Pornoteologia e omoteologia: due espressioni della stessa transteologia. Revocare Fiducia supplicans, dimettere e togliere cardinalato a Tucho Besame Mucho

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 10.01.2024 – Vik van Brantegem] – Resta acceso il tumultuoso dibattito sulla Dichiarazione Fiducia supplicans e annesse questioni, tra cui il libro La passión mística, in una Chiesa Cattolica Romana sempre più spaccata, nelle più diverse direzioni, tra cui si fa vivo anche il partito trasversale di chi vorrebbe spazzolare tutto sotto il tappeto per vari motivi, fino a farlo passare per “normale”.

Revocare Fiducia supplicans per eresia manifesta
Dimettere il Prefetto per la Dottrina della Fede per incompetenza
Togliere la beretta cardinalizia a Tucho Besame Mucho per indegnità

Con l’Epifania è arrivato anche il colpo assestato dal Cardinale africano Robert Sarah alla Fiducia supplicans con il suo Messaggio, che abbiamo riportato ieri [QUI]. Che nei (sempre meno sacri) palazzi della Santa Sede, questo fino ad oggi più pesante colpo – da K.O. al primo round – è stato incassato malissimo, si nota anche dalla scomposta reazione del super-biografo del Papa regnante (ricordiamo che era anche lui ha confermano nei dettagli e la motivazione delle decisioni papali contro il Cardinal Burke). La portata del Messaggio del Cardinal Sarah – che va chirurgicamente fino in fondo della questione – purtroppo è stata offuscata dal clamore suscitato (anche se giustamente) dalle notizie sul libro pornoteologico del parroco 36enne Tucho Besame Mucho, oggi Cardinale Prefetto per la Dottrina della Fede.

Che questo, quindi, non è un bene, ha sottolineato Costanza Miriano in un post ieri sera su Facebook: «Sinceramente, non mi soffermerei troppo sulle (molte) note stonate del libro di Fernández sulla sessualità: lui stesso ha detto che oggi non lo scriverebbe, e non ha piacere che se ne parli. Non credo che si debba cadere in questa dinamica di continua contrapposizione, non è importante se si hanno sensibilità diverse, e non è bene che il fastidio che il libro suscita attiri su di sé le polemiche, distraendo dalla domanda importante, gigantesca che la dichiarazione lascia aperta. Perché benedire non chi compie il male, ma il male stesso, l’azione che fa male alla persona, cioè le unioni fuori dal matrimonio? Questa è per me la grande domanda che rimane apertissima anche dopo la precisazione. Perché non ci si fida di Dio che come Padre tenerissimo vuole per noi solo il bene? Perché non si crede nella vita in Cristo a cui il battesimo dà accesso? Perché si vuole imporre attraverso la prassi e la percezione comune un cambio nel giudizio? O per quale altro motivo? Non per far sentire amati i peccatori, perché per quello occorre benedire i peccatori, non le loro azioni. Questa domanda sollevata da ormai oltre venti conferenze episcopali, da molti pastori singoli e dalla Chiesa ortodossa, in nome della sinodalità e dell’ecumenismo, e per amore della fede dei piccoli che rischia di essere confusa, merita una risposta seria e amorevole che – ne sono certa – con il tempo la Chiesa darà».

Ha commentato Danilo Leonardi: «Verrebbe da dire che l’insidia peggiore di Satana è quella che si nasconde dietro la menzogna di un male che si spaccia per bene. Il libro di Fernández fa ribrezzo e lui ha buon gioco nel dissociarsi oggi. Invece l’inganno irrazionale della benedizione delle coppie irregolari, passa per un gesto di bontà e di misericordia. La prima azione di vera misericordia, ordinata al bene integrale della persona è non mentire su ciò che è oggettivamente buono e ciò che non lo è. Nessuna malattia può essere curata dal medico se non viene identificata in quanto tale. Cosa che invece, in modo del tutto illogico, la Fiducia supplicans fa».

In tanti si domandano se non sarebbe stato meglio non pubblicare certi contenuti del blasfemo e pornografico libriccino del Cardinale Prefetto Víctor Manuel Fernández e di aver provato non solo dolore e sconcerto, ma anche turbamento. In secondo luogo, anche visto i tempi terribili che stiamo vivendo, in cui bisogna valutare al massimo ogni mossa per evitare di fare il gioco di costoro che si sono prefissi di screditare la religione cattolica insieme all’ istituzione del papato.

A queste osservazioni risponde con comprensione Aldo Maria Valli sul suo blog Duc in altum: «Infatti The Wanderer all’inizio del suo articolo si è scusato preventivamente per la pubblicazione di certe frasi. Ma a volte è necessario rendere esplicito il livello di degradazione raggiunto da certi presunti pastori. Non credo che così facciamo il loro gioco. Semplicemente mostriamo la realtà per quella che è». È chiaro che non possiamo cadere nell’antico errore, di non parlare dei mali nella Chiesa, per non fare male alla Chiesa. Il silenzio, l’omertà, la mancanza di trasparenza, ha fatto troppo danni nella e alla Chiesa.

In riferimento a questo punto, ritengo utile riportare tre ricordi:
1. All’inizio degli anni Settanta, quando dirigevo il bimensile Alternatief, in una delle riunioni generali redazionali mensili, un membro della redazione, Padre Theo Palmans, S.D.S. (insegnante di neerlandese al collegio dei salvatoriani a Hamont), unico sacerdote nella redazione di laici, disse che, per il bene della Chiesa, non dovevamo nascondere sotto il tappeto le cose negative nella Chiesa, come invece allora era consuetudine. In tante cose, Alternatief era avanti sui tempi che correvano. E questa esperienza mi ha formato anzitempo a sostenere la trasparenza nella Chiesa (una convinzione che mi ha fatto incontrare Dott. Joaquín Navarro-Valls).
2. Nell’estate dell’anno 1984, quando incontrò Dott. Joaquín Navarro-Valls, prima della sua nomina a Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, per volere di Papa Giovanni Paolo II (il 4 dicembre 1984) e prima della mia assunzione alla Sala Stampa della Santa Sede (il 15 aprile 1985), ci siamo trovato in perfetta sintonia, nel considerare la trasparenza come la prima urgenza per la riforma del lavoro mediatico della Santa Sede.
3. Ieri, ho ripreso sul mio diario Facebook un post di 10 anni fa, del 9 gennaio 2013: «Una nota storica, ricordata dall’amico Francesco Antonio Grana su Orticalab.it: con Papa Giovanni Paolo II e Joaquín Navarro-Valls la Sala Stampa della Santa Sede, come sottolineava Giancarlo Zizola, è divenuta “una istituzione funzionante secondo i migliori risultati della scienza politica delle comunicazioni e della filosofia delle élites al potere: per la prima volta – dopo decenni di pressioni da parte dei giornalisti, e dopo tensioni anche aspre – sono stati adottati procedure e regolamenti moderni, come l’embargo, le conferenze stampa, le comunicazioni off-records, i briefing, eccetera. Abbandonata la sedia gestatoria e la tiara rinascimentale, il papato ha trasformato il proprio potere in un trono mediatico e satellitare. Contrastando in modo empirico la tendenza moderna a esiliare le attività religiose nell’invisibile, il suo regno ha restituito al programma del cristianesimo il suo diritto di cittadinanza, portando in televisione le sue dottrine morali, per quanto ad alcuni potessero apparire desuete e perfino illiberali”».

Oggi, l’articolo Pornocrazia: l'”affaire Tucho” non è un caso, è un metodo di Luisella Scrosati su La Nuova Bussola Quotidiana (che riportiamo di seguito) mette in risalto che è necessario comprendere bene la questione della pornoteologia e della omoteologia di Tucho Besame Mucho: «Il caso legato al libro “nascosto” del Cardinal Fernández è solo l’ultimo di una serie che coinvolge amici del Papa discussi e discutibili. Che riporta ai tempi più bui del papato, ma con in più la pretesa di giustificazioni teologiche».
Poi, continua a farsi sentire anche il partito dei pasdaran della fuga in avanti, nel mondo dei sogni che frequentano dagli anni con Concilio Vaticano II e della sua “interpretazione” mediatica. Nel testo che segue, pubblicato ieri 9 gennaio 2024 su Vino Nuovo [QUI], siamo già molto oltre, molto fuori della comunione con il Papa regnante, molto fuori della Chiesa Cattolica e della sua periferia latinoamericana, che ha preso il potere nel centro. In questo “pensare la fede” siamo già molto oltre pure del protestantesimo e delle tesi dell’eresiarca Lutero. Qui siamo approdati nel mondo della transteologia [1]:
«PENSARE LA FEDE. Declericalizzare la liturgia! “Fiducia supplicans” può essere letta anche alla luce di una desacralizzazione “positiva”…
Il documento Fiducia Supplicans per una sorta di eterogenesi dei fini, potrebbe rivelarsi prezioso.
Molti dei commentatori ci hanno riso sopra e non sono state risparmiate le battute ironiche. Eppure io prenderei molto sul serio la tendenza a declericalizzare la liturgia e le altre attività ecclesiali.
Si inizia con le benedizioni, quelle di serie A e quelle di serie B, quelle rituali e quelle spontanee, si amplia la platea dei destinatari, si prefigura una tendenza che vada oltre le benedizioni, e passo dopo passo…
Esaminiamo la questione.
A ben vedere, cos’è che contestiamo alla chiesa gerarchico-istituzionale se non il clericalismo con cui ha “flagellato” sedici secoli di vita ecclesiale ? E cos’è il clericalismo, se non l’annullamento di ogni dimensione umana, laica, esistenziale, quotidiana, profana della vita nuova in Cristo?
Il clericalismo ha abolito la laicità di Gesù e delle prime comunità. Ha reintrodotto le categorie sacrali delle pratiche religiose precristiane, quelle dell’ebraismo e del paganesimo greco-romano.
Quando oggi si procede a desacralizzare un rito benedizionale si perviene ad un recupero della dimensione laica originaria della vita cristiana – che, ricordiamocelo, non è quella che poi il clericalismo ha costruito, ma è quella delle prime comunità quando il clero non esisteva.
Questo è il punto. Una benedizione senza clero, senza liturgia, senza paramenti, in forma breve, lontano dai luoghi consacrati, non è meno cristiana delle benedizioni ufficiali impartite da un chierico con tanto di formule prestabilite ed approvate dalla gerarchia. Anzi!
È una benedizione più aderente al Vangelo. È un gesto che trasmette più genuinamente la testimonianza di Gesù che sta in mezzo a noi, nelle nostre case, nelle nostre attività, nei nostri affetti, nelle nostre tribolazioni.
Non occorre un prete che in forza del suo essere consacrato ha il potere di benedire. Possiamo benedire noi uomini e donne e con maggiore fedeltà al Vangelo.
Lasciamo pertanto ai chierici gelosi delle disposizioni e delle dottrine immutabili, le loro esitazioni, le loro paure, le loro prerogative.
Se non cambieranno mentalità presto si troveranno soli, a vagare dentro enormi e sontuosi edifici vuoti, privi di gioia e di speranza.
La vita sarà (lo è sempre stata) altrove, nelle strade del mondo, sospinta dallo Spirito» (Salvo Coco).

Guardando i giornaloni, che si sono occupati dalla questione della pornoteologia del parroco 36enne Tucho Besame Mucho, oggi Cardinale Prefetto per la Dottrina della Fede, con titoloni a tutto campo: Panorama (Il libro porno del cardinale che benedice le coppie gay. Spunta un volume del 1998, pubblicato in Argentina, nel quale Víctor Manuel Fernández allude a contatti erotici con Gesù, definisce «insaziabili» le donne, paragona orgasmi ed estasi mistica e cita una lode ad Allah per «i peni duri che fanno la guerra nelle vagine») e La Verità («Spunta un testo imbarazzante (e rivelatrice) di “Tucho”. Il libro porno del cardinale che benedice le coppie gay»: il titolo in prima pagina ieri. Ampio spazio anche al Messaggio del Cardinal Sarah: «La scure di Robert Sarah sul pastrocchio amo: “Grazie a chi si oppone”», con foto in prima pagina).

Il Giornale dedica alla questione in un trafiletto a pagina 15: «”Orgasmo mistico” e porno-teologia per il cardinale vicino al Pontefice». La Stampa,Corriere della Sera, la Repubblica, solitamente megafoni del Papa regnante, su Tucho silenzio mucho.

Oggi, La Verità titola in prima pagina: «Il Prefetto per la Dottrina della Fede: “Non lo riscriverei”. Rinnega il suo libro porno. Ma il cardinale resta dov’è. Tucho Fernández vuol “cancellare” il volume vergato a 36 anni ma non molla la poltrona. E trova difensori tra i progressisti, malgrado il maschilismo e le evocazioni dello stupro. Davvero il Papa può fare finta di nulla?»

Invece, sul Corriere della Sera siamo dovuto andare in cronaca a pagina 23 (niente richiamo in prima pagina, articolo intorno ad una grande pubblicità per un colosso di “Eccellenza Tessile, Moda Esclusiva e Accessori Raffinati”, che attira tutta l’attenzione e una microfotografia di Tucho, e visto che il caso non esiste…), per trovare nella seconda parte della pagina il megafono soft per il 36enne parroco pedopornografo Tucho Besame Mucho, oggi Cardinale Prefetto per la Dottrina della Fede, con ambito di normalità il “contesto”: «Le donne, la fede, l’orgasmo. Il cardinale e le critiche al libro sull’estasi mistica. Fernández, ex Sant’Uffizio: oggi lo scriverei diverso».

Invece, l’8 gennaio 2024 Tucho Besame Mucho ha confidato a InfoVaticana, che si tratta di «un libro di gioventù che certamente non scriverei adesso». In tempo che tutto è fluido, chi fa ancora caso alla differenza (sostanziale) tra “oggi lo scriverei diverso”, “non [lo] scriverei adesso” e ”non lo riscriverei”. Va a sapere quale delle tre versioni è quella autentica, oppure, nessuna delle tre. Oltretutto, l’abbiamo osservato dal primo istante dopo la pubblicazione della imbarazzante Fiducia supplicans, con il titolo del 19 dicembre 2023: Benvenuti nell’era Fernández in cui tutto può succedere. Ma anche il suo esatto contrario [QUI].

Non dimentichiamolo un “dettaglio”: Tucho Besame Mucho scritto il libro a 36 anni. Questa è una spiegazione, ma non vale come giustificazione. Anzi, lui giustifica che ha scritto il libro e che l’ha pubblicato. A 36 anni era uomo fatto (dimostrando pure di essere già esperto teopornografo) e parroco (che forniva assistenza spiritual-pastoral-pornografica) a “coppie” della sua parrocchia, come pretende di fornire oggi come Cardinale Prefetto per la Dottrina della Fede a tutto il popolo di Dio.

Lui pensa che adesso – scusandosi e rinnegando (che non è pentimento e successiva conversione) – tutto è a posto e va tutto bene. La Chiesa non chiede delle scuse e dei rinneghi, ma chiama al pentimento e alla conversione. Lui spera che dimentichiamo un principio fondamentale: la Chiesa non permetto niente ma perdona tutto; il mondo permette tutto ma perdona niente.

La realtà è che lui non parla ad un sacerdote (della Chiesa) in confessionale (che è luogo riservato e sub segreto), ma all’opinione pubblico (della Chiesa e del mondo) sui media (che sono un megafono che diffonde e amplifica).

Ripetiamo quello che abbiamo scritto nel titolo dell’8 gennaio 2024: «Unica via d’uscita: revocare Fiducia supplicans, dimettere Tucho e privarlo dal cardinalato. Una questione di fede e di verità» [QUI].

RITORNO AL X SECOLO
Pornocrazia: l'”affaire Tucho” non è un caso, è un metodo
Il caso legato al libro “nascosto” del cardinal Fernández è solo l’ultimo di una serie che coinvolge amici del Papa discussi e discutibili. Che riporta ai tempi più bui del papato, ma con in più la pretesa di giustificazioni teologiche.
di Luisella Scrosati
La Nuova Bussola Quotidiana, 10 gennaio 2024


Ci fu un tempo in cui la Chiesa si trovava governata dalle influenze di due donne molto allegre nei costumi: la moglie del senatore Teofilatto, Teodora (+916) e la figlia, Marozia (+936). La storiografia protestante affibbiò a questo periodo della storia del papato (dal 904 al 964) il nome di “pornocrazia”. Si risalga all’etimo e non ci sarà bisogno di aggiungere altro [2]. Non tutti gli storici concordano con questa visione delle cose, ma di certo possiamo dire che la Chiesa conobbe tempi migliori.
Dopo mille anni, pare di essere ritornati a qualcosa di simile, con l’aggiunta di un sistema pornoteologico a sostegno: Rupnik e Fernández fanno da maestri. Stiamo vivendo un pontificato nel quale i grandi amici di papa Francesco sembrano avere dei vizietti non controllati. Mons. Gustavo Zanchetta, quattro anni e sei mesi di reclusione per aver abusato di due seminaristi minorenni, e per il quale il Papa aveva creato ad hoc, nel dicembre 2017, l’ufficio di consigliere dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica; mons. Battista Ricca, che il Papa volle a dirigere la sua nuova residenza, Domus Sanctæ Marthæ, poi finito su tutti i giornali per presunte relazioni omosessuali durante il suo servizio presso la nunziatura in Uruguay; il cardinale Godfried Danneels, beccato a coprire un vescovo che aveva abusato del nipote, eppure voluto da Bergoglio proprio al Sinodo sulla Famiglia; il super protetto McCarrick, del quale non c’è bisogno di richiamare i trascorsi. Per non parlare del già menzionato Marko Ivan Rupnik. Tutti personaggi impantanati in storie di peccati di natura sessuale, tutti sistematicamente promossi, protetti, custoditi.
Il “metodo Bergoglio” non può che inquietare: si fida solo di se stesso, di quello che gli dicono i suoi amici, e sistematicamente finisce col portarsi in casa personaggi che poi risultano essere discussi e discutibili. Un metodo di cui Tucho Fernández è l’ultimo eclatante esempio. A sei mesi dalla sua nomina è un continuo apparire di scheletri nell’armadio: calando un velo pietoso sulla dottrina, abbiamo visto il libro erotico sul bacio; poi la sua non limpida gestione del caso di don Eduardo Lorenzo, accusato di abusi su cinque minori; adesso un libro pornografico sulla mistica dell’orgasmo. La sua recente replica alla diffusione del libro – «un libro della mia giovinezza che certamente non scriverei ora» – non risolve i problemi, ma li amplifica. Proprio come la chiarificazione a Fiducia supplicans. Tucho si conferma di fatto un personaggio fragile e ricattabile: ieri un libro, oggi un altro, domani forse un’omelia o chissà che. E lui a rincorrere le notizie per giustificarsi, scusarsi; a dover affrontare la sollevazione di numerose conferenze episcopali, pubblicando in fretta e furia una chiarificazione ancora più confusa di quanto si doveva chiarire, e – ironia della sorte – dopo aver dichiarato, appena due settimane prima, che «non si debbono (…) aspettare altre risposte su eventuali modalità per normare dettagli o aspetti pratici riguardo a benedizioni di questo tipo» (FS, 41).
Dicevamo che la replica di Fernández ha fatto un buco più grande della toppa. «Ho cancellato quel libro poco dopo la sua uscita e non ho mai permesso che venisse ristampato»: ma se lo si è voluto ritirare «poco dopo» la pubblicazione, perché è stato pubblicato? Non si tratta di qualche refuso o qualche imprecisione: si tratta di tutta un’impostazione pornografica e blasfema. Ed infatti Tucho conferma la “bontà” di quel libro, che «aveva senso in un momento di dialogo con le giovani coppie che volevano capire meglio il significato spirituale delle loro relazioni, ma subito dopo ho pensato che potesse essere interpretato in modo sbagliato». Cosa c’era da interpretare nell’espressione che «l’uomo è interessato più alla vagina che al clitoride»? E quale significato spirituale potevano cogliere le giovani coppie dall’esplicitazione disgustosa della differenza dei “suoni” emessi dall’uomo e dalla donna nell’atto sessuale? Espressioni che verrebbero immediatamente, e giustamente, censurate. Che idea ha della pastorale, Tucho?
È bene mettere in luce un altro aspetto: nel libro sotto i riflettori, Tucho aveva già messo, nero su bianco, un paio di principi che si ritroveranno nella sua riflessione più matura, inclusa l’esortazione apostolica Amoris lætitia ‒ della quale non è un mistero che egli sia stato uno dei principali estensori. Anzitutto, nel libro si nota un singolare “primato dell’amore”: «quando coloro che fanno l’amore sono due persone che si amano, che si accompagnano, che si aiutano, che hanno deciso davanti a Dio di condividere tutto per sempre e nonostante tutto, allora il piacere sessuale è anche un atto di culto a Dio». Qualche anno più tardi, nel 2006, Tucho pubblicava un articolo su Revista Teología (ne abbiamo parlato [QUI]), nel quale sosteneva che il primato della carità avrebbe legittimato il ricorso alla contraccezione tra gli sposi. Ed infatti, nella citazione del libro – e, a ben vedere, in tutto il libro ‒ non si fa alcun cenno sulla necessaria apertura alla vita di ciascun atto coniugale. Non il piacere, che è concomitante, e nemmeno l’atto sessuale, ma l’atto coniugale che conserva il suo significato integrale può diventare atto di culto a Dio, obbedienza docile e fiduciosa al suo comando “crescete e moltiplicatevi”, e immagine, nonostante la deformazione dovuta al disordine della concupiscenza, dell’amore tra Cristo e la Chiesa.
Secondo punto: non è detto, affermava Tucho, «che questa esperienza gioiosa dell’amore divino (…) mi libererà da tutte le mie fragilità psicologiche. Non significa, per esempio, che un omosessuale automaticamente smetterà di esserlo. Ricordiamo che la grazia di Dio può coesistere con delle fragilità e anche con dei peccati, in presenza di un condizionamento molto forte. In questi casi, la persona può fare cose che oggettivamente sono peccato, ma senza essere colpevole e senza perdere la grazia di Dio né l’esperienza del suo amore». È la “morale delle attenuanti” (cf. AL 301-303), che sta in piedi solo grazie ad un coacervo di ambiguità: ci si riferisce, senza distinguere, sia ad una persona omosessuale (fragilità) che ad una persona che commette atti omosessuali (peccati); si parla di una possibile coesistenza tra la grazia e il peccato, senza specificare né di quale grazia si stia parlando (santificante? Attuale?), né di quale peccato (veniale? Mortale?); si parla di possibili forti condizionamenti e se ne deduce che la persona non sia perciò colpevole.
La morale delle attenuanti semplicemente è la più legalista che ci sia, perché non si preoccupa del fatto che la persona, anche se fosse meno colpevole (giudizio che spetta solo a Dio), compiendo atti disordinati provoca il proprio e l’altrui male. Andare a 100 km/h fa male a prescindere dalla consapevolezza del guidatore. La Chiesa non si preoccupa di scusare, ma di chiamare alla conversione; di tirarci fuori dal fango del male, non di misurare il nostro grado di consapevolezza. Perché per redimere dai peccati ci voleva un Dio, per scusare bastava un uomo qualsiasi.

* * *

[1] Il prefisso “trans-“ (dal latino trans: al di là, attraverso) indica un passaggio oltre un termine, attraversamento, mutamento da una condizione a un’altra. Un prefisso che serve anche a formare parole e nomi nuovi, soprattutto del linguaggio dotto, scientifico o tecnico. In particolare, nella terminologia scientifico, può indicare superamento di un termine (transfinito), attraversamento di un corpo, scambio, spostamento. In medicina indica per lo più una sede o modalità di passaggio.
Di uso comune è la parola “trans” (abbreviazione di transessuale) per indicare una persona che assume comportamenti e tratti del sesso opposto, modificando a volte chirurgicamente le proprie caratteristiche anatomiche.
Talora il prefisso “trans-“ è usato anche per la formazione di composti più effimeri, per esempio, nel linguaggio giornalistico, si parla spesso di schieramenti o movimenti transpartitici, i cui rappresentanti, di estrazione politica diversa, superando le normali divisioni fra partiti, si propongono come forza nuova e riformatrice. Da qui, in ambiente ecclesiale, la parola “transteologia”.

[2] Pornocrazia, su Wikipedia [QUI].

Segnaliamo

  • La benedizione liturgica e le categorie della dottrina dI Prof. Andrea Grillo, pubblicato sul suo blog Come se non sul sito della rivista Munera l’8 gennaio 2024 [QUI]. Questo fa capire quale sia il reale obiettivo dei difensori della sciagurata Fiducia supplicans: portare la Chiesa Cattolica Romana al riconoscimento del matrimonio fra persone dello stesso sesso. Andrea Grillo (Savona 1961) insegna dal 1994 Teologia dei sacramenti e Filosofia della Religione presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo a Roma e Liturgia presso l’Abbazia di Santa Giustina a Roma
  • Vaticano, volano gli stracci tra i cardinali: «Una eresia la benedizione delle coppie gay». Il documento papale trasformato in una specie di bomba a grappolo di Franca Giansoldati su Il Messaggero del 9 gennaio 2024 [QUI]
  • Il nuovo capo della dottrina del Papa nei guai per il ritrovamento del libro sull’orgasmo di Nicole Winfield pubblicato da The Associated Press il 9 gennaio 2024: «Il nuovo capo della dottrina del Vaticano sta facendo rizzare le sopracciglia su un libro che ha scritto come giovane prete che descrive gli orgasmi in termini grafici. (…) “La passione mistica”, pubblicato in Messico nel 1998, è un breve racconto sulle esperienze mistico-sensuali con Dio. Nei capitoli finali, Fernández approfondisce sugli orgasmi, comprese descrizioni grafiche dell’anatomia sessuale maschile e femminile e i suoi commenti sul desiderio sessuale, la pornografia, la soddisfazione e il dominio sessuale e il ruolo del piacere nel piano mistico di Dio. La sua esplicitezza suggerisce almeno una familiarità con il sesso e l’orgasmo che sembrerebbe insolita per un prete celibe. (…) Fernández ha rifiutato diverse richieste di commento da parte de The Associated Press e non ha risposto quando lunedì gli è stato chiesto chiarimenti su “La passione mistica”. (…) Nei commenti a Crux, un sito cattolico online, Fernández ha detto di aver scritto “La Passione Mistica” dopo aver avuto conversazioni con giovani coppie che volevano comprendere meglio le loro relazioni. È stato un commento simile a quello che ha fatto spiegando perché ha scritto “Guariscimi con la tua bocca”. (…)» (Nostra traduzione italiana dall’inglese).
  • Fernández cancella la procreazione e riduce la donna a oggetto di piacere di Martina Pastorelli su La Verità del 10 gennaio 2024 [QUI]: Il Prefetto della Dottrina della Fede rende l’atto sessuale un fatto meccanico, trasformandolo in una prospettiva carnale fine a sé stessa. E la coppia non entra mai davvero in comunione, restando in una zona di falsa intimità. E la donna ridotta a oggetto di piacere: il libro dell’attuale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede descrive una relazione senza rispetto della reciproca dignità e in cui l’uomo esercita il dominio.

Indice – Fiducia supplicans [QUI]