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Card. Pizzaballa: il sangue degli innocenti non è dimenticato
“Celebriamo oggi due momenti importanti: la solennità dell’Assunzione di Maria e l’anniversario dalla costituzione (proprio il 15 agosto del 1425) delle Oblate olivetane di Maria (oggi ‘Oblate di Santa Francesca Romana’), che poi nel luglio 1433 ricevettero da Papa Eugenio IV il privilegio di condurre vita religiosa regolare. Permettetemi, perciò, di rileggere quel che stiamo vivendo alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato”: oggi il patriarca di Gerusalemme dei Latini, card. Pierbattista Pizzaballa, ha celebrato la messa dell’Assunzione nel monastero benedettino di Abu Gosh.
Rileggendo il brano dell’Apocalisse con realismo ha invitato a considerare che il potere di Satana sarà sempre all’opera, come è avvenuto in questi mesi: “Vorrei soffermarmi innanzitutto sulla lettura dell’Apocalisse. E’ un brano che ci ha accompagnato ed è stato all’origine della nostra riflessione più volte, in questi mesi carichi di dolore.
Sentiamo forte, infatti, proprio in questo momento il bisogno di parole vere e significative per noi. Proprio il dolore di questo tempo, infatti, non ci permette di fare discorsi sulla pace edulcorati e astratti, e perciò non credibili, né di limitarci alle ennesime analisi o denunce. Piuttosto si tratta di stare da credenti dentro questo dramma, che non è destinato a finire così presto”.
Inoltre il card. Pizzaballa ha incentrato l’omelia sul potere di Satana, raffigurato come il drago: “L’enorme drago rosso con sette teste e dieci diademi è una chiarissima raffigurazione del potere del male nel mondo, di Satana, che ha molte teste e altrettanti diademi, simbolo appunto di potere, e che trascina sulla terra un terzo delle stelle del cielo, quindi con una forza di distruzione straordinaria. Mi colpisce che da quel brano si evinca chiaramente che il drago, Satana, non cesserà mai di affermarsi e accanirsi sul mondo, in modo particolare ‘contro quelli che custodiscono i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù’”.
Infatti la ‘battaglia’ contro il male non termina mai: “Noi tutti vorremmo che il male fosse sconfitto quanto prima, che scomparisse dalla nostra vita. Parafrasando un brano del Vangelo, vorremmo che la zizzania fosse sradicata dal campo di grano, dalla vita del mondo. Non è così. Lo sappiamo, ma dobbiamo sempre di nuovo imparare a convivere con la dolorosa consapevolezza che il potere del male continuerà ad essere presente nella vita del mondo e nella nostra”.
Non è rassegnazione, ma presa di coscienza: “Noi non potremo con le nostre sole forze umane sconfiggere il potere enorme di quel drago. E’ un mistero, per quanto duro e difficile, che appartiene alla nostra realtà terrena. Non è rassegnazione. Al contrario, è presa di coscienza delle dinamiche della vita del mondo, senza fughe di alcun genere, ma anche senza paura, senza condividerle ma anche senza nasconderle”.
Però come cristiani c’è la sicurezza che il male può essere sconfitto: “La solennità di oggi, però, ci dice anche che esiste qualcuno di fronte al quale quel male è impotente. La potenza del drago non può vincere di fronte ad una nascita, a una madre che partorisce, che genera vita. Sul seme di vita, frutto di amore, il drago non può prevalere.
Il brano aggiunge che la donna, immagine della Chiesa, dopo avere dato alla luce il figlio maschio che guiderà le nazioni con fermezza, ha trovato rifugio nel deserto. Dio provvederà per lei nel deserto. Nella Bibbia il deserto non è luogo di assenza, ma luogo in cui Dio provvede. Nella nostra esperienza attuale, così dura e difficile, Dio continua a provvedere a noi, avvertendoci innanzitutto della forza del male, del potere mondano che in questa Terra e in questo tempo sembrano davvero prevalere”.
Quindi è stato molto chiaro sulla situazione in Medio Oriente: “Tutti vogliamo che questa situazione di guerra e delle sue conseguenze sulla vita delle nostre comunità finisca quanto prima, e dobbiamo fare tutto il possibile perché questo avvenga, ma non dobbiamo farci illusioni. La fine della guerra non segnerebbe comunque la fine delle ostilità e del dolore che esse causeranno. Dal cuore di molti continuerà ancora ad uscire desiderio di vendetta e di ira. Il male che sembra governare il cuore di molti, non cesserà la sua attività, ma sarà sempre all’opera, direi anche creativo”.
Ed è stato realistico sulle conseguenze della guerra: “Per molto tempo ancora avremo a che fare con le conseguenze causate da questa guerra sulla vita delle persone. Sembra proprio che questa nostra Terra Santa, che custodisce la più alta rivelazione e manifestazione di Dio, sia anche il luogo della più alta manifestazione del potere di Satana. E forse proprio per questo, perché è il Luogo che custodisce il cuore della storia della salvezza, che è diventato anche il luogo nel quale “l’Antico Avversario” cerca di imporsi più che altrove”.
Per tale motivo ha invitato alla speranza: “In questo nostro contesto di morte e distruzione, vogliamo continuare ad avere fiducia, ad allearci con le tante persone che qui hanno ancora il coraggio di desiderare il bene, e creare con essi contesti di guarigione e di vita. Il male continuerà ad esprimersi, ma noi saremo il luogo, la presenza che il drago non può vincere: seme di vita, appunto. Vivremo nel deserto, non nella città.
Non saremo dunque il centro della vita del mondo. Non seguiremo la logica che accompagna buona parte della vita dei potenti. Saremo probabilmente pochi, ma sempre diversi, mai allineati, e forse per questo diventeremo anche fastidiosi. Saremo comunque il luogo dove Dio provvede, un rifugio custodito da Dio. Meglio ancora, siamo chiamati a diventare noi rifugio per quanti vogliano custodire il seme di vita, in tutte le sue forme”.
L’omelia del patriarca è incentrata sulla redenzione, perché la testimonianza non sarà dimenticata: “Si, è vero. Sappiamo che prima o poi il drago sarà vinto. Ma sappiamo che ora bisogna sopportare, sapendo che il drago continuerà ad imperversare nella storia. E il sangue causato da tutto questo male, il sangue ‘di coloro che sono in possesso della testimonianza di Gesù’, e di qualsiasi altro innocente, non solo qui in Terra Santa, a Gaza come in qualsiasi altra parte del mondo, non è dimenticato.
Non è buttato via in qualche angolo della storia. Noi crediamo, invece, che quel sangue scorra sotto l’altare, mischiato al sangue dell’Agnello, partecipe anch’esso dell’opera di redenzione al quale siamo associati. Li noi dobbiamo stare. E’ quello il nostro luogo, il nostro rifugio nel deserto”.
Però la vita cristiana cambia il mondo, come è successo a santa Francesca Romana: “La vita cristiana, insomma, è una vita che capovolge i criteri del mondo. Lo vediamo anche in tanti santi e sante del passato e del presente, santa Francesca Romana, che da sempre avrebbe voluto consacrarsi a Dio, ha invece anch’essa la sua vita capovolta. Contro la sua volontà, ha dovuto sposarsi. Ha poi messo alla luce diversi figli, che però, poco alla volta le sono stati tolti. Non le sono mancate incomprensioni con la famiglia nobile alla quale apparteneva, perché dilapidava i soldi per i poveri.
Ha dovuto, insomma, attraversare tantissime traversie. Era come se anche per lei Satana volesse ostacolare il suo desiderio di vivere per Dio. Il diavolo sa come creare ostacoli. Ma non può mai prevalere del tutto. Infatti, anche Francesca Romana, pur nel dolore, ma sempre fedele al suo desiderio di dedicarsi a Dio, il 15 agosto di 600 anni fa è riuscita nel suo intento di consacrarsi a Dio. È stata una donna che, nonostante i tanti ostacoli che le hanno ribaltato continuamente i piani che essa faceva per la propria vita, ha compiuto l’opera di Dio”.
Quindi li ha rincuorati ricordando il Magnificat: “Quando Dio entra nella storia, ribalta la vita della gente. Come canta il Magnificat nel Vangelo: chi sta in alto viene abbassato, chi sta in basso viene innalzato. Chi è ricco diventa povero, e chi è povero diventa ricco, e così via. Il Signore stesso, per primo, ribalta la propria situazione. Con l’incarnazione si mette dalla parte dell’uomo. Lui, che è Dio, si fa uomo. E rovescia ogni situazione che incontra sul suo cammino, e fa questo fino alla Pasqua, quando anche il regno della morte viene rovesciato. Dio opera in questo modo con chiunque, entra e rovescia.
Ha concluso l’omelia con l’invito a non scoraggiarsi: “L’assunzione di Maria Vergine, che stiamo celebrando, la sua partecipazione totale, corpo ed anima, alla vittoria di Cristo è un anticipo anche del nostro destino di figli di Dio, di battezzati e redenti dal sangue di Cristo. Lei, beata perché ha creduto, ha sperimentato che nella fine si annuncia l’inizio. La potenza mortale del Drago non avrà l’ultima parola sulla vita e sulla storia…
Alzandoci oggi dalla mensa eucaristica, dunque, portiamo con noi la certezza della vittoria di Cristo sulla morte, la convinzione che la nostra vita, per quanto possa essere capovolta dagli eventi drammatici di oggi, è comunque il luogo nel quale il drago non prevarrà, perché è una vita bagnata nel sangue dell’Agnello, nell’amore infinito di Dio”.
‘Una Donna vestita di sole’: il recital dell’ex chitarrista di Vasco Rossi (oggi terziario francescano)
Dalla prima all’ultima pagina della Bibbia, cioè da Eva fino alla «Donna vestita di sole» dell’Apocalisse (12,1), è possibile imbattersi in una “galleria” vasta e variegata di figure e di protagoniste femminili. In alcuni casi le “donne della Bibbia” hanno dato con il loro nome il titolo anche a qualche libro dell’Antico Testamento come quelli di Rut o Ester. C’è però fra tutte una figura particolarissima di donna, che si staglia per grandezza e luminosità pur nella brevità della sua apparizione nel testo sacro. È la madre nascosta, Maria di Nazaret, «l’ideale supremo di perfezione che in ogni tempo gli artisti hanno cercato di riprodurre nelle loro opere»come rileva Paolo VI.
Una creatura, aggiunge il papa santo, «nella quale i raggi purissimi della bellezza umana si incontrano con quelli sovrani, ma accessibili, della bellezza soprannaturale. E perché tutto questo? Perché Maria è la “piena di grazia”, cioè, noi possiamo dire, la piena di Spirito Santo, la luce del quale in lei rifulge di un incomparabile splendore. Sì, abbiamo bisogno di guardare a Maria, di fissare la sua bellezza incontaminata, perché i nostri occhi troppo spesso sono offesi e quasi accecati dalle ingannatrici immagini di bellezza di questo mondo. Quanti nobili sentimenti, quanto desiderio di purezza, quale spiritualità rinnovatrice potrebbe suscitare la contemplazione di così sublime bellezza!» (Discorso ai Congressi Mariologico e Mariano, 16 maggio 1975).
Fra i modi contemporanei con i quali nel mondo cattolico si cerca di promuovere la devozione alla Madre di Dio c’è anche la musica. Una musica, talvolta, proveniente da artisti da cui meno ci si aspetterebbe un tributo alla Vergine, come ad esempio il musicista lombardo Nando Bonini, prima della conversione chitarrista per molti anni dello “spericolato” (e ateo) rocker emiliano Vasco Rossi. Domani sera Bonini si esibirà infatti presso il Santuario di Bevera (Lecco) in un recital mariano in parole e musica dal titolo “Una Donna vestita di sole” (ore 21). Si tratta di un’opera che racconta la vita di Maria attraverso brevi racconti e canzoni, i primi letti dalle artiste Marina Bonalberti e Silvia Fagotti, le seconde eseguite dallo stesso Bonini (chitarre/voce) e da musicisti di solida esperienza come Marco Maggi (chitarre/voce), Mario Schmidt (basso) e Andy Ferrera (chitarre/voce).
Nando Bonini, che tra i suoi numerosi progetti ha firmato anche dischi hard rock o progressive metal fra i quali lo stesso suo ultimo lavoro solista “The Knights of the Last Days” (Videoradio Channel Edizioni Musicali, 2025), una sorta di concept album ispirato all’Apocalisse di san Giovanni (6,1-8), oltre alla lunga collaborazione con Vasco Rossi, ha alle spalle significative esperienze con altri noti artisti italiani come Edoardo Bennato, Alberto Fortis, i Righeira e gli Skiantos.
Poi, come forse qualcuno ricorderà, durante una tournée con Vasco Rossi visse un’improvvisa e straordinaria illuminazione che lo ha portato ad abbracciare la Fede, tanto da diventare terziario francescano. La sua testimonianza è molto originale e, tra un concerto e l’altro, viene spesso chiamato a raccontare questa storia d’amore che lo ha riscattato dall’individualismo e dalla vita di eccessi e senza prospettive. Ascoltarlo dal vivo è sempre un’emozione, una esperienza della quale nessuno credo si potrà pentire.
Il santuario di Santa Maria Nascente, davanti al quale Bonini terrà il suo recital, è conosciuto nell’intera regione come un luogo emblematico di fede e di spiritualità. Nonostante le sue dimensioni non molto ampie, questo luogo di preghiera si presenta come luminoso e accogliente, offrendo un’atmosfera serena per la contemplazione e la devozione popolare. All’interno, si trova un’effige della Madonna venerata per i numerosi miracoli attribuiti grazie alla sua intercessione. Il santuario è circondato da un ampio parco con una Via Crucis e offre un panorama montano incantevole.
Per ulteriori informazioni ecco tutti i recapiti del Santuario di Bevera: indirizzo postale: Via la Santa 3B, 23890 Bevera; telefono: 031/860260, email: bevera@chiesadimilano.it – segreteria@comunitapastoralebbb.it; sito internet: http://www.comunitapastoralebbb.it/.
Il dono della Divina Volontà
Un padre e una madre cosa vogliono per il loro figlio? Ovviamente il meglio, una vita piena, ricolma di gioia! A maggior ragione cosa desiderano per noi Gesù e la nostra Mamma Celeste? Ci vogliono con loro nella Divina Volontà, così come siamo stati pensati quando Dio creò l’uomo e la donna.
Si legge nel Catechismo della Chiesa Cattolica, sull’uomo e la donna nel paradiso, al Capitolo primo nel numero 375: “La grazia della santità originale era una partecipazione alla vita divina”, continua nel numero 376: “Tutte le dimensioni della vita dell’uomo erano potenziate dall’irradiamento di questa grazia. Finché fosse rimasto nell’intimità divina l’uomo non avrebbe dovuto né morire, né soffrire”. Immaginate che meraviglia la partecipazione alla vita divina, una vita senza dolore e per l’eternità! Sembra un sogno! Invece è come eravamo e come il Signore ci vuole nel progetto di Dio, come lo ha pensato da sempre!
Questi tempi attuali sono da collocarsi nell’ Apocalisse – libro di consolazione e di speranza, una grande professione di fede nella Signoria cosmica del Cristo Signore, vincitore del peccato e della morte e quindi tutt’altro che una lugubre previsione di sciagure o disgrazie -. Ciò non toglie che questo è un periodo storico molto difficile, dove l’uomo senza Dio e il demonio compiono ogni sorta di male. Ma il buon Gesù non ci lascia mai soli e ci dona nuove esagerazioni d’amore per manifestare il Regno di Dio, oltre che in Cielo, qui sulla terra, come promesso nella preghiera del Padre Nostro.
Il dono sono 36 diari “Libro di Cielo, il richiamo della creatura nell’ordine al suo posto e nello scopo per cui fu creata da Dio”, scritto dalla serva di Dio Luisa Piccarreta. Con gli scritti di cielo, leggendoli e masticandoli per bene, il Signore ci promette di donarci per ogni verità digerita e messa in pratica un poco di Divina Volontà, fino ad arrivare all’Avvento del Regno di Dio in noi. Noi dobbiamo dare solo il nostro si, con tutto noi stessi ed essere costanti nella lettura e nella pratica della Parola di Dio.
Ma ci sono altri due doni di Gesù e Maria, due libri sempre scritti da Luisa Piccarreta: il libro ‘Le 24 ore della Passione di nostro Signore Gesù Cristo’, in cui si legge la passione di Cristo, la cui meditazione ci promette incredibili doni e il testo della nostra Mamma ‘La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà’, che nel suo Appello Materno della Regina del Cielo ci ricorda : ‘Io rimarrò sempre con te nell’anima tua, per esserti maestra, modello, esempio e Madre Tenerissima’.
Ma facciamo parlare Luisa Piccarreta che nel suo Appello dice: “Perciò se volete conoscerla (La Divina Volontà) leggete in queste pagine (Libri di Cielo): in esse troverete il balsamo alle ferite che crudelmente ci ha fatto l’umano volere, la nuova aria tutta divina, la nuova vita tutta celeste; sentirete il cielo nell’anima vostra, vedrete nuovi orizzonti, nuovi soli, e spesso troverete Gesù con il volto bagnato di pianto, che vuole darvi il suo Volere. Egli piange perché vuole vedervi felici, e vedendovi infelici singhiozza, sospira, prega per la felicità dei suoi figli e, chiedendovi il vostro volere per strapparvi dalla infelicità, vi porge il Suo come conferma del dono del Regno”.
Ora in ultimo diamo voce all’Appello del Re Divino nel Regno della Sua Volontà: “Vengo come Re in mezzo ai Popoli, ma non per esigere imposte o tributi, no, no; vengo perché voglio la vostra volontà, le vostre miserie, le vostre debolezze, tutti i vostri mali. La mia sovranità è proprio questa: voglio tutto ciò che vi rende infelici, inquieti, tormentati, per nasconderlo e bruciare tutto col mio amore e, da Re benefico, pacifico, magnanimo qual sono, ricambiarvi con la mia Volontà, con il mio amore più tenero, con le mie ricchezze e felicità, con la pace e la gioia più pura. Se mi darete la vostra volontà tutto è fatto, mi renderete felice e sarete felici”.
Cosa stiamo aspettando? Diamo la nostra misera volontà e prediamo il Regno di Dio!
(Tratto dal sito Adveniat Regnum Tuum)
XXXIII Domenica Tempo Ordinario: in marcia verso il Regno dei cieli!
La Liturgia oggi ci annuncia una grande novità che riguarda ciascuno di noi; appare duro pensare a queste cose ma è certo che questo mondo presto finirà: è necessario allora pensare, riflettere ed agire di conseguenza perchè è Parola di Dio. Non vuole essere un messaggio allarmistico ma un invito a riflettere per essere preparati. La prossima domenica è la festa di Cristo re e si conclude l’anno liturgico; la Chiesa liturgicamente ci ricorda che anche questo mondo finirà: non si tratta di una ipotesi ma lo ha affermato categoricamente Gesù, ed è parola di Dio!
Lo constatiamo anche noi: basta pensare oggi alla fame nel mondo, alle guerre batteriologiche, all’arsenale atomico e ci si accorge che lo stesso uomo ha già creato i presupposti per la distruzione di quanto Dio ha creato. L’uomo ha realizzato con le sue invenzioni i presupposti per autodistruggersi. La fine di questo mondo non è affatto una ipotesi assurda; come si lamentava Tibullo, poeta latino: l’uomo ha inventato le armi per difenderci dagli animali feroci e noi li usiamo per ucciderci a vicenda. Oggi la Liturgia ci ripete le stesse espressioni apocalittiche: ‘II sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte’. Spontanea nasce la domanda: quando avverrà? quando finirà questo mondo?
‘Il quando’ lo conosce solo il Padre, dice Gesù; il ‘quando’ è solo curiosità e non fa parte della sua missione salvifica: Gesù si è incarnato per salvare l’uomo ed indicare la strada vera per il Regno dei cieli; la seconda venuta di Gesù non deve farci paura, essa è una promessa e non una minaccia. Il brano del Vangelo si ricollega al discorso della caduta di Gerusalemme, che Gesù previde ed annunciò agli Apostoli; questo evento si è consumato nell’anno 70 d. C. ad opera delle legioni romane.
Gesù era appena entrato a Gerusalemme, il popolo lo aveva accolto esclamando: ‘Benedetto colui che viene nel nome del Signore’; Gesù invece piange sulla città e ai suoi Apostoli, contenti per l’accoglienza riservata al Signore, preconizzò: di questa città e del tempio non resterà una pietra sull’altra, tutto sarà distrutto. Alla domanda dei suoi. ‘Signore, quando questo avverrà?’, Gesù confermerà dicendo non passerà una generazione. La storia ci conferma che nell’anno 70 d. C. l’esercito romano distrusse Gerusalemme, bruciò il tempio ed ancora oggi esiste solo ‘il muro del pianto’.
Allora come finirà il mondo? quando finirà? Il ‘quando’ lo sa solo il Padre, dice Gesù; non perchè Gesù non lo sappia ma perchè ‘il quando’ non fa parte della sua missione salvifica. Gesù si è incarnato per salvare l’uomo ed indicare la strada vera per il Regno dei Cieli. E’ certo però che la crisi che travaglia oggi il creato, il senso di divisione e la fame nel mondo sono segni drammatici; l’uomo non riesce a prendere coscienza che solo la pace, il senso di responsabilità, la condivisione, la solidarietà sono mezzi adatti a risolvere i gravi problemi dell’umanità. L‘uomo corre solo verso l’autodistruzione.
Il creato oggi presenta crepe terribili e tutte quelle realtà che sino ad ieri sembravano eterne (sole, luna, stelle, armonia cosmica ) sono destinate a finire. La realtà che ci circonda ci parla di segni premonitori anche se davanti a Dio mille anni sono come un giorno e un giorno come mille anni. Scopo della parola di Dio non serve a creare paure o spaventare perchè tutto ci parla sempre della potenza di Dio e della sua misericordia. Che il mondo finirà è cosa certa ed è parola di Dio; il ‘quando’ è solo nella prescienza infinita di Dio ed è tristemente confortata dalla cattiveria umana che ha costruito le armi per l’autodistruzione.
Il Vangelo oggi ci invita a stare all’erta, essere preparati; la nostra fede infatti non si fonda sulla precisione di una data ma sulla Parola di Dio. Perchè la lettura di questo brano evangelico è stato fatto proprio in questa domenica? La ragione è semplice: siamo alla fine dell’anno liturgico; domenica prossima è la festa di Cristo Re: la Chiesa ci ricorda che come finisce l’anno, così finirà anche la nostra vita terrena; viviamo tutti in attesa del regno di Dio: tempi nuovi e terra nuova.
Il Signore certamente verrà e questo mondo sarà sconvolto; chi crede e sarà vigilante non lo teme ma lo spera. Ci aiuti la Madonna ogni giorno a liberarci dalla schiavitù del peccato e a vivere l’amore verso Dio e il prossimo; solo così saremo ben preparati in quel giorno.
























