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Meeting dell’Amicizia tra i popoli, il presidente Scholz: costruire con mattoni nuovi
‘Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi’: questo è il titolo della 46^ edizione del Meeting dell’Amicizia tra i Popoli in programma alla Fiera di Rimini dal 22 al 27 agosto, tratto dai Cori da ‘La Rocca’ di T.S. Eliot, che esprime la speranza di una novità dentro la drammaticità della storia, il desiderio di costruire insieme luoghi in cui condividere la ricerca e l’esperienza di ciò che è vero, buono e giusto:
“Durante le ultime edizioni del Meeting è stato sorprendente osservare il fiorire di questo slancio vitale in risposta ai molti ‘deserti’ della contemporaneità: la solitudine esistenziale, la disperazione, la rassegnazione, il cinismo, la violenza e l’indifferenza. Uno slancio tangibile e incisivo.
Abbiamo incontrato tante persone che costruiscono relazioni autentiche e si prendono cura dei più bisognosi, che riscoprono il valore del lavoro e promuovono l’innovazione in contesti di apparente stagnazione, che collaborano nella ricerca di nuove prospettive laddove l’individualismo ha limitato la creatività. Sono testimonianze di chi si impegna a rispondere alla ricerca di senso in un’epoca in cui l’esistenza sembra aver smarrito la via verso la pienezza”.
Una manifestazione ricca di convegni, mostre, spettacoli, iniziative culturali, sportive e per ragazzi, trasmessa in diretta su più canali digitali e in più lingue, come ha sottolineato il presidente del Meeting, Bernhard Scholz, durante le presentazioni: “Siamo certi che le testimonianze negli incontri, nelle mostre e nelle numerose proposte di questa nuova edizione possano incoraggiare ad affrontare con fiducia le sfide difficili che ci attendono, per creare relazioni autentiche in un mondo sempre più frammentato e polarizzato”.
Ogni giornata dell’edizione del Meeting sarà arricchita dal contributo di personalità di primo piano dal mondo istituzionale, culturale, accademico e imprenditoriale, nonché esponenti della Chiesa e di fedi e culture diverse. Il primo incontro del Meeting sarà una testimonianza dalla Terra Santa di madri che hanno saputo trasformare in un cammino di riconciliazione il dolore per la perdita di un figlio nel conflitto. La relazione sul tema del Meeting sarà tenuta da mons. Erik Varden, vescovo di Trondheim e presidente della Conferenza episcopale della Scandinavia.
Sarà di grande rilievo la visita del patriarca ecumenico di Costantinopoli Sua Santità Bartolomeo I, che interverrà all’incontro sui 1700 anni del Concilio di Nicea insieme al card. Kurt Koch, prefetto del Dicastero per l’unità dei Cristiani. Sul tema della comunicazione nel contesto delle nuove tecnologie interverrà il prefetto del Dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini.
Parteciperanno al Meeting il presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, card. Matteo Maria Zuppi, l’arcivescovo di Algeri, card. Jean-Paul Vesco, il vescovo cattolico di Kharkiv-Zaporizhia Pavlo Honcharuk, e il vescovo di Aleppo Hanna Jallouf. Interverranno anche due presidenti di movimenti ecclesiali: Margaret Karram del Movimento dei Focolari e Davide Prosperi della Fraternità di Comunione e Liberazione.
Estremamente significativa anche la presenza di scienziati, intellettuali, scrittori tra i quali Javier Cercas, Colum McCann e Katerina Gordeeva, vincitrice del premio Anna Politkovskaja 2022; inoltre ad 80 anni dall’esplosione della bomba atomica a Hiroshima e Nagasaki sarà al Meeting anche Toshiyuki Mimaki della Nihon Hidankyo Organization, premio Nobel per la Pace 2024.
Con il presidente Bernard Scholz siamo partiti dal titolo per farci spiegare in quale modo è possibile costruire nei luoghi deserti con mattoni nuovi: “Si può costruire, e si vuole costruire, quando si ha una speranza. Ci troviamo di fronte a tanti ‘deserti’ che chiedono una nuova o rinnovata costruzione: le guerre e i conflitti sempre più accesi a livello globale, la crescente solitudine esistenziale (anche tra i giovani), la diffusa oscillazione tra rassegnazione e ribellione in un mondo sempre più complesso da decifrare, l’incidenza accelerata e ambigua delle nuove tecnologie. Tutto questo, e tanto altro, ci interpella e ci invita alla riconciliazione, alla creazione di relazioni autentiche, a una comprensione più approfondita del contesto culturale, economico e politico in cui viviamo. Ma senza quella speranza alla quale ci invita il Giubileo di quest’anno, tutto questo non è possibile. Lo sforzo sarebbe troppo grande e le prospettive troppo cupe”.
Ma costruire in luoghi deserti non può sembrare una ‘fatica’ inutile?
“Certamente può essere faticoso superare l’odio quando si è profondamente feriti, entrare nel merito di questioni complesse e ostiche, creare relazioni quando prevalgono rancori e desideri di vendetta. Ma ogni impegno è prima di tutto un bene per chi lo intraprende, perché diventa sempre più libero e maturo, e poi per il bene che genera. Anche se spesso non ci sono riscontri immediati, ogni azione di bene lascia una traccia nel mondo che non scomparirà mai. Abbiamo tanti esempi dalla vita sociale e anche dal mondo economico che dimostrano che questa fatica ‘vale la pena’ e viene ricompensata al centuplo”.
E’ per questo motivo che il Meeting si apre subito con una testimonianza di due madri dalla Terra Santa: è una via per la pace?
“Le vie della pace sono (come ho appena detto) non sempre eclatanti, né visibili con effetti immediati su scala politica. Ma il rapporto fra queste due madri è un germoglio di pace che, con il tempo, darà frutto e coinvolgerà altre persone. Quando le armi taceranno, sarà il momento di incontrarsi, come si sono incontrati i popoli europei dopo la Seconda guerra mondiale. Senza persone che abbiano fatto questa esperienza e che siano esempio per tutti, è quasi impossibile. La riconciliazione rimane un appello astratto se non ci sono testimoni che la vivono”.
In quale modo è possibile realizzare relazioni autentiche?
“Essendo leali con se stessi. Nel profondo del nostro cuore desideriamo relazioni positive, costruttive, solidali, basate sul sostegno reciproco. Bisogna avere il coraggio di essere fedeli a questo desiderio e rompere le corazze della comodità che ci imprigionano nei nostri pregiudizi e nel nostro odio. Chi ama è libero, chi odia è schiavo di se stesso. Accogliere l’altro e accompagnarlo alla conoscenza di sé, del mondo e del proprio destino è la grande relazione educativa, che sarà al centro di tanti incontri del Meeting”.
Quindi si può dire che san Francesco è il ‘filo conduttore’ di questo Meeting?
“San Francesco è sicuramente una figura centrale di questo Meeting. Quando gli fu chiesto di ricostruire la Chiesa, pensò inizialmente alla chiesetta diroccata in cui si trovava, e cercò di farlo con i mattoni e il legno a sua disposizione. Ma poi comprese che si trattava di costruire relazioni alla ricerca del Bene, del Vero e del Bello. Così cominciò a creare una fratellanza fatta di ‘pietre vive’, un’esperienza che segna ancora oggi la storia della Chiesa e del mondo. Siamo particolarmente grati di poter presentare al Meeting la mostra su san Francesco”.
(Tratto da Aci Stampa)
Meeting 2025 in compagnia di Thomas Stearns Eliot
“Il Meeting di quest’anno ci ha sorpreso per l’intensità della partecipazione, la forza delle testimonianze, la profondità delle riflessioni e l’apertura al mondo”: così si è espresso il presidente del Meeting dell’Amicizia fra i popoli, Bernhard Scholz, a conclusione della 45^ edizione della manifestazione dal titolo ‘Se non siamo alla ricerca dell’essenziale, allora cosa cerchiamo?’, da cui sono emerse esperienze e prospettive per sostenere un’educazione appassionata al bene dei ragazzi, per promuovere un’economia equa e sostenibile, per favorire una politica orientata al bene comune e per utilizzare in modo adeguato i media e l’intelligenza artificiale.
Il presidente Scholz ha ripercorso i momenti più importanti di questa settimana riminese: “A partire dal dialogo inaugurale con il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, il card. Pierbattista Pizzaballa, in tanti incontri si è cercato di dare voce a iniziative di pace e di riconciliazione in Russia, Ucraina, Israele, Palestina e Myanmar. Temi centrali sono stati anche il futuro della democrazia e il dialogo interreligioso: su quest’ultimo punto sono intervenuti il presidente della Cei cardinale Matteo Maria Zuppi e il segretario generale della Lega Musulmana Mondiale Muhammad Bin Abdul Karim Al-Issa”.
Le mostre hanno richiamato molto interesse da parte dei visitatori: “Le 16 mostre hanno incontrato anche quest’anno un grande interesse, con più di 150mila visitatori, con artisti come Curran Hatleberg e William Congdon, oppure attraverso le vite diverse tra loro ma tutte segnate in modo drammatico dalla ricerca dell’essenziale di Franziska e Franz Jägerstätter, Alcide De Gasperi e del medico modenese Enzo Piccinini. Di rilievo anche la mostra sulla storia dei Giubilei in vista dell’Anno Santo 2025”.
E come in ogni consuntivo non potevano mancare le cifre delle presenze al Meeting: “Quanto alle cifre, i partecipanti sono aumentati rispetto all’edizione 2023 con una crescita attorno al 10%. I 140 convegni con 450 relatori di cui 100 provenienti dall’estero, le 16 mostre e i 18 spettacoli hanno registrato quasi costantemente il sold out e lo stesso vale per il Villaggio Ragazzi Yoga e la Cittadella dello Sport che hanno visto la presenza di decine di migliaia di bambini e ragazzi.
In aumento anche le aziende partner, arrivate a quota 180, con un coinvolgimento anche nella riflessione sui temi del Meeting, mentre le dirette di 80 convegni (praticamente tutti i principali) sono state rilanciate quasi 300 volte dalle principali testate giornalistiche italiane, con un impatto mediatico complessivo sensibilmente maggiore rispetto all’anno scorso”.
Insomma tali numeri per il presidente della fondazione del Meeting sono significative perché esso è “sempre di più come un luogo di incontro, di dialogo, di pacificazione, di collaborazione e di approfondimento comune per il nostro Paese e per il mondo, come ha ricordato nel suo messaggio papa Francesco”.
Ed infine il titolo della 46^ edizione, che si svolgerà a Rimini da venerdì 22 agosto a mercoledì 27 agosto 2025, è tratto dai Cori da ‘La Rocca’ di Thomas Stearns Eliot: ‘Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi’, che richiama, quasi inconsapevolmente lo spettacolo teatrale ‘Assassinio nella Cattedrale’, dello stesso autore, messo in scena nel 1990 dal Teatro degli Incamminati, che insieme al ‘Miguel Mañara’ di Oscar Milosz, messo in scena nel 1989, ed ‘Antigone’ di Sofocle, messo in scena nel 1991, sotto la regia di Franco Branciaroli, costituisce nel panorama artistico italiano e mondiale un ‘unicum’ irripetibile, sia per innovazione tecnica e scenografica, come ha ricordato la scenografa Margherita Palli, (in quei tempi lavorava con il regista Luca Ronconi), che il regista era un po’ ‘geloso’ dei successi di questi spettacoli, sia per aver fatto cadere la famosa ‘quarta parete’ con la partecipazione attiva del pubblico come attore, e la partecipazione di Gian Mario Bandera, direttore del Centro Teatrale Bresciano già presidente del Teatro degli Incamminati, che ha ricordato Emanuele Banterle e Giovanni Testori; Emilia Guarnieri, cofondatrice Meeting per l’amicizia fra i popoli.
Però nei numerosi incontri che il meeting ha offerto è opportuno quello svolto nell’ultimo giorno, dal titolo ‘Dagli uomini d’onore agli uomini d’amore’ con la partecipazione di Domenico Airoma, procuratore delle Repubblica di Avellino e vicepresidente Centro Studi Livatino; Valerio Montalbano, figlio di Giuseppe Montalbano, medico di Camporeale, ucciso il 18 novembre 1988 su ordine di Giovanni Brusca; Domenico Pace, detenuto presso il carcere di Sulmona; Lia Sava, procuratore generale Corte d’Appello di Palermo; Paolo Tosoni, avvocato penalista, che ha sottolineato il cammino compiuto per giungere al perdono:
“Nel mio lavoro di avvocato penalista ho spesso a che fare con persone che hanno commesso gravi crimini o con le loro vittime: i primi, alcuni, dopo tanti anni di carcere, pentiti del male commesso, anelano il perdono di coloro che hanno fatto soffrire; le vittime, che riescono a fare il grande passo di perdonare, raggiungono una pace insperata: il perdono, infatti, non a caso è un atto profondamente cristiano (ma alla portata di tutti) perché lenisce e rimargina le ferite e introduce una novità di vita”.
Per l’avvocato penalista il perdono è un’opportunità offerta a tutti: “Per tutti vi è e vi deve essere la possibilità di redimersi e riscattare socialmente il male arrecato: quando ciò avviene è una vittoria per tutti, vittime, magistrati, avvocati e collettività; non credere a questa possibilità è una sconfitta in partenza. Quando si parla di mafiosi e di uomini d’onore, in generale si tende ad escludere questa eventualità positiva: perché il patto scellerato che li ha condotti prima a commettere delitti e poi in carcere, si ritiene indissolubile, e strumentale ogni accenno di riabilitazione”.
L’intervento conclusivo dell’incontro è stato affidato al dott. Fabio Pinelli, vicepresidente Consiglio Superiore della Magistratura, che ha ricordato il beato Rosario Livatino, in cui ha riaffermato che la credibilità del magistrato deve manifestarsi sia nella vita pubblica che in quella privata: “Ecco la ‘credibilità’ del magistrato come momento fondante della sua legittimazione e delle sue garanzie. E’ una credibilità che si gioca non solo nelle decisioni e nelle scelte che compie allorché indossa la toga, ma anche nelle più generali manifestazioni della sua persona…
Vittorio Bachelet, Rosario Livatino, Piersanti Mattarella e Aldo Moro, tutti credibili e tutti ‘uomini liberi’: un grande lascito il loro, che ci spinge a non desistere dalla ricerca dell’essenziale”.
Ed infine la Compagnia delle Opere (CdO), durante l’incontro ‘Un lavoro all’altezza del desiderio umano’ ha ‘lanciato’ il manifesto per una nuova concezione del ‘buon lavoro’: “la finalità del lavoro di diventare un’esperienza umana fondamentale, ricercando anche degli strumenti per aumentare la soddisfazione di chi lavora; una provocazione per tutti gli imprenditori, che sono invitati ad accelerare questo processo;
organizzare i fattori produttivi per creare non solo valore finanziario, ma anche e soprattutto valore sociale; rivedere l’organizzazione del lavoro nelle nostre imprese perché chi lavora deve sentire la sua libertà resa più forte dalla condizione di lavoratore; sostenere le piccole e medie imprese che investono sulle idee dei propri collaboratori per dare spazio e valore alla creatività con sistemi di premi; sfruttare la crescente attenzione istituzionale e normativa alla sostenibilità cercando di allineare i valori aziendali con quelli percepiti come prioritari dalla società”.
Ed infine ecco biglietti vincenti della lotteria del Meeting di quest’anno: CD1455, HI0690, BC0929, DE1119, FG0923, CD0320, FG1074, HI1111, EF0886, CD1004, CD0262, FG1498.
(Tratto da Aci Stampa)



























