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Missionari di speranza in Ghana, il racconto di don Nicola Ciarapica
Il Ghana, una delle democrazie più solide in Africa, che può vantare anche un sistema giudiziario indipendente ed una eccellente libertà di stampa (è stabilmente sul podio delle nazioni più virtuose del continente africano, mentre Reporters sans frontières la colloca al 50° posto su 180 nella sua classifica globale 2024), ha deciso di voltare pagina e di affidare la presidenza della Repubblica al progressista John Dramani Mahama, 66 anni, leader del National Democratic Congress (NDC), che già aveva ricoperto la carica dal 2012 al 2016.
Il neoeletto presidente Mahama, che per la prima volta nella storia del Paese ha voluto come vicepresidente una donna, Jane Naana Opoku Agyemang (ex ministra dell’istruzione, insegnante e attivista per i diritti umani), ha promesso il ripristino delle licenze revocate alle banche fallite con l’obiettivo non soltanto di restituire fiducia al settore bancario, ma di creare nuove opportunità di lavoro e dare un nuovo slancio alle attività economiche, soprattutto nelle realtà rurali e semi-urbane, con l’impegno ad aprire nuove filiali. Ed anche la promessa di arginare: il degrado ambientale causato dall’estrazione mineraria illegale delle migliaia di cercatori d’oro più o meno improvvisati, senza alcuna licenza, che stanno avvelenando i grandi fiumi e distruggendo le foreste.
Però tra aumento globale dei tassi di interesse, impennata dell’inflazione (+54% nel 2023) innescata dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina e con una spesa pubblica fuori controllo, il governo di Accra si è ritrovato in 15 anni con $ 30.000.000.000 di debito esterno, il 40% del quale in mano a creditori privati internazionali, ed altri $ 34.000.000.000 di debito interno.
Per comprendere la situazione abbiamo incontrato nella sua città natale, Tolentino, su invito dell’OdV Sermit (per effettuare offerte versamenti, utilizzare il c.c.p. n° 14616627 intestato a: ‘Sermit ODV’, V.le Bruno Buozzi, 121 – 62029 Tolentino MC; bonifico tramite UBI Banca con IBAN: IT 91 K 03111 69201 000000018001 (specificando la causale del versamento), il salesiano don Nicola Ciarapica, dove mancava da tre anni, chiedendogli innanzitutto un’opinione sull’Italia, prima di ritornare a Sunyani: “Tornare in Italia dopo tre anni in Ghana è come entrare in un mondo parallelo. Ho ritrovato volti familiari, luoghi cari, ma anche una società diversa da quella che avevo lasciato, o forse sono cambiato io.
La prima impressione? Un’Italia più stanca e affaticata. Si avverte un clima di incertezza, un senso di sfiducia nel futuro. Tanti sembrano camminare, presi da mille corse, ma con il cuore spesso disorientato. Ho notato che il raporto con il Dio che Gesu Cristo ci ha portato, sta diventando un valore non desiderato e ricercato, come pure la dignità ed i diritti di ogni persona sono riconosciuti solo a singole Nazioni o alla Persona come singolo ignorando la Comunita globale e la Casa Comune.
In Ghana vivo con gente che anche con poco può essere felice. Ho vissuto in villaggi poveri, ma ricchi di umanità, dove il tempo si condivide e la vita è fatta di relazioni vere. Tornato qui, ho incontrato una povertà diversa, più sottile ma altrettanto dolorosa: la solitudine degli anziani, l’isolamento dei giovani, la fatica delle famiglie a restare unite, stadi e discoteche piene e chiese sempre meno frequentate.
Eppure, accanto a tutto questo, ho ritrovato tanta bellezza e speranza. Ho incontrato persone dal cuore grande, impegnate nella carità, nella scuola, nella pastorale. Comunità che, anche tra mille difficoltà, cercano di restare fedeli al Vangelo”.
Allora, ci racconti quale è la situazione in Ghana?
“In Ghana, la situazione attuale è caratterizzata da una crescita economica costante che non ha conosciuto guerre civili o colpi di stato militari. Ci sono ancora sfide significative legate alla povertà, all’accesso all’istruzione e alla salute. Molti giovani sono privati di opportunità di istruzione e formazione professionale a causa di una serie di fattori, tra cui la mancanza di risorse economiche e infrastrutture adeguate, specialmente per coloro che vivono nelle campagne e nei villaggi lontani da città. Dove l’istruzione e la formazione sono carenti, l’educazione non è per tutti o non copre tutti gli aspetti della persona umana: cognitivi, spirituali, emozionali … la povertà è più diffusa ed è più difficile da sradicare”.
Però il 45% della popolazione vive con meno di $ 1 al giorno: come salesiani cosa fate?
“I Salesiani di Don Bosco a Sunyani, in Ghana, si dedicano principalmente all’educazione e alla formazione dei giovani. Le loro attività includono scuole, centri di formazione professionale e programmi di orientamento giovanile. Offrono anche supporto sociale e spirituale, cercando di migliorare le condizioni di vita dei ragazzi e delle loro famiglie attraverso attività ricreative, corsi di formazione e iniziative comunitarie. Inoltre, promuovono valori come la responsabilità, il rispetto e la solidarietà, in linea con la missione di don Bosco.
I giovani in Ghana affrontano diverse sfide significative oggi, tra cui la disoccupazione, la cui mancanza di opportunità di lavoro è una delle principali preoccupazioni. Molti giovani non riescono a trovare impieghi adeguati, nonostante abbiano completato l’istruzione. Altra sfida è quella dell’accesso all’istruzione: sebbene l’istruzione sia migliorata, ci sono ancora disparità nell’accesso, soprattutto nelle zone rurali. Le famiglie a basso reddito possono avere difficoltà a sostenere i costi scolastici.
Inoltre problemi di salute riguardanti l’HIV/AIDS, malattie mentali e cattive condizioni sanitarie sono preoccupazioni significative. La mancanza di accesso a servizi sanitari adeguati può aggravare questi problemi. Molti giovani vivono in condizioni di povertà, il che limita le loro opportunità di sviluppo personale e professionale e la ricerca di opportunità all’estero porta molti giovani a lasciare il Paese, spesso affrontando rischi significativi durante il viaggio. Anche se la tecnologia sta crescendo, non tutti i giovani hanno accesso a dispositivi digitali ed ad internet, limitando le loro possibilità di apprendimento e di connessione con il mondo.
Quindi sia ad Ashaiman-Accra che a Sunyani abbiamo il Centro Protezione dei Minori per ragazzi e ragazze a rischio e/o in difficoltà. Ad Ashaiman-Accra, a Tatale nel nord del Ghana, ed a Sunyani gestiamo gli Istituti Tecnici Professionali. Sotto il grande ‘ombrello’ del Segretariato Educativo Cattolico, ‘partnersship’ con il Governo del Ghana, ospitiamo gli studenti, ma dobbiamo mantenere tutte le spese per le infrastrutture, per la manutenzione, ordinaria e straordinaria.
Inoltre, aiutiamo i tanti ragazzi/e per i/le giovani degli Oratori- Centri Giovanilie degli Hostels, con attività di mentoring e supporto emotivo e spirituale, a sviluppare la loro autostima e capacità di leadership. Mirano a creare una nuova generazione di giovani responsabili e impegnati. creando un ambiente sicuro in cui i giovani possono esprimere le loro preoccupazioni e aspirazioni”.
Ed a livello catechistico e di cammino di fede?
“A Tatale la nostra parrocchia raggiunge anche 57 piccole comunità di fedeli. A Sunyani abbiamo aperto 14 outstations (centri Pastorali) per piccole comunitá di agricoltori; alcune sono distanti anche un’ora di macchina. Dieci di questi centri sono già stati forniti di una scuola primaria, del pozzo per l’acqua potabile, di una Cappella/Chiesa per le celebrazioni liturgiche. Con l’aiuto di diversi benefattori è stata costruita e dedicata la Chiesa di Maria Aiuto dei Cristiani, prima Chiesa Mariana in Ghana con questo titolo. Questi segni di speranza non solo migliorano la vita dei giovani in Ghana, ma contribuiscono anche alla costruzione di un futuro migliore per la comunità. Inoltre, collaborando con alcune Ong internazionali stiamo portando avanti progetti per eliminare la migrazione illegale, per combattere la tratta delle persone umane, il sostegno e promozione della donna e delle persone a rischio. Un altro ambito dicui ci stiamo prendendo cura è l’accompagnamento e la formazione di questi giovani”.
La Strenna (‘Ancorati alla speranza, pellegrini con i giovani) di quest’anno racconta di essere pellegrini di speranza con i giovani: in quale modo avviene in Ghana?
“Il programma pastorale della Conferenza Episcopale Cattolica del Ghana si basa su alcuni orientamenti principali, emersi durante l’Assemblea Plenaria dello scorso anno 2024. Questi sono i punti salienti: il tema centrale è ‘Proclamare Cristo come Speranza per la Chiesa e per il Ghana’. I Vescovi sottolineano l’importanza di rinnovare l’annuncio del Vangelo, considerato come la risposta alle attuali sfide sociali e spirituali, in seguito anche a un leggero calo demografico dei cattolici (rinnovo dello spirito missionario e formazione nei seminari) con una riflessione comunitaria sui temi della speranza, riconciliazione e perdono (specie nelle aree di conflitto come Bawku), collaborazione ecumenica (il 1^ luglio scorso è stata la giornata azionale di ringraziamento e preghiera) con attenzione all’attuazione dei diritti umani ed alla famiglia.
Inoltre i vescovi hanno anche evidenziato l’importanza dell’azione ambientale, incoraggiando i fedeli a prendersi cura del creato come parte integrante della loro missione pastorale (lotta al ‘Galamsey’, secondo l’enciclica ‘Laudato sì’ attraverso la formazione dei fedeli alla spiritualità ecologica ed alla cura del creato.
Per questo cerchiamo di promuovere un rinnovamento spirituale e pastorale attraverso la formazione continua dei laici ed un maggiore coinvolgimento nella vita della Chiesa. Ovviamente cerchiamo di valorizzare l’educazione cattolica con la richiesta al Governo di una partnership stabile con le scuole missionarie cattoliche, favorendo la promozione dell’istruzione tecnico professionale e chiedendo il riconoscimento del vasto ruolo educativo della Chiesa (5423 scuole primarie, 82 secondarie, 4 TVET, collegi)”.
‘Missionari di speranza tra le genti’ è il messaggio per la prossima giornata missionaria, che racconta la speranza: in quale modo si può essere costruttori di speranza tra le genti?
“Essere costruttori di speranza tra le genti significa incarnare e testimoniare, con la vita e con le parole, la presenza viva del Vangelo nei luoghi più segnati dalla sofferenza, dall’ingiustizia, dalla solitudine e dallo scoraggiamento. Il messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale che racconta la speranza ci ricorda che la missione non è mai solo un’attività da compiere, ma uno stile di vita evangelico che fa fiorire la speranza là dove sembra che tutto sia arido.
Quindi è necessario annunciare con gioia e umiltà la bella notizia che c’è per tutti, una felicità senza fine. Questo vuol dire portare la Buona Notizia non come chi impone, ma come chi condivide un dono ricevuto. Il Vangelo è speranza viva, perché annuncia un Dio che non abbandona nessuno.
Chi crede davvero nella risurrezione e nella presenza di Cristo nella storia trasmette fiducia anche nei momenti più bui. Il missionario è un segno visibile che Dio non ha dimenticato nessuno. Questo significa stare con chi è dimenticato, ai margini, scartato: questo è il luogo privilegiato della speranza. Come Gesù si è fatto prossimo, così anche noi siamo chiamati a ‘toccare la carne’ della speranza nei poveri. La speranza cresce dove ci sono rispetto, ascolto, perdono. In contesti di conflitto o tensione sociale, il missionario diventa artigiano di riconciliazione, mostrando che un futuro di fraternità è possibile. Occorre costruire Chiese vive, accoglienti, aperte, capaci di prendersi cura gli uni degli altri. La speranza nasce anche dove c’è comunità vera, che sostiene e incoraggia.
Essere costruttori di speranza significa credere che Dio agisce ancora, e che la nostra piccola fedeltà quotidiana può trasformare il mondo. La missione è il volto concreto di questa speranza: una speranza che non delude, perché è radicata in Cristo. La missione non è finita. Anche qui c’è sete di Dio, fame di ascolto, bisogno di speranza. L’esperienza vissuta in Africa mi ha insegnato che ovunque si può essere missionari: basta saper guardare, ascoltare, accogliere. Basta scegliere ogni giorno di essere costruttori di speranza”.
(Tratto da Aci Stampa)



























