Scalabriniani rinnovano impegno missionario ai migranti

Condividi su...

“Cerchiamo il volto di Dio impresso in quello dei migranti, che vogliamo servire ed amare”: in questo modo ha esordito il rappresentante della direzione generale dei Missionari Scalabriniani, padre Sante Zanetti, nel suo intervento all’Assemblea che dal 10 al 12 settembre si è tenuta a Brescia, presso l’Istituto Paolo VI, con oltre un centinaio di missionari scalabriniani impegnati in Europa e in Africa.Il superiore religioso della Regione che comprende l’Europa e l’Africa, padre Gianni Borin, ha evidenziato: “Sulle orme del nostro fondatore riconfermiamo il nostro impegno per una società più giusta, fondata sulla centralità della persona umana con la sua dignità unica, sul rispetto dei diritti umani, su leggi giuste, che sappiano non solo tutelare ma anche promuovere, indicando vie di rappacificazione e di inclusione”. Durante l’Assemblea sono stati presi in considerazione i temi come le migrazioni nel tempo della globalizzazione, i cambiamenti della pastorale ecclesiale, il dialogo interreligioso, le seconde generazioni, il ruolo dei laici, la cooperazione allo sviluppo, l’offerta della formazione specifica con i corsi accademici del ‘Scalabrini International Migration Institute’.

 Padre Gianni Borin ha indicato la visita di papa Francesco a Lampedusa: così facendo il papa ha mostrato lo stesso animo appassionato del beato Giovanni Battista Scalabrini, quando assisteva alle partenze di tanti italiani nella Stazione Centrale di Milano a fine ‘800. I quasi 20.000 profughi sbarcati sulle coste italiane al 31 agosto 2013 non sono davvero pochi, ed “il contrasto ai flussi migratori irregolari attuato in molti paesi con leggi e sbarramenti (l’ultimo muro in Grecia, al confine con la Turchia, lungo 12 chilometri) o con il pattugliamento capillare, notturno e diurno nel Mediterraneo orientale non determinano altro che lo spostamento verso itinerari alternativi”.

 I segni espliciti che da più parti incitano i missionari del beato Scalabrini a continuare nel loro impegno sono molteplici: le catene umane che salvano i profughi sulle spiagge di Catania; le reazioni di sdegno alle offese razziste al ministro per l’integrazione; milioni di giovani che rispondono con interesse all’invito di papa Francesco al digiuno e alla preghiera per la pace; giovani volontari scalabriniani al servizio dei migranti in diverse missioni.

 A lui, che ha prestato servizio anche a Loreto abbiamo chiesto di spiegarci cosa significa guidare il settore pastorale che comprende buona parte dell’Europa e dell’Africa australe: “La nostra ‘regione’, così come la definiamo, è abbastanza ‘sui generis’ se si guarda alle dimensioni, le distanze, le lingue in essa parlate. Per questo motivo da quando ci siamo incamminati in questa avventura di unificazione delle tre province precedenti ci siamo subito accorti che occorre un’estrema duttilità nell’analisi e individuazione di soluzioni da una nazione all’altra.

 Inoltre, se questo vale per l’Europa, pensiamo a quella piccola parte di Africa che serviamo da poco meno di 20 anni: il Sud Africa, ad esempio, conta in sé già ben undici lingue nazionali e con il nostro servizio pastorale ai rifugiati, lusofoni e marittimi, ne aggiungiamo qualcun’altra. Credo che tutto questo rappresenti una sfida davvero appassionante ed arricchente per il missionario scalabriniano, quindi anche per il nuovo superiore regionale”.

 Quali sono le emergenze nel mondo dei migranti?

“Credo che l’integrazione nei paesi d’accoglienza sia quanto mai urgente, lo ricordava anche il nostro superiore generale nel suo messaggio per la recente Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato: riconoscere l’identità, soprattutto delle nuove generazioni, è un passo per risolvere diversi problemi ad esso collegati, come, ad esempio, un sempre più normale diritto di voto per chi risiede ‘da una vita’ in un paese ‘ospite’”.

 Quale lavoro svolgono gli scalabriniani con i migranti?

“Noi scalabriniani assistiamo pastoralmente i migranti che affollano sempre più le grandi metropoli: lo stile che si sta imponendo un pò dovunque è quello di una pastorale multietnica che ci vede impegnati contemporaneamente con diverse comunità che, però, spesso si ritrovano assieme per celebrare la propria comune fede: i portoghesi, latinoamericani ed italiani rappresentano i principali gruppi linguistici, ma accanto a questi ci sforziamo sempre più di servire ugualmente la chiesa locale, tentando di instaurare ponti di comunione nell’unica Chiesa. Accanto a questo abbiamo un’assistenza più ampia verso i rifugiati di ogni cultura e confessione religiosa”.

 Gli scalabriniani svolgono anche la loro missione con i migranti italiani: in quale modo?

“Come accennavo prima la pastorale tra gli italiani all’estero è ancora attiva, anche se in diminuzione o meglio in trasformazione: infatti, chi emigra dall’Italia oggi, è molto spesso certo di trovare un lavoro, ha spesso un suo background di credo religioso e altrettanto spesso ci chiede di accompagnarlo in questa nuova fase della vita, approfondendo la sua fede in emigrazione. Le nostre missioni diventano dei poli di incontro, di confronto e di scambio, anche culturale”. 

 Il vostro ‘stemma’ è humilitas: cosa vuol significare?

“Il beato Giovanni Battista Scalabrini lo scelse assieme al nostro santo protettore, San Carlo Borromeo, che lo aveva come emblema episcopale. Esso ci ricorda lo stile che dobbiamo avere nell’approccio missionario: umile, rispettoso dell’altro nella sua ricchezza e diversità, mai superbo o saccente, piuttosto disponibile a lasciarsi plasmare dall’incontro con l’umanità migrante. Mi sembra che la figura del Papa Bergoglio, figlio di italiani emigrati in Argentina (con il quale avevamo un contatto quasi quotidiano), abbia molto da dire in proposito”.

 Quale è oggi il valore del messaggio di Scalabrini?

“Il nostro Fondatore è stato un uomo attento ai segni del suo tempo, curioso nel senso più alto della parola, così da non farsi sfuggire nulla di quanto accadeva, cercando anzi di alzare la voce e porvi rimedio, come nel caso dell’emigrazione italiana. Oggi egli ci chiede di interessarci di questo mondo complesso con la ferma convinzione che la provvidenza di Dio è sempre all’opera, anche quando tutto sembra remare contro, quando la parola ‘crisi’ sembra l’unica presente nel vocabolario dell’uomo.Il mondo delle migrazioni, sono convinto, porta in sé molte delle soluzioni ai problemi attuali, perché muove le menti e i cuori degli uomini lì dove c’è bisogno, fermentando terre ormai un pò inaridite, come la nostra Europa, creando nuove possibilità, opportunità”.

151.11.48.50