Spes contra spem. Sperando contro ogni speranza

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 09.10.2023 – Vik van Brantegem] – Le persone normali non hanno bisogno della guerra. Nessuno vuole vedere la sua casa bombardata, la sua famiglia uccisa… «La guerra piace ai politici che non la conoscono. Che votano perché l’Italia invada l’Afghanistan, senza essere in grado di individuarla sulla cartina. La guerra piace a chi ha interessi economici, che se ne sta ben distante dalle guerre. Chi invece la conosce si fa un’idea molto presto. Io che non sono tanto furbo ci ho messo qualche anno per capire che non importa se c’è un’altra guerra. Che sia contro il terrorismo, per la democrazia o i diritti umani. Ogni guerra ha una costante: il 90% delle vittime sono civili, persone che non hanno mai imbracciato un fucile. Che non sanno neanche perché gli arriva in testa una bomba. Le guerre vengono dichiarate dai ricchi e potenti, che poi ci mandano a morire i figli dei poveri» (Gino Strada, Festa della Scienza e Filosofia a Foligno, 26 aprile 2018).

Spes contra spem (la speranza contro la speranza). «Qui contra spem in spem credidit, ut fieret pater multarum gentium, secundum quod dictum est: “ Sic erit semen tuum” [Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza]» (San Paolo, Lettera ai Romani 4,18).

Coltiviamo una fede incrollabile in un futuro migliore e non abbandoniamo la speranza, anche quando le circostanze concrete sono così avverse da indurre a credere, al contrario, alla perdita di ogni speranza.

La foto di copertina è il ritratto di tre ragazzi che seguono le religioni abramitiche: un ragazzo Ebreo, un ragazzo Musulmano e un ragazzo Cristiano che posano davanti al luogo sacro della Cupola della Roccia e del Muro del Pianto nel gennaio 2001 a Gerusalemme.

La foto è stata scattata da Reza Deghati, filantropo, idealista, umanista, architetto, fotogiornalista iraniano naturalizzato francese, conosciuto soprattutto per i suoi lavori con la rivista statunitense National Geographic, alla ricerca della quintessenza della vita.

Reza è profondamente coinvolta nell’educazione delle generazioni future. Divide il suo tempo tra fotografia e programmi di formazione, tenendo conferenze, presentazioni e conducendo workshop su questioni globali, oltre ad essere professore in visita. Il suo lavoro umanitario e il suo fotogiornalismo sono stati riconosciuti da istituzioni e università internazionali. Per la sua dedizione alle cause umanitarie.

Ha spiegato la storia della foto dei tre ragazzi in un’intervista a cura di Sona Nasibova, pubblicato il 26 luglio 2022 da Nargis Magazine [QUI]: «La lunga strada alla ricerca dei tre Abramo. Molto vicino a noi è la terra, che ospita cristiani, musulmani ed ebrei. La terra che viene lacerata e che non può essere divisa da Israeliani e Palestinesi. Lì i bambini vengono spesso allevati nell’odio reciproco in nome della loro terra. Come raccontano le tradizioni più antiche, Abramo fu il precursore di tre religioni, padre di figli ormai pronti ad uccidersi a vicenda. Ho creato una storia su Abramo, la sua storia, i suoi vagabondaggi e la sua volontà. Come simbolo di pace ho voluto trovare tre figli di tre religioni: Abramo tra i Cristiani, Ibrahim tra i Musulmani e Avraham tra gli Ebrei. Per un mese intero ho cercato con grande difficoltà di trovare ragazzi con tali nomi, per riunirli. Le riunioni venivano costantemente rinviate: o a causa delle festività religiose, a volte a causa delle strade bloccate, poi a causa del rifiuto del padrone di casa di far entrare un bambino palestinese nel suo terrazzo. Sì, questa idea pacifica e idealistica, che ho cercato di mettere in pratica, ha dovuto lottare contro molti ostacoli prima che potesse diventare realtà. Un bel giorno, tre bambini che hanno ricordi condivisi, una patria comune e un padre comune, ma che sono separati gli uni dagli altri, potrebbero riunirsi e incontrarsi. Ibrahim, Avraham e Abramo; È tempo di una foto congiunta, abbiamo fatto rivivere il messaggio perduto di nostro Padre sul mondo. Tre figli di Abramo – un Ebreo, un Musulmano e un Cristiano – davanti alla Cupola della Roccia e al Muro del Pianto. Dovresti essere sempre persistente, se davvero ti sforzi di incarnare il simbolo del sogno di pace».

«Proprio là dove gli uomini, nel tentativo di evitare ogni sofferenza, cercano di sottrarsi a tutto ciò che potrebbe significare patimento, là dove vogliono risparmiarsi la fatica e il dolore della verità, dell’amore, del bene, scivolano in una vita vuota, nella quale forse non esiste quasi più il dolore, ma si ha tanto maggiormente l’oscura sensazione della mancanza di senso e della solitudine. Non è lo scansare la sofferenza, la fuga davanti al dolore, che guarisce l’uomo, ma la capacità di accettare la tribolazione e in essa di maturare, di trovare senso mediante l’unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore» (Papa Benedetto XVI – Spe salvi, 35).

«Mentre Dio porta avanti la sua creazione, e noi uomini siamo chiamati a collaborare alla sua opera, la guerra distrugge. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l’essere umano. La guerra stravolge tutto, anche il legame tra i fratelli. La guerra è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione!» (Papa Francesco – Omelia della Santa Messa al Sacrario Militare di Redipuglia nel Centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, 13 settembre 2014).

Preghiamo per tutti coloro che vengono uccisi nelle guerre, per la stragrande maggioranza dei civili, indipendentemente dalla loro religione.

«Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano;
sia pace nelle tue mura,
sicurezza nei tuoi palazzi.
Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: «Su te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene»
(Salmo 122,6-9).

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