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Da ‘gnostico’ a simpatizzante. Battiato era uno di noi?

E girava una cassetta senza sosta, un nastro che ruotava nel mangiacassette  sovrastato  da radio e lettore CD. Erano gli anni dell’ indulto e del cambio di ciclo scolastico. Gira la cassetta, sotto il naso di quella che è  ancora una bambina ed ecco apparire il primo brano ritmato, di cui non può intendere il senso, ancora. Un brano allegro, ballabile che parla di uno strano animale ed è quello che colpisce: il cinghiale bianco. Da lì qualche altra scoperta di canzoni diverse e divertenti che, viste solo per le immagini, potevano essere adatte ai bambini. Ed ecco come qualcuno cercò  di instradare di più una bambina al cantautorato e a gusti musicali di pregio.

Un’epoca d’oro andata, ma che resterà sempre con noi perché certi brani lo fanno. Ed infatti, a Sanremo, nel 2024, nella serata cover, è comparso uno di quei brani.  Battiato non c’è più, ma viene apprezzato ancora da artisti quali Cristicchi e Montesanto. Ma perché proprio da un artista che tocca temi impegnati e uno di Christian Music, tra i tanti esseri umani? Perché Battiato spaziava dalle sperimentazioni progressive rock ed elettroniche dei primi anni Settanta alla ‘Messa Arcaica’ (che egli  considerava uno dei momenti più alti della sua carriera), lungo una serie di album e canzoni che son l’incontro tra musica e spiritualità.

Battiato ( Ionia, 23 marzo 1945- Milo, 18 maggio 2021) aveva una personalità importante: geniale, ma non desideroso di essere considerato un guru, artista non canonizzabile perché fuori dagli schemi classici della musica, ma capace di dare quel pò di più, come nel triennio 1979-1981 con i suoi  tre dischi d’oro: ‘L’era del cinghiale bianco’, ‘Patriots’ e ‘La voce del padrone’. Brani da ricordare, dal sacro al principe fano, dal divertente all’impegnato: Voglio vederti danzare, Centro di gravità permanente, Up Patriots to arms, Alexander Platz, Summer on a solitary beach, Gli uccelli, E ti vengo a cercare, Bandiera bianca, L’era del cinghiale bianco, La stagione dell’amore e Povera Patria ed, infine, la magnifica La cura, una canzone d’amore vero, profondo e spirituale.

Uno dei suoi grandi meriti, secondo le ACLI, fu di aver portato nel cinema e nella canzone la spiritualità rendendo popolari tematiche profonde, inserendo nelle canzoni temi filosofici e teologici. In questo, dice sempre l’articolo di ACLI, influì la sua lunga collaborazione con il filosofo Manlio Sgalambro e l’amicizia con il collega, già monaco benedettino, Juri Camisasca. Pur non dichiarandosi cattolico al 100×100 e seguendo le orme di Georges Ivanovic Gurdjieff, il quale  univa  sufismo, meditazione, cristianesimo e religioni orientali, Battiato realizzò, come avevamo visto, Messa arcaica, suonò davanti al papa e i inserì nelle sue canzoni numerose citazioni cristiane.

C’è un Battiato teologo ancora da valorizzare anche se, molti suoi testi a tema spirituale si potrebbero filtrati criticamente, vista la sua continua ricerca spirituale autentica, che testimonia l’universalità dello spirito al di là di ogni parzialità e credo. Proprio questa ricerca, però è importante, come il tentativo di entrare nei concetti cristiani che, dunque, gli interessavano e li valutava come degni di importanza. La sua ricerca si è fermata, ora sa tutto perché è là dove il mistero si chiarisce, ma i suoi tentativi, i pensieri, i dubbi, le strade prese e lasciate possono essere d’aiuto a chi ascolta i suoi brani  cercando di trovare la via attraverso la passione condivisa per la musica.

Don Francesco Capolupo racconta di aver conosciuto Battiato e definisce la sua ricerca spirituale gnostica. I due si conobbero grazie ad un insegnante di liceo del futuro prete, il quale scriveva poesie. Il prof, credendo nei testi più dello stesso autore, presento personalmente i brani a Battiato che invitò a casa sua insegnante e ragazzo. Una delle poesie di Capolupo  divenne anche il testo del brano Tutto l’universo obbedisce all’amore.

“Spesso, il soprannaturale viene confuso, nel mondo cattolico, con una specie di passaporto per l’accettazione della Fede. Per Franco non era così. Non amava le religioni confessionali, amava gli spiriti religiosi che componevano, nella sua esperienza, un misto sincretistico in cui raccoglieva esperienze mistiche del mondo islamico (sufismo), esoterico ed orientale (passando dal cristianesimo di Santa Teresa d’Avila e dei padri del deserto) con i quali faceva esperienza di uno Spirito Assoluto che regola tutte le cose”. 

Il racconto del sacerdote continua con la spiegazione di ciò che l’artista non  amava del cristianesimo:  l’Incarnazione. Anche se, per i cristiani, l’idea di un Dio che si sia fatto uomo per la nostra salvezza è un punto  fondamentale, per  siciliano  era qualcosa di assolutamente sconvolge. Si sentiva più rassicurato dalle idee del  naturalismo e del  panteismo permeati di misticismo:  l’uomo doveva confluire nella piena natura, sfiorando il nulla, ‘perché la realtà è sogno e non esperienza’.

 Molte persone del mondo della chiesa hanno confermato una  sensibilità religiosa in Battiato, anche se il suo Dio  non era Gesù di Nazaret o, almeno, la Santissima trinità. Ma senso religioso e credo non sono la stessa cosa. Il senso  religioso è più vicino alla ricerca  della Verità, anche ricerca ‘gnostica’, infatti, la spiritualità è la ricerca di un significato più profondo e alla connessione con qualcosa di trascendente o superiore non meglio identificato. Il tuo percorso ti può portare a credere in uno di questi o ad avvicinarti. Essere credenti indica che si è certi che una certa religione sia giusta. Si crede a quella e la si segue e così, si è sia credenti che religiosi.

Battiato era contro l’ateismo inteso come mancanza di senso religioso nelle persone, non la negazione di un Dio Creatore, fattosi uomo per la salvezza di tutti. La sua vita, anche se abbastanza lunga, non gli ha permesso  di trovare la via giusta e la ricerca è rimasta l’unica cosa che lo portasse alla ‘salvezza’. Non per questo, i messaggi dei suoi brani legati ad altri punti del cristianesimo in cui egli credeva, devono essere scartati. 

Ad esempio, La cura è la rappresentazione di un amore vero che ogni credente di qualsiasi religione può condividere. A noi resta l’esempio di un uomo che cercava di capire e che non intendeva alcuni punti fondamentali del cristianesimo perché non si sentiva ‘rassicurato’, ma convinto che, da qualche parte, una risposta ci fosse e che combatteva l’assenza della spiritualità nelle persone. Questa è il primo passo per tutto. Cosa possiamo imparare allora da lui? Apriamo occhi, orecchie e cuore alla Parola. Troveremo il modo di accettarla e viverla seguendo il filo delle nostre domande.

Fonti:

• https://www.aclibergamo.it/

• https://fondazionepatriziopaoletti.org

• Wikipedia

• Il Timone