L’imprevedibilità come un criterio

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 27.09.2023 – Andrea Gagliarducci] – Probabilmente, l’errore più grande che è stato commesso nel cercare di interpretare Papa Francesco, è quello di cercare un criterio standard per le sue decisioni. Perché, guardando i fatti, l’unico standard di Papa Francesco è il raggiungimento degli obiettivi a breve termine che si pone. Non esiste un criterio a lungo termine e non esiste un modus operandi definito. Non esiste una vera idea controllante. C’è un progetto, una voglia di portare la Chiesa a cambiare mentalità, ad essere un “ospedale da campo” e una Chiesa che guarda verso l’esterno. Non c’è alcuna idea controllante dietro questo piano.

Papa Francesco è difficile da comprendere, semplicemente perché non è collocabile nelle categorie del passato, ma anche perché difficilmente ci saranno modi simili di agire in futuro. Le ultime decisioni di Papa Francesco, insieme alle cose che si pensava avesse fatto e non sono state fatto ancora, sembrano confermare questo quadro.

L’ultima, sorprendente, nomina di Papa Francesco, è quella del tanto strombazzato cardinale preconizzato Américo Aguiar a Vescovo di Setubal. Aguiar era un Ausiliare di Lisbona, e l’annuncio della sua creazione a cardinale è avvenuto prima delle dimissioni per limiti di età del Patriarca di Lisbona, il Cardinale Manuel José Macário do Nascimento Clemente. Papa Francesco ha chiamato a succedere a Clemente a Lisbona l’Ordinario militare, Mons. Rui Manuel Sousa Valério, S.M.M. Poteva verificarsi una situazione simile a quella di El Salvador, dove l’Ausiliare, Gregorio Rosa Chávez, era cardinale e l’Ordinario no. Oppure Papa Francesco avrebbe potuto chiamare Aguiar a Roma, al Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, licenziando il Cardinale Kevin Farrell, che quest’anno conclude il primo quinquennio del suo mandato.

Il Papa ha scelto, invece, di inviare Aguiar a Setubal, una diocesi giovane (fondata nel 1975) e mai governata da un cardinale. Una scelta che testimonia la volontà del Papa di rompere ogni logica precedente riguardo alle creazioni cardinalizie: il titolo cardinalizio resta estraneo al ruolo pastorale, e Papa Francesco non ha diocesi di classe A o B. Il Papa non considera che un cardinale sia una voce del Papa nella nazione: per questo motivo gli arcivescovi delle diocesi più importanti venivano spesso creati cardinali. Il Papa sembra considerare il cardinale un suo consigliere, cosa estranea al titolo o al ruolo cardinalizio e quindi anche al suo impatto istituzionale.

Lo stesso giorno della nomina di Aguiar a Setubal, Papa Francesco aveva scelto un nuovo vescovo per una diocesi del Sud Italia, Oppido Mamertina-Palmi. La scelta non è caduta su un vescovo della zona, o comunque di una regione vicina, ma su un sacerdote del Nord Italia, proveniente da un contesto culturale completamente diverso, ma con il merito di essere stato missionario fidei donum in Ecuador per un certo periodo.

Non è la prima nomina di questo tipo, che Papa Francesco ha fa. Basti pensare, che per la Diocesi di Roma scelse Baldassarre Reina, proveniente dalla Sicilia, come Ausiliare e Vicegerente, e Michele Di Tolve, proveniente da Milano, come Ausiliare e Rettore del Seminario. La realtà romana è rappresentata dal Cardinale Angelo De Donatis, Vicario del Papa e sempre più fuori da ogni processo decisionale.

La settimana precedente, Papa Francesco aveva visto l’Arcivescovo francescano José Rodriguez Carballo completare il suo secondo mandato quinquennale come Segretario del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, e lo aveva scelto come Arcivescovo Coadiutore dell’Arcidiocesi di Mérida-Badajoz in Spagna. La decisione del Papa sembrava una defenestrazione. Papa Francesco, infatti, non ha esitato a sostituire chi ha voluto alla scadenza del suo mandato quinquennale o decennale, come è avvenuto con il Cardinale Gerhard Müller, ma anche con il suo Segretario Yoannis Gaid. In alcuni casi, la norma del mandato quinquennale è stata invece utilizzata come via d’uscita per evitare polemiche, come è accaduto nel caso del Cardinale George Pell quando lasciò il Consiglio dei Cardinali.

Questi esempi dimostrano, che non c’è stata una linea coerente nella gestione della questione dei mandati e delle nomine papali. Tuttavia, l’invio di Carballo in Spagna può anche significare il desiderio del Papa di avere uno dei suoi più fedeli nella Conferenza Episcopale Spagnola in un momento di transizione e mentre nuovi vescovi si insediano. In definitiva, Monsignor Carballo è colui che ha applicato con coerenza la volontà papale, anche quando si è trattato di applicare una linea dura nei confronti di alcune Congregazioni.

Infine, Padre Antonio Spadaro, S.I., viene nominato Sottosegretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, nomina su cui si è molto speculato. In fondo, la spiegazione sembra semplice: dopo 12 anni, i Gesuiti hanno deciso di dare un nuovo orientamento alla Civiltà Cattolica. Padre Spadaro, che negli ultimi anni è stato accreditato come uno degli interpreti di spicco del pensiero del Papa, è stato così cooptato in Vaticano, chiamato a portare lì l’esperienza di questi anni.

Il problema è che ogni decisione porta a mille speculazioni, e non tutte sono corrette. La lettura del pensiero di Papa Francesco è estremamente difficile. Ma se non esiste un vero e proprio modus operandi, qual è il piano di Papa Francesco?

Come accennato, il Papa sembra pensare per obiettivi a breve termine, il che gli permette di prendere una decisione e poi cambiare completamente approccio. Anche questo è successo in vari casi. Ad esempio, il Papa primo ha difeso l’episcopato cileno sulla questione degli abusi in Cile. Poi, ha convocato due volte i vescovi cileni, provocando le dimissioni dell’episcopato cileno in blocco. Oppure, riguardo al Responsum della Congregazione per la Dottrina della Fede, che negava la possibilità di benedire le coppie omosessuali, il Papa inizialmente lo ha approvato e poi ha lasciato intendere che avrebbe preferito un approccio più morbido.

È l’idea della cosiddetta riforma in corso. L’obiettivo del Papa non è cambiare formalmente la dottrina. In effetti, la formalità non fa parte del bagaglio culturale di Papa Francesco. I documenti più utilizzati per prendere decisioni sono i Motu proprio, quelli più utilizzati per inviare messaggi sono le Esortazioni apostoliche, e quelli più utilizzati per prendere decisioni rapide sono i Rescritti.

Papa Francesco ascolta tutti, ma non c’è sinodalità di ascolto nelle sue decisioni. Spesso le sue decisioni sono dettate dall’istinto; nascono da una conversazione, ma spesso non da una valutazione di tutti i punti di vista.

La situazione può essere controproducente. Le riforme restano ferme finché il Papa non decide, perché muoversi in autonomia è difficile e rischioso. In Vaticano c’è poco spirito di iniziativa, il che si riflette sulla vitalità dell’Istituzione. C’è sospetto anche perché Papa Francesco spesso paragona due situazioni, usa canali paralleli e mette in competizione tra loro interlocutori diversi.

Pur avendo senso a un certo livello, certamente porta ad un panorama imprevedibile. Coloro che manovrano dietro le quinte ne approfittano e non hanno scrupoli.

Un giorno, quando la storia sarà scritta, capiremo perché il Papa ha voluto che in Vaticano si svolgesse l’attuale processo giudiziario sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, sul quale sono già emerse numerose contraddizioni.

Un giorno, quando la storia sarà scritta, capiremo perché, nel caso Rupnik, non c’è stato coordinamento tra Gesuiti, Vicariato e Dicastero per la Dottrina della Fede nel gestire non solo il caso, ma anche le comunicazioni sul caso.

E un giorno, quando la storia sarà scritta, capiremo perché, nonostante gli avvertimenti dello stesso Papa, il Sinodo della Chiesa in Germania va avanti senza cambiare una virgola, puntando dritto al suo obiettivo.

Papa Francesco, però, seguirà le situazioni caso per caso, secondo la logica del discernimento, che chiede venga applicata anche nella confessione. Nella confessione, però, si tratta di confrontarsi con persone fatte di carne e ossa, spesso confuse, che desiderano ricominciare e lasciarsi alle spalle i propri errori. Invece, quando si governa, il principio di realtà applicato in modo alternativo rischia di creare solo confusione.

Molti parlano di una fase finale del pontificato, che potrà durare anni. In questa fase finale, Papa Francesco sta accelerando le riforme e la costruzione di una squadra di lealisti. L’arrivo di Víctor Fernández a Roma come Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede ne è un esempio. Papa Francesco ha bisogno che le sue riforme siano protette, sostenute e spiegate. Il piano del Papa, però, sembra essere quello di una rottura con il passato, imponendo un nuovo modello di Chiesa meno istituzionale, più vicina alla gente e, soprattutto, con un leader amato.

L’idea di cambiare narrazione è nata durante il Conclave che lo ha eletto. Ma il cambiamento di narrazione sarà sufficiente ad aiutare la Chiesa a riformarsi? Cosa resterà, alla fine, di questo pontificato un po’ imprevedibile?

Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dell’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican [QUI].

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