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Papa Leone XI: il Concistoro è servizio alla missione

“Prima di entrare nella riflessione conclusiva, desidero esprimere la nostra vicinanza, mia e di tutto il Collegio Cardinalizio, alla popolazione del Venezuela, duramente colpita dal violento terremoto di questi giorni. Assicuriamo la nostra preghiera per le vittime, per le loro famiglie e per quanti soffrono le conseguenze di questa tragedia. Affidiamo al Signore anche tutti coloro che sono impegnati nei soccorsi e chiediamo che non venga meno la solidarietà delle comunità internazionali verso quella cara Nazione”: concludendo il Concistoro questa sera papa Leone XIV ha chiesto una preghiera per la popolazione del Venezuela, colpita dal terremoto.

Nella premessa il papa ha ringraziato i cardinali, sottolineando la necessità dell’ascolto: “Cari Fratelli Cardinali, giungiamo adesso al termine di questi giorni con un sentimento di profonda gratitudine. Vi ringrazio per la libertà, la fraternità e il senso ecclesiale con cui avete preso parte ai nostri lavori. Porto con me non soltanto il contenuto delle vostre riflessioni, ma anche l’esperienza che le ha rese possibili.

In questi giorni abbiamo cercato insieme la volontà del Signore, nella convinzione che Cristo continua a operare nella sua Chiesa: è Lui che ci precede, ci raduna, parla attraverso i fratelli e ci conduce nella missione. Tutto nasce da Lui e tutto ritorna a Lui. Per questo, vedere Cardinali provenienti da Chiese, culture e situazioni così diverse ascoltarsi reciprocamente e cercare insieme ciò che meglio serve il Vangelo è stato per me motivo di consolazione, di speranza”.

Ed ha richiamato l’immagine del buon Samaritano, con cui è iniziato il Concistoro, a cui è stata aggiunta quella di Emmaus: “Abbiamo iniziato questi giorni lasciandoci guidare dall’immagine del buon Samaritano: un uomo che si ferma davanti al fratello ferito, si lascia commuovere nelle viscere e se ne prende cura. Vorrei ora congedarci con un’altra icona evangelica: quella dei discepoli di Emmaus”.

Ad Emmaus Gesù accende i cuore: “Anche loro camminano segnati dalla tristezza e dalla delusione, ma il Signore si fa loro compagno di strada, ascolta le loro domande, apre le Scritture, fa ardere il loro cuore e trasforma il loro cammino. Mi piace pensare che anche quanto abbiamo vissuto in questi giorni abbia qualcosa di questa esperienza: abbiamo camminato insieme, ci siamo ascoltati reciprocamente e, se abbiamo lasciato spazio al Signore, Egli ha nuovamente acceso nei nostri cuori la speranza e ci rimanda ora alle nostre Chiese per riprendere il cammino con uno sguardo nuovo”.

Da qui la domanda sulla custodia della fede: “Quando questa domanda diventa il centro del nostro discernimento, anche le questioni dell’autorità, della corresponsabilità e delle decisioni trovano il loro giusto posto, illuminate dalla missione e dalla comune fedeltà al Vangelo. Così, desidero affidarvi ancora una volta il cammino di attuazione del Sinodo. Vi chiedo di accompagnarlo con convinzione nelle Chiese che servite, favorendone una comprensione autentica e incoraggiando tutti a prendervi parte: si tratta di aiutare le nostre Chiese a crescere in uno stile sempre più evangelico”.

Quindi la sinodalità è un metodo di lavoro: “Mi raccomando, come abbiamo sentito dal card. Grech, la sinodalità non è un insieme di riunioni, né un metodo di lavoro. E’ uno stile spirituale. Nasce dall’incontro, cresce nell’ascolto e matura nel discernimento. La vera domanda non è quante conversazioni sapremo organizzare, ma quale qualità evangelica avranno i nostri incontri. Quando ci ascoltiamo con umiltà e libertà, lasciando spazio allo Spirito, le nostre conversazioni non rimangono uno scambio di idee, ma diventano un luogo di conversione, nel quale cresciamo insieme nella fedeltà al Signore”.

Ecco l’importanza della famiglia con l’annuncio di un incontro sull’esortazione ‘Amoris Laetitia’: “Molti di voi hanno ricordato anche la famiglia. Là dove essa è sostenuta e accompagnata, cresce una scuola di relazioni, di solidarietà e di speranza; là dove è ferita o isolata, tutta la società ne porta le conseguenze. A ottobre avremo un incontro con i capi delle Chiese orientali e i presidenti delle Conferenze episcopali per valutare i passi fatti dopo ‘Amoris laetitia’. Parteciperanno anche alcune famiglie che condividono le esperienze. La loro presenza è essenziale, però spero che tutti coloro che verranno si preparino ascoltando da vicino e portando l’esperienza delle famiglie delle loro Chiese”.

Un concistoro per ascoltare: “Avete così cercato di ascoltare ciò che le ferite del mondo rivelano del cuore dell’uomo. È proprio lì, nel cuore, che si decide anche la pace. Prima di manifestarsi nella storia, la guerra nasce dentro di noi, quando il sospetto prende il posto della fiducia, la paura della speranza e l’altro viene percepito come una minaccia. Ma è nello stesso cuore che Cristo continua a incontrarci, a parlare e a convertirci. Da un cuore riconciliato possono nascere parole disarmate, relazioni nuove e una pace capace di raggiungere anche i popoli”.

L’altro punto approfondito riguarda la sua enciclica ‘Magnifica humanitas’ con una riflessione sulla guerra: “Nasce molto prima, da una cultura della potenza che attraversa il nostro modo di pensare, di vivere le relazioni, di esercitare il potere, di usare l’economia, la tecnologia e perfino la religione. Se questa è la radice della crisi, la risposta domanda di ricostruire una cultura della cooperazione e del dialogo, capace di dare nuova forza anche al multilateralismo, perché i popoli imparino nuovamente a cercare insieme il bene comune dell’intera famiglia umana”.

Da qui la richiesta di sostegno ai laici che si impegnano nella società: “In questo cammino il contributo dei fedeli laici impegnati nella vita pubblica è essenziale: hanno bisogno della vicinanza e del sostegno della comunità ecclesiale per vivere la ‘carità politica’ che avete ricordato. La stessa cultura della cooperazione cresce attraverso il dialogo ecumenico e interreligioso, che non attenua la nostra identità cristiana, ma la rende capace di servire insieme il bene comune e la pace”.

Non poteva mancare una sottolineatura sulla difesa nonviolenta: “Ho trovato poi particolarmente prezioso il modo con cui alcuni di voi hanno affrontato il tema della risposta nonviolenta di fronte alle molte forme di violenza. Essa è una forma profondamente evangelica di abitare la storia, frutto della contemplazione del modo di agire di Gesù. Non consiste nella rinuncia al conflitto né in un atteggiamento passivo, ma nello scegliere di affrontarlo senza riprodurne la logica.

Essa non rinuncia alla verità né tace il male, ma rifiuta di difenderla con la violenza e di trasformare l’altro in un nemico: comincia disarmando se stessi. Essa rivela così la logica della Pasqua, nella quale l’amore si manifesta più forte dell’odio e il perdono spezza la spirale della vendetta. E’ questa la forza del Crocifisso risorto: una forza che non distrugge il nemico, ma rende possibile ritrovare un fratello.

In questa prospettiva, diversi gruppi hanno sottolineato l’opportunità di proseguire l’approfondimento del tema della legittima difesa alla luce delle profonde trasformazioni intervenute nella natura dei conflitti contemporanei. Questa riflessione merita di essere ulteriormente sviluppata con il necessario rigore teologico e pastorale”.

E’ stato un invito a riscoprire il bene comune e la Dottrina sociale della Chiesa: “Molti di voi hanno osservato che oggi il bene comune non è semplicemente un obiettivo da perseguire: è una realtà da riscoprire insieme. Viviamo un tempo nel quale diventa difficile perfino riconoscere ciò che è veramente bene per tutti. Per questo, radicata in Cristo, la Chiesa è chiamata a custodire luoghi di incontro, di ascolto e di dialogo nei quali possa maturare una rinnovata cultura del bene comune.

Questo domanda anche un paziente lavoro educativo, che aiuti a riconoscere la dignità inviolabile di ogni persona e la responsabilità che ci lega gli uni agli altri. In questo cammino, i poveri non sono soltanto destinatari della nostra cura, ma protagonisti della speranza che Dio continua a suscitare nella storia”.

Ma il papa ha sottolineato che l’adesione a Cristo avviene attraverso la testimonianza: “Da molte delle vostre riflessioni è emersa con forza anche un’altra convinzione. Mentre ci interrogavamo sulle responsabilità della Chiesa nel mondo di oggi, avete richiamato continuamente l’importanza della testimonianza, della prossimità, della formazione delle coscienze e della costruzione di comunità fraterne e credibili.

Questa testimonianza nasce dall’incontro con Cristo, dalla sua Parola e dai Sacramenti, nei quali il Signore sostiene il suo popolo e lo rende capace di servire il mondo con la forza del Vangelo. La Chiesa è chiamata a diventare sempre più ciò che proclama. È su questo fondamento che anche le necessarie riforme delle strutture, delle istituzioni, dei processi possono portare frutto”.

Questo è il Concistoro: “Credo che, poco alla volta, stiamo riscoprendo il significato più autentico del Concistoro: il radunarsi del Collegio dei Cardinali attorno al Successore di Pietro perché, nell’ascolto reciproco e nel discernimento comune, lo Spirito Santo aiuti il papa a guidare la Chiesa. Non un parlamento, non un congresso nel quale prevalgono opinioni o interessi, ma un’esperienza di comunione al servizio della missione.

Quello che impariamo a vivere in questi giorni non riguarda soltanto il Collegio Cardinalizio. E’ uno stile che siamo chiamati a promuovere in tutta la Chiesa, perché ogni battezzato, secondo la propria vocazione e responsabilità, partecipi alla costruzione della civiltà dell’amore e al servizio del bene comune. Come vi ho già anticipato, desidero proseguire questo appuntamento annuale anche a partire dal prossimo anno. Non ho ancora fissato la data: conto di comunicarvela verso la fine di questo anno”.

Quindi il Concistoro è lo stile della Chiesa: “Questo Concistoro è stato un momento prezioso, ma non deve rimanere un appuntamento isolato. In tutta la Chiesa desideriamo promuovere spazi nei quali il Popolo di Dio possa ascoltarsi, pregare, discernere e camminare insieme. E’ questa l’anima del percorso di attuazione del Sinodo. Sarà questo anche lo spirito del prossimo incontro dedicato ad ‘Amoris laetitia’ e di molte altre iniziative che il Signore ci chiederà di vivere. Ciò che conta non è moltiplicare gli incontri, ma imparare a vivere incontri nei quali, ascoltandoci reciprocamente, impariamo insieme ad ascoltare il Signore”.

Ed infine l’indicazione alla pace: “Anzi, vorrei che lo facessimo insieme, attraverso queste parole. Diciamolo ai nostri confratelli Vescovi, alle Chiese affidate al nostro ministero e a tutti i popoli della terra: Dio desidera la pace per ogni nazione e per ogni popolo. Per questo non dobbiamo rassegnarci alla violenza. La violenza non avrà l’ultima parola. Dio continua ad aprire nella storia cammini di riconciliazione e di pace. Abbiamo la responsabilità di percorrerli con coraggio e di aiutare il mondo a riconoscerli”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV: autorevole è colui che ascolta

“Ci siamo radunati attorno all’altare del Signore, presso la tomba di San Pietro, per iniziare il Concistoro. Veniamo a celebrare questa Eucaristia provenendo da ogni parte del mondo: insieme alla nostra vita, offriamo dunque a Dio le comunità e i popoli che portiamo nel cuore, così come i progetti e le esperienze pastorali, liete e faticose. Questa varietà di affetti e di pensieri ora si concentra: trova cioè quel centro luminoso, che è Cristo. Egli stesso, in persona, si rivolge a noi dicendo: ‘Io sono la vite vera’. Mediante Gesù, la grazia e la verità fluiscono nella nostra vita, rinnovandoci intimamente: questi doni divini sono la linfa feconda anche del Concistoro che oggi inauguriamo”: nella messa di apertura del Concistoro presieduta nella Basilica di san Pietro, papa Leone XIV ha affidato ai cardinali tre criteri di discernimento: condividere nella fede la vera libertà, accogliere il dono della pace nell’unità e vivere la concordia nell’obbedienza.

Per questo ha sottolineato la data in cui esso si svolge: “Mentre dunque chiediamo a Dio di concederci forza e sapienza, è significativo che il nostro Concistoro avvenga alla vigilia della solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo. Sostiamo insieme in questa memoria, che ricorda le colonne della Chiesa cattolica e romana, i due missionari martiri la cui predicazione fece tutt’uno con la loro vita, al punto da diventare parte delle Sacre Scritture.

Ascoltando oggi le parole di san Paolo ai Corinzi, possiamo notare la felice consonanza con quelle del Vangelo. I diversi carismi, infatti, i ministeri e le attività ecclesiali sono come i tralci dell’unica vite, cioè del solo Signore che infonde lo Spirito Santo nella sua Chiesa. A questa organica unità corrisponde il criterio che fa buoni e gustosi tutti quei servizi ecclesiali: il criterio del bene comune”.

Ed ecco l’incoraggiamento alla missione dell’annuncio: “In primo luogo, l’esempio dei santi Pietro e Paolo ci incoraggia a condividere nella fede la vera libertà. Difatti, proprio la relazione con il Signore Gesù ci libera dal peccato e dalla paura: mentre chiama a seguirlo, Egli stesso ci invia nel mondo come successori degli Apostoli. Annunciare il Vangelo, celebrare i Sacramenti e dedicarci al gregge del Signore si attua e porta frutto nella misura del nostro credere in Lui, Pastore buono”.

Per il papa la fede si matura solo in Cristo: “La fede è quella virtù, mai scontata, che dà vita alla Chiesa, perché corrisponde alla grazia che nutre i tralci dell’unica vite. La Chiesa viva è la Chiesa che crede, per il dono dello Spirito Santo riversato nei nostri cuori: questa Chiesa porta molto frutto. Come dunque la grazia divina precede la libertà umana, così la fede della Chiesa precede la nostra e chiede di essere testimoniata con ardore”.

La seconda richiesta è la pace nell’unità: “Mentre invitiamo tutti i popoli alla fede, nella quale siamo davvero liberi, tensioni internazionali e conflitti feriscono gravemente la famiglia umana. Tuttavia, non mancano, anzi, si moltiplicano nella Chiesa e nel mondo iniziative ed esperienze che richiamano al rispetto della dignità umana, della giustizia, del diritto, semplicemente dell’umano. Questo è motivo di speranza, perché attesta la bellezza dell’opera di Dio, il quale ci ha creati a sua immagine e somiglianza, come segno della sua gloria nel mondo”.

E’ stato un invito a non rompere l’unità tra i popoli: “Quando questo segno viene ferito, tutti siamo feriti. Quando è corrotto, tutti ne soffriamo. Quando è ucciso, tutti ci sentiamo lacerati. Perciò la guerra non è mai degna dell’uomo, e non è mai benedetta da Dio, perché il Creatore ci ha dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper-tecnologiche. L’unità della famiglia umana precede i singoli popoli e Stati. Non si tratta solo di un dato biologico: è un principio etico. La pace è un dovere di giustizia perché siamo un’unica famiglia umana, una magnifica humanitas che trova in Cristo il proprio Capo e Redentore”.

Ciò si ottiene con l’obbedienza nella concordia: “In terzo luogo, gustiamo oggi e sempre la concordia nell’obbedienza, cioè nell’ascolto che riconosce il dono del Verbo, fatto carne per noi. Attraverso questo esercizio, lo Spirito Santo ci orienta, indicando Egli stesso problemi e opportunità pastorali, purificando le intenzioni e correggendo ciò che devia dal cammino comune.

L’attuazione del Sinodo, per la quale ci stiamo impegnando, invita tutti a procedere nell’unità della fede, nella promozione della pace, nell’obbedienza alla Parola vivente, che è Gesù… L’unico Verbo, fatto uomo, si esprime difatti in tutte le lingue: il Cristo morto e risorto è la vite vera, che porta frutto mediante tutte le culture che i cristiani trasformano dall’interno. Così, mentre appassiscono le ideologie del mondo, lo Spirito Santo fa fiorire nella Chiesa l’intesa fraterna, la carità, lo slancio missionario”.

Da questi passaggi ecco il nuovo significato di autorità: “Lavorando insieme, la nostra collegialità fa sintesi della sinodalità alla quale tutti i battezzati partecipano, nell’unità del popolo di Dio. Sinodalità e collegialità sono infatti forme della fraternità cristiana, che ci lega come battezzati e come vescovi. Perciò l’aiuto che potrete darmi, nell’esercizio del ministero petrino, trova in me chi chiede, non chi comanda. L’autorità del primato, infatti, è propria di chi ascolta e solo perciò guida, di chi apprende e solo perciò insegna, sempre alla sequela dell’unico Maestro”.

(Foto: Santa Sede)

Da domani il Concistoro straordinario

In quale mondo siamo chiamati ad annunciare il Vangelo?, In che modo le tensioni, le divisioni e i conflitti che attraversano il mondo toccano oggi la vita delle nostre Chiese e dei nostri popoli? Quali linguaggi, atteggiamenti e pratiche possono aiutare a costruire riconciliazione, convivenza e pace? Quali sono oggi, nei vostri contesti, le fratture che rendono più difficile costruire il bene comune? Quali attese e quali domande emergono dalle persone e dai popoli che la Chiesa è chiamata ad ascoltare e che forse non ascoltiamo abbastanza? Quali sostegni, orientamenti o iniziative delle Chiese locali e della Chiesa universale potrebbero aiutare più efficacemente l’impegno nella costruzione del bene comune?

Sono solo alcune delle questioni di cui sono chiamati a discutere i cardinali in due giornate di lavoro con il Papa. 9 gruppi di Cardinali Elettori Ordinari (inclusi Nunzi e Cardinali Elettori che hanno concluso il servizio come Ordinari) e 11 gruppi di Cardinali Elettori della Curia Romana e Cardinali Non Elettori.

Relazioni introduttive e poi i lavori di gruppo che si svolgeranno secondo una metodologia articolata in tre fasi, dagli Interventi personali, all’ascolto condiviso fino alla elaborazione della relazione. Il calendario dei lavori è dettagliato e pubblico.

Si comincia venerdì 26 giugno con la messa alle 7.30 nella basilica di San Pietro. La giornata finisce alle 19.30. Il 27 giugno stesso programma ma la messa la celebra il Decano del Sacro Collegio, il cardinale Re. Alla fine dei lavori cena del Papa con i partecipanti al Concistoro sempre in Aula Paolo VI. Poi lunedì 29 giugno la messa nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo Basilica di San Pietro.

Un concistoro per rinnovare la Chiesa

Nel tardo pomeriggio si è concluso il primo concistoro straordinario convocato da papa Leone XIV, che ha ringraziato per la presenza, la partecipazione e per il sostegno i cardinali più anziani per la testimonianza preziosa, ribadendo la sua vicinanza ai cardinali nel mondo che non sono potuti venire, come ha riferito Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, nel briefing conclusivo, a cui hanno partecipato il card. Stephen Brislin, arcivescovo metropolita di Johannesburg, il card. Luis José Rueda Aparicio, arcivescovo metropolita di Bogotá ed il card. Pablo Virgilio Siongco David, vescovo di Kalookan.

La riunione di questi giorni è in continuità con quanto chiesto durante la riunione dei cardinali prima del conclave e anche successivamente, la metodologia scelta del concistoro è stata scelta per aiutare a incontrarsi e conoscersi meglio. In questi giorni il papa ha parlato di una sinodalità non tecnica ed organizzativa, ma come strumento per crescere nelle relazioni, in continuità con il cammino del Concilio Vaticano II. Il papa ha anche parlato della continuazione di questo cammino con la proposta di una prossima occasione di concistoro di due giorni durante la festa dei Santi Pietro e Paolo, per poi continuare questi incontri con una cadenza annuale di  3-4 giorni.

Stamane, dopo la celebrazione eucaristica nella basilica di san Pietro, ha aperto i lavori del secondo giorno il card. Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, descrivendo i lavori del metodo sinodale durante il pontificato di papa Francesco ed evidenziando alcuni elementi tratti dal lavoro del sinodo negli ultimi anni, in particolare la profonda comprensione a cui si è giunti del primato del Vescovo di Roma, della sinodalità come collegialità nella comunione come principio di unità per la chiesa tutta, della funzione profetica del popolo di Dio, del  discernimento dei pastori in una relazione di circolarità.

Nel pomeriggio la relazione del card. Victor Manuel Fernandez sul tema dell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’, ribadendo che non è un testo scaduto con il precedente pontificato, perchè si parla di proclamazione del nucleo del Vangelo, cioè della bellezza dell’amore salvifico di Dio manifestata in Gesù Cristo che morì e risorse.

Mentre mercoledì 7 gennaio il concistoro è stato aperto dalla meditazione del card. Timothy Radcliffe sul passo del Vangelo di Marco, ‘Gesù cammina sulle acque’, per sottolineare alcune indicazioni sul compito dei cardinali: “Gesù comandò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo. Pietro non deve affrontare la tempesta da solo. Questa è la nostra prima obbedienza: rimanere nella barca di Pietro, con il successore di Gesù, mentre egli fronteggia le tempeste del nostro tempo. Non possiamo restare sulla spiaggia dicendo: ‘Io oggi non prenderei il largo’ o ‘Preferirei un’altra barca’. Gesù è solo sulla montagna, ma Pietro non deve essere lasciato senza compagnia”.

Anche se sembra assente Gesù è presente, anche in questo difficile momento: “Si prende il tempo necessario, attende che siano quasi esausti. Questa esperienza dell’assenza li prepara a un’intimità che non avrebbero mai potuto immaginare. Quindi sale sulla barca con loro.  Anche noi, talvolta, ci sentiremo soli, logorati, esausti. Ma Gesù veglia su di noi e si farà più vicino che mai. Per questo non dobbiamo temere”.

Per questo ha sottolineato che nella Chiesa non esiste la contrapposizione, in quanto Dio è sempre ‘nuovo’ nella memoria: “In ‘Evangelii Gaudium’ leggiamo come la vita cristiana sia sostenuta dalla memoria e dall’inesauribile novità di Dio. Agostino afferma che Dio è sempre più giovane di noi! Nel Concistoro, alcuni di noi saranno custodi della memoria, valorizzando e custodendo la tradizione. Altri sapranno gioire più intensamente della sorprendente novità di Dio.

Memoria e novità, tuttavia, sono inseparabili nel dinamismo della vita cristiana. Le nostre discussioni prenderanno vita se sapremo essere insieme radicati nella memoria delle grandi opere compiute dal Signore ed aperti alla sua perenne e sempre nuova freschezza. Non c’è alcuna competizione tra le due”.

Solo se il cuore è aperto i doni saranno grandi: “I discepoli avevano nutrito i 5.000, ma restavano intrappolati nella vecchia logica del calcolo. Tutto ciò che erano riusciti ad offrire erano cinque pani e pochi pesci. Dovevano scoprire che, nella logica del Regno, i loro piccoli doni erano più che sufficienti per migliaia di persone. Il Signore della mietitura compie miracoli con ciò che offriamo”.

Ed ecco che con la grazia di Dio tutto diverrà sufficiente: “Di fronte alle grandi sfide del mondo e della Chiesa, potremmo sentirci come se avessimo poco da offrire. Cosa possiamo dire o fare che possa davvero fare la differenza? Eppure, con la grazia di Dio, il nostro poco sarà più che sufficiente. Non induriamo il cuore, ma apriamolo ai doni incalcolabili di Dio, che ci concede la grazia senza misura se apriamo le mani e le orecchie a Lui e agli altri”.

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