La percezione dell’ ebraismo, tra archeologia, diplomazia e letteratura

Condividi su...

Grande apprezzamento per un’iniziativa di alto livello scientifico, volta a rafforzare i contatti tra Italia e Israele, è stata espressa dall’Ambasciatore israeliano in Italia, Naor Gilon, che è intervenuto  all’apertura del convegno «La percezione dell’Ebraismo nelle altre culture e nelle  arti». Il convegno si svolge da oggi fino a giovedì nell’Aula Odeon della Facoltà di Lettere e Filosofia de «La Sapienza»  ed è organizzato dal prof. Alessandro Catastini, docente di Lingua e Letteratura Ebraica all’Università «La Sapienza» di Roma. Tra gli altri, è intervenuto il prof. Lorenzo Nigro, archeologo, che ha illustrato le recenti scoperte nel sito di Khirbet Qeiyafa, sulle prime alture della Giudea, non molto distanti da Gerusalemme. La località si presume sia quella dello scontro tra Davide e Golia. I risultati degli scavi attestano che si tratta di un importante capoluogo del distretto che era subordinato a Gerusalemme e di cultura giudaica-israelita piuttosto che cananea o filisteo. Secondo le ricerche la località di Qeifaya va identificata con la città di Sha’arayim, menzionata nella Bibbia («e i feriti dei Filistei caddero lungo la strada per Sha’arayim» racconta il libro di 1 Samuele) descrivendo l’inseguimento dell’esercito filisteo subito dopo la vittoria di Davide su Golia. Le scoperte archeologiche si inseriscono nel dibattito di questi anni, dando ragioni alle tesi secondo cui nella Bibbia si trovano precisi elementi storici e non solo una visione religiosa o mitica.

Il prof. Alessandro Gebbia ha analizzato alcuni scenari della letteratura contemporanea ebraico-americana e gli scrittori dell’ultima generazione (Nathan Englander, Jonathan Safron Foer, Nicole Krauss, Lara Vapnyar, Michael Chabon, Shalom Auslander, Morley Torgov) mettendo in luce il modo, diverso e innovativo, con cui affrontano problematiche quali la Shoah, la memoria, il confronto/scontro tra tradizione e assimilazione.

La prof.ssa Paola Buzi ha parlato del «Conflitto che non c’era. Ebrei e cristiani nella tradizione letteraria copta del V-VIII secolo», analizzando in particolare l’omelia sulla Passione attribuita al fantomatico Evodio, «arcivescovo di Roma», che la tradizione egiziana vorrebbe «il secondo dopo Pietro». In un complesso e improbabile intreccio narrativo, persino Alessandro Magno e la regina di Saba vengono chiamati in causa per dimostrare l’inaffidabilità e la miscredenza degli Ebrei, considerati dai Copti nemici peggiori persino dei temibili e pervicaci pagani.

«Il convegno – ha notato il prof. Catastini – ha una spiccata caratteristica multidisciplinare. L’Ebraismo viene visto attraverso i filtri di una molteplicità di insegnamenti e non solo sotto l’aspetto confessionale che pur è importantissimo. Agli studenti ed agli studiosi intervenuti l’anno scorso e a maggior ragione quest’anno vengono prospettate le diverse sfaccettature che variano a seconda del tempo storico, del luogo e del contesto in esame.

151.11.48.50