inGiustizia Vaticana. Un’inchiesta giornalistica partendo dal caso Salonia su In Sicilia Report – Parte 6

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 18.11.2023 – Ivo Pincara] – Presentiamo di seguito la sesta parte dell’inchiesta giornalistica dal titolo inGiustizia Vaticana che parte dal caso Salonia, a cura di Angelo Di Natale, pubblicata sul sito InSiciliaReport.it dal 14 ottobre scorso a cadenza settimanale. È indicato il link per leggere il testo integrale.

Prosegue dalla Parte 5 [QUI]

Al centro il frate-psicoterapeuta Giovanni Salonia. A destra in alto il Vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana con il sacerdote Giuseppe Rugolo imputato (da lui protetto e non denunciato) di violenza sessuale in danno di minori. In basso, l’Arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice.

Sesta parte: inGiustizia Vaticana. Il frate e le suore. Sesso, abusi & terapie. Verità a confronto – In Sicilia Report, 18 novembre 2023 [QUI]

In questa sesta parte della sua inchiesta, Angelo Di Natale presenta la verità che è nelle carte processuali, elusa e falsata dai giudici ecclesiastici, neutralizzata e resa irraggiungibile da quelli laici, o civili, della Repubblica dopo che la Procura l’ha attentamente ricostruita e documentata. La tagliola, inspiegabile, del Gup di Roma impedisce la prosecuzione del giudizio, non perché le accuse siano infondate (anzi, tutt’altro) ma perché la suora ha presentato in ritardo la querela. Ma come può una vittima denunciare ciò che non sa di avere subìto? Secondo i Pm il termine di sei mesi risultava rispettato: dal momento della scoperta del turpe reato. È un nuovo psichiatra a svelare alla paziente l’orrore degli abusi patiti. Tutti gli elementi di confronto tra il racconto della religiosa, le conferme acquisite dag6li inquirenti e la difesa di Salonia, indagato e poi imputato – di violenza sessuale aggravata – fino al 28 febbraio 2020, data in cui viene deciso che il “processo non s’ha da fare”.

Nella parte finale della puntata precedente, Angelo Di Natale ha focalizzato uno degli elementi centrali del processo per violenza sessuale aggravata a carico di Giovanni Salonia, il frate cappuccino psicoterapeuta, sacerdote e “quasi vescovo”. Iscritto dalla procura di Roma nel registro degli indagati a marzo 2018, processualmente imputato il 7 luglio 2019 con la richiesta di rinvio a giudizio e alla fine non giudicato: non per motivi attinenti alla fondatezza degli elementi di prova ma, unicamente, per improcedibilità. Tardiva la querela della vittima secondo il tribunale di Roma: valutazione diversa rispetto a quella dei pubblici ministeri che incardinano il procedimento e per quasi due anni lo portano avanti svolgendo tutte le indagini del caso e pervenendo alle relative conclusioni.

Sul perché di questo improvviso stop al processo Angelo Di Natale tornerà più avanti. Poiché questa è la vicenda centrale dell’intero intreccio ricostruito partendo dall’assurda sentenza emessa dalla “giustizia vaticana” in ambito canonico-penale, la denuncia-testimonianza della suora finora riportata senza commento nei suoi elementi essenziali richiede alcune brevi considerazioni. Chi segue questa inchiesta sa che l’assurda sentenza richiamata è quella contro Nello Dell’Agli, teologo, sacerdote e psicoterapeuta, fondatore della Fraternità di Nazareth di Ragusa, dimesso il 19 giugno scorso dallo stato clericale: pena massima prevista dal codice di diritto canonico per i delitti più gravi.

Angelo Di Natale ha scelto di riportare la testimonianza della suora asetticamente, e offrirla come tale a chi legge prima delle considerazioni che fa seguire, per ragioni di merito e di metodo.

  • La suora vittima, in terapia, di violenze sessuali: una testimonianza precisa che Salonia conferma in ogni punto tranne che nell’ammissione dello stupro. Una denuncia-testimonianza lineare, logica, riscontrata, credibile. Che spiega perché il frate all’improvviso ponga fine alle sue “terapie”.
  • Non curata ma violentata. È il nuovo psichiatra a svelare alla suora che la Gestaltpsychologie non contempla contatti con organi genitali. L’abisso di un nuovo trauma dopo gli abusi analoghi subìti da bambina.
  • Suor Lucia, Suor Teresa e le altre. La prima – quanto meno – è stata sua amante, la seconda lo denuncia per violenza, altre quattro-cinque “sorelle” rimangono nell’ombra, ma molti sanno. Abusi o “normali” relazioni sessuali?
  • Il francescano “quasi vescovo” interrogato in Procura il 18 ottobre 2018. Ecco i capi d’imputazione che due pubblici ministeri gli contestano.
  • Le versioni a confronto. Quella della vittima è coerente con i fatti accertati. Salonia non sa spiegare perché la suora da un certo momento non gli risponda più.
  • Il sacerdote-psicoterapeuta indagato nega gli abusi e per il resto conferma ogni sequenza dei fatti. Non conosce i dettagli della denuncia della suora ma le sue risposte ai magistrati le conferiscono logica e convincente credibilità.
  • Salonia messo in salvo sulla via di fuga dell’improcedibilità. Incomprensibile la tagliola del Gup che blocca il processo. Come potrebbe una vittima denunciare una violenza sessuale che non sa (ancora) di avere subìto?
  • Le domande dei pubblici ministeri e le risposte che Salonia non può dare.
  • Ad un certo punto il frate-psicoterapeuta indagato gioca la carta Dell’Agli, il testimone sul quale ha scagliato la sua vendetta e che, al contrario, dipinge come il regista delle denunce delle suore contro di sé. Ma i Pm sanno la verità.
  • La storia con l’ex suora-amante. Salonia ai Pm: è vera, era suo diritto denunciare dopo la mia nomina a vescovo. Ma intanto ha mentito in pubblico, ha dato della calunniatrice alla religiosa e ha accusato Dell’Agli (“colpevole” solo di verità).
  • L’indagato: “Sono stravolto perché di che sta parlando non lo so”. È tutta qui la risposta sulle violenze denunciate in dettaglio dalla suora: nel merito nulla.
  • I brani più rilevanti, le sequenze decisive, i passaggi nodali ai fini della verità e delle conclusioni impedite nel processo.

Segue la settima parte [QUI]

Foto di copertina: a sinistra Giovanni Salonia e a destra Nello Dell’Agli.

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