Scritti da: Simone Baroncia
Le Foibe dimenticate raccontate in un atlante online
La vicenda degli esuli giuliano-dalmati è una delle pagine più drammatiche della recente storia italiana, perché ha segnato il confine orientale, attraverso una lunga sequenza di eventi tragici, in cui lo scontro ideologico si è unito all’intolleranza etnica e agli orrori dei conflitti armati. Istituito con una legge del 2004 in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo e delle vicende del confine orientale del secondo dopoguerra, il Giorno del ricordo è stato ricordato ieri. In questa giornata sono state organizzate iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso le scuole di ogni ordine e grado, oltre a convegni, incontri e dibattiti. Quest’anno anche la terza edizione del ‘Treno del Ricordo’, la mostra multimediale itinerante allestita su una locomotiva storica che ripercorre idealmente il viaggio compiuto dagli esuli istriani, fiumani e dalmati per raggiungere i vari campi profughi sul territorio nazionale, da Nord a Sud, che tocca 11 città: Trieste, Pordenone, Bologna, Pescara, L’Aquila, Roma, Latina, Salerno, Reggio Calabria, Palermo e Siracusa.
Ed in occasione di questa giornata l’Azione Cattolica Italiana dell’arcidiocesi di Gorizia ha richiamato “tutta la comunità al valore profondo della memoria storica, quale strumento di consapevolezza, responsabilità e costruzione della pace. Il ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata rappresenta per il territorio goriziano una pagina dolorosa ma fondamentale della propria storia. Custodire questa memoria significa non soltanto commemorare, ma anche promuovere una cultura dell’incontro, del dialogo e del rispetto reciproco tra i popoli”.
In questo contesto, l’Azione Cattolica goriziana ha ricordato ‘con gratitudine’ la testimonianza di Maria Almani, storica figura associativa e testimone delle vicende del confine orientale. Nata a Pisino d’Istria e giunta a Gorizia come esule nel secondo dopoguerra, “ha incarnato nel quotidiano i valori della fede vissuta, del servizio silenzioso e dell’impegno nella comunità ecclesiale e civile. Il Giorno del Ricordo diventa così occasione per rinnovare una memoria viva, capace di educare le nuove generazioni alla responsabilità storica e alla costruzione di un futuro fondato sulla solidarietà, sulla giustizia e sulla pace”. Infine ha invitato “tutti a vivere questa ricorrenza come momento di riflessione personale e comunitaria, affinché il passato non sia dimenticato ma diventi luce e orientamento per il presente”.
Per l’occasione la vice presidente dell’ANPC (Associazione Nazionale Partigiani Cattolici), Silvia Costa, ha sottolineato che per troppo tempo è stata ‘negata’ questa storia: “Una tragedia che troppo a lungo è stata negata, rimossa e non raccontata. Le vere foibe sono l’oblio”. Mentre Toni Concina, intervenendo alla Camera in rappresentanza delle Associazione giuliano dalmate, ha invitato a lavorare per elaborare tragedie e lutti intensificando il dialogo, le relazioni culturali, le nuove comunità italiane che, come a Zara, stanno ricostituendo i giovani nel quadro della comune appartenenza europea.
Intanto nei prossimi giorni sarà presentato a Roma l’Atlante digitale sui centri di raccolta dei profughi giuliani e dalmati della Seconda guerra mondiale, il primo repertorio completo dei 109 campi di accoglienza realizzati in Italia dopo l’esodo di quasi 300.000 profughi italiani da quelle terre. Una ricerca che è frutto del progetto ‘Alle origini della coscienza europea: ricerca e divulgazione sui conflitti, resistenze, esodi, ricostruzioni nel ‘900’, nell’ambito della Convenzione tra il CNR e l’Istituto ‘Ferruccio Parri’. Si tratta del più ampio censimento mai realizzato, coordinato dagli storici prof. Enrico Miletto, docente all’Università degli studi di Torino, e del prof. Costantino Di Sante, docente all’Università degli studi del Molise) e condotto per tre anni in tutta Italia, attraverso archivi storici, fonti primarie, ritagli di giornale, lettere, resoconti degli enti di assistenza, planimetrie e rare foto, come ha sottolineato il prof. Miletto:
“Questo è il primo importante tentativo di fornire un repertorio completo di quella che era l’accoglienza dei profughi giuliani e dalmati. Per faro, è stato necessario scavare nella storia locale, per sistematizzare il tutto in una dimensione nazionale… Molti di questi campi erano microcosmi, vere città nelle città: c’erano infermerie, ambulatori medici, asili, scuole elementari, spesso gestiti dagli stesi profughi”.
Torna la giornata mondiale contro il cancro infantile
Torna la Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile. Questa iniziativa, che si svolge ogni anno il 15 febbraio, è stata istituita nel 2002 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dei tumori infantili e per esprimere sostegno a bambini e adolescenti malati di cancro e alle loro famiglie. La giornata è promossa da Childhood Cancer International (CCI), la grande rete globale di associazioni attiva in più di novanta Paesi nei cinque continenti.
In Italia uno dei membri fondatori è la Federazione Italiana Associazioni Genitori e Guariti Oncoematologia Pediatrica (FIAGOP), che anche quest’anno ha programmato alcune attività di sensibilizzazione e solidarietà a livello nazionale. Innanzitutto, per martedì 17 febbraio FIAGOP ha organizzato a Roma presso la Camera dei Deputati un convegno sul tema ‘Il Diritto di Guarire. Un percorso di guarigione che integra diritti, cura e ricerca: dal reinserimento sociale dei guariti alla tutela dei caregiver’, a cui interverranno esponenti politici, medici, caregiver ed esperti, oltre ai rappresentanti delle 32 associazioni in tutta Italia federate con la stessa FIAGOP.
Fino al 20 febbraio, si svolgeranno inoltre diverse campagne di sensibilizzazione. FIAGOP tornerà a proporre l’iniziativa ‘Diamo radici alla speranza, piantiamo melograni’, che prevede la messa a dimora di un gran numero di piccole piante di questo arbusto da frutto presso parchi pubblici, giardini di ospedali e istituti scolastici.
Novità di quest’anno sarà la campagna ‘Un succo per la vita’: le associazioni aderenti a FIAGOP distribuiranno in tutta Italia bottigliette di succo di melagrana, prodotto dalla Tenuta Il Melograno, azienda agricola biologica di Vasanello (Viterbo), allo scopo di raccogliere fondi per finanziare un progetto triennale di ricerca dell’Associazione Italiana Ematologia Oncologia Pediatrica (AIEOP) sulla standardizzazione della valutazione delle condizioni predisponenti il cancro nelle neoplasie pediatriche, di adolescenti e giovani adulti.
Sempre in occasione della prossima giornata mondiale, FIAGOP ha anche organizzato la tradizionale campagna ‘Ti voglio una sacca di bene’, dedicata alla promozione della donazione di sangue, piastrine e plasma, risorse fondamentali per garantire le cure ai bambini e ai ragazzi in terapia oncologica, come ha dichiarato il presidente di FIAGOP, Sergio Aglietti:
“Fin dall’antichità, il melograno ha rappresentato la pianta della vita e, per questo motivo, lo abbiamo adottato come simbolo della lotta al cancro infantile, che ogni anno colpisce 2.500 bambini e adolescenti in Italia. Con la nuova iniziativa ‘Un succo per la vita’, i nostri sostenitori potranno gustare una bevanda ricca di proprietà salutari, contribuendo alla ricerca sullo screening dei tumori infantili.
Anche quest’anno, ci impegneremo affinché la Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile rappresenti un momento di forte sensibilizzazione, consapevolezza ed unità in tutta Italia. Intendiamo dimostrare alle istituzioni e al mondo sanitario la capacità di genitori e caregiver di fare rete per difendere la salute dei nostri figli, promuovendo politiche che garantiscano non solo la cura migliore possibile, ma anche il pieno diritto alla qualità della vita e al reinserimento sociale”.
Ulteriori informazioni sono disponibili su www.fiagop.it, www.giornatamondialecancroinfantile.it e www.unsuccoperlavita.it.
‘Essere presenza nel mondo del carcere’: ad Ancona si conclude il percorso di formazione per volontari
Si concluderà sabato 14 febbraio il percorso di formazione ‘Essere presenza nel mondo del carcere’, promosso dai Volontari della Società di San Vincenzo De Paoli delle Marche, con il supporto del Settore Carcere e Devianza della Federazione Nazionale Italiana della Società di San Vincenzo De Paoli ODV e il sostegno delle istituzioni locali. L’ultimo appuntamento si svolgerà online per consentire la partecipazione al corso ai volontari provenienti da altri Stati europei.
Un percorso nato per offrire strumenti, competenze e motivazioni a chi sceglie di avvicinarsi al volontariato in carcere, uno degli ambiti più complessi e meno visibili. Dall’11 ottobre al 6 dicembre 2025, il ciclo formativo ha coinvolto 112 iscritti provenienti da 11 regioni italiane: due terzi dalle Marche, il restante da altre dieci regioni. Tra i partecipanti si contano 15 giovani sotto i 30 anni, circa 20 volontari della Società di San Vincenzo De Paoli e anche una partecipante collegata da Parigi, segno di un interesse che supera i confini regionali e nazionali.
Accanto agli incontri in presenza, il percorso ha avuto una significativa estensione online, con oltre 1.200 visualizzazioni dei video formativi, consentendo a molti di seguire i contenuti anche a distanza. Il percorso ‘Essere presenza nel mondo del carcere’ si avvia così alla conclusione con una partecipazione ampia e trasversale. Numeri che raccontano un bisogno crescente di formazione, senso e accompagnamento tra chi oggi si avvicina al volontariato in carcere.
“Il corso ha fatto emergere un bisogno profondo di avvicinarsi al mondo carcerario, ha sottolineato Antonella Caldart, responsabile del Settore Carcere e Devianza della Società di San Vincenzo De Paoli. Oltre cento partecipanti, dalle Marche, dal resto d’Italia e anche dall’estero, hanno seguito con costanza gli incontri, maturando la convinzione di intraprendere questo cammino in modo consapevole e accompagnato”.
Il percorso ha offerto una formazione articolata e approfondita grazie al contributo di magistrati, agenti di polizia penitenziaria, psicologi, educatori, criminologi, medici, garanti dei diritti delle persone private della libertà e volontari con lunga esperienza. Un cammino pensato non solo per chi desidera entrare in carcere come volontario, ma anche per chi intende sostenere le famiglie dei detenuti o attivare percorsi di messa alla prova e misure alternative alla detenzione, come previsto dalla legge. Tutti gli incontri restano disponibili sul sito SanVincenzoItalia.it.
Un’idea di libertà attraversa l’intero percorso formativo, pensato non solo per trasmettere competenze tecniche, ma anche per accompagnare i volontari in una riflessione personale sul senso della presenza accanto a chi vive l’esperienza della detenzione, ha aggiunto Antonella Caldart: “Essere volontari in carcere richiede disponibilità d’animo, competenze e conoscenza delle regole di vita del carcere. Significa saper accogliere senza giudicare, offrire ascolto e speranza a chi l’ha smarrita, accompagnare detenuti e famiglie nel loro percorso”.
Gli otto incontri, svolti tra Ancona, Pesaro e Ascoli Piceno, in presenza e online, hanno affrontato temi centrali come la devianza minorile, l’ascolto empatico, le misure alternative alla detenzione, il reinserimento sociale, la criminalità e le dipendenze, come ha sottolineato Gabriele Cinti, coordinatore del progetto, perché un’attenzione particolare è stata rivolta ai minori, un ambito in cui ‘la recidiva supera il 40%’. Da qui la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni e società civile per costruire percorsi di accompagnamento e inclusione capaci di spezzare il circolo della marginalità.
L’esperienza maturata durante il percorso formativo ha messo in luce anche l’importanza del lavoro e della formazione come strumenti fondamentali di reinserimento sociale, in grado di restituire dignità e autonomia a chi ha scontato una pena. Un impegno che oggi si confronta con criticità strutturali del sistema penitenziario (dal sovraffollamento alla carenza di personale, fino alle difficoltà di accesso per i volontari) e che rende ancora più complesso il lavoro con minori, donne, persone con dipendenze o fragilità psichiche. In questo contesto, il volontariato è chiamato non solo a stare accanto alle persone detenute, ma anche a farsi portavoce delle loro condizioni, affinché la pena mantenga la sua funzione educativa e riabilitativa, come previsto dalla Costituzione.
Il percorso formativo sta producendo effetti concreti anche sul piano organizzativo, secondo Antonella Caldart: “Abbiamo raccolto con grande gioia e soddisfazione la disponibilità di un gruppo numeroso di persone, provenienti da diverse città delle Marche, a entrare nella Società di San Vincenzo De Paoli e a costituire nuove Conferenze dedicate al volontariato carcerario. Stiamo lavorando perché possano diventare operative quanto prima”.
Accanto a queste due nuove realtà in via di costituzione nelle Marche, segnali analoghi arrivano anche da altre regioni. L’attività di sensibilizzazione sui temi della giustizia, della legalità e della responsabilità personale e collettiva, portata avanti dal Settore Carcere e Devianza a livello nazionale sta favorendo la nascita di una nuova Conferenza di volontari carcerari anche in Friuli Venezia Giulia. Le nuove Conferenze andranno ad aggiungersi alle 896 già presenti sul territorio nazionale.
Le Conferenze rappresentano il nucleo operativo della Società di San Vincenzo De Paoli. Si tratta di gruppi di volontari presenti sul territorio che svolgono un servizio diretto a favore delle persone che vivono situazioni di povertà, precarietà ed emarginazione, promuovendo solidarietà, ascolto e accompagnamento.
Al termine del percorso formativo di febbraio, i volontari saranno inseriti in diverse strutture penitenziarie d’Italia. Solo nelle Marche, saranno interessate la Casa Circondariale di Pesaro, Villa Fastiggi e Barcaglioni ad Ancona, la Casa di Reclusione di Fossombrone e la Casa Circondariale di Marino del Tronto ad Ascoli Piceno, dando continuità a un impegno che guarda al futuro del volontariato in carcere.
(Foto: Società San Vincenzo de’ Paoli)
Per la 34^ Giornata del Malato Marina Melone racconta l’ospitalità di ‘Casa il Gelsomino’
La XXXIV Giornata Mondiale del Malato, intitolata ‘La compassione del samaritano: amare portando il dolore dell’altro’ sarà celebrata a Chiclayo, in Perù, mercoledì 11 febbraio: “Per questa circostanza ho voluto riproporre l’immagine del buon samaritano, sempre attuale e necessaria per riscoprire la bellezza della carità e la dimensione sociale della compassione, per porre l’attenzione sui bisognosi e sui sofferenti, come sono i malati… Ho voluto proporre la riflessione su questo passo biblico, con la chiave ermeneutica dell’enciclica ‘Fratelli tutti’, del mio amato predecessore papa Francesco, dove la compassione e la misericordia verso il bisognoso non si riducono a un mero sforzo individuale, ma si realizzano nella relazione: con il fratello bisognoso, con quanti se ne prendono cura e, alla base, con Dio che ci dona il suo amore”.
Presentando il messaggio papale alla stampa il card. Card Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e rappresentante del papa a Chiclayo, ha sottolineato che esso “parla di guarigione, che è qualcosa di più ampio e più profondo del semplice curare le malattie. Ci vuole coraggio per leggere questo Messaggio con attenzione e prenderlo sul serio, con mente aperta e cuore aperto. Non ti lascia come eri prima”.
Nella presentazione del messaggio ha raccontato la propria esperienza Marina Melone, componente del Consiglio pastorale della parrocchia San Gregorio VII di Roma e di ‘Casa Il Gelsomino’, struttura che accoglie e aiuta le famiglie dei bambini ricoverati all’Ospedale Bambino Gesù: “Abbiamo imparato ad essere attenti osservatori dell’altro, a scrutare lo sguardo per capire, senza dover parlare, del bisogno dell’altro. Prendersi cura è prima di tutto mettersi in ascolto anche di un gesto e rispettare la richiesta di silenzio o di ascolto che nasce.
Prendersi cura per noi volontari è anche custodire con rispetto e amore la vita e i sentimenti che ci vengono consegnati da coloro che stanno attraversando un momento di fragilità e sofferenza. Ma non sempre è facile. Abbiamo avuto diversi casi di bambini che non ce l’hanno fatta ed abbiamo raccolto anche la disperazione dei genitori, la loro rabbia, il loro dolore”.
Nel messaggio il papa parla di compassione: in cosa consiste la compassione del Samaritano?
“Per la mia esperienza la compassione del Samaritano nasce dall’attenzione a chi e a cosa mi è accanto. Il Samaritano si ferma perché ha guardato con l’intento di comprendere ciò che ha di fronte. La compassione nasce dal non nascondersi dietro le nostre priorità ma dal cercare comunque spazio all’incontro, anche improvviso, dell’altro”.
In quale modo l’incontro con il sofferente può essere un dono?
“Stare vicino a chi è nel bisogno o nella sofferenza mi sta insegnando prima di tutto a rendermi conto della situazione. Impariamo a cogliere le necessità osservando sguardi e gesti. Questo ci porta ad essere più attenti, più accorti ai dettagli alle sfumature. Spesso l’aiuto non è richiesto a gran voce ma da uno sguardo sfuggente. E bisogna essere pronti a coglierlo e a farsi trovare. Accostarsi con delicatezza a chi soffre comporta avere occhio attento per capire al volo quale è in quel momento il nostro posto, orecchio per intercettare pianto o riso ed entrare in sintonia, mani pronte per abbracciare nei momenti di abbandono. Essere vicino a chi è nel dolore mi restituisce, tra i tanti, il dono di uscire dal mio piccolo mondo personale”.
Quindi la cura del malato è un’autentica azione ecclesiale?
La carità, la prossimità, aiutare l’altro è una peculiarità umana che può svolgersi anche autonomamente arrivando fin dove le forze personali lo permettono. Tuttavia, la comunione di intenti ha il valore aggiunto di ‘curare’ meglio e da più aspetti la persona nel bisogno. Lo vediamo negli ospedali: diverse forze sono messe in campo per la cura di un malato e, ognuno secondo la propria competenza (carisma) si prende cura e concorre al servizio della cura.
Ora se questa naturale attitudine umana la caliamo nella dimensione ecclesiale, cioè la viviamo come fratelli che si riconoscono nell’essere parte di un tutto, allora la cura di colui che riconosco come mio fratello diventa per tutti lo strumento per vivere un’autentica dimensione ecclesiale”.
Come nasce il progetto ‘Casa il Gelsomino’?
“Il progetto nasce nel momento in cui, avendo avuto a disposizione degli spazi sovrastanti l’area degli uffici parrocchiali, ci si è interrogati su quale potesse essere l’utilizzo dei locali più rispondente alle necessità della parrocchia e del territorio. L’osservazione del territorio ha messo in luce la necessità per le tante famiglie che, da posti anche lontanissimi portano i loro bambini alle cure dell’ospedale Bambino Gesù, di trattenersi a Roma per periodi anche molto lunghi con conseguente, spesso insostenibile, impegno economico.
Da qui la nostra decisione di andare incontro a questa urgenza creando un ambiente in cui accoglienza e riservatezza potessero permettere a queste famiglie, già nella difficoltà e nel dolore, di vivere un momento di tranquillità e di conforto sentendosi a ‘casa quando casa è lontana’, come ci piace pensare che sia per loro il Gelsomino”.
Perché è un progetto comunitario?
“Perché non avrebbe avuto senso mettere su un progetto del parroco che nel tempo cambia, di una persona che può stancarsi o di un piccolo gruppo che può sciogliersi. Nasceva in una parrocchia che per sua natura è la casa di una comunità che invece resta. Il progetto rappresentava quindi un’occasione di crescita per tutti. Una comunità che decide, si attiva e partecipa ognuno secondo il suo carisma”.
In quale modo state vicino ai genitori?
“La nostra presenza è prima di tutto uno ‘stare’, porsi accanto ai genitori (soprattutto mamme che spesso restano sole per motivi di esigenze familiari). Nel tempo abbiamo imparato sempre più ad entrare nella casa senza avere un programma ma semplicemente liberando il nostro spazio e il nostro tempo e mettendolo a disposizione di chi in quel momento potrebbe aver bisogno. E’ sempre accoglienza anche quando, in una giornata non buona, nessuno esce dalla sua stanza e non vuole parlare. E’ accoglienza mettersi da parte e aspettare, senza fretta e senza smania di fare qualcosa.
La lunga permanenza ci porta ad entrare in contatto con la vita e le sofferenze che vivono questi genitori e i bambini /ragazzi stessi e si crea così vicinanza e fiducia. Prendersi cura è prima di tutto mettersi in ascolto anche di un gesto e rispettare la richiesta di silenzio o di ascolto che nasce. Prendersi cura per noi volontari è anche custodire con rispetto e amore la vita e i sentimenti che ci vengono consegnati da coloro che stanno attraversando un momento di fragilità e sofferenza. Ma non sempre è facile. Abbiamo avuto diversi casi di bambini che non ce l’hanno fatta e abbiamo raccolto anche la disperazione dei genitori, la loro rabbia, il loro dolore.
E ci sono momenti che diventa difficile anche per noi sostenere tutto questo. Ecco il senso di essere con la comunità. La fraternità dei frati della parrocchia, il consiglio pastorale e la comunità ne è parte integrante. Noi sappiamo che il sostegno ci viene da tutti. Da chi sostiene generosamente la sua economia a chi prega costantemente per i bambini della casa. E’ proprio nei momenti forti, di gioia per la guarigione e, soprattutto, di immenso dolore per la perdita di un bambino, che sentiamo di far parte di un corpo unito e più grande.
Insieme ci ritroviamo in chiesa, insieme le affidiamo al Nostro Signore, invochiamo lo Spirito di Consolazione per chi non trova pace per aver perso un figlio o innalziamo il nostro grazie per la gioia donata. Quei momenti sono momenti di vera consolazione per i volontari certi di non essere mai soli e certi di crescere sempre un po’ di più come comunità verso una carità condivisa”.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Leone XIV invita a vivere la Parola di Dio in pienezza
“Mi unisco spiritualmente a quanti sono riuniti oggi a Chiclayo, in Perù, per celebrare solennemente la Giornata Mondiale del Malato e affido tutti, in particolare i malati e le loro famiglie, alla materna protezione della Beata Vergine Maria. Sotto la sua protezione affido anche le vittime e quanti sono stati colpiti dalle gravi inondazioni in Colombia, ed esorto l’intera comunità a sostenere con la carità e la preghiera le famiglie colpite”: concludendo l’udienza generale papa Leone XIV ha ricordato che la giornata mondiale del malato è celebrata presso nel Santuario di Nuestra Señora de la Paz, a Chiclayo con l’inviato papale, card. Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale”.
Mentre a conclusione dell’udienza generale ha pregato davanti alla grotta di Lourdes nel Giardini vaticani: “Al termine dell’Udienza mi recherò alla grotta di Lourdes nei Giardini vaticani e accenderò un cero, segno della mia preghiera per tutti gli ammalati, che oggi, Giornata Mondiale del Malato, ricordiamo con particolare affetto. A tutti la mia benedizione!”.
Ritornando all’udienza generale il papa ha continuato la catechesi sulla Costituzione conciliare ‘Dei Verbum’: “Nella catechesi odierna ci soffermeremo sul legame profondo e vitale che esiste tra la Parola di Dio e la Chiesa, legame espresso dalla Costituzione conciliare ‘Dei Verbum’, al capitolo sesto. La Chiesa è il luogo proprio della Sacra Scrittura. Sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, la Bibbia è nata dal popolo di Dio e al popolo di Dio è destinata. Nella comunità cristiana essa ha, per così dire, il suo habitat: nella vita e nella fede della Chiesa trova infatti lo spazio in cui rivelare il proprio significato e manifestare la propria forza”.
Riprendendo il magistero conciliare il papa ha sottolineato la necessità di riflettere sulla Sacra Scrittura: “La Chiesa non smette mai di riflettere sul valore delle Sacre Scritture. Dopo il Concilio, un momento molto importante al riguardo è stata l’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema ‘La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa’, nell’ottobre 2008… Nella comunità ecclesiale la Scrittura trova dunque l’ambito in cui svolgere il suo compito peculiare e raggiungere il suo fine: far conoscere Cristo e aprire al dialogo con Dio”.
Infatti san Girolamo affermava che ‘l’ignoranza della Scrittura è ignoranza di Cristo’: “Questa celebre espressione di san Girolamo ci ricorda lo scopo ultimo della lettura e della meditazione della Scrittura: conoscere Cristo e, attraverso di Lui, entrare in rapporto con Dio, rapporto che può essere inteso come una conversazione, un dialogo. E la Costituzione ‘Dei Verbum’ ci ha presentato la Rivelazione proprio come un dialogo, nel quale Dio parla agli uomini come ad amici. Questo avviene quando leggiamo la Bibbia in atteggiamento interiore di preghiera: allora Dio ci viene incontro ed entra in conversazione con noi”.
Ed ha evidenziato l’importanza della Scrittura nella Chiesa: “La Sacra Scrittura, affidata alla Chiesa e da essa custodita e spiegata, svolge un ruolo attivo: infatti, con la sua efficacia e potenza dà sostegno e vigore alla comunità cristiana. Tutti i fedeli sono chiamati ad abbeverarsi a questa fonte, anzitutto nella celebrazione dell’Eucaristia e degli altri Sacramenti. L’amore per le Sacre Scritture e la familiarità con esse devono guidare chi svolge il ministero della Parola: vescovi, presbiteri, diaconi, catechisti. Prezioso è il lavoro degli esegeti e di quanti praticano le scienze bibliche; e centrale è il posto della Scrittura per la teologia, che trova nella Parola di Dio il suo fondamento e la sua anima”.
Questa Parola di Dio apre alla missione: “Ciò che la Chiesa ardentemente desidera è che la Parola di Dio possa raggiungere ogni suo membro e nutrirne il cammino di fede. Ma la Parola di Dio spinge la Chiesa anche al di là di sé stessa, la apre continuamente alla missione verso tutti. Infatti, viviamo circondati da tante parole, ma quante di queste sono vuote! A volte ascoltiamo anche parole sagge, che però non toccano il nostro destino ultimo. La Parola di Dio, invece, viene incontro alla nostra sete di significato, di verità sulla nostra vita. Essa è l’unica Parola sempre nuova: rivelandoci il mistero di Dio è inesauribile, non cessa mai di offrire le sue ricchezze.
E’ stato un invito a ‘vivere’ questa Parola in pienezza: “Carissimi, vivendo nella Chiesa si impara che la Sacra Scrittura è totalmente relativa a Gesù Cristo, e si sperimenta che questa è la ragione profonda del suo valore e della sua potenza. Cristo è la Parola vivente del Padre, il Verbo di Dio fatto carne. Tutte le Scritture annunciano la sua Persona e la sua presenza che salva, per ognuno di noi e per l’intera umanità. Apriamo dunque il cuore e la mente ad accogliere questo dono, alla scuola di Maria, Madre della Chiesa”.
Rilevanza delle virtù teologali nell’ermeneutica del Magistero e della Magistratura: analisi comparativa sul piano sociologico, teologico, storico e giurisprudenziale
In questa sesta parte, dopo la disamina comparativa delle diverse tipologie ermeneutiche in materia sociologica, magisteriale e magistratuale, umilmente ritengo necessario, in ordine all’esegesi teologica, specificare la “ratio della virtù”, su cui elaborai una mia tesina scritta (redigendo la recensione dei libri di testo del Centro accademico diocesano di Teologia di base e Diritto canonico S. Luca Evangelista di Palermo, frequentando con mia moglie Marcella Varia nella foto, 3 anni di corso ordinario, 2 anni di corsi di approfondimento, 2014/2019, che consiglio a tutti di seguire, superando esami/verifiche di 27 discipline, tesario finale e conseguimento del Titolo di merito; essendoci impegnati seriamente e spiritualmente abbiamo ottenuto il massimo dei voti, grazie al Direttore emerito Mons. Salvo Priola ed anche agli ottimi docenti tutti laici e giovani: fra tanti Michelangelo Nasca, Maria Catena, Angelo Bianco, Toni Caruso, ecc.
L’esercizio delle virtù consente alla persona di compiere atti buoni, ma anche di dare il meglio di sé, in qualsiasi contesto opera (quindi anche in ambiti giurisdizionali) in quanto è una disposizione abituale e ferma a fare il bene, è espressione della padronanza di sé, disponibilità ad assecondare con spontaneità il bello, il buono, il vero e la comunione con gli altri.
Il fine primario della virtù è teologale, cioè adesione convinta alla benevolenza di Dio, è ubbidienza allo Spirito, è imitazione di Cristo. Com’ è noto la dottrina della chiesa distingue due gruppi di virtù: quelle cardinali (o umane) e quelle teologali.
Le virtù cardinali sono attitudini ferme, perfezioni abituali dell’intelligenza e della volontà che regolano i nostri atti, ordinano le nostre passioni e guidano la nostra condotta secondo la ragione e la fede, sono acquisite umanamente, sono i frutti e i germi di atti moralmente buoni: 1-Prudenza,2-Giustizia,3-Fortezza, 4-Temperanza (già sopra menzionate da Platone, riportate da T. Moro in ordine alla giustizia statuale). Tali virtù si radicano nelle virtù teologali le quali si riferiscono direttamente a Dio, ci dispongono a vivere in relazione con la Trinità, hanno come origine, causa ed oggetto Dio Uno e Trino: Fede, Speranza, Carità.
Esaminando i documenti del Concilio Ecumenico Vaticano Secondo (1965) evidenzio che la Costituzione (dogmatica) LG (39-42), a tal proposito, presenta una morale (citata in precedenza dalla giurisprudenza) della carità integrale invitando tutti, ognuno secondo i propri doni ed uffici (governativi, giurisdizionali, amministrativi, professionali, ecclesiali, ecc.) ad avanzare senza indugi verso la via della fede viva la quale accende la speranza ed opera per mezzo della carità.
La Costituzione (pastorale) GS, superando un’etica individualistica, traccia i principi fondamentali di una morale sociale a livello planetario, proponendo (n. 16) in forma sistematica ed autorevole una riflessione sulla coscienza morale, la quale occupa un posto centrale nell’antropologia e si pone in continuità con l’intelligenza, tesa alla ricerca del vero, e con la libertà, tesa alla ricerca del bene (17).
Quindi l’essere umano ha una ‘legge’ scritta da Dio dentro il suo cuore (il concetto ai giuristi è noto come ‘Diritto naturale’ coesistente con il “Diritto positivo”) secondo la quale sarà giudicato in quanto la coscienza è il nucleo più segreto ed il sacrario dell’uomo dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria; tramite la coscienza si fa conoscere, in modo mirabile quella legge, che trova il suo compimento nell’amore di Dio e del prossimo.
Si evince che la coscienza ha tre funzioni:
-Intellettiva (quando realizza il processo che porta alla formulazione del “giudizio” morale);
-Parenetica (quando assume il ruolo di spronare la volontà a fare sempre il bene potenziale)
-Volitiva (quando è considerata come la facoltà che attua la scelta morale fondamentale).
Da ciò deriva che l’opzione fondamentale occupa un posto rilevante nella “teologia morale” per l’importanza che assume nella “prima conversione” e nella “conversione continua”, nella distinzione fra “peccato mortale e peccato veniale” ecc.. (cfr. in merito la cristologica omelia proclamata dal nostro Rev.mo Padre Salvatore Lazzara, domenica 5 Ottobre, il giorno successivo al suo compleanno: cfr. audio/video
https://www.facebook.com/groups/1793231040908299/?multi_permalinks=4343921552505889&hoisted_section_header_type=recently_seen&__cft__[0]=AZXfnOPImK1SUzDlLpYWo3ZBWAMbCIGWu0gfgDD2rsDFoeeYuhUVA5SDZEXy7ts4MZxWje7ZXB4vzpH7DbcUzTeWL5gF-gSkjTTgmDRAEqVdwvngIhfm9ud_IrTJq42wEbPxE4XRM7SJByvvJt_BfTG98AUCDuRk1G-JWL4f_MhUfQ&__tn__=%2CO%2CP-R ).
La coscienza indica, quindi, il porsi dell’uomo davanti al bene o al male, obbligato a scegliere, impegnando sia la volontà per scegliere e volere, sia l’intelligenza, per distinguere il bene e il male. A tal proposito nell’enciclica “Veritatis splendor” di San Giovanni Paolo II viene sottolineato che si tratta della scelta della fede, dell’obbedienza alla fede che opera mediante la carità e da qui è chiamata a fruttificare nelle opere; mediante tale scelta l’uomo è capace di orientare la sua vita e di tendere, con l’aiuto della grazia, verso il suo fine, seguendo l’appello divino, per cui non è pensabile separare l’opzione fondamentale dalle azioni concrete compiute quotidianamente.
Comparativamente puntualizzo che il citato Giudice Vitale sottolinea che si dà qui dunque per acquisito, per un verso, che la fede – qualora se ne abbia il dono – rimane parte integrante ed ineliminabile della coscienza giudicante e che, per altro verso, essa non mortifica, ma anzi esalta, dotandola di una più raffinata sensibilità, la capacità euristica propria del giurista.
E siccome abbiamo testé parlato di coscienza, mette conto di soffermarsi brevemente su come, della coscienza del giudice, si tratti nelle pagine della intervista qui commentata.
E debbo dire che se ne tratta in modo alquanto originale, dal momento che mentre si afferma da un lato che “la tutela effettiva dei diritti” potrà realizzarsi soltanto attraverso “una maturazione della coscienza collettiva e un ritorno a ragionamenti lucidamente argomentati”, da un altro lato, si ribadisce che dal momento che “il magistrato è istituzionalmente deputato ad attuare un interesse generale”, ciò, in alcuni casi, “impone la limitazione della sua libertà di coscienza”.
Insomma, un’idea di coscienza alquanto singolare – non me ne voglia Gabriella Luccioli – in forza della quale nel caso essa sia collettiva è bene che si espanda e maturi, mentre in caso sia quella del giudice, allora va limitata nell’interesse generale (cfr. la base della giustizia divina in Gv 3,16-21 “Dio ha mandato il Figlio nel mondo.16Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
18Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 19E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. 20Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. 21Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio” (abbiamo presente il ruolo giudicante in Persona Christi del Sacerdote durante la confessione?).Come ho già puntualizzato, se uno va od opera in chiesa, prega regolarmente, segue il Vangelo e studia i testi del Magistero della Chiesa dovrebbe comprendere parallelamente anche tale spirituale ruolo “ giudicante” ed esegetico del Presbitero di oggi (cfr. il mio articolo concordato con il menzionato nostro amico fraterno Don Salvatore Lazzara:%3DIwZXh0bgNhZW0CMTAAYnJpZBExb0VJUk9KSWhmbUpkdjZNRAEeIUjelDHuBBcIhttps://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.korazym.org%2F104141%2Fla-figura-del-sacerdote-nel-terzo-millennio-evoluzione-formativa-2%2F%3Ffbclid_hOzERqdU5K7iWoDE_aem_mrfIb7YZcBoS9AQR5g-YzQ&h=AT0mwpHJNPJouCCf-iChsaY9Z3G8yT8iZlZnb36honYFOYWjrHX8S92Rnz9QxRtOeE0sBiZ8C1EKJMq3OjQNDFVMJSKZVzzC80R_ngSY_E9bQaEPXolSR-2S657qLnWuaDnY ).
Oltre l’invisibilità: in audizione al Senato la FISH sottolinea il valore democratico del lavoro di cura
In attesa dell’avvio della discussione parlamentare nelle Commissioni competenti sul DDL caregiver, approvato a gennaio dal Consiglio dei Ministri, la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle persone con disabilità e famiglie) è intervenuta oggi, 5 febbraio, presso la Commissione straordinaria diritti umani del Senato per richiamare l’attenzione sul legame inscindibile tra diritti delle persone con disabilità e diritti dei caregiver familiari, sottolineando come l’assenza di una disciplina organica e strutturale continui a produrre gravi diseguaglianze e violazioni sistemiche.
La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con la legge n. 18 del 2009, afferma con chiarezza che ogni violazione dei diritti delle persone con disabilità costituisce una violazione dei diritti umani. Un principio che trova piena coerenza negli articoli 2, 3, 32 e 38 della Costituzione italiana, che impongono alla Repubblica il dovere di garantire i diritti inviolabili della persona, l’eguaglianza sostanziale, il diritto alla salute e un sistema di assistenza pubblica adeguato.
La solidarietà non può, quindi, tradursi in una delega integrale alle famiglie. Quando il carico assistenziale grava in modo esclusivo e continuativo sui caregiver familiari, senza tutele, riconoscimenti e supporti adeguati, si realizza una distorsione del principio costituzionale di solidarietà e si compromette l’effettività dei diritti delle persone con disabilità.
Il percorso normativo nazionale ed europeo (dalla legge di bilancio 2018 al decreto legislativo n. 29 del 2024, dalla Direttiva (UE) 2019/1158 fino alla recente sentenza n. 38 del 2024 della Corte di giustizia dell’Unione Europea sugli accomodamenti ragionevoli per i lavoratori caregiver) converge verso un dato inequivocabile: senza una disciplina organica sul caregiver familiare, i diritti fondamentali restano sulla carta.
“Riconoscere e tutelare i caregiver familiari non è una concessione, ma un dovere costituzionale: senza una legge organica i diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie restano incompleti e diseguali”, dichiara il presidente della FISH Vincenzo Falabella.
La FISH continuerà a seguire con attenzione l’iter del decreto e auspica che il confronto nelle Commissioni competenti possa portare a scelte coerenti con i principi costituzionali e con gli obblighi internazionali assunti dall’Italia.
In cammino. Pellegrini e pellegrinaggi: approfondimenti ed esperienze
Sono migliaia i pellegrini che nell’anno giubilare si sono messi in viaggio per varcare le porte sante o vivere un momento di sosta nei luoghi giubilari presenti anche nelle diocesi del Triveneto. All’esperienza del pellegrinaggio è dedicato il libro In cammino. Pellegrini e pellegrinaggi. Approfondimenti ed esperienze, nuova pubblicazione di Triveneto Theology Press, che raccoglie gli atti del convegno tenutosi tra Padova e Vicenza nel marzo dello scorso anno, a cura di Leopoldo Sandonà e Paolo Spolaore. Il libro è open access, scaricabile gratuitamente dal sito www.fttr.it (link diretto alla pagina https://www.fttr.it/in-cammino-pellegrini-e-pellegrinaggi-approfondimenti-ed-esperienze/).
La prima parte è dedicata all’approfondimento storico, antropologico e sociologico, con alcuni focus tematici specifici di ambito biblico, interreligioso e con riferimento alla frontiera digitale; nella seconda parte trovano spazio le descrizioni di diversi cammini presenti in territorio triveneto.
“Sperimentare i cammini è fare memoria e riscoprire il passato, vivere il presente nell’accoglienza e progettare il futuro con la sensibilizzazione, il monitoraggio e l’informazione”, sottolinea Leopoldo Sandonà nell’introduzione al testo.
“Diventare pellegrini è un modo concreto di ricercare l’essenziale” scrive nella presentazione del libro Maurizio Girolami, preside della Facoltà teologica del Triveneto. “Nel pellegrinaggio si è chiamati a diventare autentici proprietari di sé, assumendosi la responsabilità della propria vita e del modo di relazionarsi agli altri; forse è proprio questa l’unica terra promessa posta nelle mani degli uomini. Diventare pellegrini è un atto di coraggio che porta in sé la promessa di una libertà e di una comunità che fa sentire ciascuno a casa propria”.
Santità: pane quotidiano
Il sorriso dei ragazzi della catechesi, assiepati sul sagrato della chiesa, era incantevole. Era appena sceso dalla macchina un loro coetaneo o poco più: Carlo Acutis. In verità, erano solo le reliquie di questo adolescente santo. Sì, una vita breve, quindici anni solamente. Ma “una vita è veramente bella solo se si arriva ad amare Dio sopra ogni cosa” ripeteva sempre lui. Ed era stato, per davvero, il suo caso.
La parrocchia di Sant’Agostino (Reggio Calabria), così, alla tenera luce di un sabato sera di fine gennaio, accoglieva in piazza le reliquie di Carlo Acutis. Di un giovane santo, che, sorridendo a Dio, era salito in cielo con le sue stesse snakers, le scarpe da ginnastica. Intensa l’emozione, quella sera. Grande partecipazione di popolo al momento di accogliere da parte del parroco il prezioso reliquiario, mentre tutti i Piccoli Fratelli e Sorelle dell’Immacolata facevano corona.
“C’era tanta gente ‘nuova’ – confessa una catechista, – ma eravamo una cosa sola”. Nell’Eucaristia solenne che seguiva ognuno respirava un clima di sorprendente freschezza spirituale. A pieni polmoni. “La visita di Carlo, – mi sussurra Stefania – ha riempito veramente la parrocchia di gioia e spiritualità”. La piccola sorella Francesca, poi, tratteggiava la figura del giovane, rendendola viva e attuale. “Tutti siamo chiamati alla santità, – sorrideva tra le parole – non per essere perfetti, ma semplici e veri”.
Carlo indicava, così, la via per raggiungerlo lassù: la fede, la carità, i poveri e gli ultimi come passaporto. “Se ci lasciamo trasformare dalla Parola – commentava padre Francesco, presiedendo la liturgia – se viviamo l’ordinarietà con passione, entriamo nel piano d’amore di Dio: la santità”. La presenza spirituale del giovane accarezzava l’anima di tutti i presenti insieme alle loro difficoltà quotidiane, operando quel miracolo che prende il nome di fiducia. E ‘legava i cuori gli uni gli altri in una comunione che quasi si toccava….’, confessa Caterina.
Il cammino di santità e di luce nella parrocchia di Sant’Agostino continuava nei giorni seguenti con la Candelora. All’inizio della Messa, di primo mattino, quasi una scia luminosa si muoveva dal portone centrale, lungo la navata, tra canto e preghiera. Ognuno portava convinto la sua candela e la sua supplica. La Candelora, come sempre, sapeva intrecciare fede, tradizione ed emozione. E già alla vigilia, domenica, a tutte le messe ognuno riceveva una candela di cera d’api dal profumo di miele e una preghiera: ambedue da accendere in casa.
“Insegnaci, Signore, – iniziava la preghiera – a riconoscere la tua luce in ogni istante della nostra vita, nei volti che incontriamo, nella sofferenza o nella gioia che viviamo”… Così, ognuno poteva ripetere con Simeone, anche nell’umiltà delle pareti domestiche: ‘I nostri occhi hanno visto, finalmente, la Tua salvezza!’
Maimone: Il turismo religioso non è marginale e merita piena promozione nelle iniziative internazionali
Fino al 12 febbraio, Milano diventa il cuore del turismo internazionale con la BIT – Borsa Internazionale del Turismo, la principale fiera italiana dedicata ai viaggi. Tour operator, enti, professionisti del settore e appassionati da tutto il mondo si incontreranno nei padiglioni di Fiera Milano Rho per scoprire le nuove tendenze del turismo, approfondire le innovazioni del settore e creare le connessioni strategiche che guideranno il futuro del viaggio.
La BIT rappresenta non solo un luogo di confronto economico e professionale, ma anche uno spazio privilegiato in cui il turismo religioso può essere valorizzato come leva culturale, sociale e spirituale, capace di integrare tradizione, innovazione e dialogo tra i popoli.
In questo contesto, mercoledì 11 febbraio 2026, alle ore 19:30, presso Palazzo Biandrà, sede di Banca Mediolanum nel cuore di Milano, si svolgerà la VI edizione del Premio Internazionale Voucher – Turismo, Cinema, Moda, Musica e Comunicazione, ideato da Anna Di Maria e Paky Arcella.
L’evento coincide con le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, iniziativa globale che unisce sport, culture e popoli, promuovendo valori universali di collaborazione, comprensione e incontro. Così come le Olimpiadi favoriscono l’integrazione tra diverse tradizioni, il turismo in generale, e in particolare quello religioso, svolge un ruolo analogo: costruisce ponti tra le persone, permette la conoscenza reciproca e valorizza il patrimonio culturale e spirituale di ogni territorio.
Il tema della serata sarà incentrato su Sport, Benessere e qualità della vita, con una particolare attenzione alle eccellenze enogastronomiche italiane, interpreti di tradizione, innovazione e sostenibilità, capaci di raccontare il Paese attraverso gusto, creatività e autenticità, insieme alla ricchezza dei percorsi turistici religiosi che attraversano tutto il territorio nazionale.
L’iniziativa gode del patrocinio del Ministero del Turismo e di Regione Lombardia, consolidando il suo ruolo istituzionale e la capacità di attrarre attenzione internazionale sui temi della sostenibilità, dell’innovazione e della competitività del sistema turistico italiano, rafforzando al contempo il riconoscimento del turismo religioso come componente essenziale del sistema turistico nazionale e internazionale.
Tra i premiati di questa edizione figurano: Rai Sport per la Comunicazione, ITA Airways per il Turismo, l’AIC – Associazione Italiana Coltivatori per la valorizzazione dei territori, Germano Lanzoni per il Cinema, Pietruccio Montalbetti, fondatore dei Dik Dik, per la Musica, e Gianni Caputo by Donna Fur per la Moda. Ogni riconoscimento testimonia l’impegno di protagonisti e organizzazioni che incarnano i valori dell’eccellenza italiana, con un’attenzione particolare all’innovazione sostenibile, alla creatività e alla promozione del patrimonio culturale e territoriale, valorizzando anche i percorsi e i luoghi del turismo religioso che contribuiscono a rafforzare l’identità e la coesione dei territori.
Nel contesto della BIT – punto di riferimento globale per l’analisi e la progettazione delle dinamiche turistiche – il turismo religioso emerge oggi come un settore di straordinaria rilevanza strategica, culturale ed economica. La sua centralità si rafforza ulteriormente alla luce delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, evento internazionale che offre una straordinaria opportunità per ripensare il turismo come sistema integrato di sviluppo, cultura, spiritualità e dialogo tra i popoli. Le Olimpiadi, come il turismo religioso, promuovono valori universali e rappresentano strumenti concreti di apertura, incontro e collaborazione internazionale.
In questo scenario, Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso, presenterà la Rete Mondiale a Milano, nel corso del Premio Internazionale Voucher, sottolineando il ruolo crescente del turismo religioso come leva di innovazione e promozione territoriale:
“Il turismo religioso non rappresenta un segmento marginale o secondario; al contrario, in iniziative di portata internazionale come la BIT, così come in altre manifestazioni di rilievo nel settore turistico, esso deve essere pienamente valorizzato e promosso. Esso costituisce oggi una dimensione fondamentale del turismo globale, capace di integrare cultura e spiritualità, economia e sostenibilità, promuovendo la valorizzazione dei territori e il rafforzamento dell’identità dei popoli in un contesto internazionale sempre più interconnesso”.
Le Olimpiadi Milano Cortina 2026 costituiscono un’occasione unica per inserire il turismo religioso nei grandi circuiti turistici internazionali: “Accanto allo sport, all’innovazione e alle infrastrutture, l’Italia può proporsi come luogo di bellezza, accoglienza e profondità spirituale. Il turismo religioso consente di raccontare il Paese nella sua dimensione più autentica e significativa, offrendo al visitatore un’esperienza che va oltre la semplice fruizione estetica e si configura come percorso di senso, incontro e riflessione”.
L’Italia si presenta come un unicum mondiale, una vera e propria ‘cattedrale a cielo aperto’, caratterizzata da una capillare distribuzione di chiese, santuari, itinerari devozionali, luoghi della memoria e percorsi spirituali che attraversano l’intero territorio nazionale. Questo patrimonio, radicato nella storia e nell’identità culturale del Paese, costituisce una risorsa strategica per la rivitalizzazione culturale, sociale ed economica delle comunità locali, con particolare attenzione alle aree interne e meno conosciute.
Il turismo religioso si conferma una componente chiave di questa strategia, in grado di valorizzare territori spesso marginali e di trasmettere valori culturali e spirituali unici. Il turismo religioso, in costante crescita globale, risponde a una domanda turistica sempre più orientata verso esperienze autentiche, trasformative e sostenibili: “Il viaggio religioso non si limita alla visita dei luoghi, ma diventa esperienza di incontro, di contemplazione e di dialogo. Esso promuove pace, coesione sociale e comprensione reciproca, incarnando pienamente le istanze di un turismo orientato al benessere, al senso e alla qualità della vita”.



























