Ambiguità sull’aborto. La Santa Sede non firma la convenzione Onu sulla disabilità

Panoramica di piazza San Pietro
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La Santa Sede non intende firmare la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, entrata in vigore l’8 maggio scorso. La Santa Sede aveva già annunciato il proprio rifiuto, ma è stato confermato oggi, alla vigilia della giornata internazionale delle persone con disabilità, promossa dalle Nazioni Unite sul tema “Dignità e giustizia per tutti noi”. La Convenzione Onu sui diritti dei disabili è il primo trattato sui diritti umani del Terzo Millennio ed è stato approvato dall’Assemblea generale dell’Onu nel 2006.

Il Vaticano ha partecipato attivamente ai lavori per la stesura del testo, durati cinque anni ma, alla conclusione, si è rifiutata di firmarlo perchè il documento non ha inserito un divieto esplicito nei confronti dell’aborto. Era stato monsignor Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu, a spiegare già due anni fa che i punti dolenti della Convenzione sono gli articoli 23 e 25: nel primo si riconoscono i diritti dei disabili alla pianificazione familiare, alla “educazione riproduttiva” e ai “mezzi necessari per esercitare questi diritti”; nel secondo si garantisce l’accesso dei disabili a tutti i servizi sanitari, “inclusi quelli nell’area della salute sessuale e riproduttiva”.

“La protezione dei diritti, della dignità e del valore delle persone con disabilità – aveva spiegato Migliore – rimane una delle preoccupazioni e dei capisaldi dell’azione della Santa Sede, e la Convenzione contiene molti articoli utili” al riguardo. Però, aveva aggiunto, la Santa Sede “si oppone all’inclusione nel testo dell’espressione ‘salute sessuale e riproduttiva’ perchè in alcuni Paesi i servizi sanitari e riproduttivi comprendono l’aborto, negando dunque il diritto alla vita di ogni essere umano, affermato peraltro dall’art. 10 della Convenzione stessa” e, quindi, “non è in grado di firmarla”. “E’ tragico – aveva detto – che in una situazione in cui una imperfezione del feto può essere una condizione per praticare un aborto, la stessa Convenzione creata per proteggere le persone con disabilità da tutte le discriminazioni riguardo all’esercizio dei loro diritti possa essere usata per negare il basilare diritto alla vita delle persone disabili non ancora nate”.

La Radio Vaticana descrive la Convenzione sui diritti ai disabili “un passo importante sulla via delle pari opportunità per i 650 milioni di disabili del mondo, circa il 10 per cento della popolazione globale, molti dei quali si vedono ancora negare i diritti fondamentali, quali il pari riconoscimento davanti alla legge, la libertà di espressione e di opinione, l’esercizio del voto e altre forme di partecipazione alla vita politica e pubblica”. “Tra gli aspetti più rilevanti del testo – si legge ancora nel sito dell’emittente vaticana – figura l’insistenza sulla sicurezza personale e di vita, mediante l’accesso dei disabili in situazione di povertà al sostegno da parte dello Stato sul piano economico, psicologico e sanitario”. “Nei Paesi in via di sviluppo – prosegue la Radio Vaticana – la disabilità è fortemente collegata alla povertà ed è spesso sinonimo di esclusione dall’istruzione e dall’assistenza sanitaria, soprattutto nel caso della popolazione femminile e infantile. Il protrarsi di tale forme di emarginazione rendono quindi necessaria la ratifica e l’implementazione della Convenzione, anche ai fini del raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Agli Stati si chiede dunque di procedere rapidamente alla ratifica della Convenzione e di formulare politiche e programmi che abbiano un’efficace ricaduta sull’esistenza delle persone con disabilità”, conclude. 

Per il direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ”non c’e’ assolutamente nulla di nuovo”. La mancata firma della Santa Sede alla Convezione delle Nazioni Unite sui disabili, ha detto, e’ dovuta al fatto che fra i diritti cui si fa riferimento nel testo c’e’ anche quello ad abortire. In particolare oggetto delle critiche della Santa Sede sono gli articoli 23 e 25 della Carta nei quali si salvaguardano i diritti dei disabili all’ ”educazione riproduttiva” e ai ”mezzi necessari per esercitare questi diritti”; quindi fra i servizi sanitari cui si spiega devono poter accedere i disabili sono ”inclusi quelli nell’area della salute sessuale e riproduttiva”.

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