Scritti da: Giuseppe Brienza
Incontro a Roma per celebrare i cento anni dal Nobel a Grazia Deledda
A cento anni dal Nobel (1926-2026) conferito alla scrittrice sarda Grazia Deledda (1871-1936), i romanzi e la figura di questa eccezionale ‘signora della scrittura’ stanno tornando a suscitare l’interesse della nostra editoria.
La Biblioteca Nazionale Centrale (BNCR) e l’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna (ISRE), infatti, presenteranno a Roma giovedì 29 gennaio (Sala 1 della BNCR, viale Castro Pretorio 105, ore 16) varie pubblicazioni uscite in occasione dell’anniversario. Si tratta delle due nuove edizioni critiche dei romanzi Elias Portolu (1900) e Cosima (1936), curate da Dino Manca, filologo dell’Università di Sassari, e del primo numero di Grazia/Bollettino di studi deleddiani (Centro Studi Grazia Deledda-ISRE, Anno I, numero 1, dicembre 2025, pp. 228).
I volumi, che inaugurano la nuova collana di Studi deleddiani, nonché la rivista a cadenza annuale, fanno parte di una più ampia e organica proposta editoriale e di ricerca finalizzata alla valorizzazione della personalità e dell’opera della scrittrice sarda più famosa nel mondo e unica donna italiana a vincere il Nobel per la letteratura, alla base del Protocollo di intesa siglato tra la Biblioteca Nazionale Centrale e l’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna – Centro Studi Grazia Deledda di Nuoro, finalizzato a sostenere la valorizzazione e la fruizione dei fondi di Grazia Deledda conservati presso la BNCR e l’ISRE.
L’autrice dell’opera universalmente nota Canne al vento (1913), nativa di Nuoro, sposò Palmiro Madesani nella sua città natale nel 1900. Subito dopo partirono insieme e si stabilirono a Roma. Da questo momento in poi il marito, che morirà dieci anni dopo di lei, divenne il più grande sostenitore del talento della moglie-scrittrice che, con il capolavoro Canne al vento, costituirà un esempio di protagonismo silenzioso nell’emancipazione femminile tra Ottocento e Novecento. Un esempio non ideologico ma, anzi, favorevole all’essenziale missione della donna quale madre (la Deledda ebbe due figli) e sposa e, forse è anche per questo che, nella seconda metà del Novecento, la scrittrice non è stata molto celebrata e ripresa nel nostro Paese.
Il giornalista e saggista Filippo Maria Battaglia, ad esempio, in un suo saggio l’ha annoverata fra gli Autori ‘sommersi e dannati’ del secolo scorso (cfr. I sommersi e i dannati, La Vita Felice, Milano 2013). Rileviamo quindi con favore, oltre alle iniziative istituzionali appena citate, anche l’interesse recentemente dimostrato alla Deledda da parte della piccola, meritevole (come spesso accade) editoria. Parliamo del libro dell’insegnante e romanziera Laura Vallieri intitolato Grazia Deledda. Cuore indomabile (Edizioni Ares, Milano 2024, pp. 280), che traccia il profilo di una voce tra le più potenti della letteratura italiana, una vera pioniera che con sguardo acuto e appassionato ha superato barriere culturali e temporali, rivelando la bellezza e la complessità della condizione umana.
Si tratta di una biografia che, confidiamo, potrà contribuire a valorizzare, soprattutto nella scuola e sui media, la sensibilità, l’impegno professionale e il talento di una donna che, tra rigidità e sofferenze, è riuscita a emergere e a imporsi all’attenzione generale, per il bene della sua famiglia, della sua terra e dell’intera cultura italiana.
Don Álvaro Granados (1964-2025): preghiera e incontri a Roma a un anno dalla morte
Il 24 gennaio 2025 ci lasciava prematuramente il teologo spagnolo don Álvaro Granados (1964-2025), indimenticato collaboratore nella Parrocchia di San Josemaría Escrivá (Roma) e Professore incaricato di Teologia pastorale della Facoltà di Teologia della Pontificia Università della Santa Croce.
Per ricordare il sacerdote che, negli ultimi sette anni della sua vita, ha portato sul suo corpo la “croce” della SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica), una malattia degenerativa che gli ha interdetto progressivamente tutte le funzioni vitali, il parroco e la comunità dei fedeli della parrocchia intitolata al fondatore dell’Opus Dei hanno organizzato sabato, nel giorno del primo anniversario della sua morte, due incontri per affidare l’anima di don Álvaro al Signore e, al tempo stesso, promuoverne la conoscenza e la preghiera d’intercessione.
Il primo appuntamento sarà la mattina, alle ore 11, nel Mausoleo dedicato al sacerdote nel cimitero di Prima Porta in via Flaminia Km 14,400 (Roma), per la recita del Santo Rosario. La sera, invece, alle ore 18.30, il parroco della chiesa di San Josemaría Escrivá, don Enrico Aguiló, celebrerà una Messa in suffragio per don Álvaro nella Parrocchia che si trova nella zona di Roma Sud, a poca distanza dall’Abbazia delle Tre Fontane. In questa chiesa il sacerdote spagnolo ha vissuto per due periodi – per un totale di quindici anni – intervallati dal servizio accademico e pastorale prestato sempre nella Capitale ma abitando altrove.
Dopo la Messa ci sarà la possibilità di visitare la stanza di don Álvaro, attigua alla parrocchia, lasciata così com’è con i suoi libri e l’arredo semplice in segno di riconoscente memoria e venerazione da parte di tutta la comunità.
Sono in effetti da tempo continue le visite alla tomba del sacerdote, collocata non a caso in un cimitero civile in continuità con la chiamata alla santificazione delle realtà temporali di chi ha donato la sua vita alla Chiesa, come don Álvaro, seguendo la vocazione nell’Opus Dei.
Quello di Álvaro Granados è stato un esempio di fedeltà molto “normale”, di quella «classe media della santità» di cui Papa Francesco ha parlato nell’Esortazione Apostolica “Gaudete et exultate” sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo (19 marzo 2018, n. 7). Non certo “normale”, invece, è stato il suo sacrificio. «È una malattia pesante, dura – disse della SLA rispondendo ad una domanda di un’intervista –, ma mi ha permesso di maturare e soprattutto di capire quali sono le cose che veramente contano nella vita.
Oltre al valore della fede cristiana, in questi anni di infermità, ho scoperto e riscoperto il grande valore delle relazioni umane, ciò per cui vale veramente la pena lottare in questo mondo. Chi ha molte relazioni con le persone è ricco, chi non ne ha è povero» (cit. in Giuseppe Muolo,“Ho la Sla, ma resto sacerdote fino in fondo”, Avvenire, 30 maggio 2024).
La forza per resistere ed offrire la malattia gli è sempre venuta dal Vangelo. Ma quali sono i passi che gli sono stati più di aiuto e conforto nel momento della sofferenza? «C’è l’imbarazzo della scelta – disse pochi mesi prima di morire –. Ma mi ricordo spesso il passo della vedova al tempio, che con due spiccioli riesce a entusiasmare Cristo, cioè Dio. Io penso che offrendo a Lui le piccole cose della mia malattia, gli acciacchi, un dolore improvviso, un momento di disagio, è come se mi avvicinassi al comportamento della vedova. Non sto dando niente concretamente, ma per Dio è tanto, è tutto. Lo riempie di amore. Offrendo i piccoli e grandi disagi che attraverso, posso colmare di gioia il cuore di Dio. Questo mi entusiasma e mi aiuta a dare un senso alla mia malattia».
Anche la parte finale della sua esistenza don Álvaro l’ha vissuta ad imitazione «di coloro che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio» (Gaudete et exultate, n. 7). Pochi giorni prima di morire nella sua piccola stanza della parrocchia di san Josemaría Escrivá, il sacerdote lasciò detto ad una delle sorelle: «Chiedo al Signore la grazia di conservare la vita, così da potergli dare gloria con la mia malattia finché Lui lo vorrà». Nato a Madrid l’11 novembre 1964, Álvaro Granados si era laureato in legge all’Università di La Laguna (Tenerife) nel 1988.
Si era poi trasferito a Roma per studiare teologia nella Pontificia Università della Santa Croce, ateneo nel quale ha conseguito anche un dottorato in filosofia nel 1996. È stato ordinato sacerdote della Prelatura personale dell’Opus Dei nel 1994 e, dal 1995 al 2006, ha lavorato come formatore presso il Seminario internazionale Sedes Sapientiae. È stato anche Rettore del Collegio Sacerdotale Tiberino e, nel 2009, ha conseguito il dottorato in Teologia Pastorale presso l’Università Lateranense.
A tale disciplina don Granados ha dedicato il suo ultimo volume, La casa costruita sulla sabbia. Manuale di teologia pastorale (Edizioni Santa Croce, Roma 2022, pp. 392), che esprime nel modo più efficace la situazione dei cristiani che vivono nella post-modernità, ovvero individui immersi in un contesto nel quale la fede è diventata culturalmente impossibile.
Imminente l’apertura ad Assisi delle celebrazioni ufficiali per l’VIII Centenario del Transito di San Francesco
Dopodomani, sabato 10 gennaio 2026, nella suggestiva cornice della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola (Perugia), saranno aperte alle ore 10 le celebrazioni ufficiali dell’VIII Centenario del Transito di San Francesco di Assisi 1226/2026.
Il rito prenderà significativamente vita presso la ‘Cappella del Transito’ del Poverello d’Assisi, custodita dietro la Porziuncola, che è memoria degli ultimi momenti terreni di san Francesco che, ormai cieco e segnato dalle stimmate, qui volle essere deposto ‘nudo sulla nuda terra’, il 3 ottobre 1226, come gesto supremo di fede nella paternità di Dio e di accettazione della «sorella morte corporale».
Per l’occasione sarà eccezionalmente esposto nella Basilica il più antico dipinto raffigurante san Francesco di Assisi conservato presso il Museo della Porziuncola, ovvero l’opera del cosiddetto ‘Maestro di San Francesco’ (metà del XIII secolo), che raffigura il Santo con le stigmate chiaramente visibili, espressione della sua piena e definitiva conformatio Christi.
Saranno presenti i rappresentanti delle Famiglie Francescane del mondo, fra u quali fra Massimo Fusarelli OFM, Ministro generale dei Frati Minori, fra Carlos Alberto Trovarelli OFM Conv, Ministro generale dei Frati Minori Conventuali, fra Roberto Genuin OFM Cap, Ministro generale dei Frati Minori Cappuccini, Tibor Kauser OFS, Ministro generale dell’Ordine Francescano Secolare, fra Amando Trujillo Cano, Ministro generale del Terzo Ordine Regolare e suor Daisy Kalamparamban, Presidente della Conferenza Francescana Internazionale dei Fratelli e delle Sorelle del Terz’Ordine Regolare. L’intero rito sarà trasmesso in diretta streaming sui canali ufficiali della Provincia Serafica di San Francesco d’Assisi, che gestisce i luoghi francescani storici come la Porziuncola, San Damiano e l’Eremo delle Carceri e coordina la vita spirituale e missionaria dei frati minori in Umbria e Sardegna: https://assisiofm.it/.
“Chiedilo al Don”: risposte di un sacerdote alle domande che avresti sempre voluto fare…
Il libro appena uscito per l’Editrice Punto Famiglia “Chiedilo al Don! Le risposte di un sacerdote alle domande che avresti sempre voluto fare” [Angri (SA) 2025, pp. 116, € 13], raccoglie 20 risposte su temi di fede, vita quotidiana, famiglia, liturgia e morale, offerte da «un sacerdote vero -annota Anna Porchetti, scrittrice e blogger, nella Prefazione -, in carne, ossa e intelligenza naturale, in un mondo sempre più controllato da quella artificiale» (p. 6).
Stiamo parlando di Enzo Vitale, sacerdote e religioso dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, segretario della Società Internazionale Tommaso d’Aquino (SITA) e dottorando in Teologia Morale presso la Pontificia Università della Santa Croce (PUSC). Ospite frequente della trasmissione Cristianità (RAI Italia) e giornalista pubblicista, padre Enzo è già autore di due interessanti libri: L’assistente sessuale per le persone disabili. Analisi dei profili bioetici (Armando Editore, Roma 2021, pp. 128) e “Dammi dei figli se no io muoio” (Gn. 30,1). Dal desiderio di maternità alla maternità surrogata [Tau Editrice, Todi (Perugia) 2022, pp. 134].
Le risposte contenute in questo nuovo lavoro, di taglio divulgativo ma scientificamente e dottrinalmente approfondito, sono suddivise in cinque aree tematiche: 1) Formazione cristiana; 2) Vita spirituale; 3) Matrimonio & morale; 4) Preghiera & vita sacramentale e 5) Curiosità ecclesiali. Domande come, per fare solo alcuni esempi, Le religioni sono tutte uguali?, Che senso ha il digiuno eucaristico?, Che cos’è la devozione al Sacro Cuore?, Se si aspetta un bambino, bisogna sposarsi?, È peccato tradire la fidanzata?, Come si vive la castità nel matrimonio? e Come scegliere padrini e madrine?
Tutte sono il frutto della rubrica settimanale “Chiedi al sacerdote”, curata per il blog https://annaporchetti.it/ che, dall’inizio di quest’anno, è diventata un cult per i naviganti, credenti o meno, della Rete e dei Social Network. I testi sono adatti a lettori di ogni estrazione e, pur non rendendo naturalmente teologi o moralisti esperti, chiariscono però dubbi e/o soddisfano curiosità.
Come scrive lo stesso p. Vitale nell’Introduzione, questo suo ultimo libro «non è, senz’altro, un trattato accademico e neanche un manuale catechetico di consultazione stricto sensu. È pur vero che in passato – e chi ha qualche anno in più dovrebbe ricordarlo – il catechismo si faceva con domande e risposte: si era costretti a mandar tutto a memoria per esser certi di avere la risposta pronta per ogni occasione. La dialettica che, invece, contraddistingue il nostro mondo e che ha in animo di stimolare il ragionamento, complice un appiattimento diffuso nella ricerca del vero, ha annacquato tutto abbassando la qualità delle risposte dalle sublimi altezze della ragione al livello del desiderio personale che si dimostra molte volte disordinato: il rischio, alla fine, che sotto gli occhi di tutti si è avverato, non è tanto quello di avere la verità quanto di imporre il proprio egoistico punto di vista.
Qui le risposte non permettono di certo la memorizzazione, ma come uno strumento a metà strada tra un catechismo e una chiacchierata, si è cercato, man mano, di metter nero su bianco, quello che si direbbe a chi, davanti ad un caffè, porrebbe qualche domanda» (p. 11). Il desiderio di voler essere utile ha spinto l’Autore ad aggiungere un minimo di bibliografia per ciascuna delle domande che, seppur originate da un blog, di fatto sono state integralmente riviste. Pertanto, in tale veste, le singole risposte permettono di approfondire quanto basta i temi trattati per una prima conoscenza di ordine generale dei vari argomenti che, senz’altro, catturano l’attenzione di molti.
Riapre la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria: le editrici cattoliche presenti
Torna a Roma Più libri più liberi (4-8 dicembre, c/o La Nuvola – viale Asia, 40/44), la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria che anche quest’anno coinvolgerà moltissimi editori (quasi seicento) da tutta Italia, con 700 appuntamenti con scrittori da tutto il mondo.
Più libri più liberi, presieduta da Annamaria Malato e diretta da Fabio Del Giudice, è promossa e organizzata dall’Associazione Italiana Editori, con il sostegno del Centro per il libro e la lettura del Ministero della Cultura, la Regione Lazio, il Comune e la Camera di Commercio di Roma e l’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.
Ancor più che negli scorsi anni, la Fiera si propone come un’occasione di incontro e di approfondimento per gli amanti dei libri, sia quelli costanti sia quelli occasionali. Il costo del biglietto di ingresso sarà di 10 euro e, per favorire la partecipazione di bambini e ragazzi, saranno attive la “Tariffa Family”, che consentirà al secondo figlio di entrare gratuitamente e il Buono Libro, che consentirà ai più giovani di avere a disposizione dieci euro per scegliere tra i titoli degli editori che espongono in Fiera quali portare a casa. Il voucher sarà disponibile per gli studenti delle scuole laziali e per gli under30 residenti nella regione.
Il fine essenziale della Fiera è quello dare voce e spazio alla piccola e media editoria che in Italia nel 2024 ha pubblicato 51.915 novità, in crescita rispetto all’anno precedente (+0,9%) e pari al 60,4% dell’offerta editoriale complessiva. Le case editrici attive in Italia, micro, piccole e medie, sono 5.349, in linea rispetto al 2023 (-0,2%).
Il tema della manifestazione di quest’anno è molto evocativo ed è racchiuso nel titolo “Ragioni e sentimenti”, rappresentando anche un modo per celebrare il 250° anniversario della nascita della scrittrice britannica Jane Austen (1775-1817) con un riferimento esplicito al romanzo che ha aperto la strada alla narrativa moderna.
All’interno della Nuvola di Fuksas saranno proposti momenti di incontro con tanti personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo e dell’informazione che si alterneranno sul palco dell’Auditorium: da Alessandro Barbero, che ci porterà dentro le tante versioni della vita di Francesco d’Assisi, passando per il giornalista Marco Travaglio, che tratterà la tensione contemporanea tra guerra, pace e trasformazioni globali, per concludere con il neuroscienziato Stefano Mancuso che presenterà Il cantico della terra, il libro in cui racconta la vita sulla terra attraverso il Cantico delle creature di San Francesco.
Gli appuntamenti in Auditorium dedicati ai più piccoli vedranno sul palco Jeff Kinney, autore bestseller del «New York Times» per la prima volta ospite di Più libri più liberi, con un incontro per ragazzi in occasione dell’uscita di Diario di una Schiappa: Cotto a Puntino!, presentato con Valentina De Poli. Tra gli ospiti della fiera anche Pera Toons fumettista e youtuber, che con il suo Missione risata si ritrova coinvolto in una missione segreta per salvare l’Universo.
Sarà un viaggio alla scoperta di squali, balene e capodogli l’incontro dal titolo I giganti del Mediterraneo con Alberto Luca Recchi e la conduzione di Pino Strabioli. E poi Piero Dorfles con Ritorno a un pugno di libri, un evento ispirato allo storico programma televisivo da lui condotto, per riflettere con Ilaria Gaspari e gli studenti in platea su come si raccontano i libri in TV e su come i media influenzano i consumi culturali. Sempre in Auditorium si terrà la Finale della decima edizione del Premio Strega Ragazze e Ragazzi.
Anche quest’anno la Fiera accoglierà una piccola ma significativa presenza di editori d’ispirazione cattolica come Àncora editrice (Stand P19-P21), la D’Ettoris Editori (Stand P19-P21), Edizioni Paoline (Stand E01), EDB (Stand G29), Effatà Editrice (Stand D01), Libreria Editrice Vaticana (Stand E72) e Il pozzo di Giacobbe (Stand P19-P21).
Per ulteriori informazioni sulla Fiera e sui singoli eventi: www.plpl.it – Ufficio stampa Più libri più liberi: cell. 339 8261077 – posta elettronica: ufficiostampa@plpl.it.
“Le glorie di Maria. Tra XIX e XX secolo”: convegno a Roma sulla Madre di Dio e sul grande Papa che proclamò il dogma della Sua Assunzione in cielo
In occasione del 75° Anniversario della proclamazione da parte di Pio XII del dogma dell’Assunzione di Maria al cielo (1950), nonché nel 100° Anniversario dell’apparizione della Vergine alla Venerabile suor Lucia di Fatima a Pontevedra, in Spagna (1925), il “Comitato Papa Pacelli-Associazione Pio XII” e la Fondazione Lepanto hanno organizzato martedì 9 dicembre a Roma, alle ore 17:30 (Sala Conferenze dell’Istituto di Maria SS. Bambina, via Paolo VI, 21), il convegno dal titolo: “Le glorie di Maria. Tra XIX e XX secolo”.
Presieduto dal card. Dominique Mamberti, Cardinale Protodiacono e Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, l’importante iniziativa di studi storici e mariologici vedrà come relatori mons. Edoardo Cerrato (San John Henry Newman, Dottore della Chiesa e la Beata Vergine Maria), il prof. Roberto de Mattei (Pontevedra 10 dicembre 1925: il messaggio della Vergine a Suor Lucia), l’Avv. Emilio Artiglieri, presidente del “Comitato Papa Pacelli-Associazione Pio XII” (Perché il dogma dell’Assunzione?) e Fr. Mario Paolo Maria Padovano O.P. (La Madonna e la nostra vita interiore).
Nell’occasione sarà presentato, alla presenza del curatore dell’ultima edizione italiana (Prefazione di p. Serafino Tognetti, Ed. Fede e Cultura, Verona 2023, pp. 408) Alessandro Gaudino, il libro del teologo domenicano francese Réginald Marie Garrigou-Lagrange (1877-1964), La Madre del Salvatore e la nostra vita interiore (La Mére du Sauveur et notre vie intérieure). In tale volume, pubblicato originariamente in Francia nel 1948 (in prima edizione italiana nel 1954 per le Edizioni Libreria Fiorentina), sono presentati, fra i vari temi, quelli del fondamento teologico e biblico della “mediazione universale di Maria durante la sua vita terrena” e delle “sofferenze di Maria corredentrice” (Parte II – Capitolo secondo).
L’Autore dimostra come la Vergine Maria, subordinatamente al Figlio di Dio, esercita una regalità universale in qualità di madre del Redentore e, in Lui, madre di tutti gli uomini. Il libro spiega quindi le ragioni dell’eminente venerazione che ogni cristiano deve alla Madre Celeste mediante l’esposizione delle grandi dottrine della mariologia nel loro rapporto con la vita interiore: la predestinazione della Vergine Maria alla maternità divina, il tocco unico che la grazia opera in lei, fino allo sviluppo teologico del suo ruolo di corredentrice e mediatrice di tutte le grazie. La sottomissione di Maria alla volontà di Dio è infatti una fonte inesauribile di virtù quali la fede, la speranza e l’umiltà.
Padre Réginald Marie Garrigou-Lagrange è considerato uno dei principali neotomisti del XX secolo. Ha insegnato a Roma presso la Pontificia Università Domenicana di San Tommaso d’Aquino, l’Angelicum, dal 1909 al 1960. Qui scrisse la sua opera magnum, Le tre età della vita interiore (Les Trois Ages de la Vie Interieure) nel 1938.
Per ulteriori informazioni sul convegno ecco i recapiti del sodalizio promotore: via Luigi Settembrini 30/4, 00195 Roma – comitatopapapacelli@gmail.com.
“Opus Dei. Una storia”: presentazione oggi a Roma del libro che racconta senza filtri la storia dell’Opera fondata da san Josemaria Escrivà
Da anni le Edizioni Ares di Milano pubblicano in Italia le opere di san Josemaría Escrivá (1902), il fondatore dell’Opus Dei, canonizzato da Papa Giovanni Paolo II nel 2002. Particolare successo ha avuto la traduzione di Cammino, un insieme di pensieri per la meditazione innervati da una spiritualità profonda che incoraggia a cercare il soprannaturale nella vita di tutti i giorni, pubblicato per la prima volta in Spagna nel 1934 (66 le edizioni italiane).
Per quanto riguarda invece le biografie dedicate al santo spagnolo, ne sono state pubblicate tante nel nostro Paese da parte di numerose case editrice ma, finora, ne mancava una prettamente dedicata alla storia dell’istituzione, l’Opus Dei, da lui fondata il 2 ottobre 1928. Il volume di José Luis González Gullón e John F. Coverdale Opus Dei, una storia, che esce per Ares con un Invito alla lettura dello storico Agostino Giovagnoli (Milano 2025, pp. 744, euro 22) segue le edizioni recentemente pubblicate in lingua inglese e spagnola e colma un vuoto anche perché ampiamente basato su una ricca documentazione inedita.
Racconta gli inizi dell’Opera senza omettere le incomprensioni, le difficoltà ed i momenti dolorosi attraversati da san Josemaría e dai primi che l’hanno seguito, donne e uomini di ogni ceto sociale che hanno riscoperto grazie a lui la chiamata universale alla santità nel lavoro e nella vita quotidiana.
José Luis González Gullón, è docente di Storia nella Pontificia Università della Santa Croce (PUSC) e membro dell’“Istituto Storico san Josemaría Escrivá de Balaguer”. Specialista in storia religiosa contemporanea in Spagna e di storia dell’Opus Dei, ha pubblicato studi in “The Catholic Historical Review”, “Historia Contemporánea”, “Hispania Sacra” e “Studia et Documenta”.
John F. Coverdale, è dottore in Storia presso la University of Wisconsin e dottore in Diritto presso la University of Chicago. Ha insegnato Storia presso la Princeton University e la Northwestern University e Diritto alla Seton Hall University School of Law. Tra le sue pubblicazioni: Italian intervention in the Spanish Civil War, The Political Transformation of Spain after Franco, Uncommon Courage: The Early Years of Opus Dei.
La prima presentazione a livello nazionale del loro volume si terrà stasera a Roma, alle ore 18:30, presso Elis-Villa Fassini, in via Giuseppe Donati 174.
Dopo i saluti di Don Giovanni Manfrini, Vicario regionale dell’Opus Dei per l’Italia, insieme all’autore José L. G. Gullón interverranno Marc Carroggio, docente di comunicazione alla PUSC, Cecilia Costa, sociologa dell’Università Roma Tre, Roberto Regoli, storico della Pontificia Università Gregoriana e Monica Mondo, conduttrice di TV2000, che coordinerà gli interventi.
A concludere, testimonianze di uomini e donne di diversi ambiti professionali, che vivono ogni giorno, nella propria attività e nella vita famigliare, il principio fondante dell’Opus Dei: la santificazione del lavoro e dei doveri ordinari del cristiano.
Per ulteriori informazioni: ufficio.stampa@edizioniares.it – tel. 02/82770632.
Il Rock Cristiano per la pace: serata a Jesi di “preghiera in musica” con i The Branches
Domani, lunedì 3 novembre, alle ore 19, il gruppo Rock Cristiano dei The Branches animerà nella Chiesa dell’Adorazione di Jesi (piazza della Repubblica 4) un incontro di preghiera, musica e adorazione eucaristica per la pace. Tra i fondatori della band, nata nel 2016 per un’ispirazione nata durante la GMG di Cracovia, Cristiano Coppa, che è insegnante di religione, musicista, cantante e compositore originario di Jesi.
Per dieci anni (dal 2001 al 2011) ha suonato il basso nel gruppo Heavy Metal di Fabriano Death Riders, un progetto nato tra i banchi scuola grazie al quale ha pubblicato nel 2011 il primo album Through Centuries of Dust. Successivamente intraprende un progetto solista di Christian Metal che lo porterà, nel 2022, ha editare il suo EP (cioè, album breve) intitolato Prayer in The Battlefield (Preghiera sul campo di battaglia). Nel 2023 pubblica il singolo Chains Of Sadness, per la promozione del quale l’omonimo video grazie alla collaborazione del videomaker israeliano Eli Lev. L’abbiamo incontrato mentre è impegnato nella promozione dell’ultimo singolo dei The Branches “Guidami”.
Con i The Branches hai in programma una particolare “preghiera in musica” per la Pace in una chiesa di Jesi, organizzata con l’aiuto del vescovo Mons. Paolo Ricciardi, ce ne puoi parlare?
Si tratta di un momento di preghiera e musica per chiedere al Signore il ritorno della Pace nel mondo e, soprattutto, in Terra Santa e in Ucraina. La serata è aperta a tutti e confidiamo sarà partecipata non solo da chi frequenta abitualmente la chiesa dell’Adorazione di Jesi. Siamo davvero felici di aver promosso questa iniziativa, alla quale come hai anticipato parteciperà anche il nostro vescovo Don Paolo Ricciardi. Personalmente invito chi può prendervi parte o, se impossibilitato, a organizzarne ed a viverne di simili!
Come si articolerà il concerto-preghiera del 3 novembre?
Dal punto di vista musicale presenteremo dal vivo brani del nostro repertorio, costituito principalmente da cover di grandi gruppi e interpreti del Rock Cristiano come i The Sun, i Reale, Hillsong, Chris Tomlin, i Planetshakers, ecc…. Recentemente abbiamo pubblicato il nostro primo singolo “Guidami”, una preghiera dai toni meditativi e intimi. Stiamo già lavorando in studio al nostro secondo singolo “My Saviour King” dalle sonorità hard rock/heavy metal. Il 3 novembre nella chiesa dell’Adorazione di Jesi animeremo il nostro incontro di preghiera e di adorazione per la pace alternando diverse canzoni del nostro repertorio, compresa Guidami che in sostanza è una preghiera di affidamento al Signore, con dei brani sul tema della pace in generale.
Veniamo ora al Christian Metal, un genere musicale che ha assunto da alcuni decenni una specifica rilevanza all’interno del Rock contemporaneo. A quali artisti internazionali ti ispiri?
A livello internazionale, per quanto riguarda il Christian Metal o White Metal, ho trovato una grande fonte di ispirazione negli Stryper, nei Theocracy, nei Saviour Machine, ma anche in band che non rientrano formalmente nel genere pur condividendone i contenuti, come gli Warlord e gli W.A.S.P. dopo la conversione al Cristianesimo del leader Blackie Lawless.
Come ci puoi descrivere la scena italiana dell’Heavy Metal d’ispirazione cristiana?
La scena italiana, sia in ambito rock che in quello Metal di ispirazione cristiana, è ancora poco supportata e sviluppata. Purtroppo, nel nostro Paese, il monopolio della musica leggera da una parte e un certo bigottismo dall’altra hanno portato sempre a boicottare e demonizzare fin dalle origini il vero Rock (intendo non quello annacquato e mainstream) e quindi anche il Metal. Senza dubbio hanno dato una buona risonanza al Rock Cristiano gruppi come The Sun, i Reale e i Kantiere Kairos. In ambito Metal chi ha dato recentemente più risalto al genere sono sicuramente i Metatrone ma esistono anche molte altre band, ricordo per esempio con affetto Fratello Metallo, pseudonimo di Cesare Bonizzi [(1946-2024), frate francescano] che, fino a una ventina di anni fa, benediceva le edizioni del più importante festival musicale italiano del genere, Gods Of Metal, prima dell’inizio dei concerti.
Ci descrivi il testo di Prayer in The Battlefield, un brano nel quale si riesce molto bene a mio avviso a dare grande rilievo al significato spirituale del messaggio assieme alla musica…
Prayer In The Battlefield è una canzone che parla di sogni infranti, di anime che vogliono essere liberate e di un campo di battaglia da cui si leva una preghiera incessante. È un brano che vuole infondere speranza proprio in quei frangenti (purtroppo attuali) che vedono la corruzione, la violenza e l’ingiustizia minacciare le sorti dell’umanità. È un grido dell’anima che, di fronte al naufragare di ogni speranza, torna ad accendersi grazie alla scintilla divina che dona nuova forza alla lotta spirituale.
Ci parli ora del tuo singolo solista Chains Of Sadness, uscito a poca distanza dallo scoppio della guerra a Gaza?
Chains Of Sadness è un brano che vuole far sentire, non solo pensare, il dramma e l’assurdità della guerra. La spirale di violenza e di devastazione a cui assistiamo ogni giorno nasce da un sacrificio celebrato sull’altare sbagliato: quello del potere. È una canzone che mette in guardia da un rischio ricorrente: ogni volta che, nella coscienza, sacrifichiamo la nostra umanità in cambio di ciò che non è vita, inneschiamo la miccia di un nuovo massacro. Quando ho scritto il brano, nei primi mesi del 2023, avevo davanti agli occhi le immagini strazianti della guerra in Ucraina, in questi mesi uno scenario altrettanto straziante si sta ripetendo in Terra Santa…
Padre Maurizio Botta: “L’inferno… che tristezza!”
Padre Maurizio Botta, piemontese classe 1975, prima di scoprire la vocazione religiosa nella Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, ha frequentato i migliori istituti di formazione superiore, dal Liceo Classico “Giuseppe e Quintino Sella” di Biella, nel quale ha conseguito il diploma nel 1994 all’Università Bocconi di Milano dove si è laureato in Economia Aziendale nel 1999.
Nel 2000 è entrato a far parte come novizio della Congregazione fondata a Roma ed eretta canonicamente da Papa Gregorio XIII nel 1575, iniziando contestualmente gli studi in Filosofia e Teologia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. Ha ricevuto il Baccellierato in Teologia nel 2006 e, nello stesso anno, è stato ordinato sacerdote a Biella dal Vescovo della diocesi (oggi emerito) mons. Gabriele Mana.
Da circa vent’anni esercita il suo ministero nella Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri di Roma, attualmente come viceparroco della Parrocchia di Santa Maria in Vallicella (via della Chiesa Nuova, 3). In questa storica chiesa del centro della Capitale, fra l’altro, guida brillantemente un ciclo di catechesi destinato ai giovani dal titolo I Cinque passi.
È collaboratore dell’Ufficio Catechistico della Diocesi di Roma e conduce periodicamente catechesi e meditazioni per il movimento di preghiera e formazione cattolica ideato da Costanza Miriano “Monastero Wi-Fi”.
Oggi pomeriggio padre Botta presenta a Bologna, assieme a Giovanni Lindo Ferretti, noto soprattutto per essere stato il cantante e paroliere della band CCCP – Fedeli alla linea e delle sue successive “incarnazioni” (CSI e P.G.R.) il suo ultimo libro L’inferno… che tristezza! Su fede e buonumore (Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2025, pp. 288, €19), arricchito da una Prefazione dello stesso cantautore e amico.
Nel libro padre Botta risponde con stile semplice e accattivante ad alcune provocazioni e polemiche che spesso sono scagliate contro la fede cristiana, da quella di essere una religione “dei divieti”, e quindi schiacciante, terribile, a quella di essere “nemica” dei legittimi piaceri della vita.
L’appuntamento per approfondire tutto ciò è quindi per oggi, nella sala conferenze del Convento di San Domenico (piazza San Domenico 13, Bologna) alle ore 17.00. L’ingresso è libero e, per ulteriori informazioni si può scrivere alla casella di posta elettronica esdmultimedia@gmail.com oppure telefonare al numero 331/92.41.537.
La canonizzazione del medico venezuelano José Gregorio Hernández, occasione di speranza per un Paese segnato dalla crisi e dalla dittatura
Domenica 19 ottobre sono stati proclamati due santi provenienti dal Venezuela: il “medico dei poveri” José Gregorio Hernández Cisneros (1864-1919) e la fondatrice della congregazione delle Serve di Gesù suor María Carmen Rendiles Martínez (1903-1977). Come deciso da Leone XIV nel suo primo Concistoro del 13 giugno due santi “in un colpo solo”, i primi del Paese oppresso da oltre 25 anni dalla dittatura militare/comunista prima di Hugo Chávez (1954-2013) e poi di Nicolás Maduro, quest’ultimo recentemente accusato anche di essere coinvolto in un traffico internazionale di stupefacenti.
Ogni canonizzazione è, in sé, un atto di pace. Nel caso del Venezuela, però, la Chiesa di Papa Prevost non solo ha proposto nuovi modelli di vita cristiana, ma ha offerto alla società latino-americana «ponti di comunione là dove la politica o il dialogo falliscono», come affermato dall’arcivescovo Edgar Peña Parra, sostituto della Segreteria di Stato, nel suo intervento al simposio “Testimonianze per un processo di pace: la sfida dei nuovi santi venezuelani” (Pontificia Università Lateranense, 17 ottobre 2025).
Nel suo intervento monsignor Peña Parra ha anche ricordato esempi di santi che hanno segnato la storia dei loro popoli: san Óscar Romero, santa Teresa di Calcutta, san Martín de Porres e san Tommaso Moro: figure che mostrano come la santità possa ispirare trasformazioni sociali. «Non si tratta di negoziare interessi, ma di rendere possibile l’incontro tra coloro che sembrano inconciliabili», ha aggiunto.
L’arcivescovo ha quindi presentato il nuovo santo José Gregorio come un esempio concreto di “diplomazia dell’incontro”: «Medico, credente, cittadino, uomo di scienza e di preghiera, seppe unire l’umano e il divino, la scienza e la fede, il servizio e la contemplazione».
Nella sua riflessione teologica e pastorale, Peña Parra ha proposto di intendere la canonizzazione del “medico dei poveri” come «un segno di Dio e un’opportunità per gli uomini, poiché invita a riconoscerci come fratelli, a sanare la sfiducia e a ricostruire la convivenza sulla verità e la giustizia». Per questo secondo il sostituto della Segreteria di Stato l’evento della canonizzazione dei primi due santi venezuelani costituisce «un momento di unità nazionale in cui tutti i venezuelani – credenti o meno – potranno riconoscersi in un simbolo condiviso».
A conclusione del suo discorso, il presule ha rimarcato il fatto che l’elevazione del “medico dei poveri” all’onore degli Altari è un messaggio universale, poiché la Chiesa sta ricordando al mondo che il Venezuela è molto più di ciò che i media mostrano: «È una terra capace di produrre frutti di santità, e annuncerà che la pace è possibile quando uomini e donne trasformano la loro vita in dono».
La vita del dottor Hernández Cisneros fu dono non solo perché nell’esercizio della sua professione privilegiò i tanti poveri che vivevano in Venezuela, dai quali non prendeva alcun compenso e anzi dava spesso i soldi per le medicine, ma essenzialmente perché alla sua azione profondamente umana unì un qualcosa che trascendeva l’attività professionale: non prescriveva solo farmaci ma, prima, indicava la preghiera e l’accettazione della volontà di Dio come parte della cura.
José Gregorio ha svolto la sua professione di medico come un sacerdozio, arrivando persino a offrire la propria vita per la pace in Europa, continente nel quale ha conseguito la specializzazione (a Parigi, per la precisione). Come detto, però, la sua intercessione è offerta principalmente al Paese sudamericano che gli ha dato i natali e che, dal 1999, sta attraversando una stagione storica difficilissima, fatta di mancanza di libertà e democrazia, crisi economiche, emigrazione di massa.
In Venezuela Hernández Cisneros si mobilitò nel più grave periodo di emergenza del secolo scorso, ovvero la diffusione dell’epidemia di “spagnola” del 1918. Per curare i malati fondò un laboratorio e fu anche insegnante, guadagnandosi la stima anche di molti colleghi non credenti (fu ad esempio componente dell’Accademia Nazionale di medicina, su invito del fondatore, Luis Razetti).
Per la Conferenza episcopale venezuelana, presente, con molti vescovi, al rito di canonizzazione, in piazza san Pietro, l’inserimento nel calendario universale dei primi santi venezuelani è un onore per l’intera nazione: «Per questo motivo, la loro canonizzazione non può ridursi a gesti esteriori di gioia e a omaggi artistici e culturali che vengono loro resi pubblicamente, ma deve favorire una profonda riflessione sul presente e sul futuro della nostra patria, alla luce delle virtù che questi santi hanno vissuto in profondità. È un forte stimolo affinché tutti i venezuelani si incontrino e si apprezzino come figli della stessa Patria e fratelli tra loro».
L’unica biografia del nuovo santo uscita in Italia è stata appena pubblicata dalla giornalista (vaticanista dell’ANSA) Manuela Tulli per le Edizioni Ares. S’intitola José Gregorio Hernández. Il primo santo del Venezuela (Milano 2025, pp. 144, euro 14) ed evidenzia come, a motivo del suo servizio per i poveri e tra i poveri, il dottor Hernández Cisneros fu conosciuto e amato al punto che alla sua morte si fermò l’intero Paese.
Morì il 29 giugno 1919 in un incidente, il giorno dopo aver detto: «Offro la mia vita per la pace nel mondo». In quelle stesse ore veniva resa pubblica l’avvenuta firma del Trattato di Versailles, che pose fine alla Prima guerra mondiale, mentre la notizia della sua morte sortì un duraturo effetto di distensione nel Venezuela del generale Juan Vicente Gómez (1857-1935), che fu presidente della Repubblica (nel suo secondo mandato) dal 1922 al 1929.




























