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Gigi De Palo: per educare c’è bisogno della comunità
Come educare oggi, nel tempo degli strumenti sempre più sofisticati e sempre più insufficienti? La domanda, prima che la scuola e le comunità, attraversa le famiglie; proprio dentro alle paure dei genitori si è inserita l’esperienza della Fondazione ‘Oltre’, con un ciclo di incontri a Roma, ispirato anche dalla visione della serie ‘Adolescence’, che ha avuto 18.000 iscrizioni, trasformandosi in un luogo condiviso di elaborazione e confronto, come ha spiegato Gigi De Palo, direttore generale della Fondazione ‘Oltre’: “Abbiamo intercettato una preoccupazione reale. Il telefilm ha avuto il merito di mettere a fuoco un disagio diffuso, lasciando però molti adulti con addosso una sensazione di angoscia e impotenza… Si sta creando, nei fatti, una comunità educante, che poi è quello che manca drammaticamente. La vera emergenza educativa, oggi, non sono gli adolescenti ma gli adulti”.
Per quale motivo un ciclo di incontri intitolato ‘Adolescence’?
“Questo progetto nasce da un grido che sale da tante famiglie: ‘Aiutateci ad educare! Aiutateci a capire, a non sentirci soli, a credere che vale la pena crescere figli oggi’. Il titolo prende spunto dalla popolare serie Netflix che ha catturato l’attenzione dell’opinione pubblica su temi importanti legati ai giovani, ponendo tante domande angoscianti senza dare risposte. Noi non volevamo fare un processo ai giovani e neppure ai giovani, ma aiutare genitori ed educatori a porsi le domande giuste e, soprattutto, non sentirsi soli. Per questo primo anno, abbiamo iniziato con il dott. Alberto Pellai parlando di come gestire le emozioni, e chiuso con il prof. Bruno Mastroianni sul tema dei social, sempre molto attuale, passando per il prof. Franco Nembrini ed il prof. Alessandro D’Avenia, con cui abbiamo parlato di scuola, educazione, dell’importanza di ‘guardare’ veramente i nostri figli”.
Perché tante adesioni?
“Perché il bisogno era enorme e reale. Senza nessuna pubblicità a pagamento, ma solo con il passaparola e i social, siamo arrivati a più di 18.000 iscrizioni al progetto, oltre qualunque aspettativa. Questo ci ha riempito di gioia ed, al tempo stesso, di responsabilità. Ci hanno scritto almeno una trentina di scuole e parrocchie che hanno visto insieme in diretta l’evento con tutti i genitori. La gente ha capito che il senso non è guardarlo in streaming da soli: il senso è uscire di casa, fare comunità, incontrare altri genitori, fare squadra. Per questo, per il prossimo anno, stiamo pensando a un upgrade per favorire la partecipazione dal basso”.
Allora, cosa vuol dire essere una comunità educante?
“Significa che nessuno educa da solo. E’ bello che il percorso stia diventando un’occasione di comunità. Una comunità educante è quella in cui genitori, scuole, parrocchie ed associazioni smettono di tirarsi in un angolo e tornano a fare alleanza. Quando un genitore si sente meno solo, diventa un genitore migliore. Ed un genitore migliore è già, di per sé, un atto educativo verso i figli, come ci ha ricordato don Fabio Rosini, intervenuto in ogni appuntamento per chiudere l’incontro lasciando ogni volta un messaggio di speranza”.
In quale modo educare i genitori?
“Non con conferenze, ma con esperienze collettive in cui la domanda educativa viene presa sul serio. Il format di ogni serata lo rispecchia: si parte da una voce di genitore reale, si dialoga con un esperto, si conclude con uno sguardo spirituale e concreto. L’obiettivo è offrire alle famiglie un cammino educativo concreto, con i migliori esperti, per affrontare con coraggio, competenza e speranza le grandi sfide dell’adolescenza: emozioni, identità, scuola, vocazione genitoriale, mondo digitale. Ma dobbiamo ricordarci che si educa solo se si è felici, se si ha speranza. Per un figlio, la cosa più importante è vedere un genitore contento di vivere e di educarlo. Abbiamo capito che educare non è una tecnica ma una testimonianza”.
In quale modo i genitori possono educare?
“Con l’esempio prima di tutto. Franco Nembrini dice sempre che fondamentalmente se tu sei felice i figli vedono questa felicità: dunque si educa non con il convincimento ma con l’attrazione. Un genitore che vive bene, che ha senso della vita, che non è rassegnato, è già un modello potente. E poi bisogna fare alleanza: con la scuola, con gli insegnanti, con la parrocchia, con gli altri genitori. Non si può educare un figlio adolescente pensando di farcela da soli. La solitudine educativa è una delle più grandi fatiche di oggi, e la risposta è la comunità”.
Quale è lo scopo di Fondazione ‘Oltre’?
“La Fondazione si occupa di educazione, adolescenti e impatto delle nuove tecnologie. Ma il nostro stile è quello di non fermarci alla denuncia: vogliamo generare processi. Crediamo che il sistema sia lavorare sulla bellezza, sulle grandi domande dell’uomo, piuttosto che su singoli progetti di contrasto a questo o quel problema. Che si tratti di accompagnare genitori di adolescenti, o di portare 2.000 studenti al Teatro Greco di Siracusa, il filo conduttore è sempre lo stesso: ispirare chi cresce e accompagnare chi educa”.
(Tratto da Aci Stampa)


























