Tag Archives: Adolescenza
All’Auxilium un incontro per riflettere sui Mondi adolescenti
I mondi degli adolescenti sono tanti in una società contemporanea contrassegnata da realtà profondamente diverse, dove i giovani sono una componente minoritaria (sotto il 10% in Italia) rispetto agli adulti e agli anziani, mai cosi numerosi nella storia dell’umanità. A questa realtà in essere è dedicato il percorso interdisciplinare offerto, in questo anno accademico 2025/26, dalla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium.
‘Mondi adolescenti: tra identità e ricerca di senso’ è il tema del secondo incontro pubblico, che avrà luogo sabato 22 novembre, nella sede dell’Ateneo, dalle ore 9.00 alle ore 12.30, e che sarà possibile seguire anche in diretta streaming sul Canale YouTube della stessa Facoltà.
Partendo dall’interrogativo: ‘Come si costruisce l’identità di un adolescente?’, a confrontarsi saranno Valentina Culotta, pedagogista dell’Università degli Studi di Milano Bicocca ed Alessandro Ricci, psicologo e psicoterapeuta della Pontificia Università Salesiana. A moderare il dibattito sarà Pierluigi Ceccalupo, psicologo e psicoterapeuta, della Facoltà Auxilium.
I relatori saranno impegnati a riconoscere le sfide che interpellano gli adulti per sostenere la crescita dei giovani, specie nell’età dai 14 ai 19 anni, che dovrà gestire il futuro prossimo del Paese. La prof.ssa Culotta ha scelto questo titolo per il suo intervento: ‘Vite funamboliche. Educare al senso nell’epoca della precarietà’. Il prof. Ricci si soffermerà su ‘Ripartire dai bisogni degli adolescenti. Dal vuoto esistenziale alla ricerca di senso’.
Il prof. Ceccalupo orienterà la discussione ponendo in evidenza alcune caratteristiche dei nostri tempi che influenzano grandemente i giovani: la frammentazione e la ricerca di coerenza, l’iperconnessione e il bisogno di intimità, la solitudine e il desiderio di essere visti: “Non si cercano risposte definitive – spiega Ceccalupo – ma domande generative perché ogni adolescente è un mondo da incontrare, non da spiegare e ogni incontro autentico è già in sé un atto educativo”.
In un contesto generale dove gli adolescenti sono ritenuti per lo più un ‘problema’ da risolvere e soprattutto da gestire con grandi difficoltà, la Facoltà Auxilium invita i sistemi scolastici e i circuiti educativi ad aggiornare i tradizionali approcci di relazione, perché le ragazze e i ragazzi non sono “altro” ma parte dello stesso contesto sociale popolato da una umanità disorientata.
Che cosa di loro ci riguarda? Cosa dice a noi, di noi, il loro disagio? Come essere al loro fianco per prevenire sofferenza e promuovere bene-essere e bene-stare? Come accompagnarli nell’adolescenza, da sempre dominata da forti emozioni e desiderio di sperimentare, che oggi ‘rimpalla’ tra fisico e digitale?
“Educare per il domani”: a Todi il convegno su giovani, adolescenza e libertà educativa
L’Umbria ha ospitato per l’ottava volta consecutiva, nella città di Todi, il convegno nazionale di Articolo 26, l’Associazione di Promozione Sociale (APS) che, da molti anni, è attiva sia nell’ambito del Forum nazionale delle Associazioni dei Genitori nella Scuola (FoNAGS), istituito presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) sia dell’Associazione Europea Genitori-EPA (European Parents’ Association).
Con il titolo “Educare con cuore e mente. Puntare in alto per lasciarci sorprendere” l’XI Convegno Nazionale di Articolo 26 ha riunito presso la Sala del Consiglio comunale di Piazza del Popolo, per tutta la giornata di sabato 13 settembre, associati e ospiti per fare il punto sulla situazione in generale dell’educazione pubblica in Italia e condividere la formazione sui temi della libertà educativa e d’insegnamento.
Anche quest’anno l’incontro annuale dell’Associazione vanta un nutrito numero di patrocini istituzionali (Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Regione Umbria, Ufficio Scolastico Regionale dell’Umbria e Comune di Todi), valorizzando così non solo il rilievo dei temi trattati ma anche l’ispirazione personalista a familiare di coloro che sono stati chiamati ad intervenire nelle varie relazioni. Il principale obiettivo di Articolo 26, infatti, è la promozione della libertà educativa secondo il principio riconosciuto al comma 3 dell’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (New York, 10 dicembre 1948), ovvero che «I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli».
Come nello stile dei promotori, anche il programma di questa edizione del Convegno Nazionale ha incluso tanto interventi tecnici quanto proposte più “operative”, dirette quest’ultime a cercare di dare risposte alle varie istanze e aspettative di genitori e insegnanti, mettendo a fattor comune le esperienze vissute con l’associazione nella scuola insieme ai ragazzi e facendo rete tra i vari attori coinvolti.
I lavori sono stati inaugurati alle ore 10 dai saluti istituzionali dell’assessore alla Scuola, sociale, famiglia e cultura del Comune di Todi Alessia Marta (lista civica di centrodestra “Todi per la famiglia”) e dagli interventi introduttivi del presidente di Articolo 26 Carlo Stacchiola e del vicepresidente Marco Cortellessa.
A seguire la relazione della psicologa e psicoterapeuta Elisa Rudel sulle paure suscitate dall’uso della tecnologia, che a volte può diventare anche paura irrazionale, e che comunque non possono essere affrontate unicamente con la proibizione dei dispositivi ai minori. Il cervello di un adolescente, infatti, ha spiegato la specialista, «è paragonabile ad una Ferrari senza freni. Le emozioni arrivano e hanno bisogno di essere gestite. Se ne teniamo conto come educatori possiamo comprenderli ed aiutarli. Il ruolo dell’adulto deve creare alternanza tra vita on-line e vita off-line. Accompagniamo quindi i ragazzi in questo percorso tenendo conto che nessuno è perfetto, né loro… né noi…».
La relazione dello psicologo e scrittore Osvaldo Poli si è concentrata invece sul modo migliore di interagire con i propri figli durante il periodo dell’adolescenza, tenendo anche conto delle più importanti fragilità che caratterizzano questa delicata età nelle presenti generazioni rispetto a quelle dei decenni scorsi. Pur partendo dall’assunto che «l’adolescenza non è una malattia», Poli ha ribadito l’importanza che, soprattutto questa particolare stagione giovanile, ritorni ad essere «il tempo del padre».
L’adolescenza, infatti, ha spiegato il relatore, «è quel periodo in cui il ragazzo interiorizza i valori che vuole nella sua vita, non si lascia guidare da ciò che è facile, dal carattere o da ciò che conviene. L’età matura è quando ci lasciamo guidare dai valori, tramandati e vissuti in prima persona. L’adolescenza è quindi un momento positivo per i genitori. Se parte, però, perché a volte purtroppo non parte…».
Nel pomeriggio le relazioni si sono incentrate sul tema del consenso informato preventivo ai genitori per la partecipazione dei loro figli minori che frequentano le scuole dell’obbligo ad attività extra-curricolari in tema di sessualità (in particolare il problema più spesso riscontrato è quello del tentativo di influenzare i ragazzi con l’ideologia gender), un tema di particolare interesse a seguito del recente disegno di legge promosso in materia dal Ministro Giuseppe Valditara.
I lavori pomeridiani sono stati avviati quindi dall’autorevole contributo giuridico dell’avvocato e componente del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) Daniela Bianchini dal titolo appunto Aspetti legali del consenso informato. L’insigne giurista (è anche membro del Consiglio direttivo del Centro studi “Rosario Livatino”) ha fornito elementi e chiavi di lettura importanti per comprendere gli aspetti legali del consenso preventivo informato ai genitori e delle leggi sul tema in discussione, sensibilizzando in particolare i partecipanti e coloro che hanno seguito il Convegno da remoto sull’importanza di garantire ai genitori la massima trasparenza nei progetti scolastici, in linea con la proposta di legge del Ministro Valditara sul consenso informato.
Quindi è stata la volta di due genitori associati da tempo ad Articolo 26, il già citato Marco Cortellessa e Elisabetta Mazzeschi, che si sono diffusi sul tema del consenso informato ma a partire da una serie di casi realmente accaduti nelle scuole italiane.
Cesare Peroncini, sempre di Articolo 26, ha spiegato a seguire la molta strada che ci sarebbe ancora da compiere per una piena attuazione della libertà educativa nel nostro ordinamento proponendo comunque come grosso passo avanti in tale direzione l’estensione a livello nazionale del buono scuola, importante strumento che potrebbe iniziare a permettere a tutte le famiglie una vera libertà di scelta della scuola per i propri figli.
Nell’intervento finale Intelligenza artificiale: com’è umana lei!, l’ing. Carlo Stacchiola, a due mesi dalla pubblicazione sul sito del MIM delle “Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle Istituzioni scolastiche”, ha aiutato a rendere consapevoli insegnanti, operatori scolastici, genitori e figli, di questa rivoluzione tecnologica che sta per muovere i suoi primi passi anche nelle scuole italiane.
Di fronte a un disagio giovanile sempre più diffuso e sentito dalle famiglie e dagli educatori, che si unisce com’è logico a quello di molti insegnanti ed operatori della scuola, iniziative come quella promossa a Todi da Articolo 26 contribuiscono senz’altro, assieme alla pratica quotidiana “sul campo” scolastico, familiare e associativo, ad “educare per il domani” ragazzi che, oltre che studenti e figli, saranno anche chiamati ad essere i cittadini dell’Italia (e dell’Europa) del XXI secolo. Per ogni ulteriore informazione sull’appuntamento TodiEDU25 e per contattare l’associazione promotrice si può consultare il sito www.articolo26.it oppure scrivere alla casella di posta elettronica segreteria@articolo26.it.
Un’estate tutta da leggere nel ‘Messaggero dei Ragazzi’ di luglio
Due fumetti lunghi (‘Fratelli nel pallone’ e ‘La valle dei misteri’) ed un racconto (‘Briciola’ di Laura Tangorra) in esclusiva per il MeRa, il fascino delle foreste coralline, ciclisti imbattibili di ieri e oggi, il ‘primo bacio’ nell’arte. Fumetti in copertina per il ‘Messaggero dei Ragazzi’ di luglio, che al suo interno dedica molto spazio alle strisce e ai racconti con finalità educative per accompagnare gli adolescenti durante le vacanze estive.
A campeggiare nella prima pagina del MeRa il fumetto ‘Fratelli nel pallone’, sceneggiato da Mx18 e Ludovic Danjou e disegnato dall’italiano Alessio Zonno, il cui esordio come disegnatore nel mercato Franco-Belga avvenne nel 2021 proprio con ‘Frères de Foot’ per le Editions Soleil. Di questo fumetto, composto attualmente da quattro volumi, viene ora ripubblicato in esclusiva per la rivista antoniana, con traduzione di Luisa Varotto, la prima parte intitolata ‘Uniti per la vita’.
Quattro le puntate fino a ottobre. Florian, calciatore di talento destinato a una grande carriera, è anche il tutore del fratello minore, Ezio, affetto da un disturbo autistico, che rende difficile per lui stare nella socialità, a scuola e in altri ambiti. Ma Ezio sviluppa un incredibile dono per il calcio e così inizia una nuova pagina della loro storia.
Anche quest’anno torna il sequel di ‘La valle dei misteri’, altro fumetto francese la cui prima parte era stata pubblicata da luglio dello scorso anno. Il fumetto, disegnato dallo spagnolo Pau Valls e sceneggiato dal francese Chris Stygryt, con traduzione sempre di Luisa Varotto, è pubblicato per la prima volta in Italia sempre in esclusiva per il MeRa e farà compagnia ai lettori del MeRa per quattro puntate.
Gli ingredienti principali sono l’incontro e l’amicizia, con un po’ di suspense. Il co-protagonista, l’adolescente Pietro, trascorre le vacanze estive nella casa dei nonni e in compagnia della coetanea, Milly. Li avevamo lasciati un anno fa con un insolito incontro con un extraterrestre, mentre oggi sono alle prese con un misterioso tesoro da scoprire, che li porterà a fronteggiare una banda di bulli della zona, collaborare per il raggiungimento dell’obiettivo e consolidare la loro amicizia.
In esclusiva per il Messaggero dei Ragazzi anche il racconto di Laura Tangorra, originale narratrice italiana che ha pubblicato per Mondadori e per le Edizioni Messaggero Padova (Sul mio divano blu), malata di Sla da molti anni, madre di tre figli, ora anche nonna. “Briciola”, questo il titolo del suo nuovo racconto, è una storia straordinaria di un bambino particolare, che invece di crescere diventa sempre più piccolo. Le illustrazioni sono di Cristina Pieropan, illustratrice di fama mondiale che quest’anno è stata selezionata per la 59° Mostra Illustratori della Bologna Children’s Book Fair (BCBF).
Nel MeRa di luglio ci sono anche tante altre sorprese, a partire dalle ‘MeRaviglie’ del mare, di cui scrive Fabio Dalmasso nell’articolo ‘Foreste coralline’, ecosistemi tropicali, veri e propri tesori naturali che affascinano per la loro bellezza, ma che vanno tutelati.
Nella rubrica di sport, Adalberto Scemma in ‘Gli imbattibili’ propone un giro sulle due ruote con il ciclismo del passato e del presente, aspettando quel che verrà, soprattutto nel Tour de France. Dal “Diavolo rosso” Giovanni Gerbi al “Campionissimo” Costante Girardengo, passando per Fausto Coppi e Gino Bartali, fino ai nuovi campioni di oggi, nostrani e non: Filippo Ganna, Tadej Pogačar, Wout Van Aert, Remco Evenepoel, Mathieu Van der Poel, Jonas Vingegaard.
Un tocco di bellezza e di passione è quello che porta Mattia Tridello, che parla del bacio e di come l’arte l’ha rappresentato. In occasione della giornata internazionale del bacio, che si è celebrata il 6 luglio, ‘Il primo bacio non si scorda mai, nemmeno nell’arte’ è il viaggio del MeRa nei quadri degli artisti di ieri e di oggi.
Tutelare i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza
“Il 20 novembre di 35 anni fa, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, trattato internazionale di importanza storica che ha riconosciuto in capo ai bambini la titolarità di diritti specifici, concepiti sui loro bisogni di crescita, protezione e sviluppo”: così è iniziata la dichiarazione del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella in occasione della ratifica della Giornata Internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, istituita nel 1989 per commemorare la Dichiarazione dei diritti del fanciullo approvata nell’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1959.
Nel messaggio il presidente della Repubblica italiana ha ricordato la necessità di eliminare le discriminazioni nei confronti dell’infanzia: “La ratifica della Convenzione da parte di un numero considerevole di Paesi non ha risolto tuttavia le criticità esistenti. Milioni di bambini e adolescenti nel mondo affrontano ancora povertà, esclusione sociale, disuguaglianza e negazione di diritti fondamentali.
Proteggere i bambini da guerre, violenza, sfruttamento e ogni forma di abuso non è solo un obbligo giuridico: è un dovere morale che chiama tutti a fare della tutela dei giovani una priorità collettiva. Difendere i diritti dei bambini significa fornire loro riferimenti positivi che possano orientarne lo sviluppo; vuol dire trasmettere loro il valore dell’empatia e della solidarietà e l’importanza della responsabilità delle proprie azioni”.
E’ stato un invito ad ascoltare la gioventù: “L’incremento di episodi di violenza tra i giovanissimi impone di mantenere alta l’attenzione sia nell’attività di ascolto sia nella vigilanza, per poter intercettare anche il più piccolo segnale di disagio o sofferenza.
La mancanza di un sostegno adeguato può rendere i bambini e i ragazzi più vulnerabili e inclini a comportamenti violenti, con il rischio di spingerli anche ad avvicinarsi a contesti criminali che offrono una falsa percezione di potere e appartenenza”.
Infine occorre che le Istituzioni facciano ‘rete’: “Per prevenire questi rischi è cruciale che le famiglie, le scuole, le comunità e le istituzioni lavorino insieme al fine di creare contesti in cui i giovani possano sentirsi valorizzati, ascoltati e guidati e in cui possano avere il diritto di sognare, liberi di immaginare un futuro in cui esprimere appieno il proprio potenziale. Tutelare i diritti dei bambini vuol dire dare un futuro alla società, vuol dire rendere i giovani protagonisti delle loro vite”.
In questa giornata ‘Save the Children’ ha sottolineato che molti bambini vivono in zone di guerra:“Conflitti, povertà, fame e crisi climatica stanno spingendo milioni di bambine e bambini sull’orlo del baratro. Nel 2023, circa 473.000.000 bambini, cioè più di 1 su 5, vivevano in una zona di guerra, con una media di 31 bambini mutilati o uccisi ogni giorno e uno su 50 è costretto a fuggire, il doppio rispetto a dieci anni fa. Sempre nel 2023,sono nati più di 17.600.000 bambini destinati a soffrire la fame, un quinto in più rispetto al 2013, mentre si stima che oltre 12.000.000 ragazze si sposino prima dei 18 anni ogni anno”.
Inoltre la fanciullezza è messa in pericolo dalla crisi climatica: “La crisi climatica è una crisi dei diritti dell’infanzia che grava sulle generazioni di oggi e su quelle future. Quest’anno 300.000.000 bambini ed adolescenti (1 su 8 a livello globale) hanno subito i 10 maggiori eventi meteorologici estremi, che ogni anno interrompono l’apprendimento di circa 40.000.000 minori.
Ancora una volta, i dati sottolineano l’importanza di perseguire gli impegni presi e aumentare gli sforzi fatti finora per assicurare la protezione e il rispetto dei diritti dei bambini nel mondo, in un momento in cui questi sono messi particolarmente a rischio”.
‘Save the Children’ ha inoltre sottolineato la diseguaglianza che colpisce l’infanzia in Italia: “Non è un ‘paese per bambini’: da anni si dice che l’Italia non sia un Paese per i più piccoli e, dopo qualche decennio di lento declino, sembra quasi diventato un luogo in cui l’infanzia è ‘a rischio estinzione’.
In Italia la povertà continua a colpire i minori, i più piccoli in particolare: sono 1.295.000 i minori in povertà assoluta, con un’incidenza pari al 13,8% del totale, circa 200.000 di età compresa tra 0 e 5 anni (8,5% del totale) vivono in povertà alimentare, ovvero in famiglie che non riescono a garantire almeno un pasto proteico ogni due giorni”.
Inoltre, secondo Cesvi, a livello mondiale 148.000.000 bambini soffrono di arresto della crescita, 45.000.000 sono deperiti e quasi 5.000.000 muoiono prima di aver compiuto 5 anni, ovvero l’equivalente dell’intera popolazione italiana di età compresa tra 0 e 10 anni. La situazione peggiora ulteriormente con la crescita: oltre 36.000.000 bambini sotto i 5 anni sono malnutriti e tra questi oltre 9 milioni soffrono di malnutrizione grave. Dall’Indice Globale della Fame di CESVI emerge, inoltre, che in 27 Paesi i livelli di arresto della crescita sono così alti da avere una rilevanza molto preoccupante per la salute pubblica: la situazione più grave si registra in Burundi, Yemen e Niger, dove circa la metà dei bambini subisce un ritardo nel normale sviluppo a causa della malnutrizione. Negli ultimi anni la prevalenza dell’arresto della crescita è aumentata di almeno 4 punti percentuali anche in Afghanistan, Argentina, Mongolia, Niger e Yemen. Il deperimento infantile è particolarmente elevato in India, ed è alto e in aumento in Sudan e Yemen.
La situazione è aggravata da guerre e conflitti armati: quasi 2.000.000.000 bambini vivono in un Paese in guerra e circa 473.000.000 (più di un bambino su sei) vivono entro 50 km da scontri armati. La situazione più grave si registra nel continente africano, dove 181.000.000 bambini vivono in Paesi coinvolti in crisi armate.
In cinque Stati dell’Africa Subsahariana, oltre 1 bambino su 10 muore prima dei cinque anni, ed è l’area che detiene il più alto tasso di mortalità neonatale globale (40%). La situazione è particolarmente critica in Sudan, paese che sta affrontando una tragica emergenza fame e dove CESVI sta intervenendo: qui quasi 9.000.000 bambini vivono in condizioni di grave insicurezza alimentare e oltre 700.000 bambini al di sotto dei 5 anni sono a rischio di morte.
Cecilia Galatolo: un libro sui CambiaMenti dell’adolescenza
“Cercate un libro da proporre ai giovanissimi su amicizia, rispetto di sé, accettazione del proprio corpo e integrazione all’interno di un gruppo? Forse ne abbiamo uno che fa al caso vostro, che siate genitori, insegnanti, educatori. E’ settembre. Lucia si ritrova improvvisamente in una nuova scuola, dove dovrà frequentare la seconda media. Il mondo sembra crollare sulle sue spalle. Perché deve lasciare le sue amiche, le sue abitudini, la sua classe di sempre? La madre ha deciso per lei questo cambiamento e, perciò, è molto arrabbiata. Perché non può scegliere da sola della sua vita?”:
inizia così il romanzo, pensato per un pubblico di preadolescenti, ‘CambiaMenti. Bullismo out’ di Cecilia Galatolo, autrice del libro ‘Sei nato originale, non vivere da fotocopia. Carlo Acutis mi ha insegnato a puntare in alto’ e di moli altri libri su giovani santi.
La fragilità, le battaglie, la voglia di crescere dei ragazzi da un lato e dall’altro l’impegno, la passione, la premura, lo sguardo degli adulti sono al centro di questo libro, che in forma di diario tratta uno dei problemi che affliggono il mondo giovanile oggi: l’eccessiva aggressività di alcuni ragazzi che può sfociare anche nel bullismo. Attraverso le esperienze di una ragazzina, il romanzo descrive il percorso proposto ai ragazzi per contrastare ogni forma di violenza e accrescere la coscienza del valore di sé e dei buoni rapporti di amicizia.
Si crea così una ‘rete’ di relazioni che tende a limitare i caratteri violenti e le espressioni aggressive: “Il messaggio principale è che ognuno di noi è unico e prezioso e che nessuno è condannato in eterno alla solitudine: esistono per tutti altri cuori che battono all’unisono con il proprio, basta solo desiderarli e cercarli. Gli amici sono un dono: per trovarli, però, bisogna aprirsi”.
Da Cecilia Galatolo ci facciamo spiegare il motivo di un libro sul bullismo: “Il bullismo è solo uno dei temi che troverete in ‘Bullismo Out’. La protagonista, Lucia, cambia scuola in seconda media e diviene oggetto di scherno continuo da parte di Micheal, un ragazzino difficile. Ha una situazione famigliare delicata e sfoga il suo nervosismo su questa nuova compagna, percepita come fragile e indifesa. Sono tanti, però, i temi che attraversano il romanzo: il rapporto tra genitori e figli, le amicizie che resistono anche alla distanza; e poi ancora: i primi amori che fanno battere il cuore, la paura di crescere, il legame con i fratelli…
‘Bullismo Out’ vuol essere molto più che un libro di denuncia contro il bullismo: è anche questo, ma non solo. Si presenta, piuttosto, come un romanzo di formazione. Ammetto che ho preso molto spunto dalla mia vita. Anche io, proprio in seconda media, ho vissuto un grande cambiamento e anche io sono stata vittima di bullismo. Attraverso il finale del libro, però, voglio lanciare un messaggio di speranza.
In particolare, mi preme comunicare che nessuno è perduto, anche se ci sembra la persona più cattiva del mondo. Ancora mi commuovo se penso che, quando sono iniziati a comparire i primi social, il bullo che mi aveva letteralmente rovinato la vita ai tempi delle medie mi ha cercata solo per chiedermi scusa”.
Il titolo completo è ‘CambiaMenti. Bullismo Out’: in quale modo avvengono i CambiaMenti negli adolescenti?
“L’adolescenza è per antonomasia il tempo del cambiamento. Se penso agli anni che vanno tra i tredici e i diciannove li ricordo come infiniti, per tutte novità che si sono verificate: dai cambiamenti fisici e nella psiche, al vivere nuove esperienze, nuove conquiste (come prendere la patente!). E, soprattutto, l’adolescenza è un tempo forte perché iniziamo a decidere noi chi vogliamo essere. Si vive tutto intensamente e avvertiamo una sana nostalgia di futuro.
‘Che farò della mia vita?’ Ogni adolescente si pone questa domanda. E’ un tempo bello, ricco di emozioni, ma anche critico: può spaventare lasciare l’infanzia alle spalle. E quanti punti interrogativi si affacciano nella nostra mente in quella fase della vita! Per questo è necessario avere adulti validi a fianco. Scrivo libri per offrire strumenti che possano aiutare a riflettere, a decidere, a orientare la vita dei giovanissimi”.
Per quale motivo si assiste ad un’eccessiva aggressività nei giovani?
“I giovani spesso sono aggressivi come reazione. Penso ai ragazzini inquieti che conosco. Spesso hanno delle ferite nella loro anima, un vuoto non colmato, dei bisogni inascoltati. A volte, invece, si è aggressivi per emulazione o per dimostrazione di forza. Magari ci si lascia trascinare dal gruppo. Anche in questo caso, però, dietro ci sono delle fragilità. Se c’è bisogno di farsi valere con la violenza è perché non si è imparata la tenerezza.
Proprio ieri pensavo che l’aggressività nasce, spesso, come risposta alla malattia più grave che si possa vivere nella vita: quella di sentirsi poco amati, poco accettati, messi sotto giudizio, invece che guardati con carità e interesse autentico. I giovani devono sapere di essere amati: parte tutto da lì!
Inoltre, occorre valorizzare ciò che essi hanno da offrire al mondo. Non c’è niente di peggio che credere che il mondo possa fare a meno di noi.
Ed allora, per indirizzare le tante energie dei giovani verso il bene occorre far capire loro che sono essenziali per la comunità, che hanno tanto da dare, impegnarli concretamente in qualcosa di utile, di sano. Come diceva san Giovanni Bosco, occorre impegnare i giovani nel bene, prima che sia il diavolo a sottrarli dalla noia”.
Come si possono creare ‘buone relazioni’?
“Il primo passo per relazionarsi bene con gli altri è avere autostima. Tante volte si creano relazioni malate e disfunzionali perché ciascuno cerca attraverso l’altro di non pensare al vuoto che lo attanaglia… Per volere bene bisogna prima volersi bene. Inoltre, è importante tenere fuori dalle relazioni l’utilitarismo. ‘Sto con te perché mi servi’, ‘Sto con te perché non trovo di meglio’. Non c’è solitudine più grande di quella che si crea in relazioni segnate da questo egoismo”.
Ad un certo punto la protagonista, nella disperazione, prega: la preghiera potrebbe essere una ‘soluzione’?
“La preghiera è sempre una soluzione. Non significa delegare a Dio quello che spetta a noi. La preghiera non è magia, che risolve le cose al posto nostro. Pregare, per me, significa chiedere di essere trasformata dall’interno per vivere la vita con più amore, con più saggezza. Respirare fa bene al corpo quanto la preghiera fa bene all’anima. Abbiamo bisogno che Dio sia in mezzo alle vicende che viviamo, per dare senso e sapore a tutto”.
(Tratto da Aci Stampa)



























