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Papa Leone XIV spiega l’importanza del Sabato Santo

“… anche oggi ci soffermiamo sul mistero del Sabato Santo. E’il giorno del Mistero pasquale in cui tutto sembra immobile e silenzioso, mentre in realtà si compie un’invisibile azione di salvezza: Cristo scende nel regno degli inferi per portare l’annuncio della Risurrezione a tutti coloro che erano nelle tenebre e nell’ombra della morte”: nell’udienza generale odierna papa Leone XIV ha continuato il ciclo di catechesi che si svolge lungo l’intero Anno Giubilare, ‘Gesù Cristo nostra speranza’, incentrando la meditazione sulla ‘Pasqua di Gesù’.

Infatti l’evento pasquale è l’epilogo dell’amore di Dio per l’umanità: “Questo evento, che la liturgia e la tradizione ci hanno consegnato, rappresenta il gesto più profondo e radicale dell’amore di Dio per l’umanità. Infatti, non basta dire né credere che Gesù è morto per noi: occorre riconoscere che la fedeltà del suo amore ha voluto cercarci là dove noi stessi ci eravamo perduti, là dove si può spingere solo la forza di una luce capace di attraversare il dominio delle tenebre”.

Questo amore è tanto immenso che Gesù scende agli ‘inferi’: “Gli inferi, nella concezione biblica, sono non tanto un luogo, quanto una condizione esistenziale: quella condizione in cui la vita è depotenziata e regnano il dolore, la solitudine, la colpa e la separazione da Dio e dagli altri. Cristo ci raggiunge anche in questo abisso, varcando le porte di questo regno di tenebra. Entra, per così dire, nella casa stessa della morte, per svuotarla, per liberarne gli abitanti, prendendoli per mano ad uno ad uno. E’ l’umiltà di un Dio che non si ferma davanti al nostro peccato, che non si spaventa di fronte all’estremo rifiuto dell’essere umano”.

Riprendendo la lettera di san Pietro il papa ha evidenziato che la morte ‘non è l’ultima parola’: “L’apostolo Pietro, nel breve passo della sua prima Lettera che abbiamo ascoltato, ci dice che Gesù, reso vivo nello Spirito Santo, andò a portare l’annuncio di salvezza ‘anche alle anime prigioniere’. E’ una delle immagini più commoventi, che si trova sviluppata non nei Vangeli canonici, ma in un testo apocrifo chiamato Vangelo di Nicodemo. Secondo questa tradizione, il Figlio di Dio si è addentrato nelle tenebre più fitte per raggiungere anche l’ultimo dei suoi fratelli e sorelle, per portare anche laggiù la sua luce. In questo gesto ci sono tutta la forza e la tenerezza dell’annuncio pasquale: la morte non è mai l’ultima parola”.

Quindi dall’inferno si può risorgere: “Carissimi, questa discesa di Cristo non riguarda solo il passato, ma tocca la vita di ciascuno di noi. Gli inferi non sono solo la condizione di chi è morto, ma anche di chi vive la morte a causa del male e del peccato. E’ anche l’inferno quotidiano della solitudine, della vergogna, dell’abbandono, della fatica di vivere. Cristo entra in tutte queste realtà oscure per testimoniarci l’amore del Padre. Non per giudicare, ma per liberare. Non per colpevolizzare, ma per salvare. Lo fa senza clamore, in punta di piedi, come chi entra in una stanza d’ospedale per offrire conforto e aiuto”.

La  resurrezione è stata descritta magnificamente dai Padri della Chiesa: “I Padri della Chiesa, in pagine di straordinaria bellezza, hanno descritto questo momento come un incontro: quello tra Cristo e Adamo. Un incontro che è simbolo di tutti gli incontri possibili tra Dio e l’uomo. Il Signore scende là dove l’uomo si è nascosto per paura, e lo chiama per nome, lo prende per mano, lo rialza, lo riporta alla luce. Lo fa con piena autorità, ma anche con infinita dolcezza, come un padre con il figlio che teme di non essere più amato”.

Anche le icone orientali sono potenti: “Nelle icone orientali della Risurrezione, Cristo è raffigurato mentre sfonda le porte degli inferi e, tendendo le sue braccia, afferra i polsi di Adamo ed Eva. Non salva solo sé stesso, non torna alla vita da solo, ma trascina con sé tutta l’umanità. Questa è la vera gloria del Risorto: è potenza d’amore, è solidarietà di un Dio che non vuole salvarsi senza di noi, ma solo con noi. Un Dio che non risorge se non abbracciando le nostre miserie e rialzandoci in vista di una vita nuova”.

Questa è l’importanza del Sabato Santo: “Il Sabato Santo è, allora, il giorno in cui il cielo visita la terra più in profondità. E’ il tempo in cui ogni angolo della storia umana viene toccato dalla luce della Pasqua. E se Cristo ha potuto scendere fino a lì, nulla può essere escluso dalla sua redenzione. Nemmeno le nostre notti, nemmeno le nostre colpe più antiche, nemmeno i nostri legami spezzati. Non c’è passato così rovinato, non c’è storia così compromessa che non possa essere toccata dalla misericordia”.

In questo consiste la ‘vitttoria’di Dio: “Cari fratelli e sorelle, scendere, per Dio, non è una sconfitta, ma il compimento del suo amore. Non è un fallimento, ma la via attraverso cui Egli mostra che nessun luogo è troppo lontano, nessun cuore troppo chiuso, nessuna tomba troppo sigillata per il suo amore. Questo ci consola, questo ci sostiene.

E se a volte ci sembra di toccare il fondo, ricordiamo: quello è il luogo da cui Dio è capace di cominciare una nuova creazione. Una creazione fatta di persone rialzate, di cuori perdonati, di lacrime asciugate. Il Sabato Santo è l’abbraccio silenzioso con cui Cristo presenta tutta la creazione al Padre per ricollocarla nel suo disegno di salvezza”.

(Foto: Santa Sede)

XII domenica del Tempo Ordinario: la Fede, unico sostegno nella tempesta!

Il brano del Vangelo ci illumina e ci esorta a non perdere la serenità in mezzo ad ogni tipo di tempesta; quando sovrastano grandi pericoli, necessita sempre una grande fede. Grazie a Cristo Gesù, noi siamo figli di Dio e lo invochiamo ‘Padre nostro’. Tutto il creato non è un ammasso caotico e disordinato, ma è ‘cosmo’, ordine e con la sua bellezza ed armonia rende lode a Dio. Il brano del Vangelo evidenzia chiaramente la grandezza incommensurabile di Dio e la nostra realtà di esseri creati a sua immagine ma deboli e limitati, timorosi e facile allo scoraggiamento. L’episodio del vangelo è abbastanza semplice: Gesù con gli Apostoli sale sulla barca, è stanco e si addormenta.

Improvvisa sorge una tempesta, gli Apostoli si vedono perduti e gridano: ‘Gesù, salvaci, siamo perduti’. Gesù si sveglia e li richiama: ‘Uomini di poca fede, perché siete così timorosi?’; non avete fede perché dove c’è la paura non c’è vera fede, l’opposto della fede non è l’incredulità ma la paura. Una cosa sola è risolutiva: il sapere che Gesù è con noi; avere fede in Lui che è il Salvatore, è il Figlio di Dio; è l’Emanuele (il Dio con noi). I discepoli gridarono rivolti a Gesù perché erano rimasti a guardare le onde piuttosto che a Gesù, vero Dio in mezzo agli uomini. Il suo sonno se da una parte ci stupisce, d’altra parte ci mette alla prova. Il Signore è sempre presente in mezzo a noi; siamo noi che dobbiamo coinvolgerlo, invocarlo, metterlo al centro della nostra vita.

L’uomo, pur nella sua debolezza e fragilità (Pascal lo definiva: una canna agitata dal vento) per grazia di Dio è stato creato a sua immagine e somiglianza; è stato elevato da Dio, grazie a Gesù, a figlio di Dio; è necessario allora che questo uomo metta da parte il suo orgoglio, la sua superbia, il suo esagerato individualismo e con umiltà e fede vada alla ricerca di quella Verità assoluta, che è proprio quel Dio dal quale dipendiamo; Homo viator, realtà in cammino diretto alla Gerusalemme celeste, alla vita eterna in comunione con Dio creatore, redentore e Padre. Il mistero dell’uomo trova la soluzione vera solo alla luce del mistero di Cristo Gesù, come bene evidenzia il Vaticano II (Gaudium et Spes, 22). 

Per salvare l’uomo, vittima del suo orgoglio e della sua disobbedienza, Dio ha voluto donarci un cuore nuovo, fedele alla sua volontà d’amore: il cuore di Cristo Gesù. Anche tutto il creato, che l’uomo purtroppo ha avvelenato e mira solo a distruggerlo, è stato affidato all’uomo perché lo coltivasse e per custodirlo; nell’uomo purtroppo spesso prevale solo l’egoismo e la fame insaziabile del denaro. Grande e misericordioso è il Signore Gesù.

Dall’episodio del Vangelo si evince che Gesù  ha voluto che la sua Chiesa sperimentasse il bisogno di Dio; la Chiesa infatti è come la barca in un mare tempestoso, sbattuta dal vento della contraddizione e della prova, però sorretta e guidata dallo Spirito santo, ‘le porte degli inferi non prevarranno’. Gesù oggi rivolge anche a noi il suo richiamo: ‘Perché siete così paurosi, non avete ancora fede?’ La Fede è il dono mirabile dello Spirito santo, è la luce divina, l’unica capace di illuminare, purificare e rinnovare i costumi degli uomini e le loro culture.

La Fede e la Ragione, anche se viaggiano su binari diversi, non sono mai in contraddizione e costituiscono per l’uomo come due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità assoluta. Ma la verità va ricercata con umiltà, accolta con stupore e gratitudine; tu, amico che leggi o ascolti, non temere, guarda avanti: se Cristo Gesù è con te, nel tuo cuore, Egli si ergerà vittorioso contro tutte le forze avverse e il cielo e il mare torneranno ad essere sereni. La Vergine Maria, che non ha mai smesso di confidare in Dio, ridesti in noi sempre il bisogno della sua presenza.

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