Mons. D’Ercole: il segreto del Natale cristiano

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 25.12.2023 – Vik van Brantegem] – La Notte Santa, che ha cambiato la storia dell’umanità, ci invita ogni anno di vivere un’atmosfera magica. Quest’anno, nel quale ricorrono gli 800 anni del presepe di Greccio, il Santo Natale ha assunto un significato particolare, perché nella Terra Santa dove è avvenuta la nascita del Principe della Pace, che ha riempito di senso la storia umana, non regna la pace ma la guerra. Quindi, l’augurio è che sia un Natale di speranza per la pace nel mondo intero.

Dinanzi all’inerme neonato di Betlemme diviene paradossale vedere che guerre e violenze colpiscono soprattutto i bambini. Eppure quel Bambino di Betlemme che ci sorride, è «messaggio di amore e di perdono di un Dio che per farsi accogliere si è fatto talmente piccolo da abitare il seno di una Donna come ciascuno di noi», conclude la sua omelia della Notte Santa di Natale 2023 il Vescovo emerito di Ascoli Piceno, Mons. Giovanni D’Ercole.

Il segreto del Natale cristiano
Omelia della Notte Santa di Natale 2023
del Vescovo emerito di Ascoli Piceno
Mons. Giovanni D’Ercole

1. Quest’anno pare che per ragioni comprensibili sono cancellati i riti natalizi a Betlemme. Tristezza e speranza nella nostra preghiera e solidarietà per Gaza e per la Palestina e per ovunque la violenza umilia la voce delle persone che invocano la pace. Proprio per questo con gli occhi pieni di sofferenza e fiducia fissano il Bambino di Betlemme nel quale riluce la dignità di ogni bambino. Se a Natale strade e case si addobbano a festa con tante luci non è solo per consumismo, ma a causa di una rivoluzione culturale grazie alla quale il bambino da oggetto è diventato soggetto e questo è iniziato proprio con il Natale di Cristo, che è il racconto di un Dio che si fa bambino e da allora nessun bambino può più essere una proprietà o un oggetto. Chi nasce è l’inizio di un nuovo mondo, un mondo che nel mondo non c’è mai stato e attorno al neonato rinasce una grande famiglia.  Purtroppo la cronaca continua a raccontarci storie quotidiane di aborti, di bambini massacrati negli scenari bellici, sfruttati dagli adulti per prostituzione, lavoro, traffico di organi, pedofilia, oppure oggetto di violenza fisica e psicologica. E’ proprio vero che, come scrive D’Amelia, “al cuore del male del mondo c’è il rapporto che abbiamo con il nascere e con il far nascere, tutto il resto è una conseguenza, perché se si è capaci di fare del male a un indifeso, si può farlo a chiunque e a qualunque cosa (anche il nazismo cominciò con Aktion T4 il programma di eliminazione di bambini ritenuti malati o inabili)”. In verità il neonato Gesù sperimentò il rischio di essere ucciso per volere di politici come in Inghilterra Charlie Gard, Alfie Evans, Isaiah Haastrup e recentemente la piccola Indi Gregory, dato che il re Erode ordinò di eliminare tutti i bambini di Betlemme per paura del nuovo re di cui si parlava nelle sacre scritture.

2. Dinanzi all’inerme neonato di Betlemme diviene paradossale vedere che la guerra e la violenza colpiscono soprattutto i bambini, che si compiono milioni di aborti i quali, per una dolce amara falsa verità, sono tutelati addirittura come diritti. E così uccidere qualche volta è delitto da punire e altre volte un diritto da proteggere: vi sembra del tutto normale? Perché meravigliarsi se, al di là di proclamazioni ufficiali, la vita non è sempre voluta, amata e rispettata? Quando l’uomo si erge a “padrone” della vita ogni tipo di violenza è possibile. Il miracolo dei Natale che possiamo chiedere è che si torni ad accogliere la vita come un dono da custodire con religioso rispetto, e solo allora si potrà parlare di giustizia e di pace. Sono i bambini a domandarcelo perché non ci prendiamo cura di loro perché li amiamo ma impariamo ad amarli quando cominciamo a prendercene cura. Annota Alessandro D’Avenia che “Il bambino ci tira fuori dalla nostra mania di controllo, potere, accumulo, in ultima istanza dalla nostra paura di morire. Il bambino è inizio, libertà inedita, storia mai vista e che mai più si vedrà”.

3. In un momento in cui, a causa di efferati femminicidi, sta esplodendo l’odio per il patriarcato che in fondo è un odio mascherato verso Dio, il Natale ci aiuta a riscoprire la radice divina dell’avventura umana della vita. Siamo fratelli e sorelle non per nostra scelta ma perché nasciamo per volere di un Dio che è padre di tutti. Da quest’amore divino ha origine l’umana fraternità che ci stimola a rispettare e amare la vita nostra e a rinascere ogni giorno prendendoci cura degli altri. In primo luogo di chi vive attorno a noi: parenti con i quali ci auguriamo di trascorrere in serenità le feste natalizie, amici lontani con i quali ci sentiremo per gli auguri ma anche coppie che non possono avere figli, famiglie che hanno perso un figlio/a, focolari spezzati da separazioni e divorzi, persone distrutte dal dolore e dall’indifferenza, gente sola e abbandonata. E inoltre uomini e donne d’ogni parte del mondo che forse mai incontreremo. Tutto questo ebbe inizio dal Natale di Cristo e a Lui dobbiamo tornare se vogliamo che l’umanità conosca giorni di vero benessere materiale spirituale.

4. Celebriamo il Natale come il nostro natale contemplando il fondo dell’anima nostra e dialoghiamo con il pascoliano “fanciullino” che abita in noi, il bambino che siamo a prescindere dall’età anagrafica o che non siamo mai stati per diverse ragioni, il bambino che non smette di crescere e chiediamogli che cosa ci porta di nuovo, come possiamo maturare negli anni senza smettere di conservare lo stupore del bimbo che sorride alla vita anche nelle situazioni più problematiche. E mentre ci lasciamo abbracciare dal fanciullino che ci abita, ci sorride il Bambino di Betlemme che nella grotta di Betlemme riposa tra le braccia di Maria e in Lui sentiamo la gioia di essere amati. Forse sta proprio qui il segreto del Natale cristiano, che sia messaggio di amore e di perdono di un Dio che per farsi accogliere si è fatto talmente piccolo da abitare il seno di una Donna come ciascuno di noi.

Un pensiero laico per capire il Natale
fascino della luce e del bene
del Vescovo emerito di Ascoli Piceno
Mons. Giovanni D’Ercole
Vigilia di Natale, 24 dicembre 2023

1. Permettetemi quest’anno un augurio natalizio laico, cioè non a partire dal Natale come festa della nascita di Gesù Cristo che per i cristiani è Dio fattosi uomo per la salvezza dell’uomo e di tutti gli uomini, ma a partire da una tradizione ben più antica, da molti oggi evocata e celebrata, trattandosi d’una festa che affonda le radici nella storia e parla di luce. Il cronografo dell’anno 354 attesta che a Roma il 25 dicembre era già il giorno nel quale i Romani commemoravano il culto pagano del solstizio d’inverno, “Natalis Solis Invicti”, la nascita del nuovo sole che, dopo la notte più lunga dell’anno, riprendeva nuovo vigore.  Natale era dunque la festa che onorava e celebrava il trionfo della luce sulle tenebre.
Sfogliando libri antichi ho trovato che qualcosa riporta a un ragionamento del filosofo Platone (Atene 427 a.C. – 347 a.C.) che vedeva il sole, come metafora del Bene. Se il suo maestro Socrate improntando il suo pensiero all’autonomia morale, ritiene la cura di sè, la cura dell’anima, il presupposto della giustizia politica, Platone inverte la direzione: pensa alla città come a un’impresa educativa collettiva condotta nei confronti dell’anima del singolo. Egli articola tutto ciò in un lungo dialogo, la “Repubblica” (in greco: Πολιτεία, Politéia), opera filosofica, scritta tra circa il 380 e il 370 a.C. Qui Platone sviluppa  questioni strettamente politiche e analizza la natura dell’uomo, la sua educazione, la sua formazione spirituale, l’essenza della giustizia e dell’essere giusto; vale pertanto la pena soffermarsi un istante perché con questo scritto egli ha esercitato enorme influenza nella storia del pensiero occidentale ed oggi andrebbero forse rivalutate anche se apparentemente utopistiche alcune sue letture della realtà e della vita. Tutto si può discutere, ma occorre prima leggere e riflettere con paziente attenzione!

2. Platone definisce il sole “prole del Bene” e indica a grandi linee in che cosa consiste il Bene – il valore massimo – sviluppando l’analogia tra il sole, fonte della luce, e l’idea del Bene, fonte della verità. Il sole, figlio del Bene, genera la luce, la quale fa sì che la vista possa vedere le cose e le cose possano essere vedute. Il sole, la luce, la vista, le cose viste costituiscono la prima serie di termini su cui si basa l’analogia tra sole e Bene. Una seconda serie di termini, corrispettivi a quelli della prima, comprende il Bene, la verità, l’intelletto, le realtà intelligibili, cioè le idee. Simile al sole che è causa della luce (e quindi della possibilità di vedere/essere visti), anche il Bene, producendo la verità, fa sì che l’intelletto possa conoscere le idee. Il Bene è perciò causa della conoscenza intellettuale, ovvero della scienza. E come la vista e quel che si vede non sono il sole ma sono ad esso affini, così la conoscenza e la verità non sono il Bene, ma affini appunto al Bene. Il sole però non è soltanto la causa della visibilità delle cose, poiché queste, grazie al calore solare, anche si generano, si nutrono, crescono. Analogamente il Bene non è solo causa dell’intelligibilità delle idee, ma anche del loro essere. Per questo l’idea del Bene è superiore a tutte le altre idee e la condizione del Bene dev’essere tenuta in pregio ancora maggiore. Infine Platone insiste nel ribadire straordinaria la bellezza che gli si attribuisce, se è il Bene a conferire scienza e verità: tutto viene percepito nella massima bellezza quando si dice “Bene”, ma resti ben chiaro che non intende riferirsi al piacere. E qui per la cultura pragmatica di oggi e anche per molti che si dicono cristiani s’apre tutto un mondo da scoprire e uno stile di vita da riconquistare al primato della Bellezza e del Bene. [Platone, Opere, tr. di F. Sartori, Laterza, Bari 1967, vol. II, pp. 332-334].

3. Sembra un ragionamento fuori tema ma lo traduco comunque in auguri natalizi non certamente commerciali ma spirituali, laicamente spirituali. Natale come invito a tornare a mettere in moto l’intelligenza seguendo Platone che costruisce l’analogia tra il sole e il Bene; Natale come stimolo ad abbandonare il fissarsi in luoghi comuni e preconcetti per lasciarsi condurre a riflessioni che vadano a cogliere il cuore della realtà che Platone, a suo modo, esprime con termini “sole”, “luce”, “vista” e “cose” e scoprire con stupore dove tutto ciò può condurci. Natale occasione non solo per regali e leccornie culinarie, ma pausa di meditazione e di ascolto interiore. Se Natale è festa del sorgere del Sole che vince il buio, diventi occasione per capire che abbiamo bisogno di luce vera per esercitare la funzione della vista e così riuscire a guardare nelle tenebre della notte e alla luce del giorno convinti che non solo gli occhi, ma anche l’anima vivono di questa doppia possibilità. Infine, liberati da sovrastrutture mentali e paure originate dalla frenesia d’un mondo che corre senza sapere dove andrà a sbattere, questo Natale fra scoppi di guerre interminabili aiuti a rendersi conto  che, come il sole sta al di sopra della vista, della visione, delle cose viste, così il Bene sta al di sopra della conoscenza e della verità e, come il sole non soltanto rende visibili ma fa essere le cose, così il Bene è ciò che fa essere le idee e la vita.: insomma un Natale che ci riporti ai veri significati del nostro vivere e ridia speranza al pensiero che cerca un senso, ha fame di verità e ama il bene.
Buon Natale!

Una riflessione sul Cristianesimo
e la cultura dell’Occidente

1. Il Cristianesimo parla per simboli, cioè con le cose della vita assunte per fornire un significato simile ad esse ma diverso. Senza grandi problemi, il solstizio d’inverno e l’allungarsi delle giornate venne visto dalla Chiesa come simbolo del Cristo in quanto Signore della storia e il Natale di Betlemme consegnato al 25 dicembre. Oggi parrebbe che l’antica festa pagana abbia ripreso il posto del simbolo cristiano e che il simbolo cristiano sia solo una pallida ombra del ciclo solare. Ma non è così. Il Cristianesimo ha sostituito un’altra categoria a quella della natura, ha introdotto il principio che l’uomo è più significante della natura e che la storia è il compimento della natura. E la ragione che sta alla base di questo cambiamento è espressa proprio nella festa della Incarnazione di Dio che è il Natale, la festa della storia. Ogni persona umana è divenuta significante, perché il Verbo si è fatto carne nell’infante Gesù, la figura che ha dato al senso che la vita umana diventava portatrice di significato e quindi di storia. Come già aveva detto Benedetto Croce la storia umana è esistita con il Cristianesimo come storia universale, quindi come “più” della natura. Di qui derivava il “non possiamo non dirci cristiani”.

2. L’evento cristiano ha cambiato la cultura umana perché ha posto l’uomo sopra la natura: ed è proprio questo che la “religione ecologica” rimprovera al Cristianesimo, quello di aver rotto i limiti di Gaia e l’equilibrio dell’ecosistema introducendo la storia al posto della natura, l’uomo al posto della madre terra.  L’ecologismo è un rimpianto del paganesimo che era l’incorporazione dei limiti che l’uomo ha sulla terra, saldandoli a un significato, facendoli cioè l’espressione di un messaggio universale: l’uomo è la creatura del limite. Il segno del Cristianesimo è che la storia umana ha sopravanzato la natura e che non vi sono più limiti possibili dopo che l’uomo è stato in Cristo innalzato alla dignità divina. E non di un dio pagano, ma del Dio creatore del mondo, che si era manifestato nella lunga storia di Israele rivelando la sua presenza del mondo attraverso la santificazione dell’Esilio, a cominciare da quello egiziano e da quello babilonese. Per questo l’Occidente diviene civiltà mondiale, perché impone a tutti la sua cultura del non limite. Esso vive all’ombra dell’evento in cui, come dice Ireneo, “Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventasse Dio”.
Il Cristianesimo è diventato una potenza storica oggettiva che agisce anche attraverso coloro che lo negano ma sono tutti avvolti dall’evento che si è prodotto. La più grande prova di verità del Cristianesimo sta nel fatto che la condizione umana è cambiata con esso sino al punto che il maggior problema dell’Occidente è oggi l’escatologia della storia: la storia umana ha un fine e una fine? Sono problemi posti innanzi alla libertà dell’uomo. L’universalità dell’Occidente è la prova della verità cristiana.

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