Scritti da: Andrea Gagliarducci
Alla scoperta degli eremi dimenticati: Grotta di San Venanzio, Raiano
San Venanzio decise di ritirarsi lì, nel punto in cui la gola si restringe maggiormente e dove il fiume Aterno forma una piccola cascata. L’eremo si vede ancora, dalla cascata. San Venanzio vi abitò nel ‘200. E’ lì che ci guida il nostro terzo viaggio alla scoperta degli eremi dimenticati.
La visita di Papa Francesco a Greccio, con gli occhi puntati alla stella
Ai giovani ha detto di “seguire la stella”, quella “stella speciale che mi spinge a fare qualcosa di più, qualcosa di buono”, la stessa stella che ha portato i Magi davanti alla mangiatoia, in una umile stalla. Una stella che i Magi hanno seguito senza rimanere abbagliati dalla magnificenza del palazzo di Erode. Un discorso a sorpresa, un po’ improvvisato, quello di Papa Francesco il 4 gennaio ai giovani riuniti per il meeting della diocesi a Greccio. E a Greccio, Papa Francesco era arrivato per seguire una stella, quella che lo portava nei luoghi francescani, lì dove il Presepe è nato.
Un anno con Papa Francesco. L’alfabeto del 2015
Papa Francesco accetta a sorpresa il Premio Carlo Magno. “E’ un premio per la pace”
L’eccezione alla sua regola di non accettare mai premi, Papa Francesco la fa per il premio Carlo Magno. Perché – spiega padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana – “è un premio per la pace”. Ma non si tratta solo di un riconoscimento per la pace. È un riconoscimento – nato nel 1950 – che va a quanti si sono impegnati per creare un clima di unità europea. E ce ne è bisogno.
Linea guida delle motivazioni del premio sono i due discorsi che Papa Francesco ha tenuto il 25 novembre 2014 al Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa. Discorsi densi, lunghi, in cui segnava una strada alla Comunità Europea. Una strada basata sull’attenzione per gli ultimi e gli emarginati, dai bambini che rischiano di essere abortiti fino ai più poveri.
Ovviamente, di quel messaggio all’Unione Europea, il mondo secolare aveva preso solamente gli accenti più marcatamente sociali, non esaltando le parti sulla difesa della vita dal concepimento fino alla morte naturale che pure erano contenute nel discorso di Papa Francesco. Lo aveva fatto in particolare Martin Schulz, presidente del Parlamento Europeo, che aveva voluto con forza la visita di un Papa che in fondo trattava come se fosse un criptosocialista. Il fatto che Papa Francesco succeda proprio a Martin Schulz nell’albo d’oro del Premio rappresenta anche un particolare segno di attenzione del comitato che conferisce il premio ogni anno. Un segnale, forse, che l’Europa non potrà rinascere davvero, non potrà essere quel qualcosa di più di una unione economica, se non si fonderà su dei valori veri.
Che poi erano valori profondamente cristiani. Lo racconta la cattedrale di Strasburgo, che ha celebrato i suoi mille anni, e sperava tanto lo potesse fare il Papa. Tra quelle vetrate, si racconta che Jean Monnet, non credente, ma sensibile ai valori della pace, mediò l’ideale dell’Europa unita, che poi compì con De Gasperi e Adenauer. Ed è lì, dall’azzurro delle vetrate, che la leggenda narra sia venuta l’idea della bandiera europea, che reca le 12 stelle della corona di Maria.
C’è forse anche tutto questo sottotesto nella decisione di conferire il premio a Papa Francesco. Un sottotesto giustificato dall’Albo d’Oro del Premio. Scorrendo la lista dei vincitori, vi si trovano i principali architetti del progetto europeo: Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi, Angela Merkel e Jean-Claude Juncker, Václav Havel e Frère Roger Schutz di Taizé. Helmut Kohl e François Mitterrand ricevettero il premio congiuntamente, nel 1988, mentre nel 2002 è stato conferito alla valuta “euro”.
Segnale, quello del premio del 2002, che l’economia era un collante fondamentale. Ma poi il premio, nel 2004, andò a San Giovanni Paolo II. Nemmeno lui andò a ritirare il premio ad Aquisgrana nel giorno dell’Ascensione – non potrà nemmeno Francesco – ma ricevette il Premio in Vaticano. Nel discorso, Giovanni Paolo II sostenne di pensare ad “un’Europa la cui unità si fonda sulla vera libertà. La libertà di religione e le libertà sociali sono maturate come frutti preziosi sull’humus del Cristianesimo. Senza libertà non c’è responsabilità: né davanti a Dio, né di fronte agli uomini. Soprattutto dopo il Concilio Vaticano II la Chiesa vuole dare un ampio spazio alla libertà. Lo stato moderno è consapevole di non poter essere uno stato di diritto se non protegge e promuove la libertà dei cittadini nelle loro possibilità di espressione sia individuali che collettive”.
Sono i temi che erano anche alla base dei discorsi di Papa Francesco all’Europa, e che fanno da linea guida alla motivazione del premio. Secondo il comitato, Papa Francesco ha contrapposto un “messaggio di speranza” alle “grandi debolezze, crisi e contraccolpi” che hanno spinto in secondo piano “tutte le conquiste del processo di integrazione” sperimentate dell’Europa. E quindi, il Comitato cita il discorso di Papa Francesco al Parlamento europeo. Discorso nel quale Papa Francesco sottolineò che “è arrivato il momento di abbandonare il pensiero di un’Europa impaurita, ripiegata su se stessa”, e che “è giunta l’ora di costruire insieme quell’Europa che non ruota soltanto attorno all’economia, ma anche intorno alla sacralità della persona umana e dei valori inalienabili”.
Forse l’Europa ha bisogno proprio di questa speranza, per diventare l’ago della bilancia della pace che Papa Francesco spera diventi. Lo spiega Padre Federico Lombardi, sottolineando che il Papa ha accettato il premio in via eccezionale perché – gli ha spiegato lo stesso Francesco – “questo è un premio per la pace ed egli in questo tempo in cui vediamo questi gravi rischi che ci sono per la pace nel mondo – parla spesso anche della Terza guerra mondiale a pezzi – ritiene che parlare della pace, incoraggiare ad agire per la pace, sia fondamentale”.
Gli auguri alla Curia e ai dipendenti vaticani. E poi, le nomine sulla comunicazione. La giornata di Papa Francesco
È un Papa Francesco un po’ raffreddato, ma deciso a mettersi alle spalle gli scandali e le malelingue su una Curia che è invece “efficiente nei servizi”, a rassicurare che le riforme continueranno, a chiedere perdono ai dipendenti per gli scandali ma allo stesso tempo a lanciare un messaggio positivo alla famiglia. E l’idea che le riforme non si fermano viene data da due nomine alle comunicazioni, quella di Greg Burke come vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede e di Stefano D’Agostini come nuovo direttore del Centro Televisivo Vaticano.
Dopo le 15 malattie della Curia sciorinate nell’incontro di Natale del 2014, il Papa ha deciso di somministrare gli antibiotici, perché alcune malattie “si sono manifestate nel corso di questo anno, causando non poco dolore a tutto il corpo e ferendo tante anime”. Ma quelli ad essere feriti sono soprattutto quelli del cosiddetto “Vaticano nascosto”, persone fedeli alla Chiesa che lavorano in Vaticano in incarichi di responsabilità, ma non compaiono mai sulle prime pagine dei giornali, pur facendo un lavoro preziosissimo. E Papa Francesco lo riconosce: “Le malattie e perfino gli scandali non potranno nascondere l’efficienza dei servizi, che la Curia Romana con fatica, con responsabilità, con impegno e dedizione rende al Papa e a tutta la Chiesa, e questa è una vera consolazione”. Insomma, “sarebbe grande ingiustizia non esprimere una sentita gratitudine e un doveroso incoraggiamento a tutte le persone sane e oneste che lavorano con dedizione, devozione, fedeltà e professionalità, offrendo alla Chiesa e al Successore di Pietro il conforto delle loro solidarietà e obbedienza, nonché delle loro generose preghiere. Per di più, le resistenze, le fatiche e le cadute delle persone e dei ministri rappresentano anche delle lezioni e delle occasioni di crescita, e mai di scoraggiamento”.
Gli antibiotici di Papa Francesco sono “un catalogo di virtù necessarie” che valgono sia per quanti prestano “servizio in Curia” sia per “coloro che vogliono rendere feconda la loro consacrazione o il loro servizio alla Chiesa”. Una riflessione che si basa sulla lettura acrostica della parola “Misericordia”, una eredità dei gesuiti, nata alla scuola di Padre Matteo Ricci, l’evangelizzatore della Cina.
Ecco sciolto l’acrostico di misericordia per Papa Francesco. M sta per Missionarietà e pastoralità, per cui nasce “l’impegno quotidiano di seguire il Buon Pastore, che si prende cura delle sue pecorelle e dà la sua vita per salvare la vita degli altri”; quindi la I, idoneità e sagacia, “contro le raccomandazioni e le tangenti” e anche “risposta umana alla grazia divina”; S come spiritualità e umanità, la prima “colonna portante di qualsiasi servizio nella Chiesa e nella vita cristiana”, la seconda “che ci rende diversi dalle macchine e dai robot che non sentono e non si commuovono”. E sta invece per esemplarità e fedeltà, “per evitare gli scandali che feriscono le anime e minacciano la credibilità della nostra testimonianza” e “fedeltà alla nostra consacrazione, alla nostra vocazione”.
Per la R il Papa sceglie “razionalità e amabilità” per “evitare gli eccessi emotivi” e “per evitare gli eccessi della burocrazia e delle programmazioni e pianificazioni” e aggiunge : “ogni eccesso è indice di qualche squilibrio”
C’è di nuovo una I, che sta per “ innocuità e determinazione”. Innocui, in modo da essere “cauti nel giudizio, capaci di astenerci da azioni impulsive e affrettate”; e determinati, cioè “agire con volontà risoluta, con visione chiara e con obbedienza a Dio, e solo per la legge suprema della salus animarum”.
Quindi la C di “carità e verità”, che sono “due virtù indissolubili dell’esistenza cristiana”. La O sta per “onesta e maturità”. “Chi è onesto – dice Papa Francesco –
non agisce rettamente soltanto sotto lo sguardo del sorvegliante o del superiore; l’onesto non teme di essere sorpreso, perché non inganna mai colui che si fida di lui”. Quindi si arriva alla R di “rispetto e umiltà”. Rispetto “delle persone che cercano sempre di avere giusta considerazione degli altri, del proprio ruolo, dei superiori e dei subordinati, dalle pratiche, delle carte, del segreto e della riservatezza”, umiltà che è “la virtù dei santi e delle persone piene di Dio, che più crescono nell’importanza più cresce in loro la consapevolezza di essere nulla e di non poter fare nulla senza la grazia di Dio.”
Alla D il Papa sceglie la parola “Doviziosità” : “Più abbiamo fiducia in Dio e nella sua provvidenza più siamo doviziosi di anima e più siamo aperti nel dare, sapendo che più si dà più si riceve”.
Impavidità e prontezza indicano la lettera I. “ Essere impavido significa non lasciarsi impaurire di fronte alle difficoltà” ed “essere pronto vuol dire essere sempre in cammino, senza mai farsi appesantire accumulando cose inutili e chiudendosi nei propri progetti, e senza farsi dominare dall’ambizione”.
Infine la A : “affidabilità e sobrietà”. É affidabile chi “ irradia intorno a sé un senso di tranquillità perché non tradisce mai la fiducia che gli è stata accordata”. E la sobrietà “è uno stile di vita che indica il primato dell’altro come principio gerarchico ed esprime l’esistenza come premura e servizio verso gli altri”.
Il Papa conclude con una citazione di Ermes Ronchi, che descrive la misericordia come “scandalo per la giustizia, follia per l’intelligenza, consolazione per noi debitori. Il debito di esistere, il debito di essere amati si paga solo con la misericordia”. E infine, legge una preghiera “che viene comunemente attribuita al Beato Oscar Arnulfo Romero, ma che fu pronunciata per la prima volta dal Cardinale John Dearden”.
Poi, il Papa si sposta in Aula Paolo VI, per il saluto ai dipendenti. E subito chiede
“perdono per gli scandali che ci sono stati nel Vaticano. Vorrei che il mio e il vostro atteggiamento, specialmente in questi giorni, fosse soprattutto quello di pregare, pregare per le persone coinvolte, perché chi ha sbagliato si ravveda e possa ritrovare la strada giusta”. Il Papa ringrazia i dipendenti per “per l’impegno che mettete per fare le cose bene, sempre, anche quando non c’è nessun riconoscimento”, per il lavoro umile è nascosto, che “è normale, è semplicemente fare il proprio dovere,” ma che comunque “non è facile, noi non siamo macchine , grazie a Dio! E a volte abbiamo bisogno di un incentivo, o di cambiare un po’… Mi congratulo con voi che sentite un giusto orgoglio di fare al meglio le cose normali di ogni giorno. Grazie!”.
Papa Francesco rivolge un pensiero speciale alle famiglie, presenti con i dipendenti. “Il matrimonio – dice il Papa – è come una pianta. Non è come un armadio, che si mette lì, nella stanza, e basta spolverarlo ogni tanto. Una pianta è viva, va curata ogni giorno: vedere come sta, mettere l’acqua, e così via”. Ed aggiunge: “la vita di coppia non va mai data per scontata, in nessuna fase del percorso di una famiglia. Ricordiamoci che il dono più prezioso per i figli non sono le cose, ma l’amore dei genitori. E non intendo solo l’amore dei genitori verso i figli, ma proprio l’amore dei genitori tra loro, cioè la relazione coniugale. Questo fa tanto bene a voi e anche ai vostri figli. Il dialogo continuato fa crescere in maturità i figli”.
Il Papa parla di misericordia nelle relazioni quotidiane, della gestione delle liti, chiedendo ancora una volta di non finire la giornata senza fare la pace, di un Giubileo da vivere “anche nella Chiesa domestica, non solo nei grandi eventi”.
In attesa che la riforma prenda definitivamente forma, due nomine vanno a definire il comparto comunicazione del Vaticano: monsignor Dario Edoardo Viganò è ormai prefetto della Segreteria per la Comunicazione, e dunque lascia la direzione del Centro Televisivo Vaticano a Francesco d’Agostini, che fino ad ora è stato responsabile tecnico. Greg Burke termina il suo incarico da consulente ad hoc per la comunicazione della Segreteria di Stato e da febbraio sarà vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede, prendendo il posto di padre Ciro Benedettini, che lascia l’incarico per raggiunti limiti di età. Intanto, lo scorso sabato, la nomina di monsignor Paul Tighe come segretario aggiunto del Pontificio Consiglio della Cultura, incarico che prenderà da vescovo. Mons. Tighe è stato finora numero due del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, che sarà assorbito dalla Segreteria per la Comunicazione.
Alla scoperta degli eremi dimenticati: Eremo di San Giovanni, Bisegna
Pace e lavoro, i temi nell’agenda di Papa Francesco oggi
Pace e lavoro sono i temi nell’agenda di Papa Francesco per il 14 novembre. In tabella, una udienza al presidente dello Sri Lanka, nazione dove la guerra è finita e dove ancora non si è raggiunta la pace; e un partecipato incontro in Aula Paolo VI, con i gruppi del Progetto Policoro della Conferenza Episcopale Italiana, che da ormai venti anni si impegnano a creare reti tra giovani, istituzini e filiere produttive e che hanno creato migliaia di posti di lavoro.
Alla scoperta degli eremi dimenticati: Grotta di Sant’Angelo in Ripe – Civitella del Tronto
Al confine tra Abruzzo e Marche, nel cuore della Montagna dei Fiori, è nascosto un tesoro scoperto dallo studioso Concezio Rosa alla fine dell’800: la Grotta di Sant’Angelo, riconosciuta come la più grande e importante delle cavità rupestri dei Monti della Laga. Da Ripe, frazione del comune di Civitella del Tronto, una stradina conduce al santuario solitario posto a circa 600 metri di altezza e bagnato dalle acque del fiume Salinello.
Comincia l’Anno Santo. Papa Francesco apre la Porta Santa, il primo pellegrino è Benedetto XVI
Il primo pellegrino ad attraversare la Porta Santa è il Papa emerito Benedetto XVI. Attende nell’atrio della Basilica di San Pietro, seduto, e quando Papa Francesco arriva si mette in disparte, dietro lui, leggermente spostato a destra, a fianco all’Arcivescovo Georg Gaenswein, prefetto della Casa Pontificia e suo segretario particolare. Papa Francesco dice la formula di rito, apre la Porta Santa, entra in Basilica, e subito dopo di lui, con passo incerto e sguardo fermo, entra Benedetto XVI, sorretto dal suo segretario. Appena entrato, il saluto e l’abbraccio tra Papa e Papa emerito: si apre così l’Anno Straordinario della Misericordia.
Mentre continua il processo in Vaticano, il Papa invia il messaggio per la Giornata Mondiale delle Vocazioni
Giornata di vigilia, in Vaticano. E così anche Papa Francesco si prepara all’apertura dell’Anno Giubilare. L’agenda è comunque fitta: va a trovarlo il Cardinal Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, che gli porta un dono del Patriarca Bartolomeo I: oggi si celebrano i cinquanta anni dalla remissione delle scomuniche che si erano comminate Roma e Costantinopoli. Va il Cardinal Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il Cardinale indiano Toppo, il nunzio in Ghana. Il nuovo ambasciatore di Ungheria presso la Santa Sede, Eduard Hasburg-Lothringen, presenta le sue lettere credenziali, e così fa Maria Elvira Velazquez Rivas-Plata, nuovo ambasciatore del Perù. Nadege Védie, presidente della Conferenza Mondiale degli Istituti Secolari, va in udienza. Nessun discorso per il Papa, e nemmeno la Messa a Santa Marta. Nella giornata viene pubblicata però il Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale delle Vocazioni.
Una lettera che il Papa inizia così: “Come vorrei che, nel corso del Giubileo Straordinario della Misericordia tutti i battezzati potessero sperimentare la gioia di appartenere alla Chiesa! E potessero riscoprire che la vocazione cristiana, così come le vocazioni particolari, nascono in seno al popolo di Dio e sono doni della divina misericordia. La Chiesa è la casa della misericordia, ed è la terra dove la vocazione germoglia, cresce e porta frutto”.
Il Papa sottolinea anche che “l’azione misericordiosa del Signore perdona i nostri peccati e ci apre alla vita nuova che si concretizza nella chiamata alla sequela e alla missione. Ogni vocazione nella Chiesa ha la sua origine nello sguardo compassionevole di Gesù. La conversione e la vocazione sono come due facce della stessa medaglia e si richiamano continuamente in tutta la vita del discepolo missionario”.
In Vaticano ci si prepara al Giubileo. Ma c’è anche udienza per il processo sulla fuga di documenti. Giornata di eccezioni, richieste e presentazione dei testimoni da parte degli imputati. Ci saranno anche il Cardinal Pietro Parolin, Segretario di Stato, e il Cardinal Santos Avril y Castellò, arciprete di Santa Maria Maggiore e presidente del Consiglio dei Cardinali dell’Istituto delle Opere di Religione. Tra i testimoni chiamati anche il vescovo Paolo Lojudice, ausiliare di Roma Sud, e Paolo Mieli, direttore editoriale Rizzoli. Ci si aggiorna dopo l’acquisizione di altri atti e perizie, non prima della prossima settimana.
Ma intanto padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha voluto chiarire alcuni aspetti del processo vaticano in una nota diffusa in quattro lingue. Padre Lombardi voleva rispondere alle critiche di quanti tra gli imputati si sono lamentati della non ammissione del loro legale, quanti hanno criticato il sistema giudiziario vaticano e lo hanno definito persino antiquato (ma il Vaticano scelse di mantenere il codice di impostazione liberale, e ricusò il codice fascista), e a quanti non volevano riconoscere al Vaticano la capacità di gestire il processo.
Padre Lombardi nella nota sottolinea subito che “nello Stato della Città del Vaticano vige un sistema giudiziario proprio, del tutto autonomo e separato da quello italiano, dotato dei propri organi giudiziari per i diversi gradi di giudizio e della necessaria legislazione in materia penale e di procedura penale”.
In questo sistema ci sono “tutte le garanzie processuali caratteristiche dei più evoluti ordinamenti contemporanei. Infatti sono previsti e pienamente attuati tutti i principi fondamentali, quali la precostituzione per legge del giudice naturale, la presunzione d’innocenza, la necessità di una difesa tecnica (tramite avvocati di fiducia o d’ufficio), la libertà del collegio giudicante di formarsi una convinzione sulla base delle prove, in un dibattimento pubblico e nel contraddittorio tra accusa e difesa, sino alla emanazione di una sentenza che deve essere motivata e che può essere impugnata sia con l’appello sia poi con il ricorso per cassazione”, nonché l’introduzione recente del diritto a un giusto processo entro un termine ragionevole.
Spiega Padre Lombardi che non ci sono concorsi in Vaticano, ma “le persone incaricate della funzione giurisdizionale, sia inquirente che giudicante, vengono poi selezionate tramite cooptazione, non potendo essere reclutate mediante un concorso pubblico tra i cittadini dello Stato, come normalmente avviene presso gli altri Stati”, scelte tra “tra professionisti di altissimo livello, già di consolidata esperienza e di fama riconosciuta (come il curriculum di ciascuno di essi, facilmente reperibile su internet, attesta)”.
Anche la questione degli avvocati è un problema di sovranità. “Le regole vigenti nell’ordinamento vaticano – afferma Padre Lombardi- (…) sono perfettamente in linea con quelle della maggior parte degli ordinamenti processuali del mondo, dove l’ammissione al patrocinio nei tribunali richiede una specifica abilitazione all’esercizio della professione, rilasciata in presenza di requisiti e titoli stabiliti da ogni ordinamento. Non deve sorprendere, quindi, che un avvocato abilitato in Italia non possa per ciò solo patrocinare nello Stato della Città del Vaticano, così come non potrebbe patrocinare nemmeno in Germania, in Francia, ecc.”
Sono condizioni che “non costituiscono quindi un limite dell’ordinamento vaticano, ma un’ulteriore conferma della sua autonomia e completezza”. E spiega che gli avvocati che possono esercitare in Vaticano sono “iscritti a un Albo, facilmente consultabile, di professionisti ammessi a patrocinare innanzi al Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, nel quale vengono selezionati gli avvocati d’ufficio o scelti gli avvocati di fiducia”. Sono “avvocati qualificati non solo presso i tribunali della Chiesa e della Santa Sede, ma anche presso i tribunali italiani, essendo tutti iscritti nei rispettivi consigli dell’Ordine degli avvocati italiani. Non solo, essi sono anche in possesso di una seconda laurea in diritto canonico e di un ulteriore diploma di specializzazione triennale conseguito presso il Tribunale rotale. Si tratta quindi di professionisti che, oltre ad avere l’abilitazione richiesta per il patrocinio in Italia, possiedono anche conoscenze ulteriori che li rendono adatti al patrocinio in un ordinamento in cui è necessario conoscere il diritto canonico”.
Insomma, è un processo serio, indipendente, di uno Stato sovrano. Un chiarimento che era necessario.





























