Le Acli abitano la storia

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Si è aperto a Cortona (AR) l’incontro nazionale di studi delle Acli, in programma fino al 21 settembre; il titolo delle giornate è ‘Abitare la storia’, nel quale si riflette di ‘Partecipazione, cittadinanza e democrazia nel tempo della crisi e della diseguaglianza’ come base sulla quale individuare le proposte per il Paese e le priorità della vita delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

Nel video messaggio inaugurale il presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta, ha sottolineato il ruolo che le Acli possono giocare per il bene dell’Italia: “E lo dico perché è un momento fondamentale perché ‘Abitare la storia’ non è una parola retorica, è un fatto molto concreto e soprattutto in un momento in cui c’è bisogno di rilanciare rispetto alla crisi della rappresentanza. Non è una crisi soltanto legata soltanto alla crisi della politica. La politica è rappresentanza per eccellenza e la politica è in crisi da tempo.

E’ il motivo per cui stiamo facendo di tutto per cambiare le regole che non hanno funzionato, penso alla legge elettorale, penso al bicameralismo paritario, mantenere invece le regole buone come la prima parte della Costituzione. E’ la costituzione più bella del mondo, che dobbiamo assolutamente tenerla ma fare sì che le regole consentano una rappresentanza più efficace in grado di rendere i cittadini più protagonisti: cosa che invece non è accaduto in passato”.

Poi ha elencato alcune azioni da attuare: “Voi parlate della crescita della disuguaglianza: è il grande incubo di questo tempo insieme alla disoccupazione crescente e la crescita della disuguaglianza obbliga a scelte che vadano alla radice del problema, quindi innanzi tutto la radice del problema è il pari accesso all’istruzione e il decreto sull’istruzione che abbiamo presentato e approvato all’inizio dell’anno scolastico per la prima volta in Italia rilancia il diritto allo studio e il welfare studentesco.

Erano anni che non si faceva qualcosa del genere e mi picco di dire che è uno dei punti di orgoglio di quello che stiamo facendo perché il diritto allo studio è alla base di tentativi di dare parità di accesso e di abbattere la disuguaglianza così come le altre misure che sono state prese in questi mesi e che certo con poche risorse a disposizione però hanno voluto dare un segnale di inversione di tendenza. Penso al tema dei 200 milioni di euro messi per aiutare le giovani coppie, per aiutare i lavoratori precari e per aiutare i lavoratori che hanno perso il lavoro a pagare la rata del mutuo o ad accendere un mutuo e ad avere comunque una casa.

Ritengo questo tema, in un momento in cui il credito è così scarso e così esigente, fondamentale e soprattutto attorno a un tema come quello della casa così importante e credo anche e lo segnalo abbiamo iniziato un percorso che però vorrei che continuassimo insieme”. In queste giornate di studi si alternano contributi di studiosi ed esperti a momenti di confronto nei laboratori tematici. Presentando le giornate, Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli, ha affermato:

“La crisi della rappresentanza e della politica investe non solo i partiti ma anche le formazioni della società civile. Va ripensato il rapporto tra cittadini e politica, e ciò coinvolge le forme organizzative dei partiti, il riordino e la riforma delle istituzioni, la legge elettorale. A Cortona, a conclusione di queste giornate di studio le Acli indicheranno le loro proposte per superare il clima di sfiducia che si avverte tra i cittadini e per essere realmente vicini a chi è stato maggiormente colpito dalla crisi, con passione, intelligenza e trasparenza”.

Roberto Rossini, responsabile Ufficio Studi delle Acli, ha sottolineato le sfide per le Acli: “Siamo convinti che la riflessione sulla democrazia non sia solo una questione di ‘quantità’, si pensi al dibattito sul numero dei parlamentari o dei livelli di governo, ma di qualità, di quale idea di cittadinanza desideriamo sollecitare, di cosa voglia dire essere cittadino oggi e quale cittadino vogliamo promuovere per il domani. E quale tipo di promozione è possibile sostenere nelle circostanze attuali per il ceto medio popolare, per impedirne la scomparsa e per porre un solido argine all’ingrossamento delle file della povertà”.

Secondo Rossini l’avvento di una nuova forma di capitalismo (globale, finanziaria, consumistica) mette in discussione la sovranità degli Stati: “Non funziona più, nelle mutate condizioni, il modello di sviluppo. Aumenta l’ingiustizia sociale nei Paesi dotati di sistemi di welfare: aumenta il gap tra ricchi e poveri, scompare la classe media… Diminuiscono le forme di lavoro tradizionale a favore di nuovi lavori instabili. Aumentano i flussi migratori con due effetti: i giovani che emigrano sono i più istruiti (si provocano effetti di brain drain e brain waste); le società diventano multietniche e multiculturali.

La democrazia è affaticata, la politica non riesce a proporre una visione (i partiti perdono di rappresentatività e rappresentanza; le istituzioni perdono autorevolezza e autorità); la distanza della casta e l’inefficacia dei politici alimentano la rabbia tra i cittadini che subiscono i mutamenti. I corpi intermedi non agiscono come ‘mediatori sociali’: la società civile organizzata è in difficoltà, perché ha perso di vista le persone, i bisogni del cittadino.

L’altro per noi (terzo settore) è morto? Sembra che abbiamo reciso i legami per affidarci alla burocrazia: l’altro è un modulo. Il terzo settore è troppo dipendente dai finanziamenti pubblici. Ci troviamo così di fronte ad una malintesa forma di sussidiarietà. La cultura dominante veicola l’idea che si possa vivere per il piacere senza i vincoli, esorcizziamo la morte attraverso la soddisfazione di desideri minimi; evitiamo la sofferenza. Perdiamo il senso della vita. Siamo incapaci di dare ragione della speranza che è in noi”.

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