L’adorazione ci pone in ricerca sincera di Dio, in pellegrinaggio verso la verità

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 06.01.2024 – Vik van Brantegem] – La parola epifania, dal latino tardo epiphanīa, dal greco ἐπιϕάνεια, in origine «[festa dell’] apparizione» e quindi «manifestazione [della divinità]», da ἐπιϕανής (visibile), da ἐπιϕαίνομαι (apparire), nel linguaggio letterario è talora usata con il significato originario di manifestazione: l’epifania dello spirito (D’Annunzio). Il termine, che nel mondo religioso greco indicava le azioni con cui la divinità si manifestava, passò nel mondo cristiano a designare la celebrazione delle principali manifestazioni della divinità di Gesù Cristo.

Nella solennità odierna dell’Epifania del Signore, veneriamo la triplice manifestazione del grande Dio e Signore nostro Gesù Cristo: a Betlemme, Gesù bambino fu adorato dai tre Re Magi; nel Giordano, battezzato da Giovanni, fu unto dallo Spirito Santo e chiamato Figlio da Dio Padre; a Cana di Galilea, alla festa di nozze, mutando l’acqua in vino nuovo, manifestò la sua gloria.

Per la riflessione in questo giorno di festa, riportiamo di seguito l’omelia per l’Epifania del Vescovo emerito di Ascoli Piceno, Mons. Giovanni D’Ercole.

Epifania 2024

1. ”Abbiamo visto sorgere la sua stella da oriente e siamo venuti con doni per adorare il Signore”. Vengono da lontano i Magi, saggi personaggi provenienti da varie parti del mondo; vengono alla ricerca di qualcuno che non conoscono ma che già ritengono degno di essere adorato. La visita dei Magi che ricordiamo oggi, solennità dell’Epifania, è uno dei passaggi più interessanti della storia dell’infanzia di Gesù commentato da tanti autori cristiani nel corso dei secoli.
Nella spianata di Marienfeld, a Colonia, il 20 agosto 2005, Benedetto XVI pronunciò uno splendido discorso sui Magi davanti a migliaia di giovani accorsi alla XX Giornata Mondiale della Gioventù. Lo fece riprendendo quanto aveva già osservato, dal punto di vista teologico, sulle figure dei Magi nel suo libro L’infanzia di Gesù dove, riprendendo una consolidata tradizione esegetica, i doni dei Re Magi sono interpretati in chiave simbolica: l’oro rappresenterebbe la regalità di Cristo, l’incenso rimanderebbe alla sua divinità e la mirra sarebbe infine un simbolo del mistero della passione e della sua morte.
Perché mi fermo a rievocare la città di Colonia, legata alla visita pastorale di Benedetto XVI? Perché non si tratta di una città qualsiasi, almeno per chi è appassionato della ricerca storica e mitologia dei Magi. Infatti, nell’arca dei Re Magi, all’interno del Duomo di Colonia, vengono custodite gelosamente le reliquie dei Re Magi, la cui storia è lunga ed affascinante e sulla cui origine si continua a discutere in questi nostri tempi. Secondo una comune tradizione, i Magi morirono a Gerusalemme, e le loro spoglie furono scoperte da Sant’Elena che le avrebbe fatte portare a Costantinopoli. L’imperatore le avrebbe poi donate ad Eustorgio, Vescovo di Milano, che le avrebbe fatte custodire nella Basilica di Sant’Eustorgio, fino a quando furono trasportate da Federico Barbarossa a Colonia. Quanto all’autenticità delle reliquie dei Magi, misteriose figure di sapienti orientali di cui molto si è scritto, si diceva “che è la fede che le fa vere, e non esse che fanno vera la fede”. Ciò che il vangelo di Matteo riferisce di loro, basta per alcune considerazioni che stimolano la nostra fede e c’invitano a seguirne l’esempio perché la loro lunga ricerca si conclude quando giungono dinanzi a Gesù. In quel momento finisce il loro cammino esteriore e inizia un “pellegrinaggio interiore che cambia tutta la loro vita”. Cercavano di raggiungere il Messia, consapevoli che “il mondo era in disordine” e il loro animo custodiva il dono più prezioso, la consapevolezza di dover partecipare al “rinnovamento del mondo”. Benedetto XVI commenta che la loro storia “ci invita a quel pellegrinaggio interiore che si chiama adorazione”.

2. L’adorazione è l’attitudine del cuore di chi si pone in ricerca sincera di Dio. Comincia come Il lungo viaggio dei Magi e giunge al culmine quando come loro si resta in silenzio dinanzi a un bambino adagiato tra le braccia di Maria. È il pellegrinaggio verso la verità, un cammino misterioso e difficile che mette alla prova la fede, che ci fa anche vacillare e poi rialzarci. Nelle notti del mondo i Magi videro una stella insolita e si misero in cammino lasciandosi guidare. Alzarono gli occhi e rimasero a guardare la stella: la fede e il desiderio li condussero fino a Gesù. Oggi rievochiamo tutto questo celebrando la solennità dell’Epifania, ossia la manifestazione del Signore. Giorno in cui il Cielo parla a chi guarda verso l’Alto mentre Dio apre gli orizzonti sconfinati dell’umanità alla luce redentrice di Gesù. Lo ricorda nella seconda lettura san Paolo affermando che «tutte le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo, ad essere partecipi della stessa promessa». Come i Magi oggi anche noi siamo invitati ad alzarci dalle nostre terrene sicurezze, a non scoraggiarci nelle difficoltà quotidiane, a non arrenderci perché la stella non abbandona mai chi vuole mettersi a contemplarla lungo la strada della vita. La stella per l’uomo contemporaneo potrebbe simboleggiare la ricerca di significato, la speranza e la direzione da dare alla propria esistenza, la luce interiore e la parola di Dio come guida spirituale che illumina i nostri passi. Importante è non lasciarsi distrarre da troppi affanni quotidiani, ma mantenere lo sguardo alto verso il Cielo in trepida attesa di un segno. Il Vangelo narra che i Magi quando videro la stella e poi incontrarono Gesù furono colmi di gioia. Ecco il risultato della fatica del credere e il dono per chi persevera nella speranza. Accanto a Gesù i Magi incontrano Maria, silenziosa testimone del mistero della salvezza. È il ruolo che la Provvidenza affida a Maria nella storia personale di ogni credente: è lei che ci accoglie e ci introduce nel cuore di suo Figlio, testimone del silenzio orante e maestra di vera adorazione. L’esempio dei Magi è imitato nel corso dei secoli da tanti uomini e donne che cercano sinceramente la stella di Dio: sono i santi – noti o sconosciuti – mediante i quali Dio parla all’umanità sfogliando nelle loro vite il suo vangelo. Tracciano nel tempo la scia del Cielo perché non cercano ostinatamente la propria felicità sulla terra, ma semplicemente intendono donarsi ai fratelli affascinati dalla luce di Cristo: ci indicano così la strada per essere felici. I santi sono i veri riformatori della società perché la illuminano con la loro testimonianza di fedeltà al vangelo e contemplandoli impariamo cosa significa “adorare”, volgere cioè il cuore a Dio e incontrarlo come i Magi nel silenzio dell’intimità del cuore a cuore.

3. “Entrati i Magi nella casa, videro il bambino e Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono” (Mt 2, 11). Sembra un racconto di storia lontana, evento di due mila anni or sono, invece è storia di oggi: anzi è presenza di Gesù oggi. Nell’Eucaristia che stiamo celebrando, tra poco Egli si fa realmente presente davanti a noi, per ognuno di noi. Come allora con i Magi, anche ora si vela misteriosamente in un santo silenzio e, come allora, proprio così svela il vero volto di Dio. Dio per noi ha voluto farsi pane non solo perché lo ricevessimo ma perché potessimo lasciarci nutrire da lui. Egli è presente come allora in Betlemme e c’invita a seguirlo nel pellegrinaggio del cuore che è l’adorazione. Tocca a noi decidere di metterci in cammino e lui sarà sempre pronto a guidarci con la sua stella che brilla nel cuore d’ogni credente e dì ogni persona di buona volontà. Scrive Benedetto XVI che l’Eucaristia è “il segno costante del fatto che Dio contrappone al potere rumoroso e prepotente di questo mondo il potere inerme dell’amore, che sulla Croce – e poi sempre di nuovo nel corso della storia – soccombe, e tuttavia costituisce la cosa nuova, divina che poi si oppone all’ingiustizia e instaura il Regno di Dio. Dio è diverso – è questo che ora riconoscono i Magi. E ciò significa che ora essi stessi devono diventare diversi, devono imparare lo stile di Dio”. I Magi, “entrati nella casa, videro il bambino e Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono” (Mt 2, 11). Lasciamo che il fascino di un Dio che si fa pane per essere toccato e persino mangiato contagi il nostro spirito e tutto cambierà nella prospettiva del nostro pellegrinaggio sulla terra.

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