Tag Archives: credibilità
I vescovi italiani riflettono sugli abusi
“La dignità è dono di Dio, che ha creato l’essere umano a propria immagine e somiglianza. Non è qualcosa che si ottiene per merito o per forza, né dipende da ciò che possediamo o realizziamo… Anche la cura e la tutela dell’uomo verso il suo prossimo sono frutto di uno sguardo che sa riconoscere, di un cuore che sa ascoltare. Nascono dal desiderio di avvicinarsi con rispetto e tenerezza, di condividere i pesi e le speranze dell’altro. E’ nel farci carico della vita del prossimo che impariamo la libertà vera, quella che non domina ma serve, non possiede ma accompagna…
Apprezzo, pertanto, e incoraggio il vostro proposito di condividere esperienze e percorsi di apprendimento su come prevenire ogni forma di abuso e su come rendere conto, con verità e umiltà, dei cammini di tutela intrapresi. Vi esorto a portare avanti questo impegno affinché le comunità diventino sempre più esempio di fiducia e di dialogo, dove ogni persona sia rispettata, ascoltata e valorizzata. Là dove si vive la giustizia con misericordia, la ferita si trasforma in feritoia di grazia”.
Questo è l’inizio del messaggio che papa Leone XIV ha inviato ai partecipanti al workshop promosso dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori sul tema ‘Costruire Comunità che tutelano la Dignità’, che si conclude domani in occasione della giornata di preghiera per le vittime ed i sopravvissuti agli abusi, che si celebra oggi: “Apprezzo, pertanto, e incoraggio il vostro proposito di condividere esperienze e percorsi di apprendimento su come prevenire ogni forma di abuso e su come rendere conto, con verità e umiltà, dei cammini di tutela intrapresi. Vi esorto a portare avanti questo impegno affinché le comunità diventino sempre più esempio di fiducia e di dialogo, dove ogni persona sia rispettata, ascoltata e valorizzata. Là dove si vive la giustizia con misericordia, la ferita si trasforma in feritoia di grazia”.
Il workshop, secondo mons. Thibault Verny, presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, è ‘un passo significativo’, perché è il primo incontro internazionale che la Commissione dedica a supportare gli istituti religiosi nella preparazione del Rapporto Annuale, il terzo dopo quello presentato lo scorso 16 ottobre, che vedrà coinvolte 40 comunità religiose. Quindi il Rapporto ‘non intende aggiungere un peso’, ma vuole essere ‘un’opportunità’ per aiutare a promuovere ‘l’attenzione verso i membri più vulnerabili’ e rafforzare ‘la qualità della formazione’.
E ‘Rispetto. Generare relazioni autentiche’ è il tema scelto per la V Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi nella Chiesa e il versetto della Scrittura che guida i testi dei materiali è tra i più noti del Vangelo, ‘Lasciate che i piccoli vengano a me’, come scrive la dott.ssa Chiara Griffini, presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e adulti vulnerabili, nell’introduzione che accompagna i materiali:
“E’ il rispetto la sostanza etica a cui ancorare le nostre relazioni ecclesiali, quelle verticali come quelle orizzontali, affinché l’altro sia riconosciuto come tale: altro da me, differente. Di fronte all’altro non solo ci è chiesto di toglierci i sandali per rispettarne la sacralità e l’originalità di cui ciascuno è portatore, ma imparare a ‘chiedere permesso’, per incontrarne la vulnerabilità come tratto dell’umano da integrare e custodire, sempre e ovunque. Ed il limite, se valicato, diventa non solo violazione, ma perdita per tutti di quella essenza che ci accomuna al di là di ogni gerarchia verticale e prossimità orizzontale: la dignità che ci appartiene come esseri umani. Quella dignità inviolabile che Gesù per primo ha riconosciuto ai bambini”.
Inoltre ai vescovi riuniti in assemblea oggi mons. Thibault Verny, ha ricordato che papa Leone XIV aveva chiesto di proseguire il lavoro fin qui compiuto: “Ci ritroviamo oggi in un momento significativo: segno il mio quarto mese come Presidente della Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori. E’ stato infatti nel luglio di quest’anno che Papa Leone XIV mi ha chiesto di proseguire il lavoro avviato sotto la guida del card. Sean O’Malley. Una sfida certamente impegnativa”.
Quindi ha richiamato il cammino compiuto: “Tre anni fa, la Conferenza Episcopale Italiana e la Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori hanno sottoscritto un accordo, denominato Memorare Initiative, che ha segnato l’inizio di una collaborazione strutturata tra noi. Tale accordo non è rimasto lettera morta: si è trasformato in un laboratorio di dialogo, azione e corresponsabilità, con ricadute positive in Chiese di quattro continenti. Attraverso questa intesa, insieme a voi, stiamo aiutando le comunità ecclesiali a prevenire gli abusi, a proteggere chi è a rischio e a intervenire con competenza e compassione quando si verificano situazioni di abuso, ovunque esse si manifestino”.
Infine ha condiviso un’immagine: “Permettetemi di condividere un’immagine che mi ha profondamente colpito durante un recente incontro con un gruppo di vittime e sopravvissuti, tutti adulti, molti dei quali anziani, che hanno subito abusi da bambini nella Chiesa in Belgio. Ci siamo intrattenuti con loro per oltre tre ore: un incontro intenso, talvolta doloroso. Vi era una sedia vuota tra due membri del gruppo; la signora accanto spiegò che era per suo fratello, anch’egli vittima di abusi, che si era tolto la vita. Quella sedia rappresentava lui e gli innumerevoli altri che hanno compiuto lo stesso gesto a causa degli abusi subiti. La sedia vuota era presente anche nel loro incontro con papa Leone XIV”.
Questa sedia vuota vuole rappresentare un nuovo sguardo: “In tutto ciò che facciamo, dobbiamo guardare a quella sedia vuota: guardare al presente, attraverso cellule di ascolto, riconoscere e accompagnare le vittime e i sopravvissuti, accogliere le loro parole, per quanto difficili. Essi sono per noi come l’uomo ferito sul ciglio della strada da Gerusalemme a Gerico. E dobbiamo guardare al futuro, attraverso la prevenzione nelle istituzioni ecclesiali, nelle scuole e nelle famiglie”.
Mentre mons. Luis Manuel Alì Herrera, segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, ha sottolineato il lavoro fatto dalla Chiesa italiana: “E’ vero che per il rapporto pubblicato lo scorso ottobre sono state ricevute 81 risposte su 226 questionari inviati alle circoscrizioni ecclesiastiche che compongono questa conferenza e le sue 16 conferenze regionali.
Tuttavia, questo dato, estrapolato dal suo contesto, può essere soggetto a interpretazioni parziali. Inoltre, come abbiamo visto, tali interpretazioni omettono l’enfasi posta nel rapporto sugli otto punti di forza del sistema operativo, della formazione e della ricerca, concentrandosi invece solo sulle attività che devono essere ulteriormente implementate in alcune regioni.
Come in ogni processo scientifico, l’indagine è un punto di partenza e non un giudizio: non misura l’impegno degli individui, ma aiuta a capire dove rafforzare la rete e migliorare la comunicazione. Quando si opta per la trasparenza e la responsabilità, la Chiesa si espone anche a interpretazioni che non sempre colgono la complessità e lo sforzo del percorso. Tuttavia, è un rischio che vale la pena correre, perché solo una Chiesa che parla con sincerità può essere credibile”.
Per tutelare le vittime degli abusi occorrono misure riparative
“E’ per me un onore presentare il secondo rapporto annuale della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, in qualità di nuovo presidente. Come ho accennato al momento della mia nomina, il 5 luglio, assumo la mia nuova missione con umiltà, alla luce delle sofferenze e delle sfide che comporta, e con gratitudine al Santo Padre, papa Leone XIV, per la sua fiducia. Permettetemi inoltre di esprimere il mio profondo apprezzamento a Sua Eminenza il Cardinale Seán O’Malley”: con queste parole è iniziata, ieri, la presentazione del documento pubblicato dalla Commissione pontificia, da parte di mons. Thibault Verny, arcivescovo di Chambéry, vescovo di Saint-Jean-de- Maurienne e Tarentaise; nonché presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.
Nell’intervento il presidente della Pontificia Commissione ha ringraziato le vittime degli abusi per la condivisione del percorso: “Camminando al fianco di vittime e sopravvissuti, abbiamo acquisito la profonda convinzione che la strada verso una cultura della protezione non sia semplicemente per vittime e sopravvissuti, ma con loro. Questo cammino di conversione richiede che ci lasciamo raggiungere da ciò che ascoltiamo…
Infine, vorrei ringraziare tutti i presenti oggi, compresi coloro che ci seguono online da tutto il mondo. La vostra presenza e attenzione alla Commissione testimoniano l’esistenza, l’importanza e la crescita di un approccio globale alle questioni relative alla protezione dei minori e delle persone vulnerabili”.
Poi ha spiegato questo rapporto: “Come richiesto dalla nostra Commissione, il rapporto annuale è concepito “per fornire un resoconto affidabile di ciò che si sta facendo e di ciò che deve essere cambiato, in modo che le autorità competenti possano intervenire”. In quanto tale, il rapporto annuale intende essere uno strumento a supporto della missione di protezione della Chiesa.
E’ importante sottolineare che il rapporto annuale tiene conto del principio di sussidiarietà. Desideriamo sostenere le autorità ecclesiastiche (vescovi, superiori maggiori e responsabili laici) nelle loro missioni, nel rafforzamento degli strumenti di protezione e nella promozione di norme comuni a tutte le culture”.
Mentre la giurista, dott.ssa Maud de Boer-Buquicchio, incaricata del Rapporto Annuale, ha sottolineato il valore di questo Rapporto: “Il Rapporto Annuale riflette la competenza collettiva dei membri e del personale della Commissione, passati e presenti. Si tratta di professionisti multidisciplinari della tutela dei minori di altissimo livello. Il Rapporto Annuale è il miglior strumento della Commissione per condividere tale conoscenza con i nostri principali stakeholder e con il pubblico in generale. Questo è fondamentale per il nostro mandato di fornire una guida universale sia nella prevenzione che nella risposta”.
Ed ha sottolineato che l’impatto di ogni segnalazione è determinato dalla credibilità dei dati: “Dati affidabili sono al centro di qualsiasi sforzo di responsabilizzazione e la loro assenza mette a repentaglio la nostra lotta contro gli abusi sessuali sui minori. Per questo motivo, la nostra Commissione si è impegnata a elaborare una metodologia innovativa che presenti dati sempre più verificabili e linee guida pratiche. Così facendo, la Commissione, da parte sua, contribuisce anche ad affrontare il divario globale nei dati sulla violenza sessuale contro i minori”.
L’ascolto delle vittime è stato il centro di questo rapporto: “Ascoltare vittime e sopravvissuti è il primo passo verso la realizzazione di una Chiesa più sicura per i nostri figli. Dobbiamo una risposta onesta alle innumerevoli vittime e sopravvissuti (noti e sconosciuti ) che hanno avuto il coraggio di lanciare l’allarme sugli abusi, nonostante ostacoli inimmaginabili. Questo Rapporto Annuale è una testimonianza del ruolo sostanziale che svolgono nel lavoro della Commissione”.
Inoltre questo rapporto ha cercato di rappresentare il mondo: “Nel nostro primo rapporto, pubblicato lo scorso anno, abbiamo implementato una metodologia pilota di Focus Group in una delle nostre regioni. Questa è stata progettata per garantire un approccio incentrato sulle vittime al Rapporto Annuale, fin dai suoi primi sviluppi.
Quando abbiamo presentato la metodologia pilota, la Commissione ha riconosciuto apertamente la necessità di dare una rappresentanza molto più ampia a questa popolazione così importante. Con il Secondo Rapporto Annuale, abbiamo esteso il Focus Group iniziale a tutte e quattro le nostre regioni: Africa, Americhe, Asia-Oceania ed Europa. Il processo ha incluso sessioni di ascolto individuali, guidate da professionisti qualificati, con circa 40 partecipanti vittime/sopravvissute provenienti da tutto il mondo”.
Poi anche la testimonianza delle vittime è stata preziosa: “La loro testimonianza ha fornito un contributo fondamentale al nostro lavoro sul concetto di riparazione. Grazie al nostro studio su questo importante pilastro della Giustizia Conversionale, siamo riusciti a compilare un vademecum operativo. Lo offriamo come strumento pratico per guidare la Chiesa.
Il nostro studio ha chiaramente rivelato che la Chiesa deve ampliare la sua comprensione delle riparazioni oltre il mero risarcimento economico. Un approccio veramente completo alle riparazioni include: accoglienza, ascolto e cura; comunicazioni e scuse pubbliche e private; supporto spirituale e psicoterapeutico; sostegno finanziario; riforme istituzionali e disciplinari; ed iniziative di tutela in tutta la comunità ecclesiale”.
Nella Sezione 1, il rapporto esamina l’attività di tutela nelle Chiese locali di diversi Paesi, tra cui Italia, Gabon, Giappone, Guinea Equatoriale, Etiopia, Guinea (Conakry), Bosnia-Erzegovina, Portogallo, Slovacchia, Malta, Corea, Mozambico, Lesotho, Namibia, Mali, Kenya, Grecia e la Conferenza Episcopale regionale del Nordafrica (che comprende Algeria, Marocco, Sahara Occidentale, Libia, Tunisia). I dati si basano sull’analisi delle informazioni raccolte attraverso il processo ad limina della Commissione e integrate da ulteriori fonti.
Per quanto riguarda l’Italia, sono state visitate le diocesi di Lazio, Liguria, Lombardia, Sardegna, Sicilia, Emilia-Romagna e Toscana. Negli anni, si legge nel Rapporto, sono stati compiuti notevoli progressi nello sviluppo di ‘strumenti e politiche integrali’ di prevenzione e protezione. La Commissione riconosce il lavoro svolto dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) nella creazione di un sistema multilivello (nazionale, regionale, diocesano e interdiocesano) di ‘coordinamento, formazione e supervisione’, volto a supportare le Chiese locali con personale professionale e adeguatamente formato.
La Conferenza riporta l’esistenza di 16 servizi regionali per la tutela, 226 servizi diocesani e interdiocesani e 108 centri di ascolto. Essi offrono un servizio pastorale di accoglienza e ricezione delle segnalazioni. Permangono tuttavia alcune sfide: la Commissione osserva che, sebbene alcune Chiese locali abbiano realizzato iniziative pionieristiche e collaborazioni con la società civile, persistono ‘disparità tra le diverse regioni’ e la mancanza di un ufficio centralizzato di ricezione e analisi delle segnalazioni, necessario per garantire una gestione uniforme ed efficace dei casi.
A livello globale, rileva il documento, mentre alcune Chiese delle Americhe, dell’Europa e dell’Oceania mostrano un forte impegno nelle riparazioni, si registra un ‘eccessivo affidamento’ al risarcimento economico, che rischia di limitare una ‘comprensione integrale’ del processo di guarigione.
Inoltre, in molte aree dell’America Centrale e Latina, dell’Africa e dell’Asia mancano risorse adeguate per l’accompagnamento delle vittime. Tuttavia, sono segnalate prassi esemplari come la tradizionale pratica di guarigione comunitaria Hu Louifi a Tonga; il rapporto annuale sui servizi di accompagnamento per le vittime negli Stati Uniti; i processi di revisione delle linee guida in corso in Kenya, Malawi e Ghana; e il progetto di ricerca della verità ‘Il coraggio di guardare’, nella diocesi di Bolzano-Bressanone.
(Foto: Vatican Media)




























