Tag Archives: Cantico Creature

Il Cantico delle Creature diventa parola viva nel parco di BAM a Milano

Pace, fraternità, cura e armonia con la natura: a 800 anni dalla morte di san Francesco, domenica 4 ottobre nel parco di BAM – Biblioteca degli Alberi Milano, un’intera giornata dedicata alla rilettura contemporanea del messaggio francescano, ideata e diretta da Francesca Colombo, direttrice generale culturale di BAM, FRC. Un grande progetto culturale (con 7 riscritture del Cantico delle Creature, 4 prime nazionali fra spettacoli e performance e più di 60 artisti coinvolti) promosso da Fondazione Riccardo Catella e commissionato ad alcuni dei maggiori protagonisti della letteratura e del teatro italiano.

Nel giardino botanico in Portanuova, il potere immaginifico della parola in connessione con la bellezza e l’armonia della natura coinvolgerà il pubblico in una giornata speciale, dalla mattina alla sera, all’insegna dei valori che san Francesco ci ha tramandato fino ad oggi. Al centro del programma, il Cantico delle Creature rivive attraverso sette commissioni artistiche originali: due scritture poetiche inedite, appositamente concepite e interpretate per questa occasione da Mariangela Gualtieri e Franco Arminio, tra le voci più autorevoli della poesia italiana contemporanea, e la nuova produzione teatrale

Il Cantico per le città, con la regia di Andrea Chiodi, che riunisce le interpretazioni del Cantico di cinque drammaturghi contemporanei e voci di grandi attori del teatro italiano. Ad aprire, la straordinaria presenza dell’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, che leggerà nel cuore del parco la versione originale francescana del Cantico delle Creature: “San Francesco ci ricorda l’importanza di prendersi cura di un luogo e delle persone che lo abitano. E’ un principio che ritroviamo ogni giorno a BAM: uno spazio pubblico vive davvero quando viene condiviso, rispettato e custodito insieme alla comunità. Il Cantico delle Creature ci parla, ancora oggi, di armonia, relazione e responsabilità verso la natura e verso gli altri. Sono valori che la nostra Fondazione promuove da oltre vent’anni, attraverso progetti capaci di rendere lo spazio pubblico un luogo di partecipazione, condivisione e incontro, dove il rapporto tra persone, comunità e ambiente può trovare nuove forme di espressione”, ha dichiarato Kelly Russell Catella, direttrice generale della Fondazione Riccardo Catella.

“A 800 anni dalla morte di San Francesco abbiamo scelto di non limitarci a celebrarne la memoria ma di affidarne il pensiero agli artisti del nostro tempo. La vocazione di BAM è quella di essere un luogo di committenza e produzione culturale, capace di generare nuove opere e occasioni di dialogo tra arte, natura e comunità. Con questo progetto il Cantico delle Creature torna a essere una parola viva, capace di interrogare il nostro presente e di parlare a persone di ogni età, cultura e provenienza”, ha affermato Francesca Colombo, Direttrice Generale Culturale di BAM – Biblioteca degli Alberi Milano, Fondazione Riccardo Catella.

 “Celebrare San Francesco con le parole del suo Cantico tra i grattacieli di Milano nel giardino più sorprendente – Arca di Noè metropolitana per gli alberi – non è un omaggio decorativo: è restituire il suo poema spirituale all’esigenza che lo ha generato. Una lode lieta e aspra che colloca l’uomo nel cuore del mondo per renderlo protagonista responsabile della natura, delle relazioni, del nostro tempo. La città, chiamata a cantarlo insieme, ha così l’occasione per tornare a vedere la bellezza in cui è immersa”, ha sottolineato mons. Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo.

Composto circa 800 anni fa, il Cantico delle Creature è considerato uno dei testi fondativi della letteratura italiana e continua ancora oggi a interrogare il nostro rapporto con la natura, con gli altri e con il mondo. Da questa attualità nasce il progetto BAM Autumn Festival, che attraverso commissioni artistiche trasforma i prati di BAM in un’oasi di pace. Un luogo da cui si leva il messaggio francescano: tutto è connesso e ogni scelta deve essere una scelta di armonia e cura, nella consapevolezza che l’ambiente umano e quello naturale si custodiscono reciprocamente.

A Mariangela Gualtieri e Franco Arminio, tra i nomi di spicco della poesia italiana contemporanea, sono state commissionate due nuove scritture poetiche del testo francescano, in collaborazione con Doppiozero. Le opere saranno presentate e interpretate domenica 4 ottobre alle 11:30 da Gualtieri e alle 15:30 da Arminio nel Roseto di BAM – Oasi degli Insetti e delle Farfalle, uno degli spazi più raccolti e suggestivi del parco della Biblioteca degli Alberi in Portanuova. Due momenti di ascolto condiviso nei quali poesia, natura e comunità dialogano attraverso la presenza e la voce degli autori, in un’esperienza di riflessione e riscoperta dei valori francescani. Al termine delle letture gli autori riserveranno un momento di dialogo aperto con il pubblico.

Cuore della giornata è, alle ore 16:45, la prima assoluta de ‘Il Cantico per le città’, nuova produzione teatrale di BAM con la regia di Andrea Chiodi e realizzata con il patrocinio di Fondazione Ente dello Spettacolo e il sostegno di Comieco. Concepita come una sacra rappresentazione contemporanea del Cantico delle Creature, l’opera nasce dalle nuove riscritture commissionate a cinque drammaturghi contemporanei (Federico Bellini, Angela Demattè, Francesca Garolla, Fabrizio Sinisi e Diego Pleuteri) chiamati a confrontarsi con il testo francescano attraverso linguaggi, sensibilità e visioni differenti. La lettura scenica sarà affidata a grandi voci del teatro di prosa italiano — Federica Fracassi, Laura Marinoni, Elisabetta Pozzi e Angelo Di Genio – e sarà accompagnata dal Coro di Voci Bianche Clairière del Conservatorio della Svizzera italiana, in un’azione teatrale che intreccia parola, musica e coralità.

Lo spettacolo non si limita a reinterpretare il testo francescano, ma lo trasforma in un’azione collettiva: il pubblico sarà chiamato a partecipare attivamente alla rappresentazione per portare il messaggio di San Francesco nella città e nella sua comunità. Il primo appuntamento di questo percorso è stato venerdì 18 settembre ad Assisi, dove ‘Il Cantico per le città’ è stato presentato in anteprima nell’ambito del festival Cortile di Francesco, presso la Basilica di San Francesco, in Piazza Superiore. ‘Il Cantico per le città’ è un progetto che nasce con l’obiettivo di incontrare nuovi contesti e coinvolgere nuove comunità, interpreti e luoghi. L’opera è pensata per essere facilmente adattabile, affinché il messaggio del Cantico delle Creature possa continuare a risuonare nello spazio pubblico.

Per la giornata di domenica 4 ottobre, è stato richiesto ad altri artisti e registi di creare per l’occasione produzioni inedite ispirate a San Francesco e al suo messaggio ancora attuale. Ad aprire il programma, alle ore 10:00, sarà lo spettacolo di figura Cantico di una creatura di Nadia Milani, regista e attrice, e Beatrice Baruffini, autrice, in una prima esecuzione italiana accompagnata da un laboratorio creativo. Seguirà alle ore 11:00 ed alle ore 15:00 Parole per un mondo capovolto – I Fioretti di San Francesco, percorso performativo ideato da Elisabetta Invernici con la regia di Alberto Oliva, in collaborazione con Associazione Culturale Profumo di Milano e Atelier Teatro, anch’esso alla prima esecuzione italiana.

Nel pomeriggio, dalle ore 12:00 alle ore 16:00, il parco si apre a Home/Land della compagnia francese Begat Theatre, installazione performativa itinerante dedicata ai temi della casa, dell’identità e del nostro modo di abitare il mondo, che invita a riflettere sull’insegnamento di San Francesco e sulla necessità di rendere più abitabile la casa comune. La performance, strutturata come un percorso a tappe nel parco, è presentata per la prima volta in Italia. 

Il Cantico delle creature tra poesia e ecologia

La prossima festa di san Francesco introdurrà nell’ottavo centenario della sua morte e quindi l’anno dedicato al Cantico delle creature si avvia alla sua conclusione, significativamente celebrando dal 1° settembre al 4 ottobre il ‘Tempo del Creato’. Lo stesso papa Leone XIV ha evidenziato l’importanza di tale iniziativa ecumenica nel suo Messaggio per la X Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato che si è celebret il 1° settembre scorso.

Negli incontri, pubblicazioni, mostre e convegni che in questi mesi hanno ricordato e celebrato la suddetta lauda dell’Assisiate giustamente più di uno ha affermato che considerare tale scritto di Francesco come un manifesto ecologico è un vero e proprio anacronismo. In vari interventi e scritti il poeta Davide Rondoni, anche in veste di presidente del Comitato Nazionale all’Ottavo centenario della morte del Patrono d’Italia, ha richiamato da tali letture ideologiche fuorvianti rispetto alla lode indirizzata a colui che è riconosciuto quale ‘Altissimu, onnipotente, bon Signore’.

Infatti – come ha ben evidenziato Carlo Paolazzi nei suoi studi – il sole, la luna, le stelle, la terra e le altre creature menzionate dall’Assisiate non sono la causa della lode ma il mezzo con cui Francesco vuole magnificare l’Altissimo (Laudato si’ mi’ Signore).

L’attenzione verso la vita e scritti dell’Assisiate dopo otto secoli non è scontata e mostra quindi che san Francesco ha avuto una posterità giunta fino a noi. Infatti lungo gli anni e le traversie della storia la sua esperienza cristiana è stata studiata, approfondita e vissuta non quale reperto archeologico o delle ceneri da custodire, ma come realtà capace trovare risposte adeguate all’attualità.

E la sua esperienza cristiana espressa nei suoi scritti ha avuto come effetto nell’ultimo secolo che il suo nome è associato all’ecologia. Fu l’americano Lynn White (1907-1987) in un suo articolo del 1967 inerente alle radici storiche della crisi ecologica a indicare l’Assisiate quale modello esemplare di cura dell’ambiente; questo non fu l’ultimo motivo che spinse Giovanni Paolo II a proclamare nel 1979 san Francesco patrono dei cultori dell’ecologia.

Quindi, per onestà intellettuale e igiene mentale, c’è da riconoscere in modo perentorio che il Cantico delle creature e il suo autore, ossia frate Francesco, in sé stessi non hanno nulla a che fare con l’ecologia, tuttavia, lungo i secoli la loro posterità ha avuto come effetto quello di considerare l’Assisiate esempio di una visione ecologica della realtà. E proprio nella capacità indicata da Leone XIV di cogliere e tenere assieme ciò che è stato e quello che è diventato, cioè la dimensione pasquale e quella ecologica, permette di scoprire e vivere la ricchezza di tale lauda nonché di goderne i suoi frutti.

(Tratto da Assisi ofm: Foto: Vetrata del Monastero Ss. Annunziata di Terni; opera di Marcello Ercole 1993)

Festività francescane in Basilica di Sant’Antonio in occasione degli 800 anni del Cantico delle Creature, tra arte, cultura e spiritualità

Oggi alle ore 17.00, nella Sala dello Studio teologico si inaugurerà la mostra ‘Cantare Francesco – Artisti in opera’, omaggio al Cantico di frate Sole e sorella Luna di san Francesco nell’ottocentenario dalla composizione. L’esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al 12 ottobre. Ingresso libero. La collettiva d’arte presenta in prima assoluta le 39 opere inedite di 29 artisti italiani, alcuni di livello internazionale, che si sono misurati con il carisma di san Francesco e con il testo poetico del Cantico (al seguente link tutte le informazioni già inviate nel comunicato di lancio).

Alle ore 20.45 la Basilica ospiterà il Concerto per il Giubileo 2025 con una selezione dal Messiah HWV 56 di G. F. Haendel, per soli e orchestra, con direttore il M° Valerio Casarin. Protagonisti della serata saranno la Cappella Musicale Antoniana, l’Orchestra Antoniana e due soliste ospiti d’eccezione, Yukari Mori (soprano) e Anastasia Egorova (mezzosoprano), affiancate da altre due voci soliste della Cappella, Mirko Scalfo (tenore) e Gilberto Gobbo (basso), che in diverse occasioni hanno saputo regalare al pubblico intensità e profonda emozione.

Yukari Mori, allieva della Maestra Lidia Tirendi del Conservatorio ‘C. Pollini’ di Padova, ha iniziato i suoi studi in Giappone, proseguendo poi in Italia, dove è stata più volte protagonista in importanti produzioni liriche. Anastasia Egorova, di origine russa e residente in Italia da diversi anni, si è formata al Conservatorio “B. Maderna” di Cesena; oltre al repertorio barocco si dedica al repertorio lirico e del Novecento. Il concerto a ingresso libero è realizzato con il contributo di New Edom S.r.l. e Mediolanum.

 Venerdì 3 ottobre alle ore 11.00 in Basilica rito della Professione solenne di fra Alberto Lacovara e alle ore 21.00 Celebrazione del Transito di San Francesco con cammino processionale dal Santo (partenza alle ore 20.30 dal Santuario di San Leopoldo Mandić) alla Chiesa di San Francesco, con la partecipazione delle Famiglie Francescane della città di Padova. Presiede don Massimo De Franceschi, parroco della Chiesa di San Francesco.

 Sabato 4 ottobre, Solennità di San Francesco, alle ore 18.00 in Basilica si celebrerà la Santa Messa solenne presieduta dal vicario provinciale padre Franco Giraldi. Dalle ore 20.45 fino alla mezzanotte la “Saint Francis night – Notte di Laude et Benedictione” dedicata ai giovani, momento d’incontro con il Signore nel suggestivo silenzio della basilica illuminata dalle candele.

Sabato 18 ottobre alle ore 19.00 e 21.00 all’Oratorio di San Giorgio, parte del sito seriale di affreschi del XIV secolo proclamato Patrimonio UNESCO, il gruppo Artemis Danza propone in prima regionale lo spettacolo ‘Sacro – Laudato sì’ mi Signore’. Coreografia di Monica Casadei, musica dal vivo di Antonio Amadei (violoncello) e Beatrice Marozza (violino), con voci narranti e recitazione di Andrea Pennacchi e Maria Virgillito.

La Danza si leverà come una preghiera collettiva e universale per «sora nostra matre terra» ricca di «diversi fructi con coloriti flori et herba» di cui già san Francesco d’Assisi, nel suo Cantico delle creature, esaltò la magnificenza. Lo sguardo dell’uomo contemporaneo verrà sollecitato al recupero e al consolidamento di antiche connessioni con l’ambiente naturale attraverso una rilettura del testo di san Francesco, che verrà rievocato all’avvio e durante la performance per mezzo della voce narrante.

In scena, i corpi di danzatori e danzatrici si tradurranno in potenti metafore di storie d’amore, capaci di rigenerare la vita, diventando coro danzato, comunità, onde sonore, capaci di vibrare all’unisono con il Creato. L’evento è inserito nella 12° edizione del Padova Festival Internazionale La Sfera Danza (4 ottobre – 23 novembre). Ingresso su prenotazione con pagamento al seguente link (due spettacoli, ciascuno con 60 posti).

 Sabato 8 novembre alle ore 16.00 nella Sala dello Studio Teologico il card. Marcello Semeraro presenta il libro Il mio san Francesco (ed. EMP), testamento spirituale di Papa Francesco confluito nel libro postumo frutto di un colloquio intimo con il cardinale e amico. Nel volume curato da Semeraro, con una lettera di Papa Leone XIV e la prefazione del card. Pietro Parolin, Bergoglio svela in profondità il suo personale rapporto con san Francesco d’Assisi ed esplora i temi cruciali che hanno ispirato gran parte del suo magistero, come la custodia del creato, la pace, la fraternità universale, offrendo spunti di riflessione su questioni personali e universali, dalla “sporcizia” all’interno della Chiesa al significato della preghiera, dal rapporto con la povertà e la famiglia fino al dolore e alla morte. Ingresso libero (al seguente link i materiali digitali relativi al libro in occasione del lancio).

Infine, domenica 9 novembre alle ore 18.30, sempre l’Oratorio di San Giorgio, ospiterà il concerto di musica corale “Anima in cammino – Canti di grazia, gioia e gratitudine nel Medioevo” di InUnum ensemble, con Elena Modena (voce, arpa gotica, viella, campane, percussioni) e Ilario Gregoletto (organo portativo, flauti diritti, viella, lyra, organistrum). Il concerto, in collaborazione con Novembre PataVino e Museo Antoniano, nell’occasione dell’anno giubilare si focalizzerà sui canti dei pellegrini e sulle espressioni della devozione medievale.

Verrà preceduto da una breve presentazione, a cura di Giovanna Baldissin Molli del Museo Antoniano, delle principali opere d’arte della Basilica del Santo realizzate in coincidenza degli anni giubilari. Dal 2003 InUnum ensemble è impegnato nella ricerca e diffusione della musica di più antica tradizione occidentale, dedicandosi al repertorio sacro europeo dei secoli XII-XV ed esibendosi in luoghi di rilievo artistico e pregnanza spirituale. Ingresso su prenotazione su www.novembrepatavino.it (prenotazioni attive da partire dal 31 ottobre).

La speranza certa nel buio della storia

Venerdì 20 giugno papa Leone XIV ha approvato il riconoscimento del martirio di un gruppo di Frati Minori, tra cui fr. Louis Paraire, morto il 26 aprile 1945 sull’infernale treno della morte. È il riconoscimento di una testimonianza che ha attraversato l’abisso del male nazista per emergere come luce di fraternità cristiana.

La storia che oggi la Chiesa onora è stata raccontata da Eloi Leclerc, frate minore sopravvissuto ai lager di Buchenwald e Dachau. Durante il trasporto su un treno scoperto che per 28 giorni viaggiò da Buchenwald verso Dachau, accadde qualcosa di miracoloso: alcuni frati, presi da grazia sovrannaturale, iniziarono a intonare con voci quasi impercettibili il Cantico delle Creature di San Francesco.

Tra quei frati agonizzanti c’era fr. Louis Paraire, la cui morte è oggi riconosciuta come martirio. Soprattutto c’era Eloi Leclerc che, sopravvissuto, testimoniò per tutta la vita quella ‘speranza certa’ che li sostenne nelle tenebre. La sua testimonianza vive nel celebre ‘La sapienza di un povero’.

Se ci fu una speranza certa in quell’inferno, allora tutto cambia. La testimonianza di questi frati dimostra che nemmeno la macchina di morte nazista riuscì a spegnere il canto della creazione. Come scrisse Leclerc: ‘Nel mezzo dell’inferno irruppe qualcosa dal cielo’.

La coincidenza temporale rende questo riconoscimento provvidenziale: siamo nel Centenario del Cantico delle Creature – quello stesso cantico che risuonò tra le lamiere del treno della morte – e nel Giubileo della Speranza. Non è forse un segno che Dio scrive la storia anche attraverso le coincidenze?

L’esperienza di Leclerc si è rivelata decisiva per la riscoperta delle fonti francescane. È dimostrato che fu un tassello importante per la redazione delle fonti francescane in francese e da lì in altre lingue. La sofferenza estrema, invece di distruggere la tradizione spirituale francescana, l’ha purificata e rilanciata.

Qual è il valore per noi oggi? In un mondo che precipita verso nuove barbarie (guerre, persecuzioni, schiavitù) la testimonianza di fr. Louis Paraire e degli altri martiri ci ricorda che la speranza cristiana non è vago ottimismo, ma certezza fondata sulla vittoria di Cristo sulla morte.

Quando intonarono il Cantico in quel vagone piombato, non facevano estetica spirituale, ma compivano un atto di resistenza evangelica al male. Affermavano che ‘tutte le creature’ (anche quelle sofferenti, in agonia) partecipano della bellezza di Dio e nessuna ideologia della morte può cancellare questa verità.

Nel Giubileo della Speranza, fr. Louis Paraire e i suoi compagni diventano intercessori per tutti coloro che (sono tanti anche oggi) attraversano prove insuperabili. La loro testimonianza ci assicura che, anche nei momenti più bui, la speranza cristiana rimane ‘certa e affidabile’. Perché è fondata sulla fedeltà di Dio che non abbandona mai i suoi figli, nemmeno sui treni della morte.

La grazia particolare di questo riconoscimento ci ricorda che il cristianesimo non è filosofia facile, ma forza di resurrezione che resiste al male e che nessuna potenza terrena riuscirà mai a spegnere definitivamente.

‘Il canto delle sorgenti’ è un libro che ho letto recentemente, un commento al ‘Cantico di Frate Sole’ di Fra’ Eloie Leclerc  morto nel maggio del 2017 all’età di 95 anni, uno dei più importanti studiosi di San Francesco d’Assisi, autore anche del libro ‘La sapienza di un povero’. Fra’ Eloie Leclerc  nasce il 24 Giugno del 1921 a Landernau, in Bretagna e studia nel collegio francescano di Fontenay-sous-Bois. Entra al noviziato francescano di Amiens nel 1939 dove sceglie il nome di Eloie, (il suo nome di battesimo era Henri) e fa la sua prima professione religiosa nel dicembre del 1940 a Quinper, antica capitale storica della Cornovaglia. Nel giugno del 1940 la Francia viene occupata dai nazisti e fra’ Eloie, nel settembre del 1943 è mandato in Germania, obbligato al lavoro come magazziniere nella stazione ferroviaria di Colonia. La Gestapo lo arresta nel luglio del 1944 insieme ad altri sessanta seminaristi, sacerdoti e religiosi, con l’accusa di propaganda anti-nazista.

E’ mandato nel campo di concentramento di Buchenwald che viene evacuato nell’aprile del 1945 a causa dell’avvicinamento degli eserciti alleati. Dopo averli fatti camminare a piedi fino alla stazione ferroviaria di Weimar, i prigionieri vengono portati a Dachau, fatti salire in un treno merci dove centinaia di prigionieri muoiono per gli stenti e i soprusi dei nazisti. fra’ Eloie sopravvive al viaggio e il giorno dopo il suo arrivo a Dachau, il 29 Aprile 1945, è liberato insieme agli altri sopravvissuti dall’esercito americano.

Queste semplici note biografiche per introdurre alcuni passi del libro ‘Il canto delle sorgenti’, parole che non hanno bisogno di commento ma che ci fanno entrare perfettamente nel cuore di san Francesco, in ciò che viveva nel momento in cui compose, già cieco e prossimo alla morte, ‘Il Cantico di frate sole’ :

“Abbiamo viaggiato tutto il giorno. Stasera il treno si è fermato in una stazioncina… Il ponte della ferrovia sopra il Danubio è stato tagliato. Siamo condannati a restare fermi lì, su un binario morto, per parecchi giorni, sei per la precisione. Giornate lunghe e terribili. Per colmo di sventura, al bel tempo succede la pioggia. Cade fredda ed insistente per tre notti e tre giorni. Siamo intirizziti dal freddo. Non c’è nulla di caldo, naturalmente, da mandar giù. Alcuni di noi, tornando dopo aver portato via i morti, sono riusciti lungo i binari a raccattare qualche pezzo di assi e qualche mattone. Sui mattoni, dentro il vagone accendiamo una specie di fuoco.

E ci stringiamo tutti attorno per asciugarci e scaldarci. Ma la fiamma è troppo esile e gli scheletri non scaldano. I giorni passano per la maggior parte senza mangiare nulla. Dobbiamo accontentarci di qualche foglia di radicchio strappato in fretta sul bordo dei binari al ritorno di aver portato via i morti. I morti! Ce ne sono sempre di più. Molti compagni muoiono di dissenteria, molti di sfinimento. I cadaveri a volte rimangono tutto il giorno nei vagoni bagnati, nelle pozzanghere che si sono formate sul pavimento. L’eccesso di sofferenza ci mette un’angoscia estrema. Siamo migliaia di uomini consegnati alla fame , al freddo, ai vermi e alla morte.

L’uomo è schiacciato fino in fondo, l’uomo che credevamo fatto ad immagine di Dio, ci appare come un essere senza valore, senza alcun appoggio, senza speranza… E davanti a noi si apre un vuoto immenso: quello del non senso dell’uomo e dell’inesistenza di Dio. Fra i cadaveri stesi nelle pozzanghere con gli occhi stravolti c’è un compagno, un amico. Una realtà dalla quale il Padre è assente! E’un’esperienza atroce. Laddove il Padre è assente il Figlio entra in agonia. L’agonia del Figlio è sempre il silenzio del Padre. E dove trovare la minima traccia del Padre in questo inferno? Allora comprendiamo sul serio le parole: ‘La mia anima è triste fino alla morte’. Nell’anima è notte.

Eppure quando la mattina del 26 Aprile, uno di noi frati si trova alla fine e la luce del suo sguardo ci ha già quasi lasciati, non è un grido di disperazione o di  rivolta a salirci dal cuore alle labbra ma un canto e, un canto di lode: il Cantico di frate sole di Francesco d’Assisi! E non abbiamo neppure bisogno di sforzarci per cantarlo. Il canto sgorga spontaneo dalla notte e dall’annientamento in cui siamo come l’unico linguaggio che sia all’altezza dell’evento. Ma cosa ci spinge, in circostanze del genere a lodare Dio per la grande fraternità cosmica?

Nel nostro smarrimento quello che resta e continua ad avere ai nostri occhi valore inestimabile, è il gesto di pazienza e di amicizia testimoniato da un compagno o dall’altro. Il gesto di qualcuno, sommerso come noi dall’angoscia e dalla sofferenza, è come il raggio di luce che miracolosamente attraversa il fondo tenebroso della nostra miseria. Ti ridà un volto, ti ricrea: d’ un tratto sappiamo di nuovo di essere uomini. E il gesto di cui sei l’oggetto  lo puoi fare tu a tua volta, opponendo così al regno brutale del male una libertà ed un amore testimoni di un’altra realtà. Anche se non del tutto, in questo mondo brilla ancora la carità divina.

L’uomo fraterno è il testimone del Padre, chi lo vede vede il Padre. E poi… c’è un’esperienza stupita del mondo e del sacro nel mondo che può essere fatta soltanto nell’estrema nudità del corpo e dell’anima… E quel vasto cielo terso, così luminoso e puro sopra le nostre teste! Tutte le umili cose che ci restano da contemplare sul fondo del nostro vagone non sono solo un caso…ma parlano dolcemente all’anima. Da dove vengono la limpidezza e la purezza e l’innocenza che, attraverso le cose, ci afferrano all’improvviso? Da dove vengono la limpidezza e lo splendore del mondo che percepiamo solo nella massima povertà? L’innocenza delle cose! Possiamo sorriderne. Si tratta tuttavia di una esperienza innegabile”.

Occorre avere in sè una parte di caos per partorire una stella danzante” come diceva Nietzeche. Quanto al caos non ci manca, è tutto attorno a noi, in noi, tutto è devastato. La storia è passata sulle nostre vite come un ciclone. Ed ecco che sopra questo cumulo di rovine, brilla la grande stella della sera della Povertà…L’uomo nulla può contro la Fonte di purezza e di innocenza, non vengono da noi, affiorano in noi ma non è certo il nostro sguardo a crearle sono invece loro a ricreare in noi lo sguardo del bambino, lo ricreano quando siamo abbastanza poveri per accoglierle.

Il cristiano ritrova lo sguardo del bambino sempre e solo all’ombra della Crocifissione, alla fine del viaggio. Uno sguardo spogliato fino a quel punto, esprime una immensa volontà di pace e di misericordia… e nonostante la potenza apparente del male, quello sguardo è più forte. E’ capace di sconfiggere la più mostruosa fabbrica di barbarie. Nell’infuriare della storia un tale sguardo esprime già l’ultima parola. E non è ancora abbastanza. La canta. Era questo lo sguardo che una mattina di aprile da qualche parte nella Germania ci faceva cantare attorno al nostro fratello agonizzante. Cantare il Sole e le stelle, il vento e l’acqua, il fuoco e la terra e anche ‘quelli Ke perdonano per lo Tuo amore’…

Quando morì leggero, in cielo non ci fu nessun volo di allodole ma una pace soprannaturale aveva preso posto nei nostri cuori. La sera portammo fuori il suo corpo sotto i colpi delle SS che pensavano non facessimo abbastanza in fretta. Fu l’ultimo morto del nostro vagone”.                                            

Da ‘Il canto delle sorgenti’ di Fra’ Eloie Leclerc

151.11.48.50