Un incontro di studi “I simboli religiosi nei luoghi pubblici tra laicità e pluralismo” al Federico II di Napoli

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 13.11.2023 – Vik van Brantegem] – La Cattedra di Diritto ecclesiastico del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi Federico II di Napoli organizza martedì 14 novembre 2023 presso l’Aula Fadda in via Umberto I 40 a Napoli un incontro di studi I simboli religiosi nei luoghi pubblici tra laicità e pluralismo, a proposito del volume di Enrico Ferri e Giuseppe Cricenti Alla ricerca della laicità perduta. Il crocifisso laico dei giudici italiani (Fuorilinea 2023, 136 pagine).

In copertina Croce “passionista” (Foto di Enrico Ferri).

Dopo i saluti istituzionali del Prof. Sandro Staiano, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi Federico II di Napoli, introduce e presiede l’incontro la Prof.ssa Maria d’Arienzo, Ordinario di Diritto ecclesiastico e canonico all’Università degli Studi Federico II di Napoli.

Intervengono:

  • Prof. Francesco Romeo, Ordinario di Filosofia del diritto all’Università degli Studi Federico II di Napoli
  • Prof. Filippo Vari, Ordinario di Diritto costituzionale all’Università degli Studi Europea di Roma
  • Prof. Stefano Testa Bappenheim, Ricercatore di Diritto ecclesiastico e canonico all’Università degli Studi di Camerino
  • Prof. Guglielmo de’ Giovanni Centelles, Docente di Storia del Mediterraneo all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli.

Saranno presenti gli autori.

Enrico Ferri è Ordinario di Filosofia del diritto all’Unicusano di Roma, dove insegna anche Storia dei Paesi Islamici. Tra le sue più recenti pubblicazioni: The Myth of Western Civilization (Nova Publishers 2020); Arméniens-Aryens. La législation raciste en Allemagne (1935), en Italie (1938) et la communauté arménienne (L’Harmattan 2021); Studi su Stirner (La Fiaccola 2021); L’Università al tempo della Rivoluzione telematica (Edicusano 2022).

Giuseppe Cricenti è Consigliere alla Corte di Cassazione. Insegna Bioetica all’Università di Tirana. Tra i suoi ultimi libri: I diritti sul corpo (2008); Il sé e l’altro. Bioetica del diritto civile (2013); I giudici e la bioetica (2017). Ha fondato e diretto la rivista semestrale di diritto e bioetica Biodiritto.

Il tema dell’incontro di studi al Federico II è tornato d’attualità col caso dei crocifissi nelle aule della scuola media Focherini di Carpi ad ottobre, a seguito della riqualificazione estiva degli spazi scolastici, durante la quale il simbolo religioso era stato rimosso. In una lettera, famiglie e insegnanti chiedevano spiegazioni sulla rimozione, esprimendo “delusione per le modalità adottate e per i tempi scelti”. Sottolineavano inoltre l’assenza di qualsiasi protesta o richiesta di rimozione da parte di altre comunità religiose, rendendo la decisione apparentemente unilaterale da parte della dirigente scolastica.
Tuttavia, il ripristino dei crocifissi non è stato una retromarcia, ma un fraintendimento di fondo, secondo Stefano Versari, Direttore Generale dell’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna, contattato dal quotidiano Avvenire. Versari ha chiarito che la dirigente non aveva ordinato la rimozione dei crocifissi, ma questi non erano stati riposizionati post-riqualificazione. La preside Federica Ansaloni ha ribadito che non c’era alcuna “battaglia contro i crocifissi”, né divieti o sollevazioni da parte dei docenti in tal senso. La dirigente scolastica ha invece sottolineato che le sfide affrontate dalla scuola sono ben altre, e i crocifissi, come tutto il resto, avrebbero ritrovato il loro posto.

“Bisognerebbe chiedersi perché, in un secolo di legislazione il Parlamento non sia mai intervenuto sull’esposizione del crocifisso nelle scuole e nei luoghi pubblici”, in questi termini pone la questione il Professore Mauro Barberis, che ha curato la Postfazione al libro di Cricenti e Ferri. Il motivo di questa “dimenticanza”, dice Barberis, va ricercato nella volontà di “astenersi come dalla peste di legiferare su temi eticamente sensibili, o peggio, come qui, religiosamente sensibili”. Ma nonostante le amnesie parlamentari il tema ricorre frequentemente, non solo a livello giudiziario, ma pure politico.

Il libro Alla ricerca della laicità perduta testimonia la centralità del tema, da molte prospettive. I due autori discutono di una recente sentenza della Cassazione che ritiene legittimo esporre in aula un crocifisso se la richiesta arriva dagli studenti e, a sostegno di questa tesi utilizza argomenti che ritroviamo in una recentissima proposta di legge della Lega di Salvini. Si sostiene che il crocifisso non è tanto un simbolo religioso, quanto della storia nazionale, ma pure di valori laici ed umanitari in cui tutti, cittadini e non potrebbero riconoscerci. Di parere diverso gli autori del libro.

Giuseppe Cricenti nota che “in Italia, come ricorda il Dossier Statistico sull’immigrazione sono praticate più di duecento religioni diverse. Lo stato deve favorirne il libero esercizio, non sceglierne una ed assicurargli una posizione di privilegio, con dubbi argomenti di natura storica, morale o teologica. Libertà religiosa significa libertà per ognuno di manifestare il suo pensiero in materia religiosa”.

Ancora più deciso il commento di Enrico Ferri: “Sostenere che il crocifisso sia un simbolo di amore in cui tutti possono riconoscersi, significa assumere la posizione di una religione specifica, il cristianesimo, presentandola come un dato oggettivo. In realtà il crocifisso ha spesso rappresentato una religione in contrato con altre religioni, ad esempio l’Islam, e quanti non avessero una visione conforme ai dettati delle Chiese cristiane che usavano questo simbolo religioso”.

I due saggi del volume affrontano la questione della laicità, a partire dalla recente sentenza della Cassazione, sulla legittimità e l’opportunità di esporre in un’aula scolastica il crocifisso durante le lezioni. I giudici della Cassazione, riprendendo una giurisprudenza diffusa, regolano la questione dell’esposizione del crocifisso in luoghi pubblici (scuole, tribunali) considerandolo come un simbolo culturale e non religioso, segno di tolleranza e di valori secolari che caratterizzano la tradizione italiana. La Cassazione arriva a sostenere che il crocifisso stia a fondamento della moderna laicità dello Stato e che debba considerarsi un “simbolo passivo”, incapace cioè di rinviare in modo diretto e chiaro a una dottrina e una religione particolari.

Nel primo saggio si ribadisce il significato che sul piano storico e religioso assume il simbolo per eccellenza del Cristianesimo e il carattere divisivo che lo connota, per il rinvio alla vicenda della morte e della figura di Gesù, tanto fra cristiani che nei confronti dei musulmani e degli ebrei.

Nel secondo saggio si ribadiscono alcuni principi costituzionali che escludono la possibilità di scegliere un simbolo religioso su altri, anche se tale richiesta “venga dal basso”, cioè da una deliberazione presa a maggioranza da una classe di un istituto scolastico, come nel caso preso in considerazione dalla Cassazione. Si mettono anche in rilievo le incongruenze logiche e giuridiche del rinvio all’“accomodamento ragionevole”, per risolvere il caso.

Dalla postfazione di Mauro Barberis

«Forse in uno Stato davvero liberale o pluralista o laico il crocifisso andrebbe considerato proprio così: come se davvero fosse un arredo, da mettere o meglio da togliere, come ora vediamo, senza scatenare micro-guerre di religione. Bisognerebbe chiedersi perché, in un secolo di legislazione, il Parlamento, che pure trova il modo di legiferare anche sulla lunghezza delle stringhe delle scarpe, non sia mai intervenuto sulla questione. Alle origini di un’azione o di un’inazione non c’è mai un solo motivo, il che vale anche per il caso del crocifisso. Eppure qui un motivo principale lo azzarderei.
Propongo di chiamare il principale dei motivi “Non svegliare il can che dorme”: ossia astenersi come dalla peste di legiferare su temi eticamente sensibili o peggio, come qui, religiosamente sensibili.
Qualcosa del genere, in Italia, è avvenuto quasi sistematicamente su temi come il matrimonio omosessuale, alla fine derubricato a unione civile, e soprattutto su questioni religiosamente ed eticamente sensibili come il fine vita: le quali attendono ancora una soluzione legislativa».

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