Il ringraziamento di Padre Jarek a Međjugorje per i 30 anni di sacerdozio

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 21.07.2023 – Vik van Brantegem] – «È stato difficile, forse uno dei più difficili tra i miei circa venti soggiorni a Međjugorje, a causa del caldo enorme, che ha superato i 40 °C, questo pellegrinaggio per i 30 anni di sacerdozio e chiedere l’intercessione della Madonna in previsioni di ulteriori cure», racconta Padre Jarosław (Jarek) Cielecki. Come ha riferito più volte, veniva sempre a Međjugorje con molti pellegrini dalla Polonia e dall’Italia, ma questa volta è venuto da solo, perché aveva deciso di vivere l’incontro con Nostra Signora della Pace per un giubileo così personale.

Come abbiamo riferito [QUI], I 30 anni di sacerdozio di Padre Jarek sono stati celebrati a tappe. Le celebrazioni sono state prolungate nel tempo, perché è stato necessario celebrare il giubileo sacerdotale in due Paesi – dove presta servizio non da oggi, ma da molti anni – in Italia e in Polonia. Il 23 giugno 2023, a conclusione dei festeggiamenti a Florencija vicino a Iłża in Polonia, presso il Santuario della Madonna Assunta del Buon Inizio e di San Charbel, di cui Padre Jarek è il custode, in una preghiera-testimonianza, ha ripetuto il suo “Totus Tuus” alla Madre di Dio, esprimendoLe il suo amore e ringraziando tutti. Concludendo, ha detto: “La celebrazione del mio giubileo è stato così grandioso, perché il prossimo – se vivrò – ci sarà solo tra 10 anni. Quindi, vi sto già invitando al 40° anniversario di sacerdozio… Ma ora ho in agenda altri due ringraziamenti, molto speciali. Si tratta del mio pellegrinaggio personale a Međjugorje a luglio e a marzo del prossimo anno in Terra Santa, per seguire le orme di Gesù. Chi vuole può fare questi viaggi con me. I dettagli ci saranno dopo le vacanze. Ci prepareremo a questi viaggi, recitando una novena alla Madonna Assunta, che veneriamo nel nostro Santuario, chiamandoLa Madre del Buon Inizio”.

Quindi, Padre Jarek ha svolto l’annunciato pellegrinaggio personale a Međjugorje in Bosnia ed Erzegovina da giovedì 13 a sabato 15 luglio 2023. Sulla via di ritorno a Florencja, si è fermato da domenica 16 luglio fino ad oggi giovedì 20 luglio a 300 km da Međjugorje, nel nuovo centro di spiritualità della Chiesa Cattolica Nazionale di Polonia (KKN) in Croazia, una missione guidata da Padre Andriej, sacerdote croato appartenente al clero della KKN guidata dal Primo Vescovo, Mons. Adam Rosiek.

Giovedì 13 e venerdì 14 luglio Padre Jarek ha celebrato la Santa Messa in privato, nella casa per pellegrini presso la chiesa di San Giacomo. Qui aveva a disposizione una cappella con una statua della Madre di Dio e statue dei santi, un altare e paramenti liturgici, affinché potesse celebrare la Santa Messa.

Charbel TV. Ringraziamento di Padre Jarek a Međjugorje, 16 luglio 2023.

Sabato 15 luglio è stata la giornata di preghiera presso la chiesa parrocchiale dedicata a San Giacomo di Međjugorje [1] ed incontri con i pellegrini, che ha benedetto e a cui ha distribuito l’immagine della Madonna Assunta del Buon Inizio. «Ho fatto di tutto per trasmettere quanti più eventi possibili sul canale televisivo Charbel TV», ha detto Padre Jarek.

Tra le altre interviste, Padre Jarek ha ripreso davanti alla chiesa di San Giacomo un sacerdote della diocesi di Breslavia, venuto con un pellegrinaggio di non udenti.

Straordinario anche l’incontro con il frate francescano Francesco, neo-presbitero siciliano, a nemmeno un anno dalla sua ordinazione. Ha benedetto Padre Jarek, che gli ha regalato un quadro con l’immagine della Madonna del Buon Inizio, incoronata un anno fa a Florencja [QUI].

Durante gli incontri con i pellegrini, Padre Jarek ha preso conoscenza delle attuali forme di pellegrinaggio a Međjugorje. Oggi. la maggior parte dei pellegrini sono polacchi e slovacchi, meno gli italiani. Ha notato che i polacchi vogliono che tutto sia semi-gratis, anche se non sempre sembrano privi di risorse finanziarie. Come gli ha detto un proprietario di un negozio, entra un gruppo di 100 persone e 1-2 persone compreranno qualcosa, perché è troppo costoso per gli altri. Molti pellegrini vengono privatamente in auto, combinando la loro visita a Međjugorje con un soggiorno al mare in Croazia.

La grande gioia dopo la Via Crucis

Il grande desiderio di Padre Jarek era di salire sul Križevac, il monte della Croce [2]. Ha detto: «Ho molto di cui ringraziare Dio. Volevo anche andare sul Križevac per chiedere scusa alla Santa Madre per i miei peccati e le mie debolezze, ma anche per coloro che molte volte l’hanno ferito il cuore, allontanandosi dalla Chiesa. Ci sono andato anche in espiazione per la profanazione del Santissimo Sacramento fatta in molti luoghi. Infine, per chiedere alla beata Vergine Maria di condurre in paradiso i miei genitori e altri defunti».

Quindi, venerdì 13 luglio alle ore 21.00, Padre Jarek è andato al Križevac. Nonostante l’ora tarda, c’erano molti pellegrini che illuminavano il sentiero con le torce. Chi voleva, passava. La guida era Mario, un Croato di Mostar che, come disse in seguito, prega ogni giorno per i sacerdoti. «Mi ha mostrato questa preghiera nel suo libretto. E ha detto che la Madre di Dio gli stava mandando i suoi sacerdoti, che doveva condurre di notte a Križevac», racconta Padre Jarek.

Padre Jarek ha trasmetto in diretta l’intera Via Crucis sul Križevac. Nonostante un’interferenza audio, è stato comunque possibile ascoltare le sue meditazioni.

Ad un certo punto della Via Crucis, Padre Jarek si è tolto i sandali e ha proseguito a piedi nudi. La sua tonaca era bagnata del sudore, ma ha voluto fare un tale sacrificio camminando a piedi nudi su questa terra santa e ringraziando per i quasi 2 milioni di km che ha percorso per portare il Vangelo in vari Paesi europei.

Nello zaino Padre Jarek portava le reliquie di San Giovanni Paolo II e di San Charbel, con il quale ha impartito la benedizione dall’alto presso la Croce. In quel momento, dice Padre Jarek, tutta la stanchezza e il dolore sono spariti, ciò che restava era una grande gioia.

La discesa non è stata facile, forse anche più dura della salita stessa. La cosa più importante è che alla fine, nonostante la fatica, Padre Jarek era felice che era stato possibile di fare tutto questo.

Le vostre intenzioni sono volate in paradiso…

Anche se Padre Jarek era tornato dalla Via Crucis sul Križevac intorno alle ore 02.00, già alle ore 06.00 del mattino, come aveva annunciato, è andato alla Croce Blu sulla Podbrdo, la collina delle prime apparizioni della Vergine Maria a Međjugorje, per pregare il Santo Rosario in polacco e in italiano.

È stato trasmesso in diretta e molti si sono uniti in questa preghiera comunitaria. Alle ore 07.00 e le 08.00 ha celebrato la Santa Messa rispettivamente in polacco e in italiani, anche trasmesse in diretta.

Prima di mezzogiorno, nella chiesa di San Giacomo Padre Jarek ha raccomandato ancora una volta tutte le intenzioni che ha portato e che molte persone gli hanno inviato via Internet. Ha detto: «Tutto scorreva in paradiso. Presto avrete risposte…».

Alle ore 12.00 in punto. davanti alla chiesa di San Giacomo Padre Jarek ha recitato la preghiera dell’Angelus Domini e ha impartito la benedizione. Ma non è bastato… Ha deciso di trasmettere una preghiera anche dalla chiesa, presso la statua della Madonna. Infine, presso la statua bianca della Regina della Pace davanti alla chiesa ha cantato l’Ave Maria, a cui si è unito un pellegrino croato, e impartito un’altra volta la benedizione.

Quando la trasmissione era terminata, Padre Jarek è stato avvicinato da un uomo in camicia bianca, con una bandana in testa per proteggersi dal sole, che gli ha detto: «Ti conosco. Ti stavo guardando su Internet. Vorrei fare una foto insieme a te e chiederti una benedizione». Padre Jarek fece ciò che il pellegrino gli aveva chiesto di fare. Quando gli ha messo la mano sulla testa, il pellegrino ha detto: «Anch’io sono un prete polacco, im parroco e ho 29 anni di sacerdozio». Padre Jarek racconta: «Gli ho detto che per me questo era un altro segno miracoloso della Madre di Dio. Concludo il mio tempo di preghiera ringraziando per i 30 anni di sacerdozio, quindi chiedo la tua benedizione per i prossimi anni. Ed è così che è successo».

[1] La chiesa parrocchiale dedicata a San Giacomo è il principale edificio di culto di Međjugorje. Insieme al Križevac e alla Podbrdo, è uno dei tre punti fondamentali di devozione per ogni cattolico che si rechi in pellegrinaggio a Međugorje. L’edificio, di realizzazione recente – fu infatti costruito dopo il sanguinoso conflitto balcanico di inizio anni Novanta – è caratterizzato dalla presenza di due alti campanili gemelli, con orologio e cella campanaria a bifore, e con cuspidi piramidali sulle quali sono assisi un globo e un Crocifisso ciascuno. La struttura, che nella parte bassa è in pietra chiara, è uno dei centri della devozione popolare e dei pellegrinaggi che provengono da tutta Europa.

[2] Il Križevac è un colle alto circa 500 metri che si innalza ad un chilometro a sud della località di Međjugorje. Il suo vero nome è monte Sipovac, praticamente unito al monte Crnica alla cui base si trova la Podbrdo. Sulla cima del colle è stata costruita una croce monumentale, alta 8,5 metri e larga 3,5, in occasione dell’Anno Santo della Redenzione 1933-34, ad opera dei parrocchiani di Međugorje. La costruzione della croce è iniziata nel 1933 ed è stata completata nel 1934. Da quell’anno il monte Šipovac è stato chiamato appunto monte Križevac (monte della Croce).
Pare che uno dei motivi che spinse la popolazione ad erigere la croce furono delle piogge abbondanti che minacciavano i raccolti, per le quali il parroco di allora, Fra Bernardin Smoljan, spinse i parrocchiani a costruire la croce a memoria dei 1900 anni dalla morte di Cristo. Alcune reliquie della vera Croce di Gesù, ricevute da Roma per l’occasione, sono state inserite nell’asta della croce stessa. Il 16 marzo 1934 fu celebrata la prima Santa Messa ai piedi della croce.
Nel settembre del 1935, il Vescovo Alojzije Mišić ordinò che a Međugorje la festa della Esaltazione della Santa Croce venisse celebrata ogni anno la prima domenica dopo la festa della Natività di Maria, e che la Messa fosse celebrata sul Križevac. Križevac è anche il nome della stessa festa dell’Esaltazione della Santa Croce nella parrocchia di Međugorje. Se fino al 1981 questa era la festa dei parrocchiani e degli amici dei villaggi vicini, con l’inizio delle apparizioni della Regina della Pace è divenuta una celebrazione per i Cattolici di tutto il mondo. Durante la settimana precedente al giorno della festa, la croce è illuminata di notte con migliaia di luci che annunciano l’imminenza della festa.

[3] La Podbrdo è il luogo delle prime apparizioni di Nostra Signora della Pace a Međjugorje. Il 24 giugno 1981, la prima apparizione. In croato significa “sotto la collina” (pod brdo) e il termine indica anche la parte del volto sotto le labbra, in particolare il mento. Si tratta della zona più bassa del monte Crnica, che sovrasta la frazione di Bijakovici, dove abitavano i sei veggenti al tempo delle prime apparizioni nel 1981.
Si tratta di una collina brulla e sassosa, che nei primi anni era raggiungibile attraverso un sentiero non facilmente praticabile, ma ad oggi, grazie ai milioni di pellegrini che lo hanno frequentato, tale sentiero ha preso una forma che è ben visibile dalla cima del Križevac. In particolare da quest’ultimo il sentiero è visibile come una A inclinata sulla destra, dove il punto della prima apparizione si trova verso la parte destra della stanghetta della A immaginaria.
La devozione più comune per i pellegrini che salgono sulla collina, è quella di pregare il Santo Rosario e meditarne i misteri. Per agevolare questa contemplazione, durante gli anni il sentiero della Podbrdo è stato arricchito di 15 tavole di bronzo raffiguranti i misteri della gioia, del dolore, della gloria. Facendo riferimento alla citata A immaginaria, i primi cinque misteri della Gioia si incontrano sequenzialmente in salita dal punto di inizio del sentiero (stanghetta sinistra della A), quindi i misteri del Dolore (parte circolare della A), infine i misteri della Gloria (scendendo la stanghetta destra della A).
La Podbrdo è raggiungibile dal centro di Međjugorje attraverso un sentiero nei campi percorribile a piedi in circa 20 minuti, o comodamente con la strada ora asfaltata di circa 2 km.
Nel 2006 la parte del sentiero che porta al luogo della prima apparizione è stato illuminato da piccoli faretti, che rende la via e quindi la A ben visibile di notte.

Alcuni giorni prima di Padre Jarek, anche il Cardinal Dziwisz è stato in visita privata a Međjugorje.Włodzimierz Rędzioch ha raccontato su ACI Stampa [QUI], che martedì 11 luglio il Cardinale Stanisław Dziwisz, Arcivescovo emerito di Cracovia, ha effettuato una visita privata a Međjugorje, accolto dal Visitatore apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Međjugorje, l’Arcivescovo Aldo Cavalli; il parroco di Međjugorje, Fra’ Zvonimir Pavičić; e Fra’ Antonio Primorac, Segretario dell’Arcivescovo Cavalli. Ne ho dato la notizia l’emittente locale, Radio Mir Međjugorje. Accompagnato da Mons. Cavalli, il Cardinal Dziwisz ha visitato i luoghi di preghiera di Međjugorje, cominciando dalla chiesa di San Giacomo. Proprio davanti alla chiesa parrocchiale il cardinale ha incontrato pellegrini provenienti dall’Ucraina con i quali ha pregato, invocando su di loro la benedizione di Dio.

Rędzioch ricorda, che non è stata la prima visita del Cardinal Dziwisz in questo luogo mariano: è venuto qui in pellegrinaggio con i sacerdoti della Archidiocesi di Cracovia già in occasione del 40° delle apparizioni. Allora aveva detto: “Međjugorje è un luogo di grande preghiera e di conversione attraverso la preghiera, la confessione e la penitenza. (…) Un luogo d’incontro con la Madre di Dio dove c’è la possibilità di chiedere misericordia per Sua intercessione. È incredibile quante persone vengano qui”. Ha rivelato anche che mentre lavorava in Vaticano, seguiva da vicino ciò che stava accadendo a Međjugorje, aggiungendo che “Međjugorje era fortemente presente nella vita di Giovanni Paolo II”.

Per visitare questo luogo mariano, osserva Rędzioch, il Cardinal Dziwisz ha scelto proprio l’11 luglio, che è il giorno della festa liturgica di San Benedetto di Norcia: voleva pregare per l’Europa, per la Chiesa in Europa, ma anche per i novi porporati che saranno elevati alla dignità cardinalizia il prossimo 30 settembre a Roma.

Un segno di Međjugorje

«Bisogna vivere l’atmosfera di Međjugorje, quella preghiera e quella liturgia. Bisogna seguire di persona il cammino del rosario e la Via Crucis, il racconto non basta. (…) Molte persone si convertono davvero nel profondo dei loro cuori, ci sono molti casi di risveglio vocazionale, di cambiamento di vita. (…) Si prega insieme sul Rosario, si celebra l’Eucaristia e quindi si dà alla gente il pane quotidiano, cosa che la Chiesa fa da millenni. Dopo l’Eucaristia spesso si recita la preghiera per la guarigione. Nulla di particolare. Molti pellegrini proprio a Međjugorje riscoprono l’adorazione del Santissimo al termine della quale solitamente le persone applaudono. E quell’applauso è diventato in qualche modo un segno di Međjugorje. Spesso in Occidente, a causa di una crescente laicizzazione, le chiese assomigliano ad un deserto spirituale. A Međjugorje è diverso. E proprio per questo invito tutti a venire qui» (Vescovo Henryk Hoser, inviato speciale del Papa, responsabile della pastorale dei pellegrini a Međjugorje – SIR, 19 luglio 2021).

«Međjugorje è un luogo di grande preghiera e di conversione attraverso la preghiera, la confessione e la penitenza. Non tanto sono importanti le visioni bensì il fatto che questo è un luogo d’incontro con la Madre di Dio» (Cardinale Stanislaw Dziwisz, già Segretario particolare di San Giovanni Paolo II, Arcivescovo emerito di Cracovia – in visita a Međjugorje in luglio 2021).

Il caso Međjugorje. «I frutti parlano chiaro: lì la fede splende e la vita cambia» – 20 giugno 2021 [QUI]
Questo dossier riprende un articolo pubblicato su Korazym.org in novembre 2006, a seguito della dichiarazione dell’Arcivescovo metropolita di Sarajevo, Cardinale Vinko Puljic, Presidente della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina alla fine della plenaria d’inizio luglio 2006, circa una nuova commissione internazionale di studi sulle presunte apparizioni mariane di Međjugorje. Nel contempo il Cardinal Puljic comunicò che il compito della commissione sarebbe stato quello di valutare le implicazioni pastorali del fenomeno, studiando i “frutti” delle presunte apparizioni e analizzando le esperienze dei pellegrini, le motivazioni che li spingono a visitare i luoghi coinvolti nei fenomeni, gli effetti dei pellegrinaggi sulla loro vita quotidiana.
Contiene alcuni estratti dalla Lettera ai gruppi di preghiera di Međjugorje del 25 giugno 1997, che Mons. Paolo Hnilica firmò insieme a Mons. Frane Franic, Vescovo emerito di Split-Makarska e ai frati francescani minori di Međjugorje, in cui viene espresso “il profondo affetto che ci lega al messaggio di Međjugorje e sapendo che molti altri (vescovi, sacerdoti, religiosi e laici) hanno testimoniato più volte la loro gratitudine per i molteplici frutti spirituali scaturiti da questo messaggio, noi attraverso questo scritto volevamo farvi partecipi di una testimonianza comune che vuole anche essere un contributo per la difesa di questa opera di Maria che si è diffusa nel mondo intero e che da più parti continua ad essere minacciata”.
Mons. Pavel Maria Hnilica, S.I., Vescovo titolare di Rusado, apostolo del Rosario e della Divina Misericordia, è morto domenica 8 ottobre 2006, il giorno dopo la memoria della Beata Maria Vergine del Rosario, a Nove Hrady, nella Repubblica Ceca. Intimo amico di Giovanni Paolo II e stimato da Benedetto XVI, era nato il 30 marzo 1921 a Unatin in Slovacchia, ordinato sacerdote il 29 settembre 1950, Hnilica è stato consacrato vescovo in segreto il 2 gennaio 1951 dal vescovo di Roznava mons. Robert Pobozný. A suo volto, il vescovo Hnilica ha consacrato il 24 agosto 1951 vescovo in segreto Ján Chryzostom Korec, S. I., nominato vescovo di Nitra il 6 febbraio 1990 e creato cardinale il 28 giugno 1991. Hnilica, lasciato la Cecoslovacchia, è stato nominato Vescovo titolore di Rusado il 13 maggio 1964.
Nell’ottobre 2004 Mons. Hnilica ha raccontato in un’intervista alla giornalista Marie Czernin, “Un invito alla preghiera” dell’ottobre 2004. se e come Papa Giovanni Paolo II abbia espresso un’opinione su Međjugorje. Raccontò che di ritorno a Roma fece visita al Santo Padre a Castel Gandolfo: “Pranzai con Lui, gli raccontai della consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, che avevo potuto compiere il 24 marzo di quello stesso anno in modo del tutto insperato, nella Cattedrale dell’Assunzione nel Cremlino di Mosca, così come la Madonna aveva chiesto a Fatima. Egli ne rimase molto colpito e disse: ‘La Madonna ti ha guidato fin lì con la Sua mano”’, ed io risposi: ’No, Santo Padre, mi ci ha portato in braccio!’. Poi mi chiese che cosa pensassi di Međjugorje e se vi ero già stato. Risposi: ‘No. Il Vaticano non me l’ha proibito, ma me l’ha sconsigliato’. Al che il papa mi guardò con sguardo risoluto e disse: ‘Va’ in incognito a Međjugorje, così come sei andato a Mosca. Chi te lo può vietare?’. In questo modo il papa non mi aveva ufficialmente permesso di andarci, ma aveva trovato una soluzione. Poi il papa andò nel Suo studio e prese un libro su Međjugorje di René Laurentin. Cominciò a leggermene qualche pagina e mi fece notare che i messaggi di Međjugorje sono in relazione con quelli di Fatima: ‘Vedi, Međjugorje è la prosecuzione del messaggio di Fatima’”.
Giovanni Paolo II ha confidato a Mons. Hnilica che, nell’attentato del 3 maggio 1981, l’aveva protetto dalla morte la Madonna di Fatima. Ha fatto anche questa prodigiosa confidenza al suo amico: “Perché Lei mi ha salvato? Dopo tre mesi tra la vita e la morte, ho capito che il solo modo di risolvere i problemi del mondo e della Chiesa era la conversione della Russia, come detto nel Messaggio di Fatima. L’unica soluzione è di vivere e realizzare il messaggio di Fatima …”.
Mons. Hnilica prosegue il suo racconto: “Andai tre o quattro volte in incognito a Međjugorje, ma poi l’allora Vescovo di Mostar-Duvno, Pavao Zanic, mi scrisse una lettera nella quale mi intimava di non andare più a Međjugorje, altrimenti avrebbe scritto al Papa. Qualcuno l’aveva evidentemente informato dei miei soggiorni, ma non dovevo certo avere paura del Santo Padre”. Così, il 25 marzo 1994 ha celebrato a Međjugorje anche il decimo anniversario della consacrazione del mondo a Maria.
Qualche anno dopo Giovanni Paolo II dirà a Mons. Hnilica: “Oggi il mondo ha perduto il senso del soprannaturale, ma lo ritrova a Međjugorje, attraverso la preghiera, il digiuno e la confessione sacramentale”. Da allora Mons. Hnilica era diventato un grande difensore di Međjugorje. Il papa gli domandava regolarmente: “Che notizie ci sono da Međjugorje?”

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