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Papa Leone XIV invita i vescovi a camminare nella sinodalità
Questa mattina papa Leone XIV ha ricevuto i vescovi italiani e nel saluto introduttivo il presidente della CEI, card. Matteo Maria Zuppi, ha espresso ‘obbedienza, fraternità e amicizia’ ribadendo la ‘speciale sintonia’ che unisce la Chiesa in Italia al Successore di Pietro, ed assicurando l’impegno della Conferenza Episcopale Italiana a ‘rendere ragione della speranza’ in una stagione “dove di speranza ne serve davvero tanta, per una Chiesa accogliente, vicina alle attese di tanti, di tutti, particolarmente dei poveri. Dopo dieci anni, ci piace ancora di più una Chiesa italiana (come disse papa Francesco) inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti; la desideriamo lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza e per essere così, se serve, innoviamo con libertà”.
Nel ringraziare per la visita papa Leone XIV ha esortato i vescovi ad un’attenzione pastorale sui temi della pace e della dignità umana, a fronte di sfide che rischiano di ‘appiattirla’ come l’Intelligenza Artificiale, le biotecnologie ed i social, con un richiamo particolare alla collegialità sinodale: “Nell’esercitare il mio ministero insieme con voi, cari fratelli, vorrei ispirarmi ai principi della collegialità, che sono stati elaborati dal Concilio Vaticano II. In particolare, la Costituzione ‘Lumen Gentium’ sottolinea che il Signore Gesù costituì gli Apostoli ‘a modo di collegio o ceto stabile, del quale mise a capo Pietro, scelto di mezzo a loro’. E’ in questo modo che siete chiamati a vivere il vostro ministero: collegialità tra voi e collegialità con il successore di Pietro”.
Da tale sinodalità deriva la collaborazione con le autorità civili: “Questo principio di comunione si riflette anche in una sana cooperazione con le Autorità civili. La CEI è infatti luogo di confronto e di sintesi del pensiero dei Vescovi circa le tematiche più rilevanti per il bene comune. Essa, all’occorrenza, orienta e coordina i rapporti dei singoli Vescovi e delle Conferenze episcopali regionali con tali Autorità a livello locale”.
Riprendendo le analisi di papa Benedetto XVI e di papa Francesco, il papa ha delineato alcune ‘attenzioni’ pastorali: “Innanzitutto, è necessario uno slancio rinnovato nell’annuncio e nella trasmissione della fede. Si tratta di porre Gesù Cristo al centro e, sulla strada indicata da ‘Evangelii Gaudium’, aiutare le persone a vivere una relazione personale con Lui, per scoprire la gioia del Vangelo. In un tempo di grande frammentarietà è necessario tornare alle fondamenta della nostra fede, al kerygma… E si tratta di discernere i modi in cui far giungere a tutti la Buona Notizia, con azioni pastorali capaci di intercettare chi è più lontano e con strumenti idonei al rinnovamento della catechesi e dei linguaggi dell’annuncio”.
Da questa relazione con Cristo è importante porre un’attenzione alla pace: “La relazione con Cristo ci chiama a sviluppare un’attenzione pastorale sul tema della pace. Il Signore, infatti, ci invia al mondo a portare il suo stesso dono: ‘La pace sia con voi!’, ed a diventarne artigiani nei luoghi della vita quotidiana. Penso alle parrocchie, ai quartieri, alle aree interne del Paese, alle periferie urbane ed esistenziali. Lì dove le relazioni umane e sociali si fanno difficili e il conflitto prende forma, magari in modo sottile, deve farsi visibile una Chiesa capace di riconciliazione”.
Ha auspicato che in ogni diocesi ci sia un cammino di formazione alla nonviolenza: “Auspico, allora, che ogni Diocesi possa promuovere percorsi di educazione alla nonviolenza, iniziative di mediazione nei conflitti locali, progetti di accoglienza che trasformino la paura dell’altro in opportunità di incontro. Ogni comunità diventi una ‘casa della pace’, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. La pace non è un’utopia spirituale: è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione. E che chiede oggi, più che mai, la nostra presenza vigile e generativa”.
Un’altra sfida importante è preservare la dignità umana davanti alle nuove sfide tecnologiche: “Ci sono poi le sfide che interpellano il rispetto per la dignità della persona umana. L’intelligenza artificiale, le biotecnologie, l’economia dei dati e i social media stanno trasformando profondamente la nostra percezione e la nostra esperienza della vita. In questo scenario, la dignità dell’umano rischia di venire appiattita o dimenticata, sostituita da funzioni, automatismi, simulazioni. Ma la persona non è un sistema di algoritmi: è creatura, relazione, mistero.
Mi permetto allora di esprimere un auspicio: che il cammino delle Chiese in Italia includa, in coerente simbiosi con la centralità di Gesù, la visione antropologica come strumento essenziale del discernimento pastorale. Senza una riflessione viva sull’umano (nella sua corporeità, nella sua vulnerabilità, nella sua sete d’infinito e capacità di legame) l’etica si riduce a codice e la fede rischia di diventare disincarnata”.
Eppoi ha raccomandato di coltivare la cultura del dialogo: “E’ bello che tutte le realtà ecclesiali (parrocchie, associazioni e movimenti) siano spazi di ascolto intergenerazionale, di confronto con mondi diversi, di cura delle parole e delle relazioni. Perché solo dove c’è ascolto può nascere comunione, e solo dove c’è comunione la verità diventa credibile. Vi incoraggio a continuare su questa strada! Annuncio del Vangelo, pace, dignità umana, dialogo: sono queste le coordinate attraverso cui potrete essere Chiesa che incarna il Vangelo ed è segno del Regno di Dio”.
Infine ha esortato a continuare nel cammino sinodale, proponendo ‘scelte coraggiose’: “Restate uniti e non difendetevi dalle provocazioni dello Spirito. La sinodalità diventi mentalità, nel cuore, nei processi decisionali e nei modi di agire.
In secondo luogo, guardate al domani con serenità e non abbiate timore di scelte coraggiose! Nessuno potrà impedirvi di stare vicino alla gente, di condividere la vita, di camminare con gli ultimi, di servire i poveri. Nessuno potrà impedirvi di annunciare il Vangelo, ed è il Vangelo che siamo inviati a portare, perché è di questo che tutti, noi per primi, abbiamo bisogno per vivere bene ed essere felici”.
Concludendo l’incontro ha chiesto una cura dei fedeli: “Abbiate cura che i fedeli laici, nutriti della Parola di Dio e formati nella dottrina sociale della Chiesa, siano protagonisti dell’evangelizzazione nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, negli ambienti sociali e culturali, nell’economia, nella politica. Carissimi, camminiamo insieme, con la gioia nel cuore e il canto sulle labbra. Dio è più grande delle nostre mediocrità: lasciamoci attirare da Lui! Confidiamo nella sua provvidenza”.
(Foto: Santa Sede)



























