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Francesco d’Assisi è santo grazie anche alla liturgia
Per la prima volta alla Porziuncola si ricongiungono i breviari di san Francesco e di santa Chiara: un evento storico che anticipa l’inaugurazione del nuovo Museo della Porziuncola e della mostra dedicata al volto del Poverello d’Assisi.
C’è un linguaggio che attraversa i secoli senza perdere forza. E’ quello della preghiera silenziosa, quotidiana, custodita nelle pagine consumate di due breviari che hanno accompagnato la vita di san Francesco e di santa Chiara. Alcuni giorni fa, nella Porziuncola, quei due manoscritti si sono ritrovati per la prima volta nello stesso luogo, dando vita a un momento destinato a entrare nella storia francescana.
Il breviario di san Francesco, custodito da oltre otto secoli nel monastero di santa Chiara dalle Clarisse, e il breviario di santa Chiara, conservato nel Convento di san Damiano, si sono incontrati simbolicamente là dove tutto ebbe inizio: nella piccola chiesa della Porziuncola, il luogo nel quale Francesco comprese sempre più profondamente la sua vocazione evangelica e dove, nella notte della Domenica delle Palme del 1211, accolse Chiara dopo il suo abbandono della casa paterna, dando avvio alla sua consacrazione al Signore.
A presiedere l’incontro tra le due preziose reliquie sono stati il Ministro provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, fra Marco Vianelli OFM e il custode della Porziuncola, fra Massimo Travascio OFM, che hanno accolto la Madre Badessa suor Chiara Ester, suor Chiara Agnese e suor Massimiliana della comunità delle Clarisse di Santa Chiara. Hanno accompagnato e vigilato sui due manoscritti la dott.ssa Caterina Fontanella della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, fra Saul Tambini OFM, direttore del Museo della Porziuncola, e a Donatella Vaccari, curatrice del museo e referente per i beni culturali della Provincia Serafica di San Francesco.
Il breve rito di accoglienza, celebrato all’interno della Porziuncola, ha assunto il carattere di un gesto profondamente simbolico: non il semplice trasferimento di due opere destinate a un’esposizione, ma il ricongiungimento di due testimonianze materiali della preghiera dei santi di Assisi.
Sono, a tutti gli effetti, reliquie. Non soltanto perché appartennero ai due santi, ma perché ne hanno accompagnato l’esistenza quotidiana. Il breviario che Francesco portò con sé lungo le strade dell’Umbria e nelle sue missioni, quello che ascoltava leggere quando la malattia non gli permetteva più di recitare l’Ufficio, e che baciava con profonda devozione dopo l’ascolto del Vangelo.
Le Fonti Francescane ricordano infatti come il Poverello avesse fatto preparare quel breviario per i frati Angelo e Leone e, negli ultimi tempi della sua vita, volesse che gli venisse letto quotidianamente l’Ufficio e il Vangelo del giorno, che venerava baciandone le pagine. Al termine della sua vita, gli stessi frati affidarono quel libro alle Clarisse di Santa Chiara perché fosse custodito ‘in memoria e devozione del santo padre’ (FF 2696).
Accanto ad esso, il breviario di santa Chiara, consumato dalla preghiera silenziosa della comunità di San Damiano, richiama quella contemplazione che la santa descrive nella celebre quarta lettera ad Agnese di Praga, invitandola a fissare ogni giorno lo sguardo in Cristo, ‘specchio senza macchia’, per lasciarsi trasformare dalla sua immagine (FF 2900).
“La notte delle Palme Francesco aspettava qui Chiara perché la sua consacrazione al Signore arrivasse a compimento, ha detto nella breve riflessione fra Marco Vianelli. Oggi, ancora una volta, questo incontro si rinnova, quasi a parti invertite: il breviario di Chiara aspettava quello di Francesco”. Il Ministro provinciale ha sottolineato anche il singolare intreccio di custodie che la storia ha consegnato fino a oggi: il breviario di Chiara conservato dai frati e quello di Francesco custodito dalle sorelle Clarisse. Una coincidenza solo apparente, che diventa invece una chiave di lettura del carisma francescano.
E’ proprio questo intreccio di relazioni, di vocazioni e di reciproca custodia che, secondo fra Marco, permette di comprendere pienamente l’esperienza di Francesco: “Non si può capire Francesco senza gli occhi di Chiara. La sua esperienza risuona nella vita di Chiara, ma anche in quella dei laici che hanno lasciato plasmare la propria esistenza dal medesimo carisma. Fare memoria di Francesco significa mettere al centro la preghiera, perché è questa la chiave per comprendere tutto il resto”.
Parole che acquistano un significato particolare nell’Anno Giubilare Francescano, dedicato agli ottocento anni della nascita al Cielo del Santo di Assisi, e che sembrano offrire anche la chiave interpretativa del nuovo progetto museale della Porziuncola. L’incontro ha anticipato l’inaugurazione di venerdì 31 luglio, quando è stato aperto al pubblico il rinnovato Museo della Porziuncola insieme alla mostra ‘San Francesco alla Porziuncola. La parabola artistica del volto di Francesco d’Assisi nel luogo del suo transitus’.
Per la prima volta i due breviari sono esposti insieme, consentendo ai visitatori di contemplare non soltanto due preziosi manoscritti medievali, ma due testimonianze vive di una spiritualità che ha segnato la storia della Chiesa. Le loro pagine, consumate dal tempo e dalle mani di Francesco e Chiara, continuano infatti a raccontare che il cuore del carisma francescano nasce dalla fedeltà alla preghiera quotidiana, dall’ascolto del Vangelo e da quella custodia reciproca che ancora oggi unisce frati, clarisse e laici nel medesimo cammino evangelico.
Così, prima ancora di essere collocati nelle sale del nuovo museo, i due breviari hanno voluto ‘ritornare a casa’. Alla Porziuncola, dove la storia di Francesco e Chiara continua, ancora oggi, a parlare al cuore della Chiesa. La pubblicazione del breviario di san Francesco è una delle più importanti iniziative del centenario francescano; infatti a settembre 2026 sarà nelle librerie il libro ‘Breviarium sancti Francisci’, a cura di Danimir Pezer, Edizioni Antonianum.
Gli studi evidenziano sempre più che la spiritualità e la vita di santa Chiara ha avuto come principale luogo formativo la liturgia. Infatti lei e la comunità delle sorelle quotidianamente celebrano l’ufficio liturgico mediante il breviario in uso presso la Curia romana già adottato da san Francesco e i frati Minori.
Pertanto la pubblicazione della trascrizione integrale del breviario usato da frate Francesco d’Assisi permette anche di conoscere la fonte della spiritualità e del pensiero anche di Chiara d’Assisi. Un libro che può essere considerato anche come un memoriale del presente centenario francescano: Breviarium sancti Francisci, a cura di Danimir Pezer, Edizioni Antonianum.
(Foto: Assisiofm)


























