inGiustizia Vaticana. Un’inchiesta giornalistica partendo dal caso Salonia su In Sicilia Report

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 10.11.2023 – Ivo Pincara] – Un nostro attento lettore ci ha segnalato l’inchiesta giornalistica dal titolo inGiustizia Vaticana a cura di Angelo Di Natale, pubblicata sul sito InSiciliaReport.it dal 14 ottobre scorso a cadenza settimanale. Il prossimo appuntamento è domani, sabato prossimo 11 novembre, con la quinta puntata. Domani presentiamo le prime quattro puntate, con i link per leggere i testi integrali. Questa inchiesta giornalistica parte dal caso Salonia, scrive nostro attento lettore, «assimilabile al caso Rupnik per il ruolo di insabbiatore del solito Gisana e la copertura particolare avuta in altissimo».

Il Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 91 del 10 febbraio 2017 pubblica: «Nomina dell’Ausiliare di Palermo (Italia) – Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo Ausiliare di Palermo il Rev.do P. Giovanni Salonia, O.F.M. Cap., finora Responsabile della Formazione Permanente per la Provincia Cappuccina di Siracusa, assegnandogli la sede titolare di Butrinto».

“Consegno nelle mani del Santo Padre la rinunzia alla mia consacrazione come Vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi”. Inizia così la lettera di Giovanni Salonia ai sacerdoti palermitani del 18 aprile 2017 da Modica, diffusa la sera del 27 aprile dall’Ufficio stampa della Curia arcivescovile. Non c’è stata quindi l’ordinazione episcopale, dunque, che avrebbe dovuto svolgersi entro il 10 maggio. “Avevo accettato in spirito di servizio ecclesiale questo impegnativo e delicato ufficio, a cui, in modo imprevisto e inaspettato, ero stato chiamato. Tale nomina, mentre in tanti aveva suscitato sentimenti di gioia e di speranza, in qualcun altro ha provocato intensi sentimenti negativi, con attacchi nei miei confronti infondati, calunniosi e inconsistenti, ma che potrebbero diventare oggetto di diverse forme di strumentalizzazione, anche di tipo mediatico”.

Una decisione sofferta, spiega Salonia, presa per tutelare la serenità della diocesi, dopo le “calunnie” che lo hanno indicato come “indegno” con un passato di “infedeltà al celibato“. Spiega Salonia: “Un tale servizio in questo clima mi avrebbe sottratto energie e ancor più avrebbe turbato la serenità e la gioia della comunità ecclesiale”. Così, prosegue: “Ho deciso di rinunciare alla consacrazione episcopale. Non voglio in alcun modo che l’esercizio del mio ministero possa essere inquinato”.

Dopo la nomina di Salonia era stato disposto un “supplemento di indagine” da parte del Nunzio Apostolico in Italia e subito erano cominciate le voci contro la nomina. Per mesi si è discusso sul modo di superare una situazione abbastanza paradossale, perché il frate psicoterapeuta era disposto a rinunciare alla nomina a patto che fosse chiaro che si trattava di insinuazioni calunniose.

Tra i testimoni presso la Procura di Roma, che hanno reso credibile la deposizione della suora denunciando di essere stata violentata durante la psicoterapia esercitata dal frate psicoterapeuta Salonia, c’era anche, segnala il nostro lettore, «un bravo sacerdote ragusano, Don Nello Dell’Agli, colpevole nell’omertà generale mafiosa della Chiesa siciliana di aver fatto il proprio dovere. Testimonianza che gli ha procurato in processo canonico conclusosi con la riduzione allo stato laicale. Il Papa di sua mano gli ha negato l’appello. Uno spaventoso mostro giudiziario simile a quello che si sta celebrando contro il Cardinal Becciu. In questi giorni un coraggioso giornalista sta pubblicando, siamo al quarto articolo, tutta la vicenda. Sarebbe importante renderlo pubblico a livello ecclesiale, nel continuo servizio alla Verità dentro la nostra povera Chiesa in questo tempo di afflizione».

Sul caso del Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana, siamo tornati più volte in passato, principalmente in riferimento al caso Rugolo, ovvero, il processo penale di primo grado con rito abbreviato, iniziato il 7 ottobre 2021 al Tribunale di Enna, a carico di Don Giuseppe Rugolo, il prete 40enne di Enna che è stato arrestato il 27 aprile 2021, con l’accusa di violenza sessuale aggravata su tre minori, secondo gli articoli 81 e 609 del codice penale [QUI].

Come abbiamo riferito [QUI], proprio il giorno prima dell’Udienza in programma al Tribunale di Enna martedì 7 novembre (poi saltato), per la requisitoria del pm Stefania Leonte e le arringhe conclusive delle parti civili, nel corso di un incontro con l’Associazione Piccola Casa della Misericordia di Gela, Papa Francesco aveva elogiato l’ordinario della diocesi dove è incardinato Don Rugolo, definendo Mons. Gisana “uomo fermo”, “uomo giusto”, “un bravo vescovo”, che è stato “perseguitato, calunniato”.

Queste parole pronunciate dal Papa a braccio in riferimento a Mons. Gisana, avevano suscitato la reazione di Antonio Messina, il denunciante da cui è partita l’inchiesta giudiziaria e il processo Rugolo: «Questo vescovo è lo stesso intercettato mentre parla con Rugolo e dice di avere insabbiato tutto».

Con l’inchiesta giornalistica di Angelo Di Natale entriamo in un altro capitolo delle attività di Mons. Rosario Gisana.

Rosario Gisana, il “vescovo buono”, insabbiatore delle denunce di violenze sessuali del clero in danno di minori
di Angelo Di Natale
InSiciliaReport.it, 6 novembre 2023


Queste mie parole che seguono non sono una risposta a Jorge Mario Bergoglio, il “266° Papa della Chiesa Cattolica e Vescovo di Roma, Ottavo Sovrano dello Stato della Città del Vaticano (titolo che gli spetta in virtù dei Patti Lateranensi stipulati 94 anni fa da Benito Mussolini e Pio XI, n.d.r.), Primate d’Italia” e tutto il resto contemplato dal fitto repertorio dei titoli del “romano pontefice”.

Non potrebbero esserlo, non solo per oggettiva disparità di status e per impossibilità di interlocuzione immediata (ovvero, non mediata) ma anche perché non credo che le sue parole di oggi si riferiscano alla mia inchiesta giornalistica (diversamente rischierei di incorrere in un esagerato auto-apprezzamento) della quale sono state pubblicate quattro puntate e che è ancora in corso.

Tuttavia tante persone, soprattutto dalla Sicilia, con messaggi, telefonate ed e-mail insistono nell’interpretare le parole del Papa in relazione alla mia inchiesta (la sequenza temporale è un forte indizio, ma c’è anche l’imminenza della sentenza, prevista il 10 gennaio 2024 nel processo Rugolo ad Enna) ed allora non posso far cadere questa loro percezione-interpretazione, frutto anche di attenzione ai reportages della quale perciò le ringrazio.

In breve quindi. Proprio in uno degli articoli già pubblicati ho ampiamente illustrato la tecnica di Bergoglio di ostentare vicinanza ed offrire pubbliche attestazioni di stima in particolari momenti a persone in difficoltà, talvolta da lui al tempo stesso fulminate con provvedimenti punitivi. La casistica è molto ampia ed uno degli esempi è fornito da una delle vicende trattate, il caso Salonia, perché in stretta relazione con i fatti oggetto d’inchiesta: le parole pronunciate dal Papa a Genova il 27 maggio 2017, un mese dopo la rinuncia del frate all’ordinazione episcopale.

Quanto a Gisana, nei quattro articoli pubblicati (così come in quelli futuri) e, in particolare nel secondo dei quattro a lui ampiamente dedicato, sono riferiti, ricostruiti e documentati fatti ben precisi.

Dire che questo vescovo, Gisana, “è bravo”, che “è stato perseguitato, calunniato e lui, fermo, sempre, giusto, uomo giusto” è un’opinione personale che chiunque (nessuno escluso, fosse anche… il Papa) può esprimere su chiunque.

I fatti però sono un’altra cosa e se ad essi ci si vuole riferire, si abbia la dignità di non nascondersi sotto la talare bianca, né dentro il cosiddetto “abito corale” del pontefice perché “corali” non sono le responsabilità personali. E quelle delle istituzioni in quanto tali richiedono verità e giudizio, non occultamenti sotto la veste delle istituzioni medesime la quale invece deve essere candida, non solo per liturgia di rito, attiva usanza o formale adempienza.

Osservo dunque, non al Papa (bisognerebbe sapere cosa gli abbiano raccontato, nonché se e cosa egli abbia voluto seriamente accertare) ma ai sacerdoti, vescovi, arcivescovi e cardinali citati nell’inchiesta e, per quanto lo riguardi direttamente, a Rosario Gisana: dite quale elemento – piccolo o grande, centrale o secondario – contenuto nei quattro articoli non corrisponda al vero.

Semplice e facile, se si vuole la verità.

Altrimenti chi voglia propali pure le menzogne che gli convengano e, magari, non potendo smentire, si nasconda, appunto, nell’abito corale papale e nella talare bianca sormontata da quello zucchetto immacolato sotto il quale crede di potere trovare la fonte della propria assoluzione.

Non mi interessano i “misteri della fede” se di ciò si tratta. Molto più semplicemente e banalmente mi stanno a cuore soltanto la verità dei fatti e gli atti compiuti se, come in questo caso – e perciò di rilevanza giornalistica – nell’esercizio di pubbliche funzioni.

Gridare alla “calunnia” e non indicare cosa sarebbe calunnioso, e perciò quanto meno falso, è fuga dalla dignità della responsabilità, così come un esercito di politicanti, faccendieri, affaristi, imbroglioni e delinquenti di ogni risma spesso nella vita pubblica dà prova di saper fare.

Il bravo vescovo Gisana, “uomo giusto e…” per sua stessa ammissione è l’insabbiatore di denunce di violenza sessuale da parte di sacerdoti nei confronti di minori.

Da noi interpellato, al pari degli altri, prima ancora della pubblicazione, non ha risposto. Dica (cosa glielo impedisce?) almeno cosa non vi sia di vero nell’affermazione sopra riportata o in tutte quelle contenute nell’inchiesta.

O – se preferisce o non riesce a fare altro – possibilmente senza troppo violentare la verità, si nasconda sotto la talare bianca.

È molto ampia e capiente, soprattutto da quando veste un pontefice che, fuori da tutto ciò che attiene al governo del Vaticano e della Chiesa – in “politica estera” e nella “politica esterna ai dogmi”, quindi – merita il riconoscimento di grande leader, lucido e illuminato sulla scena mondiale, per le posizioni sulle questioni più urgenti e drammatiche, come la ricerca della pace e dell’uguaglianza; la garanzia del rispetto della dignità di ciascun essere umano; la denuncia della caccia al profitto, smodata cinica e violenta; quella delle responsabilità dei potenti che opprimono, soffocano e mortificano la vita, la natura, il mondo.

Ma questa è un’altra… veste.

L’inchiesta prosegue.

Seguono le parti 1, 2, 3 e 4 dell’inchiesta giornalistica inGiustizia Vaticana [QUI]

Foto di copertina: a sinistra Giovanni Salonia e a destra Nello Dell’Agli.

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