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Chiesa: no al diaconato femminile, ma non chiusura definitiva

“Caro Santo Padre, mi rivolgo a Lei perché, come è noto, papa Francesco ha avocato a sé la questione del possibile accesso delle donne al diaconato: per tale ragione, tenendo presente il lavoro svolto dalle diverse Commissioni nominate per studiare questo argomento, vorrei sottoporLe una breve sintesi di alcuni nuclei tematici nella speranza che possano esserLe di aiuto nel discernimento”: così inizia il documento che la commissione sul diaconato femminile, guidata dal card. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo emerito de L’Aquila ha redatto con il risultato dei lavori, escludendo per ora la possibilità di procedere nella direzione dell’ammissione delle donne al diaconato inteso come grado del sacramento dell’ordine, anche se al momento non è possibile ‘formulare un giudizio definitivo, come nel caso dell’ordinazione sacerdotale’.

Infatti nella relazione di 7 pagine, che il porporato ha inviato a papa Leone XIV lo scorso 18 settembre, c’è scritto: “Lo status quaestionis intorno alla ricerca storica e all’indagine teologica, considerati nelle loro mutue implicazioni, esclude la possibilità di procedere nella direzione dell’ammissione delle donne al diaconato inteso come grado del sacramento dell’ordine. Alla luce della Sacra Scrittura, della Tradizione e del Magistero ecclesiastico, questa valutazione è forte, sebbene essa non permetta ad oggi di formulare un giudizio definitivo, come nel caso dell’ordinazione sacerdotale”.

La Commissione con nove sì ed un no ha formulato l’auspicio che venga ampliato “l’accesso delle donne ai ministeri istituiti per il servizio della comunità, assicurando così anche un adeguato riconoscimento ecclesiale alla diaconia dei battezzati, in particolare delle donne. Questo riconoscimento risulterà un segno profetico specie laddove le donne patiscono ancora situazioni di discriminazione di genere”.

La Commissione, nella prima sessione di lavori (2021) era arrivata a stabilire che “la Chiesa ha riconosciuto in diversi tempi, in diversi luoghi e in varie forme il titolo di diacono/diaconessa riferito alle donne attribuendo però ad esso un significato non univoco”. Nel 2021, all’unanimità, il confronto teologico ha portato ad affermare che “l’approfondimento sistematico sul diaconato, nel quadro della teologia del sacramento dell’ordine, suscita interrogativi sulla compatibilità dell’ordinazione diaconale delle donne con la dottrina cattolica del ministero ordinato”.

Nella seconda sessione di lavori (luglio 2022), la commissione aveva approvato (con 7 voti favorevoli ed 1 contrario) la formulazione, che esclude la possibilità di procedere verso l’ammissione delle donne al diaconato come grado del sacramento dell’ordine ma senza formulare oggi ‘un giudizio definitivo’.

Infine, nell’ultima sessione di lavori (febbraio 2025), dopo che su indicazione del Sinodo si era consentito a chiunque volesse farlo di inviare il proprio contributo, la commissione ha esaminato tutto il materiale pervenuto: “Anche se gli interventi affluiti erano numerosi, le persone o i gruppi che avevano inviato i loro elaborati erano soltanto ventidue e rappresentavano pochi paesi. Di conseguenza, sebbene il materiale sia abbondante e in alcuni casi abilmente argomentato, non si può considerare come la voce del Sinodo e tantomeno del popolo di Dio nel suo insieme”.

E nella conclusione il card. Petrocchi ha evidenziato che “la Commissione ha insistito sull’urgenza di valorizzare la ‘diakonia battesimale’, come fondamento di qualunque ministerialità ecclesiale. In tale quadro, deve essere sempre meglio compresa e sviluppata la ‘dimensione mariana’, come anima di ogni ‘diakonia’, nella Chiesa e nell’Umanità”.

Infine è stato ‘lanciato’ un invito ad approfondire l’identità del diaconato: “In tale contesto appare indispensabile, come condizione previa per successivi discernimenti, incentivare un rigoroso e allargato esame critico condotto sul versante del ‘diaconato in sé stesso’, cioè sulla sua ‘identità’ sacramentale e sulla sua ‘missione’ ecclesiale, chiarendo alcuni aspetti ‘strutturali’ e pastorali che attualmente non risultano interamente definiti. In questa ‘diakonia alla verità’ la Chiesa deve agire con ‘parresia’ evangelica, ma anche con la dovuta libertà valutativa e trasparenza discorsiva”.

Comunque ha auspicato una ‘specificità’ del diaconato ed una partecipazione delle donne nelle ‘decisioni’ ecclesiali: “Va anche rilevato che in molte Diocesi del mondo non esiste il ministero del diaconato, e in interi Continenti questa istituzione sacramentale è quasi assente. Dove è operante, le attività dei diaconi non raramente sono coincidenti con ruoli propri dei ministeri laicali o dei ministranti nella liturgia, suscitando nel Popolo di Dio domande sul significato specifico della loro ordinazione.

Occorre, inoltre, sottolineare che le diverse Commissioni sono state unanimi nel segnalare la necessità di dilatare gli ‘spazi comunionali’ perché le donne possano esprimere una adeguata partecipazione e corresponsabilità nei gangli decisionali della Chiesa, anche attraverso la creazione di nuovi Ministeri laicali”.

Papa Francesco ribadisce la necessità di una formazione per i sacerdoti

Formazione dei sacerdoti, promozione delle vocazioni e  diaconato: sono i tre temi che papa Francesco ha evidenziato nell’incontro con i partecipanti della plenaria del Dicastero per il Clero, in cui li ha ringraziati per il servizio con l’invito a non abbandonare la propria formazione: “Anche il prete è un discepolo alla sequela del Signore e, perciò, la sua formazione deve essere un cammino permanente; questo è tanto più vero se consideriamo che, oggi, viviamo in un mondo segnato da rapidi cambiamenti, nel quale emergono sempre nuove domande e sfide complesse a cui rispondere”.

Il papa ha ribadito che la formazione ricevuta in seminario non è più sufficiente: “Perciò, non possiamo illuderci che la formazione in Seminario possa bastare ponendo basi sicure una volta per tutte; piuttosto, siamo chiamati a consolidare, rafforzare e sviluppare quanto abbiamo in Seminario, in un percorso che ci aiuti a maturare nella dimensione umana, a crescere spiritualmente, a trovare i linguaggi adeguati per l’evangelizzazione, ad approfondire quanto ci serve per affrontare adeguatamente le nuove questioni del nostro tempo”.

Riprendendo le Sacre Scritture il papa ha sottolineato la bellezza di una comunità: “Quanto è importante questo per il prete: il cammino non si fa da soli! Eppure, purtroppo, tanti sacerdoti sono troppo soli, senza la grazia di un accompagnamento, senza quel senso di appartenenza che è come un salvagente nel mare spesso burrascoso della vita personale e pastorale”.

Perciò anche i rapporti comunitari sono parte della formazione: “Tessere una forte rete di rapporti fraterni è un compito prioritario della formazione permanente: il vescovo, i sacerdoti tra loro, le comunità nei confronti dei loro pastori, i religiosi e le consacrate, le associazioni, i movimenti: è indispensabile che i sacerdoti si sentano ‘a casa’. Voi come Dicastero avete già iniziato a tessere una rete mondiale: vi raccomando, fate di tutto perché quest’onda continui e porti frutti nel mondo intero. Adoperatevi con creatività perché questa rete si rafforzi e offra sostegno ai sacerdoti”.

E’un invito a curare le relazioni: “Una delle grandi sfide per il Popolo di Dio è il fatto che, in sempre più aree del mondo, sono in forte calo le vocazioni al ministero sacerdotale e alla vita consacrata, e in alcuni Paesi si stanno quasi spegnendo. Ma è in crisi anche la vocazione al matrimonio con quel senso di impegno e di missione che richiede…

Non possiamo rassegnarci al fatto che per tanti giovani è scomparsa dall’orizzonte l’ipotesi di una offerta radicale di vita. Dobbiamo invece riflettere insieme e restare attenti ai segnali dello Spirito e anche questo compito voi potete portarlo avanti grazie alla Pontificia Opera delle vocazioni sacerdotali”.

Ed infine ha evidenziato la necessità del diaconato permanente: “Come sapete, la Relazione di sintesi della prima Sessione dell’Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, nell’ottobre scorso, ha raccomandato ‘di effettuare una valutazione sull’attuazione del ministero diaconale dopo il Concilio Vaticano II’ e invita pure a puntare, tra i vari compiti dei diaconi, più decisamente alla diaconia della carità e al servizio dei poveri”.

In precedenza alle partecipanti ai Capitoli Generali delle Suore di san Felice da Cantalice e delle Figlie di Nostra Signora di Misericordia aveva ricordato la  vita di Sofia Camilla Truszkowska, poi suor Angela Maria, che ha fondato le suore di san Felice da Cantalice, a Varsavia, per aiutare  bambini, disabili e giovani a rischio: “In quel tempo Sofia Camilla Truszkowska, poi suor Angela Maria, fondava le Suore di San Felice da Cantalice, a Varsavia, in una Polonia travagliata dalla guerra, a servizio di bambini, disabili e giovani a rischio.

Colpisce, di questi inizi, l’episodio in cui, di fronte all’inasprirsi dei conflitti armati, lei e le sorelle decisero di curare tutti i feriti, a qualunque schieramento appartenessero. Per questo furono incolpate di tradimento e l’opera venne soppressa dalle autorità civili. Ci pensò la Provvidenza, tempo dopo, a farla risorgere, forse anche grazie al loro sacrificio coraggioso, e a diffonderla ancora di più, oltre oceano, in America, sempre sotto l’impulso del servizio, questa volta per l’assistenza ai migranti polacchi”.

Questo è un segno di incoraggiamento per non arrendersi davanti alle difficoltà: “E’ un segno importante questo per voi, specialmente mentre celebrate il Capitolo: un segno che vi invita a non temere di perdere la sicurezza di strutture e istituzioni, pur di rimanere fedeli alla carità! E vi farà bene tenerlo presente, nei vostri incontri, per ricordarvi che le strutture non sono la sostanza: sono solo un mezzo”.

Così avvenne anche in Argentina ed in Italia: “Nello stesso periodo, in Italia, a Savona, un’altra giovane donna, Benedetta Rossello, poi suor Maria Giuseppa, iniziava, sotto la guida del suo Vescovo, un’altra opera, pure a servizio di poveri, bambini e giovani donne: si tratta delle Figlie di Nostra Signora della Misericordia. Anche Benedetta era una giovane decisa che, pur essendo indigente, aveva rinunciato alla prospettiva di una ricca eredità per seguire la chiamata alla consacrazione, scegliendo il motto ‘Cuore a Dio, mani al lavoro!’…

Ed a questo punto permettetemi di condividere con voi un ricordo personale. E’ infatti in una delle vostre scuole, a Buenos Aires, nel quartiere Flores, che molti anni fa ho ricevuto i Sacramenti dell’iniziazione cristiana. Come dimenticare la cara Hermana Dolores, da cui tanto ho imparato e che per tanto tempo ho continuato a visitare? Per questo ringrazio il Signore e tutte voi, perché il mio attuale servizio alla Chiesa è anche frutto del bene che ho ricevuto, in tenera età, dalla vostra famiglia religiosa”.

(Foto: Santa Sede)

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