bene dei ragazzi, per promuovere un’economia equa e sostenibile, per favorire una politica orientata al bene comune e per utilizzare in modo adeguato i media e l’intelligenza artificiale. 

Il presidente Scholz ha ripercorso i momenti più importanti di questa settimana riminese: “A partire dal dialogo inaugurale con il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, il card. Pierbattista Pizzaballa, in tanti incontri si è cercato di dare voce a iniziative di pace e di riconciliazione in Russia, Ucraina, Israele, Palestina e Myanmar. Temi centrali sono stati anche il futuro della democrazia e il dialogo interreligioso: su quest’ultimo punto sono intervenuti il presidente della Cei cardinale Matteo Maria Zuppi e il segretario generale della Lega Musulmana Mondiale Muhammad Bin Abdul Karim Al-Issa”.

Le mostre hanno richiamato molto interesse da parte dei visitatori: “Le 16 mostre hanno incontrato anche quest’anno un grande interesse, con più di 150mila visitatori, con artisti come Curran Hatleberg e William Congdon, oppure attraverso le vite diverse tra loro ma tutte segnate in modo drammatico dalla ricerca dell’essenziale di Franziska e Franz Jägerstätter, Alcide De Gasperi e del medico modenese Enzo Piccinini. Di rilievo anche la mostra sulla storia dei Giubilei in vista dell’Anno Santo 2025”. 

E come in ogni consuntivo non potevano mancare le cifre delle presenze al Meeting: “Quanto alle cifre, i partecipanti sono aumentati rispetto all’edizione 2023 con una crescita attorno al 10%. I 140 convegni con 450 relatori di cui 100 provenienti dall’estero, le 16 mostre e i 18 spettacoli hanno registrato quasi costantemente il sold out e lo stesso vale per il Villaggio Ragazzi Yoga e la Cittadella dello Sport che hanno visto la presenza di decine di migliaia di bambini e ragazzi.

In aumento anche le aziende partner, arrivate a quota 180, con un coinvolgimento anche nella riflessione sui temi del Meeting, mentre le dirette di 80 convegni (praticamente tutti i principali) sono state rilanciate quasi 300 volte dalle principali testate giornalistiche italiane, con un impatto mediatico complessivo sensibilmente maggiore rispetto all’anno scorso”.

Insomma tali numeri per il presidente della fondazione del Meeting sono significative perché esso è “sempre di più come un luogo di incontro, di dialogo, di pacificazione, di collaborazione e di approfondimento comune per il nostro Paese e per il mondo, come ha ricordato nel suo messaggio papa Francesco”.

Ed infine il titolo della 46^ edizione, che si svolgerà a Rimini da venerdì 22 agosto a mercoledì 27 agosto 2025, è tratto dai Cori da ‘La Rocca’ di Thomas Stearns Eliot: ‘Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi’, che richiama, quasi inconsapevolmente  lo spettacolo teatrale ‘Assassinio nella Cattedrale’, dello stesso autore, messo in scena nel 1990 dal Teatro degli Incamminati, che insieme al ‘Miguel Mañara’ di Oscar Milosz, messo in scena nel 1989, ed ‘Antigone’ di Sofocle, messo in scena nel 1991, sotto la regia di Franco Branciaroli, costituisce nel panorama artistico italiano e mondiale un ‘unicum’ irripetibile, sia per innovazione tecnica e scenografica, come ha ricordato la scenografa Margherita Palli, (in quei tempi lavorava con il regista Luca Ronconi), che il regista era un po’ ‘geloso’ dei successi di questi spettacoli, sia per aver fatto cadere la famosa ‘quarta parete’ con la partecipazione attiva del pubblico come attore, e la partecipazione di Gian Mario Bandera, direttore del Centro Teatrale Bresciano già presidente del Teatro degli Incamminati, che ha ricordato Emanuele Banterle e Giovanni Testori; Emilia Guarnieri, cofondatrice Meeting per l’amicizia fra i popoli.

Però nei numerosi incontri che il meeting ha offerto è opportuno quello svolto nell’ultimo giorno, dal titolo ‘Dagli uomini d’onore agli uomini d’amore’ con la partecipazione di Domenico Airoma, procuratore delle Repubblica di Avellino e vicepresidente Centro Studi Livatino; Valerio Montalbano, figlio di Giuseppe Montalbano, medico di Camporeale, ucciso il 18 novembre 1988 su ordine di Giovanni Brusca; Domenico Pace, detenuto presso il carcere di Sulmona; Lia Sava, procuratore generale Corte d’Appello di Palermo; Paolo Tosoni, avvocato penalista, che ha sottolineato il cammino compiuto per giungere al perdono:

“Nel mio lavoro di avvocato penalista ho spesso a che fare con persone che hanno commesso gravi crimini o con le loro vittime: i primi, alcuni, dopo tanti anni di carcere, pentiti del male commesso, anelano il perdono di coloro che hanno fatto soffrire; le vittime, che riescono a fare il grande passo di perdonare, raggiungono una pace insperata: il perdono, infatti, non a caso è un atto profondamente cristiano (ma alla portata di tutti) perché lenisce e rimargina le ferite e introduce una novità di vita”.

Per l’avvocato penalista il perdono è un’opportunità offerta a tutti: “Per tutti vi è e vi deve essere la possibilità di redimersi e riscattare socialmente il male arrecato: quando ciò avviene è una vittoria per tutti, vittime, magistrati, avvocati e collettività; non credere a questa possibilità è una sconfitta in partenza. Quando si parla di mafiosi e di uomini d’onore, in generale si tende ad escludere questa eventualità positiva: perché il patto scellerato che li ha condotti prima a commettere delitti e poi in carcere, si ritiene indissolubile, e strumentale ogni accenno di riabilitazione”.

L’intervento conclusivo dell’incontro è stato affidato al dott. Fabio Pinelli, vicepresidente Consiglio Superiore della Magistratura, che ha ricordato il beato Rosario Livatino, in cui ha riaffermato che la credibilità del magistrato deve manifestarsi sia nella vita pubblica che in quella privata: “Ecco la ‘credibilità’ del magistrato come momento fondante della sua legittimazione e delle sue garanzie. E’ una credibilità che si gioca non solo nelle decisioni e nelle scelte che compie allorché indossa la toga, ma anche nelle più generali manifestazioni della sua persona… 

Vittorio Bachelet, Rosario Livatino, Piersanti Mattarella e Aldo Moro, tutti credibili e tutti ‘uomini liberi’: un grande lascito il loro, che ci spinge a non desistere dalla ricerca dell’essenziale”.

Ed infine la Compagnia delle Opere (CdO), durante l’incontro ‘Un lavoro all’altezza del desiderio umano’ ha ‘lanciato’ il manifesto per una nuova concezione del ‘buon lavoro’: “la finalità del lavoro di diventare un’esperienza umana fondamentale, ricercando anche degli strumenti per aumentare la soddisfazione di chi lavora; una provocazione per tutti gli imprenditori, che sono invitati ad accelerare questo processo;

organizzare i fattori produttivi per creare non solo valore finanziario, ma anche e soprattutto valore sociale; rivedere l’organizzazione del lavoro nelle nostre imprese perché chi lavora deve sentire la sua libertà resa più forte dalla condizione di lavoratore; sostenere le piccole e medie imprese che investono sulle idee dei propri collaboratori per dare spazio e valore alla creatività con sistemi di premi; sfruttare la crescente attenzione istituzionale e normativa alla sostenibilità cercando di allineare i valori aziendali con quelli percepiti come prioritari dalla società”.

Ed infine ecco biglietti vincenti della lotteria del Meeting di quest’anno: CD1455, HI0690, BC0929, DE1119, FG0923, CD0320, FG1074, HI1111, EF0886, CD1004, CD0262, FG1498.

(Tratto da Aci Stampa)

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