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Le scuole paritarie cattoliche sono di buona qualità
Le scuole paritarie cattoliche in Italia sono ampiamente promosse per l’impegno profuso nell’aggiornamento didattico e nella cura della comunità educativa, così come è stato certificato dal Quarto monitoraggio della qualità della scuola cattolica italiana, elaborato dal Centro Studi per la Scuola Cattolica della CEI (in riferimento all’anno scolastico 2021/2022), a partire dai dati dell’Invalsi utilizzati per documentare le prassi educative e i risultati ottenuti, che in conclusione sintetizza alcuni ‘divari’:
“Il presente monitoraggio conferma una serie di divari che caratterizzano le scuole cattoliche. Il primo è purtroppo di carattere economico, visto che i costi favoriscono l’iscrizione di alunni appartenenti a fasce socio-culturali tendenzialmente più elevate (e questo può spiegare almeno in parte anche i buoni risultati scolastici). Il secondo divario è di carattere territoriale, con una condizione migliore delle scuole cattoliche nelle regioni del Nord e più problematica al Sud. Il terzo divario da ricordare è quello ordinamentale tra le scuole dell’infanzia, numericamente maggioritarie, e gli altri ordini di scuola.
Si tratta più in generale di due segmenti del sistema che presentano dinamiche differenti: nel medio periodo sono soprattutto le scuole dell’infanzia a manifestare un preoccupante calo numerico nel numero di scuole e di iscritti, mentre nella secondaria si registrano timidi segnali di ripresa negli ultimi anni. I due segmenti risultano diversi anche dal punto di vista gestionale, dove si conferma, soprattutto nell’infanzia, la crescita dell’iniziativa laicale, pur in presenza di una faticosa tenuta delle congregazioni religiose”.
In compenso nella scuola cattolica ci sono molte risorse per l’offerta formativa: “Le risorse delle scuole cattoliche sono senz’altro buone, soprattutto sul piano materiale, con un patrimonio edilizio solido ed abbondante. Le risorse umane sono meno stabili, ma hanno il loro punto di forza nella formazione permanente. Tra gli obiettivi qualificanti delle scuole cattoliche viene confermato l’impegno per la costituzione di una comunità educativa, che riesce a coinvolgere positivamente alunni e genitori.
L’offerta formativa è buona e spesso arricchita da attività e servizi integrativi. L’attenzione all’inclusione di alunni stranieri e con disabilità è condizionata dai costi, ma c’è uno sforzo costante di aumentare progressivamente queste componenti della scolaresca. I risultati scolastici possono apparire un punto di forza delle scuole cattoliche, visti gli esiti quasi sempre migliori del resto del sistema di istruzione, ma le scuole cercano di mantenere anche un’identità ecclesiale, sebbene non sia questo il principale fattore di attrazione”.
Nell’arco di questi anni le scuole cattoliche possono vantare una lunga tradizione, anche se non mancano scuole di nuova istituzione. In media, sulla base dell’indagine campionaria del 2022, l’età delle scuole si aggira intorno al secolo di vita: 78,8 anni per le scuole dell’infanzia, 93 anni per le scuole primarie, 98 anni per le secondarie di I grado e 108 anni per le secondarie di II grado.
L’andamento delle iscrizioni nel breve-medio periodo costituisce comunque l’indicatore più importante per valutare la vitalità di una scuola. A partire dal picco del 2010-11, nell’arco di 13 anni sono scomparse in tutto 1.843 scuole (-19,7%), con una media di oltre 140 all’anno, ma con sensibili variazioni da un anno all’altro, non solo in negativo, come mostrano le colonne che per ogni ordine e grado di scuola evidenziano la variazione percentuale rispetto all’anno precedente.
Disaggregando l’analisi per singolo livello scolastico si può notare che il grosso delle chiusure sono concentrate nella scuola dall’infanzia (-1.568 = -22,2%), mentre per il resto si perdono 149 scuole primarie (-13,2%), 79 scuole secondarie di I grado (-13,4%) e 47 scuole secondarie di II grado (-7,8%), precisando però che tra queste ultime l’andamento è molto più irregolare per via di aumenti e diminuzioni sensibili anche nel breve periodo.
Più interessante (e critico) è l’andamento del numero di iscrizioni, che mostra nell’arco dello stesso periodo la perdita complessiva di 225.501 alunni (-30,4%), derivante da un calo di 175.615 bambini nella scuola dell’infanzia (-38,7%), di 34.815 alunni nella scuola primaria (-22,2%), di 5.291 alunni nella scuola secondaria di I grado (-8,0%) e di 9.780 studenti nella secondaria di II grado (-15,3%).
Quindi la secondaria di II grado sta facendo registrare sistematicamente dal 2018-19 una tendenza all’aumento delle iscrizioni, che va a temperare il calo più grave subito negli anni precedenti. Se si confronta questa leggera ripresa con la diminuzione del numero di scuole, si può parlare di una sorta di ottimizzazione del settore con la scomparsa delle scuole più piccole e la maggiore capacità attrattiva delle scuole rimaste (almeno nel caso delle secondarie di II grado): “In ogni caso, viste le motivazioni economiche che condizionano in genere le iscrizioni, il mantenimento di un discreto numero di alunni può essere già un primo indicatore di qualità, dato che le famiglie ritengono di continuare a investire in queste scuole”.
Quindi l’offerta formativa è buona e spesso arricchita da attività e servizi integrativi. I contenuti che riguardano la costruzione di una comunità educativa si colloca al terzo posto con il 35,1% delle scelte (ma nelle secondarie di II grado è al primo posto con il 57,7%). Inoltre dall’analisi emerge che le scuole cattoliche sono inclusive:
“Il 6% degli iscritti non sono italiani e questa percentuale, sui rispettivi iscritti, nelle scuole statali nell’insieme si attesta al 10,8%. Va notato che nel corso degli anni è andata progressivamente crescendo nelle scuole cattoliche la quota di alunni stranieri, parallelamente al tasso di immigrazione”, ha rilevato Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’Educazione, la scuola e l’università, ricordando che “una maggiore presenza di stranieri è impedita dai costi, ma la distanza non è incolmabile e le scuole cattoliche sono per loro natura aperte all’accoglienza e al dialogo interculturale”.
Un dato significativo è inoltre quello riguardante l’alleanza scuola-famiglia: i genitori partecipano in misura più che doppia alle elezioni degli organi collegiali interni rispetto a quanto accade nel resto delle scuole italiane. Il 93% dei genitori partecipa ai colloqui periodici con gli insegnanti (93,0%), prende parte a attività ricreative di vario genere (33,6%), collabora concretamente alla gestione della scuola (20,9%) e alla promozione di iniziative culturali in accordo con il gestore (15,0%).
Il monitoraggio mette in luce anche alcuni ‘gap’, di cui il primo è quello di carattere economico, visto che i costi favoriscono l’iscrizione di alunni appartenenti a fasce socio-culturali tendenzialmente più elevate (e questo può spiegare almeno in parte anche i buoni risultati scolastici). Il secondo è di carattere territoriale, con una condizione migliore delle scuole cattoliche nelle regioni del Nord e più problematica al Sud. Il terzo è quello ordinamentale tra le scuole dell’infanzia, numericamente maggioritarie, e gli altri ordini di scuola.
Le risorse delle scuole cattoliche sono senz’altro buone, soprattutto sul piano materiale, con un patrimonio edilizio solido e abbondante. Alle aule ordinarie, infatti, si aggiungono gli spazi per attività speciali: il 97,7% delle scuole posseggono cortili, il 95,6% palestre, il 94,9% un laboratorio di informatica, l’84,9% un laboratorio scientifico ed il 74,3% una mensa. Le risorse umane sono meno stabili, ma hanno il loro punto di forza nella formazione permanente: il 7% del personale presta servizio a titolo gratuito; il 57% è assunto con contratto a tempo indeterminato mentre il 35,9% a tempo determinato.



























