Gabriele dell’Addolorata: patrono dei giovani
Gabriele dell’Addolorata, al secolo Francesco Possenti, è stato un religioso e mistico italiano della Congregazione della Passione di Gesù Cristo. Proclamato santo nel 1920 da papa Benedetto XV, la sua memoria liturgica si celebra il 27 febbraio. E’ patrono della regione Abruzzo, della Gioventù cattolica italiana e dei comuni di Martinsicuro (TE), Civitanova Marche (MC) e Bovolenta (PD).
Francesco nacque ad Assisi. Era quindi concittadino di Francesco e Chiara. La sua era una famiglia agiata infatti il padre Sante Possenti, era nobile e un alto funzionario dello Stato Pontificio. I genitori Sante Possenti e Agnese Frisciotti ebbero 13 figli (Gabriele fu l’undicesimo). La coppia li allevò con amore e curò la loro educazione civile e religiosa.
Francesco conobbe ben presto la sofferenza. A quattro anni perse la madre, morta a trentotto anni. Ogni volta che il piccolo cercava la mamma, gli rispondevano puntando il dito verso il cielo. “Tua mamma è lassù”. Gli facevano lo stesso gesto quando gli parlavano della Madonna. E se chiedeva dove si trovasse, la risposta era: ‘È lassù’.
Francesco crebbe con il ricordo di queste due mamme, entrambe lassù, che vegliavano su di lui. Così si comprende la profonda devozione che Francesco avrà per la Vergine Maria. Nella sua camera poi aveva una statua della Madonna Addolorata con il suo Figlio Gesù morto sulle ginocchia. Francesco la contemplava a lungo, piangendo per i dolori della Madre davanti al Figlio. Questa ‘devozione’ alle sofferenze di Maria davanti a Gesù deposto dalla Croce, sono la spiegazione del nome che prese quando diventò religioso, a diciotto anni, nel 1856: Gabriele dell’Addolorata.
Francesco conduceva una vita normale per un ragazzo della sua età. Era un ragazzo intelligente e andava bene a scuola. Era un bel ragazzo e ci teneva al proprio look: vestiva begli abiti, che portava in maniera signorile e distinta. Era molto socievole, Amava la vita all’aria aperta, gli piaceva andare a caccia in allegra compagnia. Apprezzava il teatro e la danza e aveva un debole per la musica. Tuttavia, non si vergognava di andare in chiesa e di pregare. Dunque questo giovane di diciotto anni tagliò con gli interessi, le abitudini e i progetti precedenti e andò in convento per diventare religioso passionista.
Dopo la morte della madre e di due fratelli, fu significativa quella della sorella maggiore, Maria Luisa, (nel 1855) che lo scosse profondamente e lo portò a pensare ad una esistenza diversa da quella che aveva condotto fino a quel momento. Nacque così una improvvisa conversione.
A Spoleto, Francesco fu ospite del collegio dei Gesuiti annesso alla Chiesa di Santa Maria della Concezione; frequentò gli insegnamenti dei Fratelli delle scuole cristiane e dei Gesuiti. Durante una malattia contratta quando era un ragazzino, aveva promesso di diventare religioso se si fosse salvato. Era guarito due volte, ma aveva rimandato questo impegno.
A Spoleto, il 22 agosto 1856, Francesco prese parte alla processione per la solennità dell’Assunzione. Inginocchiato tra la folla, Francesco sentì una voce interiore che lo invitava a lasciare la vita borghese per farsi religioso passionista. Nonostante la forte opposizione del padre, Francesco fu in grado di persuaderlo della serietà della propria vocazione religiosa.
“Voglio fare solo la volontà di Dio, non la mia. Possa essere sempre fatta l’adorabile, amabile, più perfetta volontà di Dio”: Francesco prese i voti nella comunità passionista. Al termine del noviziato pronunciò il voto tipico dei passionisti: diffondere la devozione al Cristo Crocifisso e in seguito anche alla Vergine Addolorata.
I suoi scritti riflettono la sua intensa relazione con il Signore e la Vergine Maria. In particolare nelle Risoluzioni descrive in dettaglio la via seguita per raggiungere l’unità con la Passione di Cristo e i dolori di Maria, conseguendo così la perfezione secondo la regola passionista.
Nel 1859 Gabriele e i suoi compagni si trasferiscono a Isola del Gran Sasso, in Abruzzo per continuare gli studi in vista del sacerdozio. Egli accentua le sue pratiche di mortificazione e di penitenza a favore di poveri o di compagni. La sua salute però stava peggiorando, sia a causa della sua costituzione fragile, che per la vita rigida della comunità e le rinunce che si infliggeva. La tubercolosi lo condurrà alla morte nel 1862, a soli 24 anni, stringendo al petto un’immagine della Madonna Addolorata.
Per offrire un modello giovanile di santità da imitare, sia la Congregazione dei Passionisti che la Chiesa Cattolica accelerarono il processo di canonizzazione del giovane abruzzese. La devozione dei fedeli nei confronti del loro conterraneo poi fu un incentivo in questo senso. L’intero iter fu abbastanza rapido. Gabriele fu dichiarato santo il 13 maggio 1920 dal Papa Benedetto XV. Nel 1926, Pio XI lo dichiarò Patrono della Gioventù Cattolica italiana.
Il ricordo di questo santo è molto vivo specialmente in Abruzzo, nel Santuario di Isola, che ogni anno è meta di pellegrinaggio di centinaia di migliaia di giovani, i quali vanno a visitare la sua tomba e il convento dove Francesco visse gli ultimi anni. Essi vedono in Gabriele un santo ancora oggi valido e moderno, da ricordare e da imitare.
Il culto di san Gabriele è diffuso, oltre che fra i giovani cattolici italiani ed emigranti italiani abruzzesi, anche negli Stati Uniti d’America, in America Centrale e Meridionale, in Canada ed Australia. Numerose persone hanno riferito di miracoli ottenuti attraverso la sua intercessione, ad esempio Santa Gemma Galgani.





























